
Thomas Pogge, professore di filosofia e affari internazionali a Yale, ha proposto la creazione, contro i finanziamenti a rischio, di un fondo di impatto ecologico, destinato a coprire le spese e i costi di ricerca e sviluppo delle ecoinnovazioni. L’idea sarebbe quella di finanziare le nuove ecotecnologie, premiando le idee più funzionali, creando così un modello per un’innovazione efficiente, che differisca dalla pratica odierna che è quella dei monopoli provvisori di concessione.
I monopoli si trasformano in diritti di esclusiva produzione per l’innovatore, con la conseguente disponibilità limitata di una tecnologia socialmente importante, che non sarà alla fine sufficientemente utilizzata. Ne sappiamo qualcosa anche in Italia: i brevetti, spesso depositati dalle grandi imprese, sono molto costosi così come il loro mantenimento e inibiscono la diffusione di nuove tecnologie.
Le piccole imprese preferiscono invece vendere subito le loro invenzioni e il fondo proposto da Pogge, autore anche del libro Povertà mondiale e diritti umani, ha un valore sociale elevato.
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Simone Togni, segretario generale dell’Associazione italiana energia dal vento (Anev) rompe gli indugi e prende la parola per commentare l’inchiesta sulla presunta P3, l’eolico e la malapolitica. E commenta, soprattutto, il modo in cui la vicenda è stata raccontata. Lo fa rilasciando un’intervista a Terra, il quotidiano dei Verdi.
Inutile dire che Togni difende il settore, partendo dal fatto che nell’inchiesta sull’eolico sardo non ci sono imprenditori del vento indagati. Togni, poi, “mette i puntini sulle i” per togliere di mezzo la parola appalti:
L’eolico è un settore in cui non esistono appalti. Per fare un appalto occorre che ci sia un’opera pubblica che la pubblica amministrazione decide di affidare a un privato con una gara. Nelle rinnovabili non funziona così. La legge dice che il vento, come tutte le risorse ambientali, non è una risorsa disponibile. Inoltre, gli impianti non si possono neanche sovvenzionare: non ci sono meccanismi per cui io posso prendere soldi per installare una pala. L’eolico è un’altra cosa
Alla domanda di Simonetta Lombardi sulle possibili infiltrazioni mafiose nel settore dell’energia eolica Togni, assai onestamente, ammette:

Dichiarazioni contraddittorie sui sussidi all’industria del carbone da parte del Commissario europeo alla Concorrenza Joaquin Almunia che ha affermato di voler rivedere la posizione comune europea sugli aiuti comunitari al più antico dei combustibili fossili. Almunia, infatti, spera di riuscire a togliere di mezzo i sussidi entro ottobre 2014 mentre, meno di un mese fa, la Commissione aveva proposto di allungare il regime di aiuti fino al 2022.
Almunia ha dichiarato che lo scopo della sua proposta è di chiudere prima possibile tutte le miniere non competitive entro quattro anni. Una misura che penalizzerebbe soprattutto Germania, Spagna, Ungheria, Polonia e Slovacchia, paesi che si erano spesi moltissimo per ottenere la proroga degli aiuti al 2022. Almunia, tuttavia, ha contemporaneamente garantito che l’Europa troverà altri tipi di aiuto per l’industria del carbone che, secondo le prime stime, potrebbe perdere fino a 100 mila posti di lavoro. I soldi, quindi, escono dalla porta e rientrano dalla finestra.
Centomila posti in meno è un numero che la dice assai lunga sulla capacità di reggere al libero mercato di questa fonte fossile energia. Altri numeri che parlano sono quelli forniti qualche settimana fa dalla Iea su tutti i finanziamenti a tutte le fonti fossili nel mondo: tra petrolio, gas e carbone gli stati spendono 550 miliardi l’anno. Secondo l’Agenzia internazionale per l’energia se questi sussidi pubblici venissero eliminati le emissioni mondiali calerebbero del 7%.
Via | Repubblica
Foto | Flickr
Ecoblog Intervista a Flavio Morini Pres Comm Ambiente Anci
In occasione della recente assemblea nazionale delle Agende 21 locali italiane abbiamo intervistato Flavio Morini, presidente della Commissione Ambiente dell’Associazione Nazionale Comuni Italiani.
Presidente Morini, incontri come quelli di Agenda 21 servono anche per fare il punto su obbiettivi e risultati dei singoli Comuni, visto che ci sono realtà molto diverse in Italia…
E’ vero, ma i Comuni hanno fatto dei grandi progressi. Basta guardare i rapporti per capirlo: nel 2005 erano 120 i Comuni che avevano fatto investimenti nelle fonti rinnovabili mentre oggi sono 7.000, su 8.100 totali.
