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La Germania acquista gas dalla Russia, inaugurato il gasdotto Nord Stream: le foto

pubblicato da Marina

Nord Stream, inaugurata la prima linea del gasdotto russo-tedesco

Proprio ieri ragionavamo della necessità che ha l’Europa dell’energia Russa. Ebbene proprio ieri il cancelliere tedesco con il Premier russo, Angela Merkel e Dmitrij Medvedev, hanno aperto i rubinetti del gasdotto Nord Stream lungo 1.224 chilometri che per ora trasporta 27,5 miliardi di metri cubi di gas all’anno. Diveranno 55 miliardi di metri cubi all’anno dal 2012 grazie alla seconda linea attualmente in costruzione.

Presenti anche François Fillon primo ministro francese, il premier olandese Mark Rutte e il commissario europeo all’Energia, Gunther Oettinger. Come si è capito accanto alla Germania ci sono Francia e Olanda che fanno parte del consorzio composto dai russi di Gazprom, i tedeschi di Wintershall e E.On Ruhrgas, gli olandesi di Gasunie e i francesi di Gdf Suez.

I russi sono al lavoro per South Stream che fornirà gas all’Europa meridionale. Ha detto Medvedev:

I consumatori europei potranno avere fino a 55 miliardi di metri cubi di gas dalla Russia nei prossimi anni con il lancio della seconda condotta del North Stream. Il gas naturale russo e l’elettricità prodotta con essa garantiranno una fornitura energetica stabile ai consumatori del continente e aumenteranno la loro sicurezza energetica.

Nord Stream, inaugurata la prima linea del gasdotto russo-tedesco
Nord Syream, inaugurata la prima linea del gasdotto russo-tedescoNord Syream, inaugurata la prima linea del gasdotto russo-tedescoNord Syream, inaugurata la prima linea del gasdotto russo-tedescoNord Syream, inaugurata la prima linea del gasdotto russo-tedescoNord Syream, inaugurata la prima linea del gasdotto russo-tedescoNord Syream, inaugurata la prima linea del gasdotto russo-tedesco

Via | EastJournal
Foto | Nord Stream

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Ragioniamo con i piedi: scarpe sostenibili a concia vegetale

pubblicato da Marina

le scarpe di astorflex con prodotti locali e produzione artigianale italiana

Ho conosciuto il calzaturificio Astorflex attraverso la pagina di Biolife, la Fiera del biologico che si terrà dal 18 al 20 novembre alla Fiera di Bolzano (il video del 2010 dopo il salto).

Le calzature di Astorflex sono vendute principalmente ai GAS, Gruppi di acquisto solidale a prezzi decisamente interessanti a fronte di un prodotto ottenuto artigianalmente. Infatti come i prodotti alimentari anche scarpe e abbigliamento possono entrare a far parte del circuito di acquisto comune le cui regole vogliono che siano etici e sostenibili. Produrre scarpe è altamente inquinante, sia per la concia delle pelli, sia per l’uso di materie prime che spesso provengono dall’altra parte del Pianeta. La Astorflex invece recuperando antiche tradizioni italiane ha deciso di fare una produzione diversa usando solo materie prime locali e concia vegetale.

Comunque dal calzaturificio Astorflex è partito un progetto più ampio battezzato Ragioniamo con i piedi (qui il servizio di Report del 2009) che intende ricostruire una filiera di artigiani che usano materie prime locali. Qui il Manifesto della produzione di Ragioniamo con i piedi e sotto i punti che sorreggono l’etica delle aziende che partecipano a questo progetto:

  1. non c’è marchio perchè non si collega ad alcun stile da ostentare. E’ un oggetto che ci serve per camminare in modo confortevole
  2. lo dobbiamo comperare solo se ci serve;
  3. deve dimostrare che in una filiera responsabile è possibile offrire un bene di valore che gratifichi il produttore e soddisfi i bisogni del consumatore (ottima qualità al giusto prezzo);
  4. che si attiva una filiera tutta italiana e locale in cui è il senso di responsabilità e di fiducia reciproca a creare l’etica che lo sostiene.

