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Tutti gli articoli con tag gas serra

Riscaldamento globale: il 2012 potrebbe riservare molti record

pubblicato da Marina

Riscaldamento globale

Secondo alcuni scienziati il riscaldamento globale si sarebbe arrestato bruscamente nel 1998. Nell’ultimo numero della rivista Environmental Research Letters, Stefan Rahmstorf (Institute for Climate Impact Research à Potsdam, Allemagne) e Grant Foster (Tempo Analytics) hanno pubblicato una ricerca che dovrebbe far fare agli scettici dei cambiamenti climatici un passo indietro.

In sostanza secondo il loro studio le curve che restituiscono la temperatura media della Terra mostrano una leggera diminuzione a partire dal 1998. Ma le curve non dicono tutta la verità secondo i due scienziati: infatti c’è da considerare l’effetto dei gas serra che dal 1990 hanno continuato a essere immessi nell’atmosfera in quantità sempre maggiore. Come si spiega perciò la curva al ribasso che ha fatto esultare gli scettici, ma che non rassicura gli altri scienziati?

La tendenza di fondo al riscaldamento è stata accentuata quanto rallentata da fenomeni naturali, che sono numerosi. Secondo i ricercatori i fenomeni fondamentali sono però tre: il primo è il ciclo dell’Oscillazione australe El Niño (ENSO) responsabile delle fasi in cui si alterna caldo e freddo; La Niña in grado di far innalzare o abbassare la temperatura media della Terra con una periodicità che varia da due a sette anni; il secondo fenomeno naturale da considerare è l’attività solare che varia secondo un ciclo da 10 a 12 anni; in quanto al terzo fenomeno sono da considerare le attività vulcaniche, per cui durante un’eruzione violenta - ad esempio quella del Chichon nel 1982 o del Pinatubo nel 1991- la Terra ha perso nell’anno successivo almeno mezzo grado di temperatura globale.

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Europa, i trasporti inquinano meno. Ma è l'effetto crisi

pubblicato da Marina

traffico diminuiscono in europa le emissioni, ma per effetto della crisi economica Una buona notizia e una cattiva notizia: i trasporti inquinano meno in Europa. Ma come conseguenza della crisi economica. Lo definisce il rapporto annuale Laying the foundations for greener transport rilasciato dal Transport and Environment Reporting Mechanism o TERM.

Dunque, l’invito dell’Europa è approfittare dell’attuale situazione per costruire una base su cui la logistica debba inquinare meno, considerato che un terzo dell’energia prodotta in Europa se ne va appunto in trasporti. La pensa così l’Agenzia europea per l’ambiente che propone di non lasciarsi sfuggire quest’occasione per calibrare mezzi di trasporto in grado di inquinare meno e di usarli sopratutto meno.

Spiega Jacqueline McGlade, direttore esecutivo dell’AEA:

I livelli delle emissioni di quasi tutte le sostanze inquinanti derivanti dai mezzi di trasporto sono diminuiti nel 2009, come conseguenza del calo della domanda. Questa riduzione, tuttavia, è stata determinata dalla recessione economica. Dobbiamo quindi pensare a un cambiamento più radicale nel sistema dei trasporti europeo, affinché le emissioni non aumentino neanche nei periodi di forte crescita economica.

Dopo il salto le conclusioni a cui giunge il rapporto.

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Cambiamenti climatici: aumentata di 1 grado la temperatura del Pianeta

pubblicato da Marina

la temperatura del pianeta �¨ aumentata di un grado

Secondo il Berkeley Earth Surface Temperature studio indipendente la temperatura del Pianeta è aumentata dal 1950 a oggi di 1 grado. E la responsabilità è delle emissioni di gas serra. Oltre ogni ragionevole dubbio.

Infatti come ricostruisce Martina Saporiti su Galileo la commissione di studio nasce all’indomani del Climategate, proprio per ristabilire un sistema di ricerca verificabile e veritiero. A garanzia dell’imparzialità tra i finanziatori è stata ammessa anche la Charitable Foundation di Charles G. Koch, riccone americano che ha finanziato anche gli scettici dei cambiamenti climatici.

Scrive la Saporiti:

I ricercatori hanno raccolto dati da 39.390 stazioni metereologiche differenti, un numero che supera di oltre cinque volte le 7.280 stazioni considerate nel Global Historical Climatology Network Monthly data set (GHCN-M), il database più completo cui fa riferimento la maggior parte degli studi sul clima. In più, hanno analizzato 1,6 miliardi di rapporti sulla temperatura contenuti in 15 archivi preesistenti. Analizzando questa abbondante mole di dati, il gruppo è arrivato alle stesse conclusioni degli studi precedenti: la temperatura della Terra sta salendo.

Foto | Berkeley Earth

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Rapporto Inea: dall'agricoltura nel 2050 un terzo delle emissioni di CO2

pubblicato da Marina

dall'agricoltura un terzo delle emissioni di co2 entro il 2050

E’ stato pubblicato da qualche giorno il Rapporto INEA che fotografa lo stato dell’agricoltura nazionale. E se analizziamo il capitolo 5.3.3 La mitigazione delle emissioni, non leggiamo buone notizie per il clima e l’inquinamento.