Quindi nei Comuni c’è la consapevolezza che dobbiamo andare in questa direzione. E questo perchè per i Comuni diventa economia: tutti questi investimenti mettono in moto una serie di green job e una green economy che sostanzialmente, oltre a far bene all’ambiente, producono reddito.

I ricercatori dell’Ispra sono scesi dal tetto, ma l’indipendenza e il valore della ricerca ambientale in Italia sono ancora fortemente minacciati: se passasse il regolamento in discussione alle Camere sarebbero affidati al Ministro dell’Ambiente i poteri di controllo gestionale, scientifico e contabile dell’ISPRA.
L’eventuale approvazione del decreto governativo 193 comporta l’annullamento dell’autonomia dell’Istituto Superiore per la Ricerca e la Protezione Ambientale. Massimiliano Bottaro, ricercatore precario dell’Istituto sceso giù dal tetto e candidato indipendente nelle liste del Pd, ha così commentato la situazione dei ricercatori e dell’istituto:
“La prima speranza che avevamo, al di là dell’ovvio obiettivo di salvare i nostri posti di lavoro era che all’ISPRA, il più importante istituto pubblico che si occupa di ricerca e controllo ambientale, si cambiasse finalmente registro, tornando a svolgere le nostre attività a favore della collettività, valorizzando le professionalità. (…) Il regolamento in discussione alle camere cancella completamente l’autonomia della ricerca, rendendo l’Istituto una semplice succursale del ministero dell’ambiente, che deciderà tutto, dalla nomina del consiglio di amministrazione e del presidente alla loro revoca, fino all’entità e la distribuzione dei finanziamenti all’Ispra“.
A commentare la situazione non soltanto i ricercatori, ma anche relatori della maggioranza: Giuseppe Marinello e Roberto Tortoli del Pdl hanno espresso preoccupazione riguardo all’accentramento che potrebbe derivare dall’unione dei poteri politico, gestionale e scientifico e riguardo ad un possibile futuro asservimento dell’Ispra al Ministro dell’Ambiente di turno, con una conseguente politicizzazione della ricerca ambientale, che dovrebbe rimanere libera ed indipendente.
via | Giornalettismo

Anche in vacanza si può scegliere uno stile di vita sostenibile, cercando accuratamente strutture che rispettano l’ambiente, scegliendo pacchetti di turismo sostenibile e orientandosi verso percorsi naturalistici e visite ai parchi per promuovere i settore. Sebbene trovare tali strutture non sia sempre facile, un sondaggio su circa 1400 gestori di agriturismo porta buone notizie: il 99,3% degli agriturismo compie scelte eco-sostenibili.
Secondo l’indagine, condotta dal portale Agriturismo.it, i gestori delle strutture rurali si impegnano per ridurre il proprio impatto a partire dalle tecnologie adottate per i consumi: il 26,7% degli agriturismo è dotato di pannelli solari ed il 68% degli intrervistati dichiara la propria intenzione ad installare il fotovoltaico; il 23,9% degli intervistati contribuisce a ridurre le proprie emissioni con caldaie a condensazione.
I gestori degli agriturismo in Italia si muovono sempre più verso scelte verdi perché la richiesta viene dagli ospiti stessi, che manifestano una maggior soddisfazione e un’attenzione sempre maggiore alle tematiche ambientali, innescando quel circolo virtuoso di buone pratiche che fa bene all’ambiente e all’economia. Su 2000 utenti turisti visitatori di Agriturismo.it, quasi il 70% dichiara di essere disponibile a spendere di più per un soggiorno eco-responsabile.
Inoltre, il 73,7% dei gestori intervistati è arrivato autonomamente a scelte sostenibili e impianti ad energia pulita, senza aver avuto accesso a finanziamenti erogati dallo stato o dalle regioni. Ben venga allora per i viaggiatori ed i gestori di tutta Italia il turismo sostenibile in agriturismo: se vi state organizzando per Pasqua, pensateci!
Qualche giorno fa su Ecoblog abbiamo parlato della forte preoccupazione nel settore industriale del fatto che, dalla lettura di un documento contenente la bozza degli emendamenti alla Finanziaria 2010, sarebbe emersa la possibilità di una riduzione dei finanziamenti statali per le energie rinnovabili. Ebbene, sembrerebbe che quell’emendamento sia stato ritirato.
