La sezione ragusana di Legambiente, a quanto pare, ha preso un abbaglio. In questa provincia siciliana più a sud del sud, infatti, da settimane si discute sulla possibilità che un pozzo petrolifero abbia contaminato una falda acquifera, ma una relazione tecnica smentirebbe l’ipotesi.
La fonte “Mirio-Paradiso”, a maggio,di punto in bianco è stata inquinata da un liquido bianco in sospensione di origine misteriosa. Dalle analisi dell’Arpa risultò che si trattava di un fango a base di calcio, “compatibile” con quello utilizzato nelle attività estrattive per raffreddare la trivella e compattare le pareti del pozzo petrolifero.
E di pozzi petroliferi, in provincia di Ragusa e nei dintorni, non ne mancano certamente. Il più vicino era quello dell’Eni, chiamato “Tresauro 2″, da poco entrato in fase di perforazione. La sezione locale di Legambiente ha fatto velocemente due più due e ha puntato l’indice contro l’Eni che, nel frattempo, era stata costretta a fermare le attività dal sindaco di Ragusa, Nello Dipasquale.
Pozzi d’acqua avvelenati, a rischio le falde acquifere e disastro ambientale entro il 2064. Questo lo scenario da incubo che tocca Giugliano comune-paesone alle porte di Napoli, nel cuore della Terra dei fuochi. Secondo le ultime analisi dell’Arpac sono avvelenati 12 pozzi di acqua e con sostanze cancerogene, dove si è trovato tricloro e il tetracloro etilene che arriverebbero anche dall’Acna di Cengio. Nella zona coltivazioni di pesche, mele annurche, peperoni, broccoli, fragole, susine. Ma il sindaco Giovanni Pianese rassicura che non ci sono problemi:
I nostri prodotti sono costantemente monitorati dalle industrie che li comprano per surgelarli e i risultati hanno sempre mostrato che non sono pericolosi.
Intanto però Pianese non ha ancora chiuso i pozzi e ha richiesto un tavolo istituzionale tra il comune e Mario De Biase liquidatore del Commissariato alle Bonifiche. A essere contaminata è oramai la falda acquifera. Lo è già dal 2008, ma oggi lo confermano anche le analisi dell’Arpac. Riporta Il Mattino la dichiarazione del sindaco Pianese (20-03-2011, pag. 51):
Ho chiesto tavolo istituzionale mi è stato risposto che la competenza è del commissariato per le bonifiche: allora si prenda lui la responsabilità di chiudere. Io non posso essere chiamato a ratificare decisioni altrui. Certo, bisogna tutelare la salute, ma bisognerà anche vedere quali saranno gli influssi sull’agricoltura. De Biase ha già chiesto all’Agenzia regionale per la protezione ambientale di analizzare le acque di altri trenta pozzi: se le indagini confermeranno ancora la diagnosi di Balestri la chiusura risulterà generalizzata.L’obiettivo finale è quello di monitorare tutti i 190 pozzi censiti nel giuglianese.
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La storia di Gasland, docufilm sulle estrazioni di scisto merita di essere raccontata. Innanzitutto il regista è Josh Fox che di mestiere fa l’agricoltore in Pennsylvania. Ad un certo punto si è visto offrire 100mila dollari per dare in affitto il suo terreno e consentire a una compagnia di estrarre gas scisto o gas naturale e presentato alla gente come fonte di energia rinnovabile, ossia naturale. Tranne che per l’estrazione, appunto che di naturale non ha proprio nulla ma che anzi è una somma di tecniche chimiche devastanti per l’ambiente (delle proteste per le prossime estrazioni in Francia ve ne scrivo qui).
Insospettito dal favorevole business invece di intascare i soldi ha imbracciato una telecamera e ha iniziato a girare gli Stati Uniti per capire cosa stesse succedendo a coloro che avevano accettato l’offerta simile alla sua. Ha scoperto un disastro ambientale di proporzioni gigantesche occultato alla maggior parte degli americani. Falde acquifere inquinate, acqua che prende fuoco direttamente dal rubinetto, contaminazioni radioattive, morie in massa di pesci e uccelli, aumento dei casi di cancro tra la popolazione residente nei pressi dei pozzi di estrazione. Queste solo alcune delle conseguenze delle estrazioni di scisto.
Gasland, nonostante non sia perfetto tecnicamente, ha vinto per la forza della storia che racconta il premio al Sundance Festival 2010 mentre non è riuscito a farsi strada agli scorsi Oscar 2011.