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Tutti gli articoli con tag fusione a freddo

Fusione fredda per i treni del futuro

pubblicato da Marina

fusione fredda conferenza a Viareggio La fusione a freddo funziona o no? Nell’attesa di capire se sia la rivoluzione energetica del secolo o una sola clamorosa vi aggiorno su come prosegue questa (da qualunque lato la si guardi) incredibile avventura (qui i video degli esperimenti di Bologna).

Dunque, il progetto per ottenere energia nucleare pulita e senza scorie è stato battezzato Energy Catalyzer, ha un suo sito web e anche una strategia commerciale grazie all’entrata della Defkalion impresa greca che investirà di tasca sua 200milioni di dollari. Sarà sui mercati, si presume dal prossimo novembre, con il nome di Hyperion al costo di 4-5000 euro e produrrà 30 KW/h termici, non elettrici. Spiega l’Essenziale:

L’E-Cat, infatti, produce acqua calda e per trasformare il calore in energia elettrica è necessario aggiungere un generatore a turbina che sfrutta il vapore prodotto dalla macchina di Rossi e Focardi.

Molte rivelazioni Rossi promette di farle il prossimo 23 luglio, quando di sabato da Viareggio, si terrà la conferenza La fusione fredda è diventata realtà? in cui sarà proiettata una:

video intervista al professor Focardi contenente, così dicono gli organizzatori, dettagli inediti sul progetto dell’E-Cat.

Intanto scopriamo che il suo inventore Andrea Rossi in collaborazione con Andrea Focardi punta a una tecnologia per usi civili e non militari. Grazie alla pazienza de l’Essenziale che segue ogni mossa del progetto scopro che l’intenzione è quella di applicarla alla mobilità per cui sembra che il più idoneo a sostenere questa tecnologia sia il settore ferroviario e potrebbero perciò tornare i treni a vapore.

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Fusione a freddo, gli svedesi confermano: è una reazione nucleare

pubblicato da Marina

fusione a freddo

Hanno Essén e Sven Kullander sono due professori di fisica che hanno assistito lo scorso 29 marzo a un nuovo esperimento di fusione a freddo che si è tenuto a Bologna. I risultati raggiunti sono i medesimi che si sono sviluppati durante l’esperimento dello scorso gennaio e che ha visto l’E-Cat (Energy Catalyzer) in azione. I due scienziati li hanno pubblicati in un rapporto.

Essén è associato di fisica teorica e docente presso il Royal Institute of Technology nonché presidente della Skeptics Society, mentre Kullander è professore emerito presso l’Università di Uppsala nonché presidente della Commissione Energia dell’Accademia Reale Svedese. Scrive 22 passi, il blog che ha seguito l’esperimento di due settimane fa:

La nuova prova è stato condotta in modo molto simile a quella di gennaio e si è protratta per quasi sei ore. Secondo le osservazioni di Kullander ed Essén, è stata generata una energia totale di circa 25 kWh.

Spiega il prof. Kullander del perché sia convinto che si tratti di una reazione nucleare:

Purché il rame non sia uno degli additivi utilizzati come catalizzatore, gli isotopi 63 e 65 del rame possono essersi formati solo nel corso del processo. La loro presenza è quindi una prova che si verificano reazioni nucleari nel processo. Tuttavia, è da rimarcare che il nickel-58 e l’idrogeno possono formare rame-63 (70%) e rame-65 (30%). Questo significa che nel processo, il nickel-58 originale dovrebbe essere cresciuto rispettivamente di cinque e sette unità di massa atomica durante la trasmutazione nucleare. Tuttavia, ci sono due isotopi stabili del nickel con bassa concentrazione, il nickel-62 e il nickel-64, che, plausibilmente, potrebbero contribuire alla produzione del rame.

Scrive Essén nella sua relazione:

In qualche modo un nuovo tipo di fisica sta succedendo. È un enigma, ma probabilmente non sono coinvolte nuove leggi della natura. Noi crediamo che sia possibile spiegare il processo con le leggi della natura che sono note.

Via | 22 Passi
Foto | Report Kullander e Essén

Fusione a freddo, attesa e prudenza tra gli scienziati

pubblicato da Marina

Esperimento della fusione a freddo

Le reazioni del mondo scientifico, al recente esperimento di fusione a freddo che si è tenuto a Bologna si possono riassumere in due parole: attesa e prudenza.

