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Tutti gli articoli con tag filiera corta

Scozia, presto nazione certificata Fairtrade

pubblicato da Marina

Fiona Hyslop segretario agli esteri del governo scozzese annuncia un Paese Fairtrade Fiona Hyslop (nella foto a sinistra), segretario scozzese agli Affari esteri spiega che la Scozia è pronta a divenire una nazione certificata per il commercio equosolidale prima della fine del 2012. Già 62 città hanno acquisito lo status Fairtrade, così come 171 scuole.

Di fatto gli scozzesi e il suo governo mirano a sostenere i produttori locali e a distribuire prodotti a filiera corta. Il progetto, se non proprio di autarchia, vuole comunque tenere da conto le risorse locali e come spiega Hyslop:

Un Scozia indipendente rende i cittadini più responsabili nella protezione delle spese o delle risorse come acqua e energie rinnovabili, sostenendo le zone più bisognose.

Peraltro a finanziare l’indipendenza produttiva scozzese anche Scottish Fair Trade Forum che ha messo nel piatto 307 000 £ (366 500 €). Dunque dal Fairtrade all’indipendenza della Scozia? Un referendum in tal senso è previsto per il 2014 e la Scozia per allora vorrà già essere indipendente nei suoi prodotti.

Via | Neo-Planete
Foto | Fiona Hyslop su Fb

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Agricoltura in crisi: non bastano filiera corta o eccellenze

pubblicato da Marina

Agricoltura in crisi: non bastano filiera corta e prodotti DOC

Secondo l’economista Piero Augusto Nasuelli non basta la filiera corta a risollevare l’agricoltura dalla crisi in cui è sprofondata. Nella lunga e circostanziata intervista concessa a Teatro Naturale.

In un contesto attuale fatto di Paesi in cerca di sviluppo e di energia e di commodity quali cereali o zucchero considerate ancora piuttosto “leggere” rispetto a altre materie prime. Spiega perciò Nasuelli:

I nostri problemi non si risolvono con la “filiera corta” o i prodotti di qualità (DOP, IPG). Mi rendo conto che queste sono affermazioni pesanti e sarebbe necessario parecchio spazio, più di quello di un’intervista. Voglio fare solo due esempi. In Emilia – Romagna, nel comparto lattiero sono operative imprese che sono, di fatto, la filiera stessa, si passa dalla produzione alla trasformazione, e infine al consumo, tutto nella stessa “famiglia”, eppure non è definito il modo con cui il maggiore valore aggiunto ottenuto debba essere ripartito tra le componenti della filiera. Tradizionalmente quando un prosciutto destinato alla stagionatura presentava dei problemi era destinato alla cottura, ed ecco il “prosciutto cotto”, consideriamolo quindi un prodotto di seconda scelta. Nella logica delle cose il prezzo dovrebbe essere più basso, ma le cose non stanno per niente così, nella logica della distribuzione il prosciutto crudo è diventato un prodotto “civetta”. Tutto come semplici esempi a dimostrazione che si devono ridefinire i rapporti contrattuali tra le componenti della filiera, solo cosi sarà più facile uscire da questa profonda crisi.

Mettersi in gioco e proporre prodotti di nicchia davvero trasparenti. Ma la proposta non trova appoggio né presso i politici né presso i media del mainstream. Le bacchettate Nasuelli le riserva a tutti, specie agli economisti che spiega, in questi anni non ci hanno fatto una bella figura non riuscendo a prevedere la crisi mondiale. Bene, ora serve che si discuta seriamente di agricoltura anche in vista del rinnovo della PAC, politiche agricole comunitarie, e del piccolo ruolo che è stato assegnato all’Italia.

Invita perciò Nasuelli:

L’agricoltura, o meglio il settore agricolo considerato nel complesso dalla produzione al consumo, ha un ruolo rilevante, eppure i media si interessano al comparto solo su quegli aspetti che fanno audience: cucina, sicurezza alimentare e “folclore”. E’ ben difficile trattare i grandi temi relativi al progresso tecnologico, al miglioramento quali-quantitativo dei prodotti, dai costi alla produzione sino al consumatore. Si procede con slogan spesso di dubbia valenza tecnico scientifica.

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Etichetta etica, per ora è solo volontaria

pubblicato da Marina

etichetta etica L’etichetta etica è stata presentata ieri durante la 6° edizione di Mangiasano 2011, giornata dedicata all’alimentazione sostenibile e sana. Per ora l’etichetta etica sarà applicata su base volontaria e conterrà una serie di indicazioni che tracceranno il profilo del prodotto:

Le generalità del produttore (non solo il Paese d’origine ma “l’azienda d’origine”); le generalità del trasformatore (quando diverso dal produttore); il metodo di coltivazione impiegato (industriale, biologico, biodinamico, naturale); le dimensioni aziendali (superficie e addetti) e le informazioni relative all’impatto ambientale (uso di acqua, di carburanti, di energie); il prezzo al produttore; l’origine dei semi per i prodotti dell’orto e quella dei mangimi per gli animali.

