
Il messaggio giunge dal tam tam di Fb e recita così:
5 maggio giornata storica! In Giappone grazie ai movimenti cittadini sembra che non vi sarà alcuna ripresa, almeno per qualche tempo. Il 5 maggio prossimo con l’arresto per revisione dell’ultimo reattore Tomari 3 arriveremo a zero reattori funzionanti. Questa sarà la prima volta in 60 anni che il fuoco demoniaco non brucerà in alcuna parte del Giappone. E ciò per sempre e faremo di tutto. Parlo della manifestazione del 5 maggio sarà la festa che attendiamo da più di un anno. Bravi i cittadini giapponesi per la loro battaglia contro questa energia.
E’ vero che al 5 maggio tutti i reattori nucleari saranno spenti. Ma il 6 maggio? Yukio Edano Ministro per l’industria ha informato che i 2 reattori della centrale nucleare di Ohi nella Prefettura di Fukui sono sicuri e possono essere riavviati. Lo certifica la Japanese Nuclear Safety Commission’s . Il punto è che la centrale nucleare di Ohi serve Osaka e Kyoto e due delle industrie più importanti del Paese la Sharp Corp. e la Panasonic Corp. E il governo non ha un piano energetico alternativo a lungo termine. Ma per riavviare i reattori nucleari serve il consenso delle popolazioni che abitano nei pressi delle centrali e nel caso di Ohi è stato suggerito che fossero consultati anche gli abitanti delle vicine Prefetture di Shiga e Kyoto e che rientrano nel perimetro dei 30Km fissati dall’IAEA come area di interdizione a Fukushima e dunque divenuta misura di riferimento in caso di incidente nucleare del livello Fukushima.
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Qualche conto non torna nella Centrale nucleare di Fukushima Daiichi dove sembra sia ancora in atto l’incidente nucleare scatenatosi dopo il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo 2011. Radiazioni elevate e assenza di acqua fanno presagire uno scenario sconosciuto: la sindrome cinese, ossia la temuta perdita di combustibile nucleare nell’ambiente.
I livelli di radiazione all’interno del reattore nr.2 sembrano essere divenuti incontrollabili. Neanche i robot della serie Quince progettati dall’ingegnere Eyiki Koyanagi sono in grado di lavorare per più di 3 ore in un ambiente estremamente radioattivo, pari a 73 Sieverts/h, come si legge su Japan Times. Spiega Tepco:
L’esposizione a 73 Sieverts/h per un minuto porta nausea e dopo 7 minuti la morte nel giro di 1 mese.
Ma all’interno del reattore si è verificata una condizione pericolosissima: praticamente l’assenza di acqua. Infatti, dopo il tentativo fallito del 19 gennaio 2012 per cercare di misurare il livello dell’acqua nel recinto del reattore n ° 2, Tepco ha fatto un secondo tentativo qualche giorno fa, che ha avuto successo. Ma le notizie sono pessime: l’acqua di raffreddamento giunge fino a 60 cm e non nei 3 mt. previsti.
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Un anno dopo l’incidente nucleare di Fukushima Daiichi l’80% dei giapponesi si dice favorevole all’abbandono dell’energia nucleare; contrari il 16%. In mezzo il 53% accetta che i reattori nucleari siano usati ma ancora per poco tempo finché vi sono necessità energetiche. Il sondaggio condotto su 3000 intervistati, è stato pubblicato ieri dal Tokyo Shimbun e cade proprio nel periodo che precede la chiusura degli ultimi due reattori e la possibile riapertura delle centrali della Prefettura di Fukui che contano 14 reattori nucleari.
Il fatto curioso è che questo sondaggio smentisce uno precedente pubblicato la scorsa settimana dall’Asahi Shimbun secondo cui il 57% dei giapponesi sono ostili al riavvio delle centrali nucleari.
Il video in alto si riferisce alla giornata di commemorazione non ufficiale dell’11 marzo a Tokyo a cui hanno preso parte oltre 15mila persone che hanno protestato davanti la sede della Tepco e del Parlamento giapponese.

