
L’unica fabbrica italiana della Fiat che ha un minimo di certezze per il futuro è quella di Termini Imerese, provincia di Palermo: alla Fiat di Termini, infatti, sanno tutti che tra poco non esisterà la Fiat di Termini. L’azienda è stata chiara, lo stabilimento verrà chiuso. Da quando si sanno i “piani industriali” per Termini, però, è stato tutto un fioccare di proposte, ipotesi e trattative.
Come quella dell’ex ministro Scajola che, prima di scoprire che qualcuno gli aveva quasi regalato una casa, ha proposto una centrale nucleare al posto della Fiat. Per sfregio alla proposta nucleare è arrivata poco dopo quella del fotovoltaico e delle auto elettriche. La famosa proposta “sunny car in a sunny region”. Ora, per restare in tema, arriva quella delle biomasse.
Proviene da Biogen, società di proprietà di Ricciarelli Spa (che fa packaging per prodotti alimentari) e MondoPower (che fa energie rinnovabili). La “proposta Biogen” consiste in un investimento da 160 milioni di euro, 19 dei quali messi dallo stato italiano, per costruire una centrale a biomasse con 70 occupati: oli vegetali per produrre energia elettrica e calore.
Continua a leggere: Le biomasse nel futuro di Termini Imerese?

I tedeschi dello stato del Baden-Wuerttemberg (circa 11 milioni, con sei rappresentanti al Bundesrat) mandano un messaggio chiaro e netto alla cancelliera Angela Merkel: esci subito dall’energia nucleare e senza tentennamenti. Lo si deduce dal trionfo della coalizione Verdi-Socialdemocratici che, dopo la bellezza di 48 anni di governo democristiano dello stato in questione, ha superato di un punto percentuale la Cdu della Merkel alle elezioni: 45% contro 44%, e cambio di governo locale.
I soli Verdi hanno preso il 24% dei voti, quindi vincono e sono anche primo partito della coalizione. La sconfitta della Merkel è letta da praticamente tutti gli analisti come la risposta tedesca alla tragedia di Fukushima. E, onestamente, non ci vuole poi molto a dar ragione agli analisti. La Merkel ha ammesso la sconfitta, definendola “dolorosa”, è ha promesso un importante ripensamento della politica energetica tedesca nelle prossime settimane.
Il messaggio, quindi, è arrivato forte e chiaro ed è stato recepito perfettamente. Già alla vigilia delle elezioni, pochi giorni fa, la Merkel aveva annunciato di aver fretta di chiudere con l’energia nucleare. Per convincere gli elettori, però, non è stata sufficiente la parola della cancelliera tanto che i voti sono andati non alla Merkel, ma ad un’altra donna: Claudia Roth, la leader dei Verdi. Angela contro Claudia per decidere sul futuro energetico di un paese da 80 milioni di abitanti. In Italia con “Angela contro Claudia” al massimo ci possono fare il titolo di una fiction…
Via | Newnotizie
Foto | Wikipedia
Nuovo appello di Aspo Italia in favore delle energie rinnovabili e, in secondo luogo, contro il ritorno al nucleare. Questa volta è una proposta di mozione inviata a sindaci, presidenti del Consiglio Comunale, presidenti delle Unioni Comunali e presidenti di Comunità montane di tutta Italia.
Partendo dal recentissimo “decreto ammazza rinnovabili“, e non dimenticando quanto si è dimostrata rischiosa l’energia nucleare in Giappone, gli scienziati che studiano il picco del petrolio scrivono agli amministratori:
E’ necessario far sentire quanto più possibile la voce dei territori e delle comunità, per questo ci permettiamo di sottoporre alla Vostra importante considerazione una “Mozione”, allegata alla presente, che il Vostro Consiglio potrà decidere di approvare al fine di indurre il Governo e il Parlamento a ripensare profondamente la strategia energetica del nostro Paese
Il testo della mozione pro-rinnovabili la trovate a questo indirizzo.