Perciò potrebbe capitare di leggere su un etichetta etica di un succo di frutta in vetro da 12 cl che:

costa circa 15-20 centesimi tra bottiglia, tappo ed etichettatura, mentre la materia prima per farlo pesa per poco più di 0,1 centesimi, considerato che mediamente un quintale di frutta al produttore non viene pagato più di 15 euro. In sostanza, il contenuto di un succo di frutta da 12 cl vale meno della decima parte del suo involucro.

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Agli italiani piace il mercato del contadino

pubblicato da Peppe Croce

Agli italiani piace il mercato del contadino

Coldiretti, estrapolando dati dall’ultimo rapporto Istat sulle vendite al dettaglio, mette in evidenza l’ottima performance che hanno registrato nel 2010 i cosiddetti “mercati del contadino”, o dell’agricoltore che dir si voglia. In pratica i farmers market di derivazione anglosassone. Ecco cosa scrive Coldiretti:

In controtendenza rispetto all’andamento generale delle vendite aumenta la spesa nei mercati degli agricoltori che nel 2010 fanno registrare un vero boom con una crescita del 28 per cento delle strutture attive, dove durante l’anno hanno fatto acquisti ben 8,3 milioni di italiani

Anche se, vista la giovane età di questo tipo di commercio che parte praticamente da zero in Italia, è poco utile fare riferimento ai dati del passato. Molto più utile, invece, capire cosa piace di questi mercati agli Italiani. Tre sono le tendenze che emergono:

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Il Tar della Puglia dice sì alla centrale Italgest a biomasse oleose di Lecce

pubblicato da Peppe Croce

Il Tar della Puglia dice sì alla centrale Italgest a biomasse oleose di LecceEnnesimo impianto di produzione di energia rinnovabile da biomassa appeso al filo dei giudizi della giustizia amministrativa: questa volta è la centrale a biomasse oleaginose Italgest di Lecce, che è stato da poco riautorizzata dal locale Tar.

L’impianto, infatti, era stato bocciato dalla Regione Puglia poichè la società proponente non aveva dimostrato in tempo utile di poterlo approvvigionare di materia prima a filiera corta, raccolta entro i 70 chilometri. Ma, secondo il Tar, questo tempo utile imposto dalla Regione era troppo poco. Come ben racconta il BelPaese:

La Conferenza dei servizi convocata a Bari, lo scorso 10 agosto, boccia l’istanza presentata dall’imprenditore Paride De Masi che, secondo la stessa amministrazione, non ha adeguatamente e tempestivamente dimostrato la sostenibilità dell’alimentazione dell’impianto con biomasse provenienti da filiera corta (da recuperarsi, cioè, entro il raggio di 70 km e per almeno il 40% del fabbisogno combustibile) secondo i criteri richiamati dalla Legge regionale n. 31 del 2008. La società di produzione di energia rinnovabile, per dimostrare quanto richiesto, deposita un accordo quadro siglato con Coldiretti che però non convince la Regione: si chiede a Italgest, così, di consegnare una documentazione integrativa entro il 20 luglio 2010. L’avvocato Damiani sostiene che, entro il termine previsto, l’impresa abbia consegnato la maggior parte dei contratti di fornitura di biomasse oleose con i coltivatori della zona. Il 10 agosto, giorno in cui la Regione boccia la richiesta di De Masi, la società consegna gli ultimi contratti richiesti (per una fornitura totale pari a 15mila tonnellate).

Era, quindi, questione di un solo giorno. Il Tar, però, dice che non c’era alcuna fretta di decidere. Considerato l’episodio simile, ma inverso, della centrale a biomasse siciliana che ha ottenuto un maxi rimborso per i ritardi della Regione Sicilia nel decidere sul da farsi, per non parlare della ormai famosa centrale a biomasse del Mercure, viene quasi da ridere: l’Italia non ha la più pallida idea su cosa fare e cosa decidere sulle biomasse, ogni regione sceglie per sé e, puntualmente, sbaglia.

Via | BelPaese
Foto | Flickr

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Oggi è il Terra Madre Day di Slow Food

pubblicato da Peppe Croce

Oggi �¨ il Terra Madre Day di Slow FoodOggi Slow Food festeggia in tutto il mondo il Terra Madre Day, dedicato ai prodotti tipici, agli alimenti biologici, sani e a filiera corta.

Le iniziative sono 1.130 in 125 paesi, Italia inclusa. Si va dai convegni sull’alimentazione alle visite nelle fattorie e nei campi, dalle festicciole della trippa agli appuntamenti nelle scuole dedicati ai bambini.

Nel nostro paese ci sono molte iniziative da seguire, le trovate tutte a questo indirizzo. Cercate quella più vicina a voi.