Secondo Jun Arima direttore generale di JETRO ,organismo per il commercio estero con base a Londra, in Giappone è in atto una vera e propria fobia verso il nucleare. Dei 54 reattori disponibili ne funzionano solo due. Questi ultimi però saranno fermati a fine aprile. I motivi degli attuali arresti e di quelli passati sono, secondo le fonti ufficiali, dovuti a manutenzione e stress test.
Arima ha esternato le sue perplessità in merito a queste chiusure durante un convegno all’Institut français des relations internationales a Bruxelles:
Evidentemente la fobia del nucleare è a oggi molto diffusa. Secondo i sondaggi più recenti la popolazione è divisa in due parti quasi uguali tra sostenitori e detrattori del nucleare. Esiste tuttavia una differenza anche tra uomini e donne. Gli uomini sono tendenzialmente favorevoli alla riapertura delle centrali nucleari, mentre le donne si oppongono. Penso che le motivazioni contro il nucleare siano dettate da paure emotive ma se lo dico in Giappone gli ambientalisti si arrabbiano.
Per la verità le sue dichiarazioni hanno fatto arrabbiare non solo gli ambientalisti giapponesi ma anche quelli europei. Infatti ha replicato l’eurodeputato verde e delegato per le relazioni con il Giappone, Claude Turmes che ha giudicato il discorso:
Un insulto rivolto ai giapponesi e in particolare alle donne. La catastrofe di Fukushima ha mostrato che l’energia nucleare presenta pericoli reali. E’ un peccato che le autorità giapponesi non ne abbiano tratto alcuna lezione.
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Un anno dopo il terremototo e lo tsunami che hanno innescato l’incidente nucleare alla centrale di Fukushima Daiichi, 15mila persone hanno sfilato oggi per le strade di Tokyo contro la presenza di centrali nucleari in Giappone.
La manifestazione è partita dal Parco Hibya e ha attraversato la città. Si tenga presente che in Giappone non esiste proprio la mentalità di manifestare per protestare e dunque anche se 15mila persone possono sembrare una minuscola percentuale, rispetto alla totalità dei 13milioni di abitanti di Tokyo, una sfilata come quella di stamane rappresenta il segnale di un ampio disagio e dissenso vissuto e mostrato.
Tra l’altro, come fa notare Martine Cartone peraltro autrice della foto in al a destra si nota una bandiera con la scritta:
みどりの未来 Midorinomirai
ossia il Futuro della Natura, il neo partito dei ecologisti giapponesi.
Peraltro misurazioni indipendenti sostengono che la città di Tokyo sia contaminata quanto quella di Fukushima che però è stata evacuata.

Ad un anno dall’incidente nucleare di Fukushima, sui giornali si contendono i morti, a suon di cifre. È successo anche con Chernobyl. Un pallottoliere macabro, quasi come se un migliaio di vite in più o in meno potessero davvero cambiare l’entità di una tragedia così devastante. Non sono mica mille i morti, sono solo tre. Che vuoi che sia… e tre magari è il numero dei membri della tua famiglia. E allora parliamo delle vittime vive, perché un disastro simile fa male a chi se ne va, ma fa male ancor di più a chi resta e deve fare i conti con ferite e traumi psicologici tanto invisibili ai più quanto dolorose. Scientific American riporta che l’incidente nucleare di Fukushima farà più vittime per attacchi di cuore e depressione che a causa delle radiazioni.
Solo immaginare cosa si prova mette i brividi. Qualcosa di più grande ti interrompe la vita ma sei ancora vivo, sospeso, senza una casa, senza una terra, senza i tuoi effetti personali. I bambini sono rimasti senza i loro giochi. La perdita di quel senso di appartenenza e possesso che ci rende umani. Ho sempre ammirato la capacità dei bambini di prendersi cura di un orsetto di pezza con assoluta devozione, non lasciarlo mai solo, abbandonato a se stesso, impedire ad ogni costo e con ogni mezzo che qualcuno glielo rubi. Sarebbe bello fare lo stesso con il nostro futuro, decidere come vanno le cose, puntare i piedi come fanno loro e non chiudere occhio alla sera finché non è al sicuro.
