Compra la carta e distruggi le foreste secolari, questo il messaggio della nuova pubblicità a marchio Cartiere Paolo Pigna apparsa ieri a Roma, in Piazza Venezia. “Per deforestare abbiamo carta bianca: le cartiere Pigna contribuiscono ogni giorno alla distruzione delle foreste secolari”: si tratta di un finto striscione pubblicitario, issato in seguito alla pubblicazione del rapporto della Onlus Terra! sulla deforestazione.
Terra! ha presentato il rapporto Tigri di Carta sulle attività forestali distruttive del colosso Asia Pulp & Paper (APP) che, nonostante vanti la certificazione PEFC, dal 1984 ad oggi ha distrutto un milione di ettari di foresta pluviale di Sumatra per farne fogli di carta. Poi l’azienda, divenuta il più grande gruppo cartario indonesiano, è passata a distruggere le foreste del Borneo ed ora rivolge la sua attenzione verso le foreste in Papua.
Secondo l’indagine di Terra! tra gli acquirenti italiani di carta, cellulosa e cartone dalle cartiere indonesiane del gruppo APP, ci sono anche le Cartiere Paolo Pigna, ad oggi certificate dal prestigioso Forest Stewardship Council, che ha rifiutato di certificare la APP per le sue pratiche distruttive. Sergio Baffoni di Terra! ha così commentato la scoperta del legame tra Pigna e le cartiere indonesiane APP:
“Il gruppo APP è un attore di spicco della drammatica conversione delle foreste torbiere in piantagioni. Chi acquista i suoi prodotti, diventa involontario complice della distruzione in corso nelle foreste indonesiane.“
Foto | Terra!
Nascoste tra i rami e le foglie della foresta pluviale australiana spuntano dai tronchi degli alberi le statue degli Aborigeni, che formano il Santuario di William Ricketts.
Lo scultore William Ricketts (1898-1993) ha riprodotti volti e corpi di donne, uomini e bambini in mezzo alla foresta, per sottolineare l’importanza e la forza del legame tra gli indigeni e la Natura. Le 92 statue emergono dai tronchi e dalle rocce, come se fossero parte della natura, donando alla foresta del Parco di Dandenong l’aria mistica che attira visitatori da tutto il mondo e li rende consapevoli del legame che unisce i nativi alla propria terra.
Foto | Shantavira
Per far capire a chi non vuole la velocità alla quale perdiamo ettari ed ettari di foreste pluviali nel mondo, anche se forse lo sfruttamento della foresta Amazzonica è in declino, ci vuole un’immagine semplice, un’animazione che spiega meglio di discorsi e conferenze.
E’ così che Greenpeace Svizzera ha voluto rappresentare la deforestazione nel mondo, facendo vedere come ogni 2 secondi si perde un’area di foresta pluviale grande quanto un campo da calcio, anche se fatto di fiammiferi.
Dalla perdita della foresta pluviale più antica in Indonesia, alla più grande in Brasile, il fenomeno della deforestazione distrugge habitat ed ecosistemi unici al mondo, privando anche gli esseri umani del loro ambiente, come accade in Nigeria.
via | Treehugger

In Amazzonia, al fianco delle associazioni che cercano di salvare la foresta pluviale dalla deforestazione, c’è una scuola speciale, nella quale si cerca di preservare l’antica cultura degli sciamani, perché la loro sapienza non si estingua. Per le tribù native dell’Amazzonia Nord Occidentale gli sciamani hanno sempre avuto un ruolo fondamentale come leader spirituali e come esperti di medicina naturale.
Nella scuola Malikai Depan, nel villaggio di Cachoeira Uapui, nella parte amazzonica del Brasile, si tramandano le antiche arti sciamaniche, con il supporto della Fondazione per gli Studi Sciamanici della California, interessata alla studio e alle tradizioni degli sciamani. Il percorso di studi è volto a tramandare i principi della medicina naturale e ad istruire gli studenti su come coltivare piante ed erbe officinali.
Malikai Dapana ha per adesso soltanto 12 iscritti ai suoi corsi, ma i fondatori della scuola sperano che gli iscritti e gli studenti desiderosi di apprendere l’arte sciamanica possano crescere, di odo che le tradizioni, la cultura e gli antichi costumi locali possano essere preservati dall’estinzione.
via | Treehugger
Foto | Flickr

Le foreste del Camerun continuano ad essere tagliate in modo illegale, e tra i responsabili dello scempio ci sono aziende appartenenti a due gruppi italiani della filiera del legno. Ciò emerge da una serie di ispezioni effettuate tra maggio ed ottobre del 2009 da parte del Resource Extraction Monitoring, l’ente che verifica la legalità delle operazioni forestali per quanto riguarda le concessioni delle zone di foresta ed il volume di legname abbattuto.
Il Rapporto 88 evidenzia infrazioni commesse nei distretti di Bouma e Ngoko ad opera della SEFAC, appartenente al gruppo italiano Vasto Legno, che avrebbe dichiarato un volume di legname inferiore a quello realmente abbattuto per pagare meno tasse.
Il Rapporto 91 rivela infrazioni commesse nei distretti di Mbam e Inoubou da parte della Fipcam del Camerun, che fa riferimento alla Bruno Pavimenti Legno. Le infrazioni in quest’area riguardano le concessioni delle arre forestali da sfruttare: la Fipcam è accusata di appropriazione e furto di alberi appartenenti alle famiglie dei villaggi vicini, infrazione già segnalata nel 2007 da Friend of the Earth ed ora confermata dall’indagine della Rem.
L’Italia, con un traffico di circa 19 milioni di tonnellate annue di legno e derivati è tra i primi importatori europei di legname, e non fa certo onore ai due gruppi italiani citati l’appropriarsi del legname in modo illegale, guadagnandoci sopra a scapito delle foreste pluviali del Camerun.
Per ulteriori informazioni potete consultare la notizia qui su l’Osservatorio sulle Foreste che riporta i link ai pdf dei rapporti citati o consultare qui i 16 rapporti di analisi della Rem.
Foto | Flickr