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Tutti gli articoli con tag estinzione

L'ibis eremita si estingue nella giornata mondiale degli animali

pubblicato da alessandra

Oggi, come già anticipato su Ecoblog, in occasione della festa di San Francesco l’intera penisola è attraversata da iniziative volte a festeggiare gli animali… Fra queste, particolare scalpore suscita quella proclamata dall’AIDAA (l’Associzione Italiana per la difesa di Animali e Ambiente) che, per sottolineare il proprio disappunto circa la recente, deludente, direttiva europea sulla vivisezione, ha proclamato uno sciopero della fame indetto per l’intera giornata dedicata al Patrono d’Italia. Quanto risparmiato, sarà poi interamente devoluto agli amici a quattro zampe rinchiusi in canili, gattili, ecc… Insomma, l’apoteosi dell’amore per gli animali! Eppure, in tutto questo gaudio, c’è un’ombra che si allarga e che, in effetti, mi fa riflettere su quanto l’essere umano sia miope nel suo rapporto con la biodiversità: troppo poco, infatti, si sta facendo per salvare le moltissime specie animali e vegetali dall’estinzione. Impossibile, a questo proposito, non citare la Tigre che molti danno per spacciata proprio nel “suo” anno (secondo il calendario cinese) o l’Ibis eremita sul quale, proprio di recente, ho letto un triste resoconto

Questo splendido uccello, venerato dagli egizi, è annoverato nella lista rossa della Iucn dal 1994. Oltre alle sparute colonie in Marocco e a qualche sporadico animale (alcuni dei quali tristemente in cattività) in Turchia, il ceppo orientale del Geronticus eremita era dato per completamente estinto già nel 1989. In realtà, nel 2002, sette esemplari ne sono stati individuati in Siria (dove si considerava definitivamente sparito da quasi un secolo..). Fino al 2004 gli interventi di tutela e di conoscenza della specie facevano ben sperare: in soli 3 anni la colonia era già più che raddoppiata parallelemente a sempre nuove conoscenze su alimentazione, spostamenti e minacce e a proposte di ecoturismo efficaci anche per la popolazione antropica locale… Dopo, però, l’attività di conservazione è stata fiaccata da continue mancanze di fondi, difficoltà burocratiche e istituzionali.. Il risultato è che oggi gli Ibis orientali in Siria sono rimasti solo in tre e, a questo punto, qualsiasi tentativo di salvarli decade…

Presso gli antichi egizi questo uccello rappresentava l’incarnazione del dio Thot, multiforme divinità che assommava in sè la massima sapienza tanto da consegnare ad Osiride il Libro della Vita perché i defunti potessero affrontare l’aldilà.. Pertanto (e rimanendo in pieno tema “francescano”), se non è proprio possibile evitare la sua estinzione che almeno essa serva ai “vivi” a curare meglio l’”aldiqua” con tutte le sue creature…

Via | Greenreport
Foto | Flickr

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Sgombri sotto pressione: l'Ue contro le Isole Faroe

pubblicato da Peppe Croce

Sgombri sotto pressione: l'Ue contro le isole FaroeSalvate lo sgombro, nobile pesce povero troppo pescato nei mari del nord Europa. E, a proposito di Europa, e di sgombri, l’ultima notizia sulla lotta tra titani tra pesca industriale e Unione Europea viene dall’europarlamento: la Commissione Pesca, infatti, ha infatti criticato aspramente la decisione di Islanda e Isole Faroe di incrementare la pesca dello sgombro nell’Atlantico nord orientale.

Gerard van Balsfoort (esperto olandese del Pelagic Regional Advisory Council), ha mostrato come negli ultimi anni la gestione della pesca in quello specchio di oceano è stata un successo grazie agli sforzi congiunti di Ue e Norvegia. Ora, però, Islanda e Faroe vorrebbero fare da sole, con una decisione unilaterale.

Ma, in realtà, come stanno messi gli stock di sgombri? Ian Gatt (esperto scozzese del Pelagic Regional Advisory Council), ammette che gli sgombri sono abbondanti ma rifiuta la tesi che ciò sia dovuto al riscaldamento globale degli oceani. La salute degli sgombri, secondo Ian Gatt, deriva dalla buona gestione degli ultimi anni. Abbassare la guardia, quindi, sarebbe un errore grave.