Le mamme di Fukushima hanno ringraziato chi ha costruito delle aree giochi per i bambini. Valgono più del cibo, hanno detto. E così mi è tornata in mente una centrale nucleare in Germania, mai entrata in funzione, una centrale abbandonata, restituita ai bambini. È diventata un immenso parco giochi. Ma da benvenuti a Fukushima a benvenuti a Wunderland ci sono in mezzo i giochi dei grandi, giochi più grandi, c’è in mezzo quell’energia malata che muove il mondo e che ci contamina tutti. Una giostra per adulti su cui salgono anche i bambini. Un anno fa è toccato a quelli di Fukushima, prima ancora a quelli di Chernobyl. La ruota atomica gira, gira, ancora e ancora. Stanno costruendo altre 63 giostre. Sono queste le cifre da capogiro.
Foto | Wunderland

Un anno dopo Fukushima ci si interroga sull’impatto dell’incidente in Giappone, nelle città più colpite, ma anche sull’incidenza del disastro nucleare sui piani energetici dei diversi Paesi del mondo.
Il World Energy Council (WEC) nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto, World Energy Perspective: Nuclear Energy One Year After Fukushima, che dimostra come nei Paesi non-OCSE i programmi nucleari proseguano, in virtù della maggiore richiesta di energia proveniente dalle economie emergenti. E ad oggi manca una maggiore azione di governance internazionale sulla sicurezza nucleare. Scrive Pierre Gadonneix, Presidente del World Energy Council:
Dal rapporto emerge con chiarezza che l’energia nucleare giocherà un importante ruolo nel futuro mix energetico, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, a condizione che la sicurezza nucleare e la trasparenza siano continuamente rafforzate. Sono certo che per i nostri leader mondiali si presenti una reale opportunità per promuovere una soluzione consensuale su questo tema e dimostrare, di conseguenza, che un’effettiva governance internazionale, dove le economie emergenti partecipano nel modo più ampio possibile, può avere successo.
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In alto le immagini eccezionalmente limpide di quel che resta a Fukushima Daiichi girate da ANN-News lo scorso 28 febbraio.
Domani sarà un anno dal terremoto, tsunami e incidente nucleare ancora in atto a Fukushima Daiichi. Abbandono parole quali: disastro, tragedia, emergenza, catastrofe perché ci vorrebbe un neologismo per rendere chiare le dimensioni dell’evento naturale unito a un incidente nucleare che ha toccato il Giappone l’11 marzo 2011. Dopo l’esplosione di 3 dei sei reattori nucleari presenti a Fukushima Daiichi a causa dello tsunami, innescatosi dopo terremoto scala 8.9 Richter, che ha inondato la centrale nucleare, un pericolo di esplosione non è a oggi affatto scongiurato. Lo sostiene e a ragion veduta Roland Desbordes, presidente della Commission de Recherche et d’Information Indépendantes sur la Radioactivité (Criirad) che in una intervista a L’Express dice:
Giungono poche informazioni da TEPCO. Al momento le autorità giapponesi sembrano attendere che il sito sia meno esposto per agire. Possiamo dunque presupporre degli scenati più o meno ottimisti. Nel migliore dei casi i noccioli si raffredderanno da soli e ciò richiederà dei mesi; di contro l’esplosione della centrale è ancora possibile poiché sono presenti combustibili in grande quantità.
Ma l’11 marzo è sopratutto il giorno del ricordo per gli oltre 15mila morti causati dai due eventi naturali, a cui purtroppo se ne aggiungeranno molti altri che non ci è dato ancora sapere, a causa delle conseguenze delle radiazioni nucleari. Le città, i villaggi, nel raggio di 30 Km dalla centrale furono evacuati; una prima stima riferisce di 4766 lavoratori contaminati perché entrati a Fukushima Daiichi. Ma città come Futaba o Mimasoma risultano pesantemente contaminate e ancora oggi abitate.
