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Tutti gli articoli con tag filiera corta

Biomassa: le Marche bocciano la centrale e il Governo impugna la legge regionale

pubblicato da Peppe Croce

La Regione Marche contraria alla centrale a biomasse di Schieppe

Siamo di fronte all’ennesimo conflitto Stato-Regioni sull’energia. Dopo lo scontro sul nucleare e sul petrolio, questa volta tocca alle biomasse e la Regione contestata sono le Marche a causa della legge finanziaria regionale che, tra mille altre cose, introduce anche il divieto di costruire in territorio marchigiano impianti di produzione di energia da biomassa dalla potenza termica superiore ai 5 MW.

Il Consiglio dei Ministri, nella seduta del 10 febbraio, ha deciso di impugnare tale legge perchè la legge nazionale sulla valorizzazione energetica delle biomasse non prevede tale soglia che, nelle Marche, ha già fatto una vittima: l’impianto di Schieppe, in provincia di Pesaro e Urbino, che non è stato autorizzato dalla Regione proprio perchè di potenza termica superiore ai 5 MW.

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M**Bun, agrihamburgheria a filiera corta di Rivoli

pubblicato da Marina

M**Bun, agrihamburgheria a filiera corta di Rivoli La storia che sto per raccontare nasce dal confronto tra me e Gianluca a proposito dei costi troppo bassi dei panini nei fast food delle mutinazionali. Che storia c’è dietro un panino con hamburgher che costa 50 centesimi? Evidentemente le materie prime sono prodotte e gestite in maniera industriale e gli allevamenti che riforniscono quella carne sono quelli che producono all’anno 2 milioni di capi in condizioni disumane. Dunque, la scommessa era: è possibile coniugare qualità e rispetto ambientale in un panino con l’hamburger? La risposta sorprendentemente mi è arrivata dallo stesso Gianluca che mi ha indirizzata alla vicenda di Graziano Scaglia.
scontrino mc donald's Graziano Scaglia, ha 40 anni e ha aperto a Rivoli, in via Susa 22/, un agrihamburgheria. Il M** Bun, così si chiama il fast food, ha gli asterischi poiché è in corso una vertenza tra loro e la Mc Donald a proposito dell’uso del nome. Machebun, questa la proununcia di M**Bun vuol dire “che buono” o “solo buono” e si riferiesce appunto alla qualità dei prodotti offerti in questo fast food. Di fatto il menù è quello tradizionale: panino con hamburgher e verdure o con cotoletta di pollo, birra, vino o soft drink, dolci, yoghurt e frutta. Ma dove sta la differenza tra questi prodotti e quelli di un fast food di tipo industriale? Ecco cosa mi ha detto Graziano Scaglia.

D.: Buongiorno Signor Scaglia, premetto che non voglio affrontare con lei il discorso del procedimento in corso che la vede oggetto delle attenzioni della catena di fast food Mc Donald’s ma dei prodotti che lei usa nella sua panineria.

R.:Allora mi presento: sono allevatore da quattro generazioni di bovini di razza piemontese. E già 45 anni fa mio nonno aveva una delle prime stalle a stabulazione libera, cioè le vacche giravano libere in stalla e non erano appunto legate. Le nostre non sono vacche da latte per cui i vitellini prendono il latte dalla loro vacca e li nutriamo con un mix di orzo, crusca, grano mais e fieno.

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Andalusia: le etichette dei cibi informeranno sulle emissioni

pubblicato da Simone Muscas

AlimentiNegli alimenti, insieme alla classica etichetta che informerà sulle proprietà energetiche, ve ne sarà un’altra che renderà noto l’impatto ambientale. Questa l’iniziativa, del tutto particolare, sarà attiva dal prossimo autunno nella regione spagnola dell’Andalusia. Il sistema, chiamato Carbon Footprint e per il quale l’EPEA (Associazione dei Prodotti Biologici provenienti dall’Andalusia) ha lanciato un sito web rivolto ai consumatori, informerà su tutte le emissioni di gas a effetto serra che si hanno nel ciclo di vita di un prodotto ovvero dalla produzione delle materie prime sino alla loro distribuzione.

L’idea, che si concretizzerà in realtà operativa già dal prossimo settembre, è nata dall’EPEA insieme al Governo Regionale dell’Andalusia. Per l’applicazione del sistema è stata sviluppata una metodologia per il calcolo delle emissioni di gas a effetto serra sul ciclo di vita dei prodotti alimentari che si basa su uno standard internazionale PAS2050. Il progetto verrà applicato inizialmente su appena tre prodotti alimentari pilota: pomodorini, olio d’oliva e un vino andaluso.

