
Microsoft annuncia sul suo blog che dal 1° luglio 2012 inizieranno i suoi sforzi per raggiungere lo status di azienda carbon neutral per l’anno fiscale 2012-2013.
Il come viene indicato nel White Paper che fissa tre pilastri: essere snelli, essere verdi, essere responsabili. Sostanzialmente consiste nel rivedere l’efficienza energetica attraverso le tecnologie. Di fatto saranno ridotti viaggi in aereo, usato ove possibile il LED, uso di sistemi di risparmio energetico, diminuzione dell’uso di acqua, il che porterà a un risparmio di 1,5 milioni di dollari e a un ROI in 18 mesi; sarà acquistata energia proveniente da fonti rinnovabili. Inoltre Microsoft con Carbon System sta sviluppando una piattaforma la Enterprise Sustainability Platform per l’estrazione di dati che aiutino a ridurre ulteriormente le emissioni di CO2.
Via | Environmental Leader
Foto | Flickr
In Italia si torna a discutere da qualche giorno sulla possibilità di avere incentivi per l’acquisto di auto elettriche. Di fatto, i costi di queste autovetture sono ancora elevati e ciò a causa dell’alto prezzo delle batterie. In Francia sebbene non siano sempre viste positivamente per il loro impatto ambientale, sono già una realtà e dunque già si fanno delle considerazioni rispetto alle previsioni di sviluppo.
Secondo la società Alcimed la crescita delle auto elettriche è strettamente legata alla risoluzione di 4 problemi chiave: riduzione del prezzo delle batterie; facilità di ricarica anche in casa; facilità per ottenere la potenza elettrica necessaria alle ricariche; servizi pubblici per le ricariche.
Resta però un nodo cruciale: se l’energia usata per ricaricare le auto non proverrà da fonti rinnovabili, allora non si farà altro che spostare il problema dell’inquinamento dalle strade alle centrali elettriche.
Via | Actu-Environnement
Foto | Flickr
Ho letto con un certo interesse una lettera scritta qualche giorno fa da alcuni rappresentanti di Confindustria ed indirizzata al Ministro Romani, nella quale si fa riferimento alla situazione del mercato elettrico italiano e delle rinnovabili in particolare. Secondo Confindustria, si evince dalla lettera, il sistema energetico ed elettrico italiano rischierebbe di essere danneggiato dall’eccessiva presenza delle rinnovabili, che potrebbero saturare la rete. Per tal motivo, si legge, gli industriali di Confindustria avanzano una proposta di una moratoria per i grandi impianti alimentati da fonti rinnovabili, in attesa di un piano per la stabilizzazione e di sicurezza delle reti.
Pronta la risposta da parte delle principali associazioni del settore. Anev in particolare, in un comunicato sul proprio sito, si dice esterrefatta per l’ infondatezza della richiesta e per un attacco al settore delle rinnovabili che non ha ragion d’essere. Oltretutto, viene sottolineato, la situazione del settore è in fase di stallo da oltre un anno.
Che dire? Nuove nubi sotto il cielo delle rinnovabili o le ragioni di Confindustria meritano una certa attenzione? Personalmente ritengo che, mai come in questo caso, la verità stia nel mezzo; se infatti da un lato è vero che l’Italia ha nel proprio mix energetico una bassa quota di rinnovabili (alta se si considerano le fonti programmabili quali l’idroelettrico, ma bassa se si tiene conto soltanto delle fonti rinnovabili non programmabili) rispetto ad altri Paesi europei, è altrettanto vero che la crescita delle rinnovabili deve necessariamente andare di pari passo con l’adeguamento delle reti elettriche (cosa che non sta avvenendo) onde evitare problemi già verificatisi in altre realtà.

Quando i tedeschi si mettono in testa di fare una cosa di solito la fanno, anche quando si tratta di convertire la produzione di energia nella direzione delle fonti rinnovabili. La corsa verso l’obiettivo del 35% di energia prodotta da fonti alternative entro il 2020 è sempre più alla portata, almeno guardando i dati del primo semestre di quest’anno.
