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Lufthansa scarica sui passeggeri il costo delle emissioni ETS

pubblicato da Marina

Lufthansa aumenta i biglietti a causa del sistema di contenimento delle  emissioni di co2

La Lufthansa, la più grande compagnia aerea tedesca annuncia che per rientrare dei costi sul Sistema di Scambio delle Emissioni europeo ETS, delle emissioni di C02, pari a 130milioni di euro, aumenterà il costo dei biglietti allegandola alla fuel surcharge, in barba a tutti gli inviti della Commissione europea e al buon senso. Infatti il sistema è semplice: alle compagnie aeree sono assegnate gratuitamente un certo numero di quote pari a una quantità di emissioni. Se la compagnia aerea è virtuosa e adotta sistemi di risparmio può rivendere alle altre compagnie le quote risparmiate e guadagnarci su.

Qualche giorno fa vi annunciavo l’approvazione in seno alla Corte di Giustizia europea della direttiva sulle emissioni di CO2 prodotte dai voli commerciali.

In sostanza anche alle compagnie aeree che hanno voli in arrivo e partenza in aeroporti europei è richiesto di contribuire economicamente alla compensazione delle quote di emissione di CO2 con il sistema ETS, Sistema di scambio europeo.

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Studio Bankitalia: far pagare la "carbon tax" alle famiglie

pubblicato da Peppe Croce

Uno studio di Bankitalia propone di spostare la carbon tax dalla produzione al consumo

La “carbon tax” altro non è che una tassa sulle emissioni di CO2 ed è un meccanismo che, nelle sue intenzioni, dovrebbe scoraggiare chi produce energia dal farlo utilizzando i combustibili fossili. L’idea è quella di far pagare di più l’energia prodotta emettendo più CO2. Il meccanismo è in vigore in diversi paesi nel mondo, Italia compresa, ed è affiancata da un altro sistema che ha lo stesso fine: il mercato delle emissioni, in inglese Emission trading system (Ets).

L’Ets assegna delle quote ad ogni grosso produttore o consumatore di energia in tonnellate di CO2. Se si sfora si paga, o si compra il diritto di emissione da chi ha consumato meno o ha prodotto energia senza emettere anidride carbonica. Carbon tax ed Ets si basano entrambi sul principio del “chi inquina paga” e toccano le tasche di chi produce, non di chi compra. Uno studio della Banca d’Italia, però, propone di invertire la cosa: a pagare devono essere i consumatori. Lo studio in questione, realizzato dalla ricercatrice Daniela Marconi, si intitola “Gli effetti di una tassa ambientale unilaterale sui consumi” e, già dal titolo, si capisce che la tassa la dovrebbero pagare le famiglie e non le imprese. Secondo tale studio

Le evidenze empiriche disponibili per i paesi avanzati indicano che circa la metà delle emissioni di gas serra è riconducibile, direttamente o indirettamente, all’attività di consumo delle famiglie. Studi teorici mostrano che un governo che si concentri sull’abbattimento delle emissioni inquinanti generate dall’attività di consumo piuttosto che di produzione raggiunge il suo obiettivo in maniera più efficiente, conseguendo un innalzamento complessivo del benessere sociale senza compromettere la competitività internazionale del sistema produttivo

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Meno gas serra da impianti industriali europei, ma l'Italia supera il tetto

pubblicato da Orangeskies


Dopo i dati sulle emissioni in generale, arriva l’annuncio che calano in Italia ed Europa quelle di gas serra provenienti dai maggiori impianti industriali, che però nel nostro Paese rimangono oltre il tetto prestabilito, scendendo tra 2007 e 2008 di 6 milioni di tonnellate e fermandosi a 220 milioni 661 mila 994.

Il tetto per l’anno passato era però stato stabilito in 211 milioni 583mila 433 tonnellate, quindi siamo andati oltre il consentito, un po’ come in tutta Europa, anche se con i dovuti distinguo. In generale il calo è stato del 3%, ma ben otto paesi hanno aumentato le proprie emissioni industriali: si tratta di Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Austria, Ungheria, Svezia, Slovacchia, Lituania, anche se alcuni di essi (gli ultimi tre della lista) sono rimasti sotto il tetto che dovevano rispettare nel 2008.

I più virtuosi, che hanno ridotto le emissioni e al tempo stesso sono rimasti sotto il tetto prefissato, sono Romania, Portogallo, Malta, Lussemburgo, Lettonia, Francia, Finlandia e Repubblica Ceca. Secondo il commissario europeo all’ambiente, Stavros Dimas, il calo è la dimostrazione del funzionamento del sistema ETS, che prevede un mercato di emissioni con conseguenti obblighi per le imprese (impianti) dei settori coinvolti. Di tutti gli impianti partecipanti, solo lo 0,9% non aveva acquistato entro la scadenza (primo maggio 2009) i diritti di emissione necessari per coprire l’eccedenza rispetto al proprio tetto. Questi impianti, va ricordato, dovranno pagare una sanzione di 100 euro per tonnellata di gas serra in eccedenza, oltre a dover comunque acquistare sul mercato i diritti di emissione mancanti.

Via | European Union
Foto | Flickr

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