Mucche prese a sprangate sul muso, spezzate le code, picchiate selvaggiamente. Vitelli oggetto di paradossali e gratuiti “lanci di forcone”sono il leitmotiv di un filmato che, in questi giorni, sta impazzando sulla rete. Ed è agghiacciante. Girato di nascosto dall’associazione animalista “Mercy for animals” in una fattoria dell’Ohio - la Conklin Dairy Farm - il video testimonia, ancora una volta, la brutalità cui sono sottoposti i bovini nonostante il loro - scomodo - ruolo di procacciatori di redditi affatto trascurabili… Sacri in India e nel passato più volte idolatrati e deificati - come ricorda, tra gli altri, anche Rifkin nel suo noto “Ecocidio” - oggi mucche e company si vedono sempre più spesso negata ogni qualsiasi forma di rispetto…
Il filmato - che, personalmente ho preferito guardare solo in parte, veicolato da Youtube e Facebook, in pochi giorni ha determinato una violenta ondata di reazione che ha consentito di raccogliere oltre 11 mila firme di persone intenzionate a fermare il massacro tra cui anche Jamie Lee Curtis, particolarmente attiva contro Gary Conklin proprietario della Conklin Dairy Farm, meglio nota, ormai, come la fattoria degli orrori…
Il video shock diffuso da Greenpeace due mesi fa per porre all’attenzione del mondo il pericolo di estinzione per gli oranghi a causa delle coltivazioni di olio di palma per scopi alimentari ha sortito il primo effetto.
Nestlé, infatti, dopo essere stata inondata di mail, lettere e fax e dopo aver visto che il video shock si è diffuso in maniera virale su blog, giornali on line, Facebook e Twitter, ha deciso di non acquistare più olio di palma prodotto da aziende che praticano la deforestazione selvaggia nel sud est asiatico.
Tale pratica è utilizzata per far spazio alle piantagioni di palma che producono l’olio necessario a Nestlé e alle altre multinazionali alimentari per produrre il cioccolato che utilizzano per i propri snack.
Questo successo, ammette Greenpeace, è il risultato della combinazione delle azioni degli attivisti come quella avvenuta in occasione del meeting annuale di Nestlé (gli attivisti, travestiti da scimmioni, si fecero trovare all’uscita del palazzo dove si teneva l’incontro e avvicinarono gli azionisti per sensibilizzarli su ciò che stava succedendo in Indonesia) e delle azioni informatiche messe in atto da centinaia di migliaia di simpatizzanti.
Via | Greenpeace
Foto | Greenpeace
Copenaghen è diventato Hopenaghen ed infine Nopenaghen con il fallimento, e ne abbiamo parlato, discusso, abbiamo commentato e cambiato il nostro stato in base alle speranze e alle sconfitte del vertice sui cambiamenti climatici. Ma quanto è costato questo condividere informazioni, foto e status sui social network? Un programmatore sostiene che le emissioni del solo Facebook siano troppe e che cambiando il linguaggio di programmazione, il social network potrebbe ridurle significativamente.
Secondo i programmatori che hanno sollevato la discussione su WebToolkit, riscrivendo Facebook in C++ 8attualmente Facebook è scritto in PHP), si potrebbero ridurre le emissioni, perchè Facebook ridurrebbe l’uso dei suoi server, passando da 30.000 a 7.500. Allo stesso modo si ridurrebbero anche le emissioni di CO2 di circa 49.000 tonnellate.
Non sono un programmatore, ma ridurre del 75% l’uso dei server semplicemente cambiando il linguaggio di programmazione mi sembra una previsione troppo ottimistica e una soluzione troppo facile per essere vera, ma se fosse davvero possibile solo riscrivere Facebook in C++ per emettere meno?
via | Treehugger
Foto | Flickr
Il fenomeno del momento è Facebook, ovvero il programma della società fondata da Mark Zuckerberg, che ultimamente sta spopolando nel web. Ma cos’è questo Facebook di cui tutti parlano? Altro non è che un social network con diversi milioni di iscritti dov’è possibile incontrare nuove persone, rimanare in contatto con vecchi amici e che, nell’ultimo periodo, ha visto sempre più persone mettere il proprio nome, condividere foto, scambiare informazioni.
La crescita esponenziale di questo fenomeno sociale starebbe però provocando alcuni problemi di insostenibilità energetico-ambientale. Sembrerebbe infatti che la società di Zuckerberg si trovi costretta a pagare addirittura un milione di dollari di bolletta energetica al mese per il mantenimento del network, con dei costi enormemente moltiplicati dato il numero di utenti sempre più numeroso.