Via | Aspo Italia

Batosta per i nuclearisti “alla tedesca”: nel corso di un convegno finanziario, quindi davanti a gente che sa benissimo come si muovo i soldi, la cancelliera tedesca Angela Merkel ha dichiarato:
Prima la Germania uscirà dal nucleare meglio sarà
Siamo ben oltre lo stop del prolungamento alla vita delle centrali nucleari, deciso all’indomani dell’allarme nucleare di Fukushima. Siamo ad un vero e proprio dietro front che potrebbe mettere fine al balletto sull’uscita dal nucleare in Germania. Balletto che va avanti da qualche anno, da quando l’ex cancelliere Shroder fissò per la prima volta nel 2021 (cioè tra dieci anni esatti) la data di chiusura dei reattori nucleari.
Ben presto, però, la Germania scoprì il vero costo nascosto dell’energia nucleare: smantellare una centrale costa più che costruirla, perché i rischi di contaminazione sono altissimi. Per questo la Merkel inizialmente aveva deciso di rinviare l’uscita dal nucleare, ritenuta incompatibile con la crisi economica. Adesso, però, Fukushima ha svelato gli ultimi costi nascosti, quelli dell’opzione peggiore che nessuno vuole mai considerare: l’ipotesi disastro.

Più volte abbiamo parlato, male, dell’associazione Fare Ambiente che si dichiara ambientalista ma che, in realtà, di mestiere fa altro. Altro che abbiamo definito “astroturfing“, cioè creare dal nulla un finto movimento dal basso per sponsorizzare una tesi o un prodotto sul quale c’è già un forte dibattito da parte di altre associazioni, questa volta veramente nate dal basso in maniera spontanea.
Lo stesso discorso, con lo stesso appellativo, lo abbiamo portato avanti sui Circoli dell’ambiente, versione pseduo green dei Circoli della libertà di Berlusconi. Troppo accanimento? No, semplice onestà intellettuale perché il comportamento di queste due associazioni smentisce quotidianamente i loro presunti obbiettivi.
Fare Ambiente, ad esempio, appena ebbe notizia dell’allarme nucleare a Fukushima si affrettò a dire che non era successo niente, che chi diceva il contrario era uno sciacallo e, fino al 14 di marzo per bocca del suo presidente Vincenzo Pepe (nella foto) affermava:
Continua a leggere: Nucleare: Fare Ambiente sempre più appiattita su posizioni del governo
Ecoblog Intervista Francesco Ferrante di blogovideo
Durante un convegno degli Ecologisti Democratici in Sicilia ho avuto l’occasione di fare qualche domanda a Francesco Ferrante, componente della Commissione Ambiente del Senato. La prima domanda, ovviamente, è stata quella su quanto realmente sia ambientalista il Pd. La posizione altalenante di Bersani sul nucleare, quella favorevole di Veltroni sugli inceneritori, il percorso politico di Veronesi fino alla presidenza dell’Agenzia nucleare, non lasciano pensare che si tratti esattamente di un partito ecologista.
Persino le critiche degli Ecodem a Veronesi sembrano quanto mai tardive. Lo stesso Ferrante, d’altronde, si dichiara antinuclearista ma non ha appoggiato il referendum sul nucleare né quello sull’acqua pubblica, che “ha raccolto da solo 1.400.000 firme, più di quello sul divorzio e di quello sull’aborto.
Ma, allora, cosa ha da dire il Pd su ambiente, acqua pubblica, energia nucleare, fonti rinnovabili e rifiuti? Buona visione.
Nei giorni scorsi, dopo i fatti di Fukushima, il presidente Usa Barack Obama aveva chiesto alla Nuclear Regulatory Commission (Nrc), agenzia indipendente di monitoriaggio sul nucleare, un aggiornamento sullo stato di salute dei reattori nelle centrali nucleari americane alla luce dell’esperienza giapponese. L’aggiornamento è arrivato, e non ci sono buone notizie.