Vantaggi di questo piano alimentare? Oltre a sensibilizzare le persone ai problemi ambientali, si cerca di creare una sorta di competizione fra produttori e distributori alimentari in modo da abbassare col tempo gli impatti ecologici che l’iter di un alimento è capace di creare. L’obiettivo finale è quindi quello di implementare l’efficienza energetica nel ciclo di produzione e distribuzione.

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Pioggia di incentivi sulle biomasse. Politi (Cia): "Occasione tolta all'agricoltura"

pubblicato da Marina

incentivi alle biomasse Sta per essere approvato alla Camera, dopo essere stato discusso positivamente al Senato, un provvedimento, la legge 1113, che porterà una pioggia di incentivi sulle biomasse.

Ma non c’è da rallegrarsi troppo perché come specifica Auxiliagest si intende:

incrementare gli incentivi alla produzione di energia elettrica attraverso le biomasse anche di origine agricola (potature, residui della manutenzione forestale, di parchi e altro), agro-industriale e i rifiuti urbani per la parte biodegradabile. In particolare il coefficiente per CV (Certificati Verdi) da biomasse non da filiera corta è stato elevato da 1,1 a 1,3.

Grazie ad un emendamento l’indennizzo passa 0,22 euro/kWh a 0,28 euro/kWh per la produzione di energia elettrica derivata da biomasse in impianti di potenza inferiore a 1MW.

Dopo il salto le opinioni di Giuseppe Politi Presidente di Cia- Confederazione italiana agricoltori e di Stefania Prestigiacomo Ministro per l’Ambiente.

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Zaia: "Sulle tavole di Natale lo sciopero dell'ananas"

pubblicato da Marina

Sciopero dell'ananas Stamattina il Ministro alle politiche agricole Luca Zaia, ha invitato noi tutti a non mettere sulle tavole natalizie l’ananas dicendo:

I consumatori italiani devono sapere che il made in Italy è sicuro e che la carne di maiale, sulla quale in questi giorni è puntata l’attenzione di stampa e istituzioni, è sicura se proviene dai nostri allevamenti. Sì, quindi, a zampone e cotechino. E no, invece, ai prodotti fuori stagione, che non appartengono alla nostra tradizione e che, spesso, vengono coltivati in Paesi dove è ancora possibile utilizzare insetticidi epatotossici, e talvolta, cancerogeni. Suggerisco quindi di cominciare lo sciopero dell’ananas e preferire, per il pranzo di Natale, qualcuno degli oltre 2500 prodotti tipici di questa stagione.

I dati Istat dicono che l’import di ananas è aumentato del 5% rispetto allo scorso anno,pari a 105 milioni di chili per un valore di 73 milioni di euro nei primi nove mesi di quest’anno.

Ma c’è qualcuno, anzi più di qualcuno che crede che non sia proprio il caso di fare lo sciopero dell’ananas.

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L'Europa vuole abbassare i prezzi dei beni alimentari

pubblicato da Luca

L'Europa combatte il carovita dal settore primario. Foto di NatalieMaynorNon si fa che parlare di altro e probabilmente non si può nemmeno. La crisi è una realtà e l’Europa sta cercando di contrastarla; da qui la necessità di ridurre i costi dove possibile, soprattutto nel settore agricoltura. Fin qui nulla da obiettare ma, forse perchè ambientalista o sostenibilista, mi sarei aspettato qualche mezzo in grado di accorciare la filiera (pratica che si sta diffondendo un po’ in ogni dove), ma nulla di tutto questo.

Leggendo le linee guida proposte si possono notare misure volte ad aumentare e incentivare ancora una volta il libero mercato (più che una scienza mi pare una questione di fede oramai) riducendo o eliminando quei comportamenti a carattere nazionale ed europeo volti a tutelare particolari mercati; inoltre si prevede una stabilizzazione dei mercati dei beni di primari.

E’ stato richiesto infine un maggiore impegno alla comunità europea nel monitorare i prezzi del settore agricolo al fine di controllare fenomeni speculativi e cartelli da parte dei produttori anche grazie all’introduzione di un osservatorio permanente sui prezzi. Questo a seguito dei dati sull’inflazione che, tra agosto 2007 e luglio 2008, sarebbe stata causata per almeno un terzo dal settore alimentare.

Sembrerebbe proprio che l’obiettivo primario sia quello di mantenere bassa l’inflazione operando sul settore primario più facilmente controllabile e maggiormente dipendente dai contributi dell’Unione Europea. Lascio i commenti tecnici a chi abbia una maggiore competenza della mia in campo economico. Cosa ne pensate e a quali risvolti potrebbero portare queste linee guida.