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La pesca industriale mette a rischio alcune specie di pesci nel Mediterraneo

pubblicato da Peppe Croce

La pesca industriale mette a rischio alcune specie di pesci nel Mediterraneo

I pesci del mar Mediterraneo sono a rischio estinzione? Alcuni sì a sentire gli esperti a cui si è affidata la europa per fare una sorta di monitoraggio della salute del mare nostrum. Secondo Henri Farrugio, che è a capo del comitato scientifico che ha studiato la situazione del Mediterraneo, a correre maggiori rischi sarebbero sogliole, naselli, merluzzi e rane pescatrici. Un po’ meglio va per alici e sardine.

La causa della forte sofferenza degli stock di pesce nel Mediterraneo è, e non da oggi, l’eccessiva pesca che supera il ritmo naturale della riproduzione di questi animali:

Il 91% degli stock esaminati risulta sovrasfruttato o pienamente sfruttato. Anche se è vero che esistono stock diversi nelle differenti aree del Mediterraneo, le specie che siamo riusciti a valutare rappresentano il 10% delle risorse ittiche catturate e quindi sono rappresentative a livello commerciale. Tutti gli indici convergono sulla diagnosi e gli esperti stanno lavorando per avere riferimenti più precisi. Ma tutte le simulazioni mostrano che molte specie hanno una mortalità troppo elevata

Così dichiara Farrugio, confermando ciò che già si sa per altre specie di pesci che hanno già avuto l’onore di finire sulla stampa ecologista, come il tonno rosso, pescato in gran quantità nel Mediterraneo per essere poi venduto a peso d’oro in estremo oriente.

Merluzzi, sogliole & Co, però, fino ad oggi non hanno ricevuto la stessa attenzione dello sfortunato collega di navigazione ma, a quanto affermano oggi gli scienziati, forse si dovrebbe iniziare a pensare anche a loro.

Via | Mediterraneo.it
Foto | Flickr

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Tartarughe d'acqua dolce a rischio estinzione

pubblicato da alessandra

Le tartarughe d’acqua dolce potrebbero estinguersi. E’ quanto ha affermato in un suo recente studio l’organizzazione no profit Conservation International che dal 1987 è schierata al fianco della biodiversità.

Per quanto possa sembrare strano, infatti, è riscontrabile un’effettiva e preoccupante contrazione nel numero degli esemplari presenti in natura: almeno un terzo delle 280 specie attualmente censite rischia di sparire. Sul banco degli imputati, ancora una volta, caccia e perdita degli habitat - in particolare dovuta allo sbarramento dei fiumi per ottenere energia idroelettrica - ma anche la domanda delle testuggini a scopi “farmaceutici” - soprattutto in Cina - in virtù di millantate proprietà terepeutiche di alcune parti di esse…

Tra le dieci specie più minacciate, il triste primato spetta in particolare alla tartaruga gigante rossa del fiume Softshell (Rafetus swinhoei), un tempo abbastanza diffusa e oggi ridotta ad appena - pare - 4 esemplari. Segue, poi, la Red-crowned River Turtle Batagur che vive nei grandi fiumi tra India, Bangladesh e Nepal. Intanto, alcuni tentativi di reintroduzione di individui nati in cattività e appartenenti a queste specie sono stati effettuati - purtroppo - senza alcun successo. …

Eppure, sostiene, Van Dijk del Conservation International, esiste ancora una possibilità per salvare questi animali e, per quanto aberrante possa sembrare, è data proprio dagli allevamenti di queste creature che, unitamente ad azioni volte efficacemente a contrastarne la “raccolta” in natura promette di essere una valida soluzione….