Nei primi sei mesi del 2011 la Germania (mantenendo una domanda energetica invariata rispetto al 2010) ha prodotto il 20,8% da fonti rinnovabili con una crescita del 2,5% netto. Il risultato è ancora più confortante dopo la decisione di dare un taglio al nucleare, nonostante le ire dei francesi, sulla spinta del disastro di Fukushima.
La produzione eolica è salita a 20.7 miliardi di Kwh (il 7,5% del totale) mentre dalle biomasse arriva il 5,6% e dall’idroelettrico il 3,3%. La crescita più rilevante la mette a segno il fotovoltaico che è cresciuto del 76% rispetto ai primi sei mesi del 2010 arrivando a generare il 3,5% della produzione totale d’energia tedesca.
Via | e360 Yale

Gli americani amano le cosiddette Infographic, quegli strumenti che consentono di organizzare informazioni e dati all’interno di immagini esplicative. La chiarezza e l’immediatezza sono evidenti, anche quando vengono utilizzate per spiegare che “La Cina sta rompendo le ossa” (traduzione elegante) agli Stati Uniti per quanto riguarda l’energia pulita. Questa particolare infografica, la potete trovare qui, realizzata da One Block Off the Grid è particolarmente sconfortante per gli statunitensi.
Con poche semplici immagini viene spiegato come la Cina ha superato gli USA sia come investimenti nelle rinnovabili sia come investimenti che come produzione (103 contro 58 gigawatts) grazie ad una politica di investimenti molto aggressiva che punta a trasformare il paese nel primo mercato per il solare e l’eolico. Già oggi in Cina il 15% dell’energia necessaria al sempre crescente fabbisogno proviene da fonti rinnovabili contro l’8% degli USA. Per semplificare basta tener presente un fatto: per ogni tre dollari finiscono in spese militari in Cina se ne investe almeno 1 nelle rinnovabili, negli Stati Uniti sono necessari 41 dollari utilizzati per gli armamenti e missioni all’estero per trovarne uno che finisca nella creazione di impianti eolici e fotovoltaici.
Sufficientemente chiaro così?
Vorrei segnalarvi un interessante filone di ricerca relativo alle auto elettriche. Un team di ricercatori americani appartenenti al Massachusetts Institute of Technology (MIT) ha infatti realizzato un nuovo modello di batteria più leggera, economica e rapida da ricaricare che, secondo i primi test, potrebbe realmente trasformare il settore dei veicoli elettrici. Il nuovo sistema è basato sulla tecnologia delle batterie di flusso, composte cioè da sostanze liquide.
La novità consiste nel fatto che si avrebbe una densità energetica dieci volte maggiore, grazie a un’innovazione fondamentale: la struttura liquida della batteria di flusso è infatti stata combinata con la tecnologia delle normali batterie solide a ioni di litio; in sostanza si tratta di un mix fra due elettroliti diversi il cui risultato, chiamato batteria di flusso semisolida, è quello di avere delle particelle solide sospese nel liquido. Quali i vantaggi? In sostanza per ricaricare questo tipo di batterie, è sufficiente sostituire i liquidi; per cui si tratta di un’operazione che potrebbe richiedere pochi minuti.
Nota interessante il fatto che queste batterie potrebbero trovare applicazione anche come accumulatori in associazione ad impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili, almeno per piccole utenze, riducendone i limiti legati all’intermittenza degli impianti stessi. Tutti questi aspetti rendono di un certo interesse la tecnologia, i cui sviluppi verranno seguiti con una certa attenzione. Alla luce di simili risultati si può quindi essere più che ottimisti sul fatto che l’auto elettrica in pochi anni potrebbe realmente diventare competitiva.