Se invece siete proprio dei buongustai e volete approfondire la conoscenza con il buon cibo locale, e fare amicizia a tavola, vi conviene direttamente andare a cercare il “convivium” di Slow Food più vicino nella vostra regione. L’indirizzo giusto, in questo caso, è questo.

Via | Slow Food
Foto | Flickr

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Enel e Coldiretti si mettono insieme per le agroenergie a filiera corta

pubblicato da Peppe Croce

Enel e Coldiretti si mettono insieme per le agroenergie a filiera corta

Che la produzione di energia rinnovabile sia una prospettiva economica importante per l’agricoltura italiana, ormai in crisi cronica e strutturale, se n’è accorto anche il più piccolo dei contadini. Il problema, però, è come tradurre in realtà le belle parole che si dicono ai convegni senza snaturare l’agricoltura e l’agricoltore.

Ci provano Enel Green Power e Coldiretti, con una joint venture. Il progetto prevede la nascita di una serie di società-progetto finalizzate a sviluppare filiere corte di biomassa solida di origine agricola. Detta semplice: accordi tra chi produce cibo, e scarti agricoli, e chi vuol produrre energia elettrica dagli scarti agricoli.

Il problema, però, è sempre cosa si intenda per “filiera corta”: non ci dobbiamo dimenticare cosa propone Enel in Calabria, per la centrale a biomasse forestali del Mercure. E qui, onestamente, non si capisce cosa Enel e Coldiretti vogliano fare. Leggendo il comunicato stampa congiunto, infatti, si apprende che

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A Modena il Comune diffonde il sistema di acquisti a filiera corta

pubblicato da Marina

A Modena si scambiano esperienze su acquisti a filiera corta Si sta tenendo in queste ore a Modena il meeting di chi acquista tutto, ma proprio tutto a Km0. Sono coinvolti, nell’incontro Modena Km Zero, modi e luoghi per acquisti corti, Federconsumatori, Movimento Consumatori ,Adiconsum, Agenda 21 e l’Assessorato alle Politiche economiche del Comune di Modena.

Di fatto i gruppi si scambieranno opinioni e esperienze in merito all’acquisto di abbigliamento, energia e prodotti per la casa che non siano alimentari. Il Comune di Modena sostiene i cittadini verso queste scelte che implicano un uso più razionale delle risorse e un risparmio energetico notevole, oltre a corroborare l’economia locale.

Spiega l’assessore comunale alle Politiche economiche Graziano Pini:

Sensibilizzare i cittadini, le imprese e i soggetti istituzionali sul consumo consapevole come possibile leva per rilanciare l’economia; incentivare la filiera corta come modello di sviluppo sostenibile dell’economia territoriale; rendere pubblica una mappa delle esperienze e dei servizi locali.

Via | Sassuolo2000
Foto | AmbienteMola

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GAS Italiani, intervista esclusiva a Andrea Saroldi: "Alimentazione sana a piccoli prezzi"

pubblicato da Peppe Croce

In occasione della seconda festa regionale dei Gruppi di Acquisto Solidale (Gas) della Sicilia abbiamo incontrato Andrea Saroldi, referente nazionale della rete dei Gas italiani. A lui abbiamo chiesto cosa sono i Gas e come possono influire sul rapporto tra produttore, consumatore e ambiente.

La risposta è positiva: i Gas, infatti, tendono a mettere in contatto i vari agenti economici su una scala più piccola possibile. Nel senso che produttore e consumatore devono essere più vicini possibile in modo da mantenere una relazione di fiducia che permette, negli anni, di ottenere vantaggi economici reciproci.

La conseguenza di questo rapporto di vicinanza è un maggior tutela del territorio e dell’ambiente: i consumatori scelgono prodotti a filiera corta, spesso tradizionali o “in via d’estinzione”, molte volte da filiera biologica.

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Noma, il miglior ristorante al mondo che serve cibo a filiera corta

pubblicato da Peppe Croce

Noma, il miglior ristorante al mondo che serve cibo a filiera cortaSi chiama Noma, si trova a Copenaghen e secondo la classifica stilata ogni anno dalla rivista britannica Restaurant Magazine è il miglior ristorante al mondo. Il suo nome è un gioco di parole tra “nordisk” (Nordico) e “mad” (cibo) e il suo chef è René Redzepi.

Redzepi, a detta di chi si intende di slow food e difficilmente entra nei Mc Donald’s, ha fatto una piccola rivoluzione culinaria: ha preso l’antica cucina nordica, la ha ammodernata e ha realizzato un piccolo capolavoro per le papille gustative.

Tutto questo eliminando dal menù l’olio di oliva (sostituito con il locale olio di colza), il formaggio francese e italiano (sostituito con il locale skyr), le bistecche francesi o belghe (sostituite da quelle dei buoi muschiati danesi).

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