Via | European commission - Economic and Financial Affair
Foto | NatalieMaynor

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Prodotti a chilometri zero: secondo la Cia è ambientalismo retrogrado

pubblicato da Luca

Agricoltori contro agricoltori: lotta tra associazioni sindacali del settore primario. Foto di IanzDura la critica mossa dalla Confederazione Italiana Agricoltori. Le dichiarazioni del presidente, Giuseppe Politi, criticano fortemente le prese di posizione di Ermete Realacci, il Ministro ombra per l’Ambiente del PD secondo il quale l’agricoltura dovrebbe avere come centro lo sviluppo di produzioni locali. Lo stesso messaggio che sta passando attraverso i media per fare fronte al caro spesa assieme alla filiera corta.

Secondo il presidente della CIA questo concetto non è altro che “uno spot pubblicitario, uno slogan di un ambientalismo retrogrado e di vecchio stampo per cercare unicamente consensi”. In realtà secondo il presidente, in questo modo si farebbe sprofondare il Made in Italy e, da un punto di vista tecnico, non sarebbe possibile utilizzare tutti gli alimenti prodotti dal proprio territorio.

Politi riporta degli esempi come il riso piemontese o gli agrumi siciliani, produzioni così elevate in termini quali-quantitativi che non potrebbero essere consumati tutti a livello locale. Diverse persone sostengono che i prodotti a km zero non facciano così bene all’ambiente. Io credo che parte del discorso di Politi sia sensato ed ha ovviamente ragione a difendere gli interessi economici degli agricoltori che rappresenta.

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Capannori, primo Comune italiano a rifiuti zero

pubblicato da Marina

Se negli Usa c’è chi prova a riciclare tutti i suoi rifiuti, come vi riferisce Simone qualche post più sotto, in Italia c’è un Comune che viaggia verso i rifiuti zero.

Navigando in rete ho trovato questa intervista che vi propongo: è stata fatta a Alessio Ciacci, il giovane assessore all’ambiente del Comune di Capannori (45mila abitanti suddivisi un 40 frazioni) che nel marzo di quest’anno ha raggiunto l’82% di raccolta differenziata e che intende superare questo record giungendo entro il 2020 ad avere zero rifiuti.

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Donne in campo

pubblicato da pentolaccia

filatura tradizionale

Dei danni ambientali prodotti dalla delocalizzazione della produzione tessile e dell’abuso di riscaldamento domestico prodotto dall’uso di abiti non abbastanza caldi si era parlato ieri. La buona notizia di oggi e’ che, concretamente, si e’ iniziato a fronteggiare il problema con imprese locali.

Donne in campo e’ una esperienza di filiera corta partita dal Piemonte, nel 1999 con lo scopo di portare sul mercato i prodotti agricoli e artigianali frutto di lavoro femminile. Quest’anno la Rete di donne per la sicurezza alimentare e la salvaguardia della biodiversità promossa dalla Regione Toscana insieme alla Commissione Internazionale per il futuro dell’alimentazione e dell’agricoltura si e’ presentata a Terra Futura.

Si e’ scelto di partire dal comune di Zeri, dove si allevano le pecore zerasche. Dalla lana di queste pecore, il cui numero e’ ora di circa 2500 capi, si è ricostruita la filiera trovando il modo di filare la lana localmente, di tesserla e confezionarla. I tessuti sono stati tinti con tinture naturali per includere anche questo passaggio e conservare anche questo pezzo di tradizione contadina.

Tra i tessuti “antichi” riportati nei negozi e’ da segnalare la mezzalana, con ordito di canapa e trama di lana, e la bisotta, con ordito di cotone e trama di lana.

» Donne in campo: i mercati, la storia - Provincia di Grosseto

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Fattorie Aperte compie 10 anni

pubblicato da Luca

Visite all'interno delle aziende agricole. Foto dalla bochure dell'eventoIn Emilia Romagna domenica 11 maggio, sarà possibile visitare le aziende agricole e gli agriturismi che maggiormente si distinguono per la tutela e promozione della qualità alimentare. L’avvenimento, giunto ormai alla decima edizione, si ripeterà anche domenica 18 maggio.

Gli anni passati sono state numerose le presenze a queste visite guidate (450 mila persone in 10 anni), soprattutto per un’accresciuta cultura nel settore alimentare. 230 aziende apriranno le porte ai curiosi, tra queste produttori biologici ed agriturismi all’interno dei quali sarà possibile fare acquisti incentivando così la filiera corta.

Per il decennale le escursioni comprenderanno 30 diversi itinerari che si intrecceranno a siti di interesse storico colturali nei pressi delle aziende ospitanti. Un ottimo modo di far conoscere il territorio e le eccellenze in campo agricolo. Mi raccomando cercate bene, qualcuno propone la raccolta delle ciliegie, a buon intenditor…fateci sapere come è andata.

Via | Bologna2000

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