E’ uscita l’edizione 2011 di “Comuni Rinnovabili”, consueto dossier di Legambiente che raccoglie i dati sulla produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili nei comuni italiani. Come al solito si tratta non di tutti i comuni d’Italia, ma di quelli che hanno avuto la sensibilità di fornire i dati rispondendo al questionario inviato dall’associazione ambientalista. I risultati? Buoni e prevedibili:
Sono 7.661 i Comuni in Italia dove si trova almeno un impianto. Erano 6.993 lo scorso anno, 5.580 nel 2009. In pratica, le fonti pulite che fino a 10 anni fa interessavano con il grande idroelettrico e la geotermia le aree più interne, e comunque una porzione limitata del territorio italiano, oggi sono presenti nel 94% dei Comuni
Si conferma il ritmo di crescita notevole dei comuni italiani, come mostra la tabella che vedete dopo il salto:
Continua a leggere: Comuni Rinnovabili 2011: Legambiente dà le pagelle ai comuni italiani
Fotovoltaico: video censurato da Striscia la… di blogovideo
In attesa che Striscia la Notizia, questa sera, ci dica la sua verità su quanto realmente ami le fonti rinnovabili credo sia utile ripescare un vecchio video che ho realizzato un paio di anni fa. Tratta del parco fotovoltaico di Ragusa, contrada Mendolilli, dove piombarono l’inviato di striscia Brum Brum Brumotti e Vittorio Sgarbi.
Quella puntata scatenò, non solo a Ragusa, un putiferio perché Sgarbi affermò tutta una serie di “verità” che poi tanto vere non erano. Incuriosito, pochi giorni dopo la messa in onda di quella puntata di Striscia, andai a visitare quel parco fotovoltaico e quello che vidi con i miei occhi era molto diverso da quello che tutti avevano visto in televisione.
Tornai qualche giorno dopo con la telecamera, mi accordarono di fare delle riprese, feci un montaggio rapido mettendo a diretto paragone ciò che fece vedere Striscia la Notizia con quello che vidi io personalmente. Lo misi su YouTube e ricevette diverse migliaia di visualizzazioni.
Ecoblog Intervista Francesco Ferrante di blogovideo
Durante un convegno degli Ecologisti Democratici in Sicilia ho avuto l’occasione di fare qualche domanda a Francesco Ferrante, componente della Commissione Ambiente del Senato. La prima domanda, ovviamente, è stata quella su quanto realmente sia ambientalista il Pd. La posizione altalenante di Bersani sul nucleare, quella favorevole di Veltroni sugli inceneritori, il percorso politico di Veronesi fino alla presidenza dell’Agenzia nucleare, non lasciano pensare che si tratti esattamente di un partito ecologista.
Persino le critiche degli Ecodem a Veronesi sembrano quanto mai tardive. Lo stesso Ferrante, d’altronde, si dichiara antinuclearista ma non ha appoggiato il referendum sul nucleare né quello sull’acqua pubblica, che “ha raccolto da solo 1.400.000 firme, più di quello sul divorzio e di quello sull’aborto.
Ma, allora, cosa ha da dire il Pd su ambiente, acqua pubblica, energia nucleare, fonti rinnovabili e rifiuti? Buona visione.

Niente da fare, Napolitano ha firmato il decreto Romani sulle rinnovabili da molti ribattezzato decreto “ammazza rinnovabili” per gli esiti che potrebbe avere sull’industria italiana delle fonti di energia pulita. Lo si apprende leggendo un paio di righe sul sito del Quirinale nella sezione “Atti normativi”:
D.Lgs 03/03/2011, (In attesa di pubblicazione)
Attuazione della direttiva 2009/28/CE sulla promozione dell’uso dell’energia da fonti rinnovabili, recante modifica e successiva abrogazione delle direttive 2001/77/CE e 2003/30/CE
A nulla sono servite, quindi, le critiche rivolte al decreto scritto da Paolo Romani (e leggermente smussato da Stefania Prestigiacomo) dalle associazioni ambientaliste e dall’industria italiana delle energie rinnovabili. In particolare non sono stati accolti i rilievi di incostituzionalità mossi al decreto che, di punto in bianco e con effetto retroattivo, cambia le carte in tavola in un mercato in fortissima espansione e che genera un giro di affari miliardario. Probabile, a questo punto, qualche ricorso alla Consulta.