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Libia, morto Gheddafi gas e petrolio vanno ai francesi

pubblicato da Marina

petrolio e gas libicoi ai francesi dopo la morte di gheddafi

Gheddafi è morto (qui la cronaca di Polisblog) e ora una domanda sorge spontanea: tutto il petrolio e il gas disponibile in quali mani finiranno? Probabilmente non in quelle italiane bensì in quelle francesi. La sporca guerra per l’oro nero, innescata da Sarkozy e malamente appoggiata dagli italiani, dunque, si conclude con la morte del dittatore e con l’apertura di nuovi scenari sull’approvvigionamento energetico.

Appena due giorni fa su Investir la notizia che la francese ha investito 30milioni di dollari fino al 2015 per la modernizzazione delle infrastrutture petrolifere e gasiere, così come dichiarato da Christophe Lecourtier, direttore generale dell’agenzia Ubifrance. L’obiettivo è portare la produzione di petrolio libico a 3 milioni di barili al giorno.

Leggo da Investir:

Total è in trattative con i leader della transizione Consiglio nazionale libico (CNT) per espandere la propria attività a livello locale e prevede di sviluppare un’attività sul gas naturale liquefatto (GNL).

All’Italia resta il gas che arriva attraverso Greenstream riaperto una settimana fa da Eni.

Foto | Flickr

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La Turchia in freddo con l'Ue per le trivellazioni di gas off shore a Cipro

pubblicato da Marina

cipro gas offshore La Turchia minaccia di congelare i rapporti con la Ue se Cipro assumerà la presidenza semestrale da luglio a dicembre 2012. Perché? Oggetto della crisi sono le trivellazioni che iniziano oggi al largo delle coste cipriote, per estrarre una parte di quegli 8mila miliardi e mezzo di metri cubici di gas stimati. Si badi bene che la Turchia non scherza e ha già inviato da giorni tre incrociatori e tre aerei militari a pattugliare la zona riconosciuta dall’Onu come EEZ (Exclusive Economic Zone).

Sull’ottimo La pulce di Voltaire la ricostruzione politica della crisi che rischia di mandare a carte e quarantotto il progetto tutto italiano di portare la Turchia nella Comunità europea. Ma perché ai turchi dà fastidio se trivellano al largo di Cipro? Non basterebbe un accordo commerciale per risolvere la questione? Purtroppo no perché a trivellare in quello che è il Block Leviathan sono i texani della Noble Energy e gli israeliani della Delek. Dei problemi che sarebbero sorti in merito alla spartizione di uno dei più grossi giacimenti al mondo di gas ne scrivevo nel 2009. Parte di quel gas si trova sotto la Striscia di Gaza.

Spiega Il Mediterraneo:

Ora però le circostanze sono cambiate. Ankara è in piena crisi diplomatica con Tel Aviv, a causa delle mancate scuse da parte di quest’ultima dell’uccisione di nove cittadini turchi sulla nave umanitaria Mavi Marmara ed ha patrocinato la questione mediorientale, ossia la revoca del blocco israeliano su Gaza.

Ma la Turchia non controlla solo le acque. Ha deciso di procedere in proprio con le trivellazioni e dunque riferisce Hurriyet Daily News, la Turkish Petroleum Corporation avrebbe già ottenuto i permessi di trivellazione. Di fatto i migliori clienti per quel gas siamo noi europei; turchi e israeliani, come spiega Ali Haidar esperto di geopolitica, litigano ma poi fanno affari. Restano però da definire i confini delle estrazioni e a chi toccherà la fetta più grossa.

Foto | Military Photos

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Energia nucleare: la Francia si candida per venderla alla Germania

pubblicato da Marina

merkel sarkÃ�² Ne scrivevo ieri: la Francia è seriamente preoccupata per l’abbandono del programma nucleare della Germania, ratificato dal parlamento. Ha chiesto perciò gli Stati generali dell’energia perché vuole che vi sia concertazione.

