
Arrivano sul mercato e in Gdo i detersivi ecologici Winni’s prodotti dalla ravennate Madel. Il dato interessante è che sono partiti spot tv, sulle reti più popolari, che veicolano al grande pubblico il messaggio che i prodotti eco sono validi tanto quanto i tradizionali. Finalmente! Il marketing inizia a riconoscere il segmento dei fissati con l’ambiente: smettiamo di essere isteriche hippie con il pallino di salvare il Pianeta con l’ecologia e entriamo di diritto tra i consumatori. Il che ci auguriamo, dovrebbe far sbucare dalla nicchia in cui sono rinchiusi, le centinaia di prodotti naturali fatti con amore da mani spesso artigiane. Però, c’è un rovescio della medaglia: potremmo finire tutti nel gran calderone del greenwashing, ossia di quella patina di verde corretto, apposta sui prodotti finto ecologici, che di corretto ha solo il marketing.
Come venirne fuori e sopratutto come imparare a capire se ciò che stiamo acquistando è davvero un prodotto sostenibile oppure no? Oltre la presenza di marchi quali l’Ecolabel (ma per qualcuno non sono proprio il massimo) c’è da controllare la lista degli ingredienti usati. No, non dobbiamo laurearci tutti in chimica, ma diventare certamente consumatori consapevoli sì. Dunque gli ingredienti di un prodotto, detersivo o cosmetico, si trovano sempre in etichetta o sui siti dei vari marchi. Tecnicamente la lista è chiamata INCI (International Nomenclature of Cosmetic Ingredients). Attraverso uno strumento che si chiama biodizionario.it messo in piedi da quel genio della chimica che è Fabrizio Zago si cercano i singoli ingredienti. Da lì si capisce quanto un ingrediente possa risultare dannoso per la salute e per l’ambiente grazie all’uso di pallini: verdi, gialli e rossi.
Nel caso della linea dei prodotti Winni’s, che ha ha la gamma riservata al bucato e la gamma riservata alla pulizia della casa inclusi liquido per piatti, polvere per lavastoviglie e brillantante, non è facilissimo procurarsi l’INCI, poiché è necessario possedere il codice a barre. Comunque, grazie al forum di promiseland (una vera miniera di informazioni, assieme a saicosatispalmi.it per chi desidera conoscere seriamente la chimica dei cosmetici e dei detersivi) mi sono procurata il codice a barre e ottenuto la lista dell’INCI per il detersivo per lavatrice liquido venduto nella confezione da 3l a circa 5,90 euro. I risultati li trovate dopo il salto.
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Lo so che molti di voi già non usano l’ammorbidente per il loro bucato . Ma questa scelta che può aiutare ad avere un impatto meno inquinante sulle acque e sull’ambiente non è un dato acquisito da tutti: gli ammorbidenti si continuano a produrre e a usare in milioni di lavatrici.
Cosa piace dell’ammorbidente? Il profumo che lascia sul bucato e la sensazione di morbidezza che lascia sui capi. Ma i medesimi risultati si possono ottenere con l’acido citrico migliore rispetto all’aceto bianco perché meno corrosivo verso i metalli.
Scrive Lifegate a proposito dell’ammorbidente:
Inquina torrenti e fiumi, a causa della presenza di tensioattivi cationici. Se è biodegradabile vuol dire solo che le sostanze in questione (i tensioattivi) perdono il loro principio attivo, pur continuando a danneggiare le acque. Solo pochi impianti di depurazione infatti sono in grado di rimuovere gli ammorbidenti.
L’ammorbidente non è un detersivo ma un prodotto che serve a togliere il calcare che si attacca tra le fibre dei tessuti inspessendoli e rendendoli rigidi. Dal forum di Promiseland Fabrizio Zago approva una ricetta a base di 200gr. di acido citrico in 800gr. di acqua distillata (quella del rubinetto contiene calcare). Da usare nella vaschetta dell’ammorbidente in lavatrice per l’ultimo risciacquo.
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