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Tutti gli articoli con tag fao

La Terra a chi la lavora! Terra Nuova e Crocevia contro il land grabbing

pubblicato da alessandra

La campagna globale contro l’accaparramento delle terre è già iniziata un anno fa, a Dakar, quando organizzazioni contadine, associazioni di popoli indigeni e membri della società civile firmarono un documento con il quale si impegnavano a reagire contro i furti dei terreni agricoli ad opera delle multinazionali o degli Stati esteri. La forza di questo manifesto è stata recentemente ribadita nel novembre scorso, durante una conferenza internazionale tenutasi a Nyelenyi, in Mali.

Ieri, le onlus Terra Nuova e Crocevia hanno diffuso un comunicato in cui danno notizia di un’azione comune volta a scongiurare il proliferare del fenomeno anche nel nostro Paese.

L’obiettivo finale dell’iniziativa è indurre il nostro governo ad applicare e a far rispettare le “direttive volontarie per l’accesso facilitato alla terra” in negoziazione al Comitato Sicurezza Alimentare delle Nazioni Unite (presso la FAO). Le linee guida volontarie, infatti, sono direttive sulla cessione dei fondi rurali rivolte in ugual misura ai governi e alle imprese, alle banche e ai fondi d’investimento. Dare loro attuazione significa porre barriere molto precise al furto della terra, anche nei paesi terzi.

In Italia, la nostra capacità produttiva è stata erosa: oltre 700.000 piccole aziende sono sparite nell’arco di un decennio mentre il 30% dei terreni fertili è in mano all’1% delle aziende. In Africa, le mani sulla terra si allungano inesorabilmente. Tra i responsabili dei “furti del diritto a produrre” anche molte imprese italiane (Benetton, Agroils.. ecc.) e, intanto, cresce la tensione da parte delle comunità rurali.

Via | comunicato stampa

Foto | Flickr

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Per un’agricoltura sostenibile e contro il land grabbing: i governi e i contadini africani discutono alla FAO

pubblicato da alessandra

In questi giorni, alla FAO, a Roma, si sta svolgendo la 37 ima sessione del CFS (il comitato per la sicurezza alimentare) in cui si discute di land grabbing (il fastidioso fenomeno dell’accaparramento delle terre da parte di enti pubblici e privati con dolorose ripercussioni sulle comunità locali, sull’ambiente e sulla biodiversità) e di investimenti in agricoltura.

Tra gli incontri che ho seguito, uno - realizzato con il supporto della rete EuropAfrica - mi ha colpita particolarmente: “l’Africa può nutrire se stessa”. Soprattutto per la natura degli speaker:in egual misura e sullo stesso piano, membri dei governi e rappresentanti delle piattaforme contadine africane (PAFO). Con la convinzione di costruire un dialogo permanente. Per condurre l’Africa a nutrire se stessa. Da sola!E a partire dalla sua maggiore forza: la conoscenza millenaria dei piccoli contadini, nel rispetto dell’ambiente e delle comunità locali. Attraverso l’agricoltura familiare.

Per stessa ammissione dei rappresentanti governativi, provenienti da Kenya, Congo, Angola, Sud Africa e Ghana, l’agricoltura industriale di larga scala e focalizzata sulle monoculture non è una soluzione alla fame, in Africa, né al rispetto delle sue tradizioni, popolazioni e al suo meraviglioso ambiente. Occorre riconsiderare il principio della modernizzazione alla luce di un maggiore rispetto sociale e ambientale. Perché il diritto al cibo è un diritto fondamentale che non può essere assoggettato alle leggi di mercato. Il futuro dell’Africa è in Africa. E passa attraverso il sostegno, con investimenti mirati, a un’agricoltura familiare, sostenibile e di piccola scala che dia spazio alle giovani generazioni e alle donne. Rinforzando il partenariato tra i governi e le rappresentanze contadine nei processi politici.