Oggi però il presidente Nicolas Sarkozy fa sapere che la decisione dei tedeschi di rinunciare al nucleare sarà un vantaggio per i francesi e ha detto:

Non critico la scelta della Germania. Se fermano le centrali dovranno rimpiazzare l’energia. Ci candidiamo a vendere loro l’elettricità anche in un rapporto di competitività che ci sarà favorevole.

La Germania, però progetta piuttosto di delocalizzare l’approviggionamento e parte delle centrali a carbone che le serviranno per avere energia ma senza inquinare la Germania, saranno impiantate in Polonia. Eric Besson, ministro francese per l’Energia teme più che altro dunque la perdita di forniture alla Germania, fatto probabilmente confermato dall’accordo per il Nord Stream, il gasdotto che porta il gas dalla Russia, passando per il Baltico direttamente in Germania. Entrerà in funzione a pieno regime nel 2012. A quel punto i tedeschi saranno tutti figli del gas di Putin.

Via | Le Figaro, L’Occidentale,
Foto | Instabulian

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Pasyr infradito biodegradabili calzature Made in Italy

pubblicato da Marina

pasyr le infradito biodegradabili Ho letto delle infradito biodegradabili su Guida Consumatore e ho approfondito la notizia telefonando ai diretti interessati e devo dire che ho scoperto un magnifico mondo di piccole imprese italiane, eccellenze creative, attente all’ambiente e avanzate tecnologicamente.

Le pasyr sono infradito biodegradabili al 44,47% in poco più di 180 giorni e riciclabili al 100%: sono uno di quei piccoli gioielli del Made in Italy, visto che nascono nel distretto calzaturiero delle Marche. Sono costruite con un compound elastomerico - termoplastico, l’Ecopowerbio sotto brevetto della Tecnofilm e prodotto con gomme e oli vegetali di provenienza italiana o al massimo europea. Il taglio delle forme e l’assemblaggio avviene grazie a cooperative marchigiane. Il packaging ovviamente è semplicissimo: una retina in cotone. Tra l’altro le pasyr si possono acquistare on line al prezzo di 16,50 euro, oltre le cinque paia scatta il porto franco e i prezzi sono più contenuti per i GAS e i rivenditori.

L’idea di produrre infradito e scarpe biodegradabili è venuta a Ronni Ricci che già ha messo assieme diverse ditte marchigiane che producono scarpe ecologiche in vendita on line per Eco Marche Bio. Lo sento al telefono e mi spiega che:

Produrre scarpe biodegradabili non è molto diverso dal produrne di non ecologiche. Non ci vogliono grandi investimenti ma solo una mentalità diversa.

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Guido Viale, la conversione ecologica

pubblicato da Marina

Ripensare la società come luogo di virtuosa sostenibilità. Esercizio per idealisti? Mica tanto! Le risorse sul Pianeta sono agli sgoccioli e dunque è necessario riprogettare i consumi ma senza rimetterci in democrazia e diritti dei lavoratori. Ne scrive Guido Viale nel suo saggio La conversione ecologica (NdA Euro 10) e spiega chiaramente che la conversione deve partire dalla produzione dei beni, ossia dalle fabbriche. Usa il termine conversione caro a Alex Langer, politico e fondatore dei Verdi, piuttosto che rivoluzione per sottolineare il risvolto etico. Ma onestamente ammette anche che ecologia deve fare rima con diritto:

Per esempio, è facile e sacrosanto dire meno inquinamento,meno traffico, meno auto. Ma è difficile dirlo ai lavoratori di una fabbrica di automobili in crisi. Eppure è di qui che occorre passare. E lo si può fare solo prospettando, e sottoponendo alla loro verifica, al loro coinvolgimento, ai loro suggerimenti, una proposta alternativa.