Continua a leggere: Fukushima Daiichi un anno dopo: lontani dalla messa in sicurezza
Video Message from Katsutaka Idogawa, Mayor of Futaba Town. from Atsushi Funahashi on Vimeo.
Il video che vedete su e che raccoglie la testimonianza di Katsutaka Idogawa sindaco di Futaba è stato presentato al Festival di Berlino come prologo alla pellicola Nuclear Nation documentario diretto da Atsushi Funahashi e girato nella città di Futaba prefettura di Fukushima, teatro dell’incidente nucleare della centrale di Fukushima Daiichi. In quella occasione altri due film hanno partecipato alla sezione Forum avant garde, experimental and unfamiliar cinematography: Friends after 3.11, diretto da Shunji Iwai e No Man’s Zone diretto da Toshifumi Fujiwara.
E’ il momento dei bilanci pe il Giappone e per il Pianeta a un anno dal terremoto e dallo tsunami che hanno sconvolto il Paese del sol Levante e innescato l’incidente nucleare a Fukushima Daiichi lo scorso 11 marzo. Di Futaba vi scrivevo qui all’indomani del reportage di Janick Magne.
Il discorso del sindaco Katsutaka Idogawa è stato tradotto qui e questo il succo del suo appello:
Dall’incidente la mia opinione è cambiata drasticamente. Il nostro Pianeta è piccolo. Quanto spazio dobbiamo lasciare per far assorbire la radioattività che abbiamo prodotto? Quale capacità di stoccaggio è necessaria per conservare le scorie nucleari? Finché non avremo soluzioni non ci potremo permettere l’energia nucleare.
Via | Asahi Shimbun, Nuclear Nation
Georges Baumgartner è un giornalista svizzero che vive in Giappone da moltissimi anni e è corrispondente per diverse testate radiotelevisive tra cui la Tv svizzera Romande. Dunque, l’altro ieri è andato in onda su TSR lo speciale che vedete in alto: Fukushima un anno dopo, reportage in cui Baumgartner racconta un po’ i retroscena dell’incidente nucleare (possiamo dire ancora in corso considerata l’attuale situazione al reattore nr.2 di Fukushima Daiichi).
Veniamo alle informazioni che emergono dal reportage e che fino a oggi non sono state fatte circolare:
A Fukushima Daiichi si sono alternati 18.000 lavoratori temporanei in un anno, ma non esiste una lista precisa dei lavoratori che sono entrati in contatto con la centrale.
Yukiteru Naka, uno degli ingegneri responsabili della costruzione della centrale nucleare dice:
L’incidente nucleare si sarebbe potuto evitare abbondantemente; decontaminare le zone marine è impossibile.
Baumgartner chiede:
Perché decontaminare il suolo nel momento in cui la centrale continua a rilasciare particelle radioattive nell’atmosfera?
Il nucleare è un buon mezzo per misurare il livello di maturità democratica in un paese. Un paese che si dota di un industria nucleare tende a divenire uno stato di polizia e non lascerà mai vedere cosa accade in una centrale.
A Koryama città di 300mila abitanti a 60 Km dalla centrale di Fukushima la radioattività misurata è la più elevata della zona.
Eisaku Sato ex governatore della Prefettura di Fukushima:
L’organismo di sorveglianza delle centrali nucleari resta sotto il METI, il ministero dell’industria, il promotore del nucleare. Il METI ha il potere di fermare le centrali e il sistema di collusione è intatto e più potente che mai. L’agenzia per la sicurezza nucleare ha una lunga tradizione di occultamento sugli incidenti nucleari. Ho potuto constatare da me queste dissimulazioni nel periodo in cui sono stato governatore. Dubito che questa agenzia possa garantire la sicurezza delle centrali.
Il reportage è stato realizzato grazie anche alle collaborazioni di Sébastien Faure, Jeff Cooke, Laurent Jespersen e Pierre Bader.
Via | Le blog de Fukushima