Tutta la domanda di tartarughe può essere soddisfatta dall’allevamento. Se siamo in grado di eliminare la raccolta non sostenibile dall’ambiente naturale, abbiamo vinto l’80% della battaglia

Via | conservation society

Foto | Flickr

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Strage di antilopi in Kazakhstan: 12.000 esemplari morti su 26.000

pubblicato da Peppe Croce

Strage di antilopi in Kazakhstan: 12.000 esemplari morti su 26.000

L’antilope saiga è al centro di un dramma ecologico in Kazakhstan: di questo animale in via d’estinzione, nel 2009, se ne contavano appena ventiseimila esemplari ma nelle ultime settimane ne sono morti ben dodicimila. Una vera e propria strage.

A lanciare l’allarme è stata la International Union for Conservation of Nature (IUCN): questa particolare antilope, a partire dalla caduta dell’impero sovietico, è stata oggetto di un pesante bracconaggio che ne ha ridotto la popolazione ai minimi termini. Ora, però, a minacciarne la definitiva scomparsa non è la caccia indiscriminata e illegale ma un batterio.

Tutti gli esemplari morti, infatti, sono risultati affetti da Pasteurellosi, una infezione dovuta ad un batterio che normalmente vive nelle vie respiratorie di molti animali senza creare grossi problemi di salute.

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Vittoria di Greenpeace: Nestlé si impegna in favore degli oranghi

pubblicato da Peppe Croce

Vittoria di Greenpeace: Nestlé si impegna in favore degli oranghiIl video shock diffuso da Greenpeace due mesi fa per porre all’attenzione del mondo il pericolo di estinzione per gli oranghi a causa delle coltivazioni di olio di palma per scopi alimentari ha sortito il primo effetto.

Nestlé, infatti, dopo essere stata inondata di mail, lettere e fax e dopo aver visto che il video shock si è diffuso in maniera virale su blog, giornali on line, Facebook e Twitter, ha deciso di non acquistare più olio di palma prodotto da aziende che praticano la deforestazione selvaggia nel sud est asiatico.

Tale pratica è utilizzata per far spazio alle piantagioni di palma che producono l’olio necessario a Nestlé e alle altre multinazionali alimentari per produrre il cioccolato che utilizzano per i propri snack.

Questo successo, ammette Greenpeace, è il risultato della combinazione delle azioni degli attivisti come quella avvenuta in occasione del meeting annuale di Nestlé (gli attivisti, travestiti da scimmioni, si fecero trovare all’uscita del palazzo dove si teneva l’incontro e avvicinarono gli azionisti per sensibilizzarli su ciò che stava succedendo in Indonesia) e delle azioni informatiche messe in atto da centinaia di migliaia di simpatizzanti.

Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace

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Rabbia Blu, operazione in difesa del tonno rosso: perché l'estinzione è per sempre

pubblicato da missunderstanding

rabbia blu tonno rosso

L’associazione internazionale Sea Shepherd Conservation Society ha appena lanciato l’Operazione Blu Rage, Rabbia Blu, una campagna in difesa del tonno rosso nel Mediterraneo, perché “l’estinzione è per sempre”.

La stagione della pesca del tonno rosso nel Mediterraneo comincia proprio a maggio e dura fino ad agosto, il che significa che l’operazione Rabbia Blu contro la pesca illecita del tonno rosso nelle acque del Mediterraneo sarà lunga.

L’associazione, a bordo della Steve Irwin che solcherà le acque del Mediterraneo per tutta l’estate, si impegna a fare il possibile per difendere il tonno dall’estinzione secondo quando stabilito dalle leggi e dagli accordi internazionali. Per chi volesse seguire l’operazione RabbiaBlu da vicino, l’equipaggio aggiornerà il blog.

Se non riuscite ad essere blu, né rossi dalla rabbia per la pesca al tonno perché il sushi vi piace troppo, potete dare il vostro contributo alla causa scegliendo di non mangiare tonno rosso e/o provando le alternative sostenibili.

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Non tonno più. L'assessore siciliano che non crede all'estinzione del tonno rosso.

pubblicato da Peppe Croce

L'assessore siciliano Bufardeci finanzia la pesca al tonno rosso

Fare il pescatore, al giorno d’oggi, è un lavoraccio. Il mare è sempre più povero, il gasolio è carissimo, certe reti non si possono più usare e, come se non bastasse, se fai il pescatore nel Canale di Sicilia ogni tanto ti becchi pure qualche raffica di mitra, come è successo qualche giorno fa al “Luna Rossa” di Mazzara del Vallo (Tp).