Il liberismo inchioda il Pianeta e i suoi abitanti a vivere un presente senza futuro; la Green Economy neanche fa la conversione ecologica necessaria:

Anche se la fa, e quando la fa, il grande capitale di green economy ne fa poca: troppo poca; tanto è vero che non riesce a darsi regole che permettano di frenare la corsa del pianeta verso il baratro dei cambiamenti climatici. E la fa male; sfruttando quanto più può lavoratori e ambiente: l’esempio più perverso di questo approccio è forse quello delle devastazioni ambientali e dello sfruttamento del lavoro connessi alla produzione di bio- ovvero “agro-carburanti”.

La soluzione risiede in quei piccoli gioielli di autogoverno come i GAS (gruppi di acquisto solidale), ad esempio che con lo stretto contatto con il territorio e la condivisione di beni riescono a superare la crisi, garantendo lavoro, giusto prezzo e pari diritti. Riusciremo a adottare questa sorta di federalismo ecologico?

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Stop della Regione Abruzzo al metanodotto Snam

pubblicato da Marina

metanodotto snam Dopo le numeroso proteste dei cittadini è stato bloccato dal consiglio regionale dell’Abruzzo la procedura di autorizzazione al metanodotto della Snam, ossia un gasdotto per metano lungo 700 Km che da Taranto arriva a Bologna.

Si legge nel comunicato stampa:

La Seconda Commissione del Consiglio regionale ha espresso, all’unanimità, parere favorevole sulla proposta di legge volta a fermare il processo autorizzativo del metanodotto Snam, contro il quale sono insorti comitati, associazioni ed enti locali della Valle Peligna e della provincia dell’Aquila. Trattasi di un intervento dal fortissimo impatto ambientale e paesaggistico che dovrebbe attraversare l’intera dorsale appenninica, dalla Puglia fino alla Pianura Padana, e che in Abruzzo attraversa aree a rischio sismico.

Resta però da completare l’iter politico con il voto del consiglio Regionale del prossimo 22 marzo che dovrebbe sancire definitivamente il blocco. Con la Libia in fiamme sembrava forse più facile far accettare alle popolazioni locali il metanodotto della Snam. Il progetto è conosciuto anche come “Rete Adriatica” e consiste nel creare un metanodotto di 700 Km che da Massafra vicino Taranto arriva a Minerbio vicino Bologna.

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Addio a Matt Simmons, teorico del picco del petrolio

pubblicato da Peppe Croce

E’ morto Matt Simmons, storico “guru” della teoria del picco del petrolio. Simmons è deceduto l’altro ieri a casa propria, nel Maine, stroncato da un infarto.

Già consigliere del presidente degli Stati Uniti Goerge W. Bush, è stato fino alla morte membro del National Petroleum Council e del Council on Foreign Relations e ha attivamente collaborato con l’Associazione per lo studio del picco del petrolio e del gas (Aspo).

Nel 2007 aveva fondato l’Ocean Energy Institute, un think tank specializzato in progetti di produzione di energia rinnovabile dal moto ondoso degli oceani.

La sua ultima apparizione televisiva risale al mese di luglio, quando fu intervistato da Bloomberg Tv sulla marea nera.

Via | Aspo
Video | YouTube

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Centrali elettriche: fumate nere per carbone e petrolio a Rossano e Augusta

pubblicato da Peppe Croce

Centrali elettriche: fumate nere per carbone e petrolio a Rossano e Augusta

La “strana riconversione” della centrale termoelettrica Enel di Rossano, in Calabria, non convince il Ministero dell’Ambiente: la conferenza di servizi di un paio di giorni fa è stata infatti rinviata. Il motivo è semplicissimo: manca ancora la Valutazione d’impatto ambientale (Via).

Enel, tuttavia, vuole stringere i tempi e durante l’incontro ha esposto ugualmente il progetto, compresa la questione del “policombustibile”: carbone, gas naturale, biomassa e solare termodinamico per alimentare la stessa centrale.

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