Sir Richard Branson è uno che di affari, politica e petrolio se ne intende davvero: è il fondatore della Virgin e gestisce tra le altre cose anche compagnie ferroviarie, aeree e i voli spaziali per turisti super ricchi. Dunque, dall’alto del suo osservatorio, ha affermato un paio di giorni fa che entro cinque anni assisteremo alla crisi del petrolio. Ha detto Sir Branson:
Nei prossimi cinque anni affronteremo una nuova crisi, quella del petrolio. Questa volta, abbiamo la possibilità di prepararci.
Le preoccupazioni di Sir Branson sono supportate da un dossier preparato da Chris Skrebowski, un consulente petrolifero indipendente che ha dichiarato che la recessione sarà evitata solo se si controllerà la crisi:
La domanda di petrolio aumenterà già nel 2012-13 a quel punto si darà fondo alle scorte e entro il 2014-15 si rischia il picco del petrolio e si potrebbe mettere a repentaglio la crescita economica, causando perturbazioni sui mercati economici.
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Molti di voi, appassionati di documentari e film sull’ambiente, avranno visto The End of Suburbia, un documentario che racconta della fine del sogno americano, ponendo interrogativi e prospettando scenari sull’evoluzione del mondo dopo la fine del petrolio. A questa pellicola segue Escape from Suburbia - Beyond the American Dream, secondo episodio della trilogia di Gregory Greene.
Escape of Suburbia parla di crisi energetica, di giardini comuni, di soluzioni individuali nella stessa ottica di collasso della società americana, Suburbia, così come la pellicola precedente. Come nella campagna tcktckctck anche a Suburbia il tempo corre veloce, i cambiamenti climatici e la scarsità di risorse hanno già attaccato la vita quotidiana di molti. E se fossimo già nella Peak Oil zone, così come detto dal Guardian, voi cosa fareste? C’è chi risponde a domande come questa in Escape of Suburbia, da vedere al più presto o da regalare a Natale.

Secondo molti scettici dei cambiamenti climatici è bastata la violazione da parte di hacker di diverse caselle di posta elettronica per mettere in discussione il riscaldamento globale e tutte le nefaste conseguenze previste dall’IPCC. Se davvero così fosse, se davvero sul Pianeta Terra non si sta verificando nessun cambiamento di clima né di origine naturale, né di origine antropogenica, ebbene ci sarebbe da arrabbiarsi sul serio con gli scienziati che fino a oggi hanno sostenuto appunto questa tesi.
Ma veniamo ai fatti e al primo sospetto: mancano poco meno di 14 giorni al vertice di Copenaghen, quello presso cui tutti i leader mondiali cercheranno accordi per la riduzione delle emissioni di CO2, che appunto salta fuori questa novità, cioè che i cambiamenti climatici non esistono. Le mail, che attesterebbero appunto che il global warming sia frutto di una manipolazione scientifica sono quelle inviate tra vari scienziati tra il 1996 e pochi giorni fa. Il server violato il 20 novembre è quello del Climatic Research Unit, CRU, della University of East Anglia.
Scrive Real Climate:
Tuttavia, queste e-mail (presumibilmente una selezione accurata di (eventualmente modificate?) una corrispondenza risalente al 1996 e fino al corrente 12 novembre) sono state ampiamente diffuse e quindi richiedono qualche commento. Alcuni di esse ci coinvolgono (l’archivio comprende la prima e-mail RealClimate inviata ai colleghi) e includono le discussioni che abbiamo avuto con il CRU su argomenti relativi alla registrazione della temperatura di superficie e a alcune questioni legate al paleoclima.