Ma, ad essere onesti, c’è un mestiere tipico del grande e bello Mar Mediterraneo che ultimamente è anche peggiore. Il mestiere del tonno. Già il tonno, per la precisione il tonno rosso che è quello tipico del nostro mare. Gli scienziati lo chiamano Thunnus Thynnus e lo considerano una piccola meraviglia della natura a causa delle sue splendide qualità organolettiche e nutrizionali: ha un gran sapore ed è una bomba di proteine.

Ho scoperto il Thunnus Thynnus qualche hanno fa grazie ad un amico che lo ha studiato per la sua tesi in medicina veterinaria. Me ne parlava in continuazione e sempre benissimo, avvertendomi contemporaneamente di quanto era scarso, in confronto, quello che mangiamo quotidianamente. Cioè il Thunnus Albacares, che non è una canzone di Vasco Rossi ma un pesce noto ai più come “tonno pinne gialle” e reso famoso da uno spot televisivo ed è buono per l’industria ma non per lo chef. Devo essere onesto, prima che il mio amico iniziasse la tesi credevo che esistesse un solo tonno: il tonno.

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Scompare la nebbia, a rischio gli ecosistemi

pubblicato da missunderstanding

nebbia

Lungo le coste della California la nebbia scompare sempre di più: negli ultimi 100 anni si sono perse in media quasi 3 ore di nebbia al giorno. A calcolare la diminuzione della presenza della nebbia uno studio dell’Università di Berkley, che ha analizzato e incrociato i dati su visibilità, vento e differenza di temperatura tra entroterra e costa forniti dagli aeroporti di tutto il Paese.

Lo studio evidenzia come la perdita di nebbia possa provocare danni agli ecosistemi: piante ed animali tipici del clima umido potrebbero scomparire a causa della perdita della nebbia, garante della conservazione dell’umidità e delle condizioni tipiche del clima costiero e del processo di rigenerazione di flora e fauna.

La scomparsa della nebbia si deve alla diminuzione della differenza tra le temperature dell’entroterra e della costa e la conseguenza, anche se non appare chiaro se la causa sia dovuta all’azione dell’uomo o ad un ciclo naturale. Ma una volta che la nebbia sarà scomparsa, la difficoltà maggiore per alberi e foreste sarà riuscire a trattenere l’acqua.

Sebbene le sequoie della California non siano oggi a rischio estinzione, il problema della scomparsa della nebbia non è prerogativa americana: anche in Europa si registra una regressione degli eventi nebbiosi, mentre in la comparsa della nebbia al Sud e la regressione del fenomeno nella Pianura Padana sono esempi a noi vicini di quanto analizzato a Berkley.

via | berkley.edu

Foto | Flickr

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A scuola dagli sciamani per salvarne la cultura

pubblicato da missunderstanding

sciamano

In Amazzonia, al fianco delle associazioni che cercano di salvare la foresta pluviale dalla deforestazione, c’è una scuola speciale, nella quale si cerca di preservare l’antica cultura degli sciamani, perché la loro sapienza non si estingua. Per le tribù native dell’Amazzonia Nord Occidentale gli sciamani hanno sempre avuto un ruolo fondamentale come leader spirituali e come esperti di medicina naturale.

Nella scuola Malikai Depan, nel villaggio di Cachoeira Uapui, nella parte amazzonica del Brasile, si tramandano le antiche arti sciamaniche, con il supporto della Fondazione per gli Studi Sciamanici della California, interessata alla studio e alle tradizioni degli sciamani. Il percorso di studi è volto a tramandare i principi della medicina naturale e ad istruire gli studenti su come coltivare piante ed erbe officinali.

Malikai Dapana ha per adesso soltanto 12 iscritti ai suoi corsi, ma i fondatori della scuola sperano che gli iscritti e gli studenti desiderosi di apprendere l’arte sciamanica possano crescere, di odo che le tradizioni, la cultura e gli antichi costumi locali possano essere preservati dall’estinzione.

via | Treehugger

Foto | Flickr

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