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Fao: "No al monopolio delle sementi"

pubblicato da Marina

José Graziano Da Silva

La Fao è stata molto chiara: No al monopolio delle sementi. Il discorso è stato tenuto da José Graziano Da Silva neo eletto direttore generale dell’ Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura. In secondo luogo ha tenuto a sottilineare a chi gli chiedeva del ruolo dei biocarburanti che esistono varietà che non interferiscono con la sicurezza alimentare e che conviene dunque concentrarsi su quelli.

A proposito degli OGM paventati da molti sostenitori come il rimedio alla fame nel mondo, obiettivo della Fao, Da Silva ha detto:

Io credo che la biotecnologia sia un nuovo camino della scienza e che non debba essere scartato. Quello che va combattuto, ha continuato, è il monopolio delle sementi. Non credo infatti che nessuna delle multinazionali produttrici di semi debba averne il completo controllo.

E agganciandoli alla crisi dei prezzi dei generi alimentari e alla loro volatilità ha detto:

Purtroppo, ha spiegato, non si tratta di una situazione temporanea. Il compito della Fao, ha concluso, è di aiutare i paesi in via di sviluppo ad affrontare la situazione e guidare le loro politiche in materia di produzione e commercializzazione dei prodotti alimentari.

Via | Asa Press
Foto | Flickr

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Rapporto sulle risorse forestali 2010: deforestazione in calo ma in fumo un'area grande come il Costa Rica

pubblicato da alessandra

La Fao ha presentato nella giornata di oggi il Rapporto sulle risorse forestali del pianeta. L’indagine ha rilevato, rispetto a 10 anni fa, una contrazione della superficie occupata dalle foreste pari all’estensione del Costa Rica. Eppure, grazie agli sforzi di alcuni paesi, tra cui il Brasile, il fenomeno sta facendo registrare un arretramento: dai 16 milioni di ettari di boschi che annualmente sparivano negli anni Novanta si è passati agli attuali 13 milioni di ettari. Ma, certamente, si può migliorare.

I programmi di riforestazione e le misure legislative abbastanza efficaci portate avanti - fra gli altri - da stati come la Cina, l’India, gli Stati Uniti, e il Vietnam permettono un incremento di 7 milioni di ettari di nuove foreste ogni anno. Ma sono quelle primarie, però, quelle che continuano a diminuire e, pur costituendo il 36 per cento delle foreste totali lamentano la perdita di ben 40 milioni di ettari in appena due lustri a causa del degrado, del taglio e della riconversione a usi agricoli. Abbastanza fiducioso, tuttavia, appare il vicedirettore generale della Fao, Eduardo Rojas:

per la prima volta siamo in grado di offrire un monitoraggio dettagliato e confortante del tasso di deforestazione che evidenzia una frenata grazie a sforzi congiunti, sia a livello locale che internazionale. Sono migliorate, nel panorama mondiale, le politiche e la legislazione in tema di tutela di foreste. E sono risultati positivi anche i casi di assegnazione dell’usufrutto delle foreste alle comunitaà locali e alle popolazioni del territorio. Si tratta di un messaggio particolarmente incoraggiante per il 2010, Anno internazionale della Biodiversità

Foto | Flickr

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Non tonno più. L'assessore siciliano che non crede all'estinzione del tonno rosso.

pubblicato da Peppe Croce

L'assessore siciliano Bufardeci finanzia la pesca al tonno rosso

Fare il pescatore, al giorno d’oggi, è un lavoraccio. Il mare è sempre più povero, il gasolio è carissimo, certe reti non si possono più usare e, come se non bastasse, se fai il pescatore nel Canale di Sicilia ogni tanto ti becchi pure qualche raffica di mitra, come è successo qualche giorno fa al “Luna Rossa” di Mazzara del Vallo (Tp).

Ma, ad essere onesti, c’è un mestiere tipico del grande e bello Mar Mediterraneo che ultimamente è anche peggiore. Il mestiere del tonno. Già il tonno, per la precisione il tonno rosso che è quello tipico del nostro mare. Gli scienziati lo chiamano Thunnus Thynnus e lo considerano una piccola meraviglia della natura a causa delle sue splendide qualità organolettiche e nutrizionali: ha un gran sapore ed è una bomba di proteine.