A dire il vero non ci sono proprio notizie, visto che i tecnici hanno ribadito ciò che in America si sa da parecchio tempo: il nucleare statunitense ha problemi di manutenzione, errori di progettazione e scadenti controlli federali.
L’Nrc, già l’anno scorso, ha trovato 14 falle nella sicurezza, decisamente “troppe per un’industria matura” come quella dell’energia nucleare. Bene, adesso viene da chiedersi se Obama deciderà di fare lo struzzo, come già fece in occasione della marea nera di Bp, oppure avrà il coraggio di prendere provvedimenti seri per risolvere il problema. Considerando anche che negli Usa il rischio terremoti è altissimo e le centrali nucleari vecchie di decenni non mancano.

Dopo il commento rubato dall’agenzia Dire al ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, ora arrivano pure le dichiarazioni ufficiali del ministro dello Sviluppo economico a mettere in serissimo dubbio il ritorno al nucleare voluto dal governo Berlusconi. Paolo Romani, durante il forum di Confcommercio a Cernobbio, ha ammesso che
Abbiamo davanti un referendum drammaticamente impopolare per noi. È pericoloso ma se tutto andava come doveva andare ce la potevamo cavare. Oettinger ha fatto una relazione terrificante e io per la prima volta ho fatto un intervento molto duro contro Oettinger dicendo che non possiamo approcciarci in modo emotivo
Gunther Oettinger è il commissario europeo per l’Energia e la differenza di approccio tra Europa ed Italia è sempre più preoccupante: la prima, dopo l’allarme nucleare di Fukushima, sembra aver capito (o almeno sta iniziando a capire) quanto sia pericoloso il nucleare. L’Italia, invece, non ha paura dell’energia nucleare ma del referendum nucleare che potrebbe ledere la fiducia degli elettori nel governo Berlusconi.
Tra il “non facciamo cazzate” della Prestigiacomo e il “drammaticamente impopolare” di Romani, infatti, non cambia proprio nulla: la maggioranza sa che a inizio giugno prenderà una batosta che ricorderà a lungo…
Via | Virgilio
Foto | Sviluppo Economico
Riprendendo i dati ufficiali della Iaea il Wwf ha ricapitolato la situazione del nucleare nel mondo: quante centrali, quanti reattori, quanti MW, dove. E quante se ne stanno costruendo ancora. E fatte due somme secondo l’associazione ambientalista il nucleare, Francia esclusa, non è essenziale in nessuna parte del mondo.
In totale i reattori nucleari censiti sono 442 per 375.001 MW totali mentre quelli in costruzione sono 65 per 62.862 MW. A queste si devono aggiungere gli impianti di Taiwan che non rientrano nell’elenco Iaea. Interessantissimo andare a vedere l’età delle centrali sparse per il pianeta: la maggior parte hanno tra i 22 e i 40 anni. Una ne ha addirittura 44.
Quanta energia producono questi impianti nucleari in proporzione al totale? Il Wwf risponde:
Continua a leggere: Nucleare nel mondo: secondo il Wwf è tanto, ma non così significativo
Il sottosegretario con delega all’Energia, Stefano Saglia, è un convinto nuclearista e un protagonista di peso del ritorno italiano al nucleare. Oggi, però, è stato sibillino perchè nel confermare il programma nucleare del governo ha anche ammesso che le centrali non si potranno fare senza l’accordo con le Regioni:
Il programma energetico nucleare non potrà essere realizzato in assenza di una totale condivisione delle comunità territoriali coinvolte
Considerato che, per un motivo o per l’altro, la grande maggioranza delle regioni italiane ha già espresso parere negativo alla richiesta di “adottare una centrale” (persino i governatori favorevoli al nucleare, che non lo vogliono “nel proprio giardino”), già questo dovrebbe mettere più di una pulce nell’orecchio a Saglia.
Continua a leggere: Nucleare: per Stefano Saglia "c'è tempo per cambiare idea". Ma sarà vero?