Il progetto del Presidente francese Sarkozy di creare una Unione del Mediterraneo che inglobi le necessità del Bacino fatte sopratutto di bisogni energetici, si fa sempre più reale. Dopo la riunione dello scorso 13 luglio a cui hanno preso parte i rappresentanti dei 27 dell’Ue più Algeria, Egitto, Israele, Giordania, Libano, Marocco, Mauritania, Sira, Tunisia, Turchia, Albania, Croazia, Bosnia-Erzegovina, Montenegro più l’Autorità palestinese, il quadro di quello che sarà il futuro nel 2050 è parso più chiaro: adieu al petrolio e via libera a tutte le fonti di energia rinnovabile, quella solare su tutte.
E Sarkozy invita i paesi dell’Unione ad iniziare a porre le basi per la rivoluzione solare nei prossimi dieci anni, tra il 2012 e il 2020, quando sarà necessario avviare tutte le infrastrutture per non farsi trovare impreparati a quella che se non sarà la fine del petrolio ci assomiglierà molto.
E’ in questo contesto che emerge il progetto di catturare l’energia solare nel deserto del Sahara: DESERTEC che rientra nel più ampio quadro di TREC (Trans-Mediterranean Renewable Energy Cooperation ) ideato e messo a punto da Club of Rome, Hamburg Climate Protection Foundation e NERC (National Energy Research Center of Jordan).
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Mercedes si attrezza per il prossimo futuro: quello senza petrolio. Secondo Herbert Kohler, responsabile settore avanzato, entro il 2015 gli automobilisti avranno accesso quasi completamente a veicoli con carburante alternativo, certamente nelle città, così da eliminare la necessità di benzina e gasolio almeno nelle aree urbane. E Mercedes, dunque lavora al progetto di svincolare trasporti e veicoli dal petrolio. Diventando anche più ecologici. Ma questa è la conseguenza, non l’obiettivo. Così le nuove Classi A e B da ottobre avranno la funzione Start/Stop cioè il motore si spegne quando ci si ferma, ma si riavvia automaticamente quando si alza il piede dal pedale del freno.
La nuova Smart CDI che entrerà in commercio nel Regno Unito nel febbraio 2009 emetterà 88g per chilometro di CO2. Ma l’obiettivo è farla diventare elettrica. Attualmente c’è ne sono un centinaio a Londra e potrebbero entrare in commercio nel 2010.
Così come spinge per il Diesotto presentato in occasione del Motor Show di Francoforte lo scorso anno, molto performante con consumi e emissioni bassissime. E forse la buona notizia è che non costeranno un capitale.

Gli ho chiesto di immaginare il mondo tra cent’anni e Ugo Bardi, docente di chimica all’Università di Firenze e Presidente della sezione italiana dell’ASPO, mi ha risposto che sarà sicuramente un mondo senza petrolio, ma che forse si userà ancora il carbone. Il prezzo del petrolio sale non per semplice speculazione, ma perché è diventato complesso e molto costoso estrarlo. Ne abbiamo ancora per qualche anno, ma dobbiamo iniziare a pensare a come sostituirlo.
Dice Bardi nell’intervista:
Il petrolio ha fatto il suo tempo. Ci ha dato quel che ci poteva dare. Ora bisogna andare avanti.
Molto dipenderà dalle scelte che faremo in questi anni, mi ha spiegato, se saremo stupidi o meno. Mi ha parlato anche di risorse e di come dobbiamo riconsiderarle nella nostra economia e in quella che verrà. E ha immaginato sicuramente un mondo dove le energie del vento e del sole potranno essere utili a coprire il fabbisogno mondiale.
L’Associazione per lo studio del picco del petrolio
Intervista a Ugo Bardi- ASPO Italia - Chi è l’ ASPO?
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Chi si ricorda del black-out del 28 settembre 2003? Di quella incredibile sensazione di incertezza e smarrimento di fronte al silenzio di tutti i nostri elettrodomestici? Auto? Tram?Bus? Di quella profonda sensazione di impotenza nel vedere le strade vuote e di non sentire più alcun rumore che avesse a che fare con la città? Qualcosa di simile la immagina Dario Fo nel suo libro L’apocalisse rimandata (ed. Guanda - euro 15,00) in cui inizia a descrivere, come nella migliore tradizione dei futurologi, la mattina in cui non ci sarà neanche più una goccia di petrolio:
Un bel mattino, a Milano, a Roma, o in qualsiasi altra città del mondo, le lampadine non si accendono, il frigorifero è spento, niente caffè al bar, niente benzina alle pompe. In un batter d’occhio crollano banche e assicurazioni, il denaro non vale più. Il panettiere con forno a legna è preso d’assalto, tornano in auge le biciclette e l’energia prodotta dal sole, dal vento e dai combustibili vegetali finalmente si afferma. Le guerre del petrolio non hanno più ragione di esistere. I potenti di turno rimangono intrappolati nelle loro ville superprotette e superaccessoriate, mentre i politici e i religiosi paludati smettono di fare chiacchiere inutili e razzolano insieme agli altri affamati. Le città si svuotano e si riempiono di nuovo le campagne.
Nella visione di Fo quello sarà il momento del riscatto dei paesi del Sud del mondo ricchi della nuova energia: quella solare. E allora punteranno pannelli solari da mettere sui tetti delle auto, mulini per catturare l’energia del vento e noi, occidentali saremo i nuovi emigranti verso l’Africa, l’India, il Sud America e finiremo per fare i “vu cumprà”.