Ho scoperto il Thunnus Thynnus qualche hanno fa grazie ad un amico che lo ha studiato per la sua tesi in medicina veterinaria. Me ne parlava in continuazione e sempre benissimo, avvertendomi contemporaneamente di quanto era scarso, in confronto, quello che mangiamo quotidianamente. Cioè il Thunnus Albacares, che non è una canzone di Vasco Rossi ma un pesce noto ai più come “tonno pinne gialle” e reso famoso da uno spot televisivo ed è buono per l’industria ma non per lo chef. Devo essere onesto, prima che il mio amico iniziasse la tesi credevo che esistesse un solo tonno: il tonno.

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La Fao chiede più allevamenti sostenibili per i Paesi in via di sviluppo

pubblicato da Marina

La Fao non mette la testa sotto la sabbia e ammette nel suo ultimo rapporto, The state of food and agriculture presentato oggi a Roma che:

Il bestiame è fondamentale per il sostentamento di circa un miliardo di persone povere. Il bestiame fornisce reddito, alimenti di alta qualità, carburante, energia, materiale da costruzione e fertilizzanti, contribuendo in tal modo alla sicurezza alimentare e alla nutrizione. Per molti piccoli agricoltori, il bestiame infine, fornisce anche una rete di sicurezza in caso di bisogno.

Dunque viene sottolineato che si rendono necessarie ricerca e sviluppo sostenibile per far si che l’aumento degli allevamenti non abbia un impatto devastante in un già fragile ambiente. Secondo Jacques Diouf è fondamentale il ruolo della governance e spiega nel suo discorso:

Identificare e definire il ruolo del governo, nel suo senso più ampio, è la pietra angolare su cui lo sviluppo futuro del settore zootecnico deve costruire. Occorre intensificare gli sforzi per garantire che questo settore in rapida crescita contribuisca appieno alla sicurezza alimentare e riduzione della povertà, con lo sviluppo di un settore zootecnico più responsabile.

Per soddisfare la domanda crescente, a livello mondiale, di produzione annua di carne si passerà entro il 2050 dagli attuali 228 milioni di tonnellate ai 463 milioni di tonnellate e la popolazione di bovini, è stato stimato, passerà da 1.5 miliardi di capi a 2.6 miliardi di capi mentre capre e pecore passeranno dagli attuali 1.7 miliardi di capi ai 2.7 miliardi di capi.

Via | Fao

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Buenos Aires, al via il XIII Congresso Mondiale delle Foreste

pubblicato da alessandra

Hanno avuto inizio nella giornata di ieri e proseguiranno fino al 23 ottobre i lavori nell’ambito della tredicesima edizione del Congresso Mondiale delle Foreste che si svolge dal 1926, ogni 6 anni, oggi sotto l’egida della FAO, allo scopo di definire lo stato generale di salute internazionale delle foreste e di proporre nuove metodologie concertate di protezione.

Nonostante gli accordi finali, definiti al termine delle 6 giornate, abbiano solo un valore programmatico generale e non siano sottoposti ad alcun vincolo giuridico, resta l’importanza dell’evento, soprattutto a poche settimane dall’incontro di Copenaghen e dal Countdown 2010. In particolare, è stato lo stesso direttore generale della Fao, Jacques Diouf, a porre l’accento sull’essenzialità della tutela delle foreste a fronte dei sempre più gravi processi di desertificazione e distruzione selvaggia delle stesse.

Gli interventi saranno divisi in differenti aree tematiche (foresta e biodiversità; implementazione e sviluppo; la foresta al servizio delle genti; la tutela delle foreste; l’uomo e la foresta in armonia..) che vedranno la partecipazione di esponenti di primo livello del mondo scientifico e politico. Tra gli altri: Jane Goodall, etologa di spicco che non ha certamente bisogno di presentazioni in particolare per l’impegno profuso nella protezione dei grandi primati; Rodney Taylor, presidente del WWF International e William Jackson della IUCN, responsabile del conservation programme.