A renderlo noto sono le associazioni di categoria (Anev, Aper, Assosolare, Federpern, Fiper, Greenpeace Italia, Ises Italia, Itabia, Kyoto Club e Legambiente) che nei giorni scorsi, in un documento congiunto, avevano manifestato la loro preoccupazione verso un provvedimento che avrebbe ostacolato lo sviluppo delle rinnovabili e ne chiedevano la cancellazione.
L’emendamento in questione, che sarebbe stato presentato alla Camera nei prossimi giorni, prevedeva sia una forte riduzione dei coefficienti di incentivazione alle fonti rinnovabili non programmabili, a causa delle difficoltà di dotare gli impianti di una capacità di accumulo dell’energia, sia una drastica riduzione del valore del prezzo di riferimento del certificato verde, che sarebbe passato da un prezzo medio di mercato pari a circa 85 euro/MWh a circa 40 euro/MWh.
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Un rapporto del WWF evidenzia che con gli attuali finanziamenti in corso non è possibile garantire la conservazione del patrimonio naturale. Il WWF sta, a tal proposito, mettendo su una richiesta per un fondo specifico per la biodiversità. Dopo aver analizzato la stima europea di assegnazione di risorse per il periodo 2007-2013, sembra chiaro che la conservazione della biodiversità non rientri fra le priorità.
Il fondo LIFE + prevede infatti appena 120 milioni di euro all’anno, ovvero meno dello 0,1% del bilancio totale dell’Unione Europea. Inoltre, la possibilità di ricevere finanziamenti, con altri fondi della Comunità, attraverso la cosiddetta “opzione di integrazione con altri fondi” risulterebbe estremamente limitata e particolarmente macchinosa.
L’allarme lanciato dal WWF è in chiaro allineamento con la situazione in cui riverserebbe la fauna e la flora del vecchio continente. La prima valutazione sullo stato della biodiversità ha dato infatti risultati particolarmente preoccupanti: il 65% degli habitat e il 52% delle specie si troverebbero in una situazione di alto rischio.
Martin Rees, presidente della Royal Society, ha dichiarato che le carenze di cibo e acqua sono una pericolosa realtà, specialmente in molti Paesi in via di sviluppo. Questa cupa situazione potrà solo peggiorare se non si cambiano le tendenze attuali. Il prof. Rees ha proseguito spiegando che negli anni a venire, la situazione sarà aggravata dalla dalla crescita della popolazione e dai cambiamenti climatici.
Il Comitato intergovernativo sul mutamento climatico (IPCC) del 2007 ha riaffermato l’esistenza dei cambiamenti climatici, ma soprattutto il fatto che il riscaldamento antropico stia influenzando molti sistemi fisici e biologici. Le risorse idriche e alimentari sono le più vulnerabili, ma anche la salute, gli insediamenti costieri ed alcuni ecosistemi quali quello artico, la tundra, quello alpino e gli ecosistemi delle barriere coralline non sono di certo al sicuro da tali cambiamenti.
Gli scienziati invitano i governi a trovare un accordo entro il 2009 su un programma e sui finanziamenti. Auspicando con urgenza la formulazione e lo sviluppo di un piano per la costruzione di impianti per la cattura e lo stoccaggio dell’anidride carbonica.Quanto prima questa tecnologia potrà essere dimostrata e ampiamente adottata tanto più basso sarà il rischio di un cambiamento climatico catastrofico.
Via | Molecularlab.it
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Come si installa un pannello fotovoltaico in un condominio? Quali permessi ci vogliono? E’ necessario richiedere un’assemblea condominiale all’amministratore? Chi chiamare? Quali sono i costi e le agevolazioni?
Cercheremo di rispondere a tutte le domane ed a tutti i quesiti in una serie di post. Protagonista sarà l’autore di questo post, impegnato in una disputa contro la burocrazia, il classico condomino “Signor No” e, perchè no, una certa resistenza mentale al nuovo.
Come avrete capito sono coinvolto in prima persona in quello che potrà essere il primo condominio fotovoltaico del mio piccolo paese in provincia di Pavia, con tutti i dubbi, le perplessità ma anche l’entusiasmo che una iniziativa del genere porta. Una sorta di live-blogging in cui il risultato non è certo.
Ecco allora il primo punto: cercare di coinvolgere gli altri condomini. La prossima settimana terremo una riunione informale tra i “fotovoltaici”, il tecnico di un’azienda specializzata del settore ed un esperto contabile. Verranno messe nero su bianco costi, agevolazioni fiscali, possibili finanziamenti e, non ultimo, tempi di realizzazione. La prima domanda la giro a voi: come cerchereste i convincere i vari “Signor No”? Ecologia? Risparmio energetico? Possibilità di mero guadagno in denaro? Cosa ne pensate?
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