Gli scienziati vorrebbero mettere il naso nella macchina che produrrebbe la fusione a freddo per capirne il processo. Ma i due inventori l’ing. Andrea Rossi (il brevetto è intestato alla moglie) e Sergio Focardi professore emerito all’Alma Mater fanno sapere che organizzeranno nuove sessioni dell’esperimento.

In proposito Galileo ha intervistato Antonio Zoccoli, fisico dell’Infn, docente all’Università di Bologna che ha presenziato all’esperimento e che chiarisce che nessun scienziato è in grado di convalidare la fusione a freddo:

non possiamo saperlo finché non capiamo cosa è successo dentro la macchina, cioè finché non verifichiamo che ci sia produzione di energia nella quantità che gli autori sostengono, che questa produzione sia riproducibile e quale sia l’origine di questa energia. Il problema è che anche gli autori non hanno saputo indicare con certezza l’origine dell’energia prodotta dalla macchina. Tuttavia, se si trattasse di un fenomeno di fusione, dovrebbe esserci, in teoria, emissione di fotoni, sotto forma di raggi gamma. E questo durante la dimostrazione non è avvenuto: i nostri strumenti di rilevazione non hanno registrato nessuna emissione. Ovviamente, anche questo nostro esperimento andrebbe ripetuto più volte, perché può essere condizionato da diversi fattori.

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Fusione a freddo, i video dell'esperimento di Bologna

pubblicato da Marina

Ieri si è tenuto a Bologna un esperimento di fusione a freddo (un po’ di tempo fa vi raccontai dell’esperimento in Giappone). La dimostrazione era pubblica e si poteva accedere per invito. E stato mostrato come un piccolo reattore nichel-idrogeno abbia prodotto un po’ di Kw termici grazie a una scarica che ha innescato il processo.

Il reattore, è pronto per produrre energia anche a livello industriale. L’inventore è l’ingegnere Andrea Rossi che protegge la sua creatura con un brevetto. Lo segue il professore Sergio Focardi.

Riferisce dell’esperimento Daniele Passerini autore del blog 22 passi che ha presenziato all’evento e che scrive:

Il setting sperimentale in pratica è quello che vado a descrivervi. L’acqua viene fatta passare da una pompa nel reattore, lì viene scaldata dal calore generato dalla reazione di fusione fredda Ni-H. Con delle termocoppie viene misurata la temperatura dell’acqua sia in ingresso sia in uscita (ora come ho detto è stabile sui 101°C). L’innesco del reattore avviene tramite resistenze, l’assorbimento dell’apparecchiatura al momento è 1269W, ancora non ci hanno fornito i dati della potenza in uscita. Rossi ha spiegato che l’apparecchiatura in funzione può produrre sui 6 o 7KW o comunque - ha aggiunto - fino a 10KW. Non parliamo naturalmente di energia elettrica ma termica.

Dopo il salto la sequenza dei tre video completi.

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Fusione a freddo:se in Giappone funziona, in Italia è censurata

pubblicato da Marina

Mentre da diverse testate arriva la notizia della fusione a freddo sperimentata in Giappone da Yoshiaki Arata, leggo dall’unica fonte disponibile il New energy times che effettivamente l’esperimento ha avuto luogo alla presenza di 60 ospiti tra cui rappresentanti di industrie e giornalisti. La dimostrazione, che vede generazione di calore dalla matrice di nanopolveri di biossido di zirconio e palladio caricata di deuterio, si basa sullo studio presentato un anno fa dallo stesso Arata.

Ma ho scoperto grazie agli attenti grillini del Meetup di Napoli che esiste un ‘inchiesta che vi segnalo sopra e che traccia la storia della fusione a freddo in Italia. Noi la conosciamo dal 1999 ma a nessuno interessa. Per un motivo o per un’altro la sua scoperta è stata messa a tacere. Gli scienziati sostengono che parlare oggi di fusione a freddo significherebbe sovvertire l’ordine economico che conosciamo e far perdere ricchezze a chi ne ha. Insomma, meno se ne parla e meglio è. Il boccone che non riesco ad ingoiare riguarda il fatto che il Prof. Rubbia, da quanto riferisce l’inchiesta di Rainews24, ne è perfettamente a conoscenza.

» Il rapporto 41

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