Foto | CFM2009

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Lo scherzo di Greenpeace a Berlusconi

pubblicato da missunderstanding

scherzo greenpeace berlusconi

Ieri tutti i dipendenti della Fao di Roma, passanti e pendolari si sono visti consegnare gratuitamente una copia del quotidiano International Herald Tribune, edizione speciale dedicata a Berlusconi: premier ricoverato in ospedale per aver inalato troppi coriandoli nella festa a Roma dopo l’accordo sui cambiamenti climatici.

L’edizione utopica dell’Herald Tribune è stata redatta da Greenpeace, che ha manifestato simbolicamente distribuendo la copia in 28 stati per sollecitare i governi dei paesi industrializzati ad un impegno concreto, in vista della Conferenza di Copenhagen.

Trovata geniale e simbolica allo stesso tempo (trovate qui sul Repubblica il pdf dell’edizione straordinaria), peccato che Berlusconi, “accolto a Fiumicino da una folla festante di sostenitori che a furia di abbracci lo avrebbero mandato in ospedale” non si sia espresso abbastanza sulla questione ambientale, nemmeno quanto basta a porgergli ringraziamenti finti su una finta edizione di un quotidiano per protesta.

Foto | Flickr

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Gli oceani sono discariche a cielo aperto

pubblicato da missunderstanding

polluted ocean

La settimana scorsa si sono riunite in Indonesia le rappresentanze di 120 nazioni, per discutere dello stato di salute e di inquinamento degli oceani. Secondo il rapporto stilato dalla Fao e dal programma delle Nazioni unite per l’ambiente, presentato al pubblico alla Conferenza mondiale sugli oceani, ogni anno vengono immessi negli oceani 6,4 milioni di tonnellate di rifiuti.

Di questi rifiuti, 5,6 milioni (l’88%) provengono da imbarcazioni mercantili. La concentrazione di massa di spazzatura riguarda zone di accumulo in alto mare, e in particolare il Pacifico centrale, la zona di convergenza equatoriale. Ogni giorno vengono rilasciati in mare circa 8 milioni di rifiuti, di cui circa il 63% sono rifiuti solidi gettati o persi dalle navi. Si stima che in ogni chilometro quadrato di oceano galleggino circa 13.000 pezzi di rifiuti di plastica. Il dato peggiore è quello relativo all’anno 2002, rilevato nel Pacifico Centrale, in un punto in cui si accumulano rifuti: per ogni chilo di plancton ci sono 6 chili di plastica.

Tra le misure preventive e i suggerimenti discussi durante la conferenza per salvare il mare dall’inquinamento, sono state proposte linee guida che mirano soprattutto a coinvolgere la cittadinanza, strategie di supporto ad enti privati e pubblici affinchè collaborino in una rete-sistema dalla produzione allo smaltimento, oltre alla promozione di campagne ambientali e l’impiego di materiali biodegradabili.

Foto | Flickr

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Giappone, si decide a Roma se aprire la caccia alle balene

pubblicato da Marina

Se non per interesse scientifico, che almeno si fermi la caccia alle balene perché antieconomica in questo momento di crisi vissuto pesantemente anche in Giappone. E’ questo in sostanza il messaggio che invia Greenpeace in considerazione dell’incontro della Commissione Baleniera internazionale (IWC) che si tiene in queste ore a Roma presso la sede della Fao. E per questo sta divulgando il video che vi segnalo sopra, affinché si sappia quanto costa al Giappone,, quella che viene ancora definita “a ricerca sulle balene”.

Scrive Greenpeace:

A dispetto della peggiore recessione economica degli ultimi 30 anni, il Giappone continua a rifiutarsi di cancellare i sussidi - circa 10 milioni di euro l’anno - che mantengono in vita l’improduttiva caccia baleniera in Antartide. In febbraio, il Governo giapponese ha annunciato una caduta delle esportazioni del 45 per cento, rispetto all’anno scorso, mentre le principali industrie stanno tagliando costi e posti di lavoro e il PIL nell’ultimo quarto del 2008 si è contratto del 3,3 per cento: il doppio dell’economia USA. Insomma, in Giappone ci sono tanti problemi economici…e quattro mila tonnellate di carne di balena invendute!

Via | Greenpeace, Terranauta

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