INEA fa una proiezione da qui al 2050 data che prevede secondo le indicazioni della Commissione la riduzione delle emissioni di CO2 dell’80-95% entro il 2050 (rispetto ai livelli del 1990). Si legge:

Stando alle proiezioni effettuate, la rilevanza del settore agricolo per la politica climatica è destinata ad aumentare, poiché l’agricoltura rappresenterà al 2050 un terzo delle emissioni totali dell’UE, una quota tre volte superiore a quella attuale (a causa della diminuzione del peso di altri settori). Tuttavia l’agricoltura (insieme ai trasporti) resta un settore in cui il processo di decarbonizzazione non verrà totalmente realizzato a lungo termine: le proiezioni delle riduzioni appaiono consistenti fino al 2030 (circa -37%), ma molto più limitate negli anni successivi. Questo perché, nella predisposizione degli scenari di mitigazione, si tiene conto di diversi driver globali che diminuiscono la possibilità tecnica di mitigazione delle emissioni agricole, ossia: la sicurezza dell’approvvigionamento alimentare, la riduzione della deforestazione, l’aumento dell’utilizzo di biomassa per scopi energetici32 e il mantenimento delle abitudini alimentari, con la tendenza ad un aumento nel consumo di alimenti a maggiore intensità di carbonio. Inoltre, nel predisporre politiche di mitigazione occorre tener conto del rischio di carbon leakage33 e di tutte le barriere tecniche, sociali, economiche e ambientali alla mitigazione delle emissioni agricole.

Dunque il quadro complessivo non è molto edificante ma per avere una qualche risposta sul prossimo futuro del settore non resta che attendere la riforma della PAC che avverrà nel 2013, per cui dovrebbe essere rivisto anche il sistema di contenimento delle emissioni.

Foto | Flickr

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Quanto inquina uno spazzolino da denti?

pubblicato da Peppe Croce

Quanto inquina uno spazzolino da denti

I ricercatori adorano gli Stati Uniti. Negli Stati Uniti c’è una ricerca su tutto. Anche sull’impatto ambientale degli spazzolini da denti. Fondamentali per l’igiene orale, gli spazzolini sono fatti soprattutto di polipropilene. Cioè plastica.

Il Franklin Associates for the Plastics Division of the American Chemistry Council ha fatto due conti per arrivare a capire le emissioni di CO2, altri gas serra e gas inquinanti derivanti dalla produzione di uno spazzolino, partendo dal dato di 1.343 kg di inquinanti rilasciati in atmosfera per ogni tonnellata di polipropilene prodotto.

Siccome ogni spazzolino pesa in media 25 grammi, facendo due conti emette 34 grammi di gas serra (calcoli americani, gli americani adorano fare i calcoli). Moltiplicate adesso il dato per il numero di spazzolini che ogni abitante utilizza in un anno e per il numero degli abitanti e avrete dati poco felici per l’ambiente anche perché, come ben ricorderete, la stragrande maggioranza degli spazzolini è fatto di plastica non riciclata e non riciclabile.

Via | Occhio del riciclone
Foto | Flickr

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Le multinazionali negazioniste: nomi e numeri dei finanziatori dei politici anti clima

pubblicato da Peppe Croce

Le multinazionali negazioniste: nomi e numeri dei finanziatori dei politici anti clima

Il negazionismo climatico si paga in dollari ed è un ottimo investimento. Lo si deduce dalle cifre fatte girare dalla Rete di Azione per il Clima (Rac) che ha pubblicato una lista di multinazionali che hanno finanziato alcuni senatori statunitensi contrari alle politiche di limitazione delle emissioni di CO2 e gas serra.

Nomi e numeri provenienti dal rapporto che la Commissione Elettorale americana ha pubblicato in occasione delle elezioni di mid term del presidente Barack Obama, che si terranno ai primi di novembre. Negli Stati Uniti, si sa, finanziare i politici è lecito ed usuale, ma si deve dire.

E, infatti, sono in molti ad averlo fatto e ad averlo dichiarato alla Commissione. A finanziare gli alfieri del diritto ad emettere gas serra sono state molte aziende direttamente interessate, anche europee come l’industria cementiera francese Lafarge che da sola, nel solo 2009, ha prodotto 15 milioni di tonnellate di CO2.

Lafarge ha sborsato 34.500 dollari, tutto sommato assai poco vista la portata dell’obbiettivo. Ma sapeva di essere in buona compagnia: Gdf-Suez ha dato 21.000 dollari mentre il gruppo tedesco della chimica Bayer, con 108.100 dollari, è l’azienda europea più spendacciona seguita dalla Basf con 61.500 dollari.

In totale Rac elenca movimenti di denaro per centinaia di migliaia di dollari. Tanti? No: l’anti-Kyoto val bene una messa…

Via | Meteo Web
Foto | Flickr

Le spezie, per ridurre il gas metano negli allevamenti

pubblicato da alessandra

Le spezie, amate o detestate, sono da sempre uno degli infallibili “rimedi della nonna”. Forti delle loro propietà batttericida, antisettiche, digestive e chi più ne ha più ne metta, sono da secoli al centro delle nostre tavole e utilissimi in casi specifici di problemi intestinali o allo stomanco. Ciò che, però, non ci aspettavamo era che potessero influire anche sulla riduzione di gas serra nell’atmosfera specie per quella porzione di esso proveniente dagli allevamenti e dalle deiezioni animali…

Secondo un ricerca dell’Università di Newcastle (Gran Bretagna), capeggiata dal dottor Abdul Shakoor Chaudhry e pubblicata da “Asian-Australasian Journal of Animal Sciences 2010″, infatti, le spezie diminuirebbero il gas metano prodotto dall’organismo di ovini e di bovini.

Il coriandolo nella fattispecie, grazie alla sua composizione chimica ricca di acidi insaturi, permetterebbe quasi di dimezzare la produzione di metano, passando da 14ml/g per alimento a 8ml/g, e favorendo un calo nella produzione di gas pari al 40%. La curcuma e i chiodi di garofano invece, prometterebbero riduzioni rispettivamente nell’ordine del 30% e del 22%. A tutto vantaggio dell’ambiente, della salute e delle papille gustative degli animali da allevamento..

Via | newsfood
Foto | Flickr

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Wwf, Greenpeace e Legambiente: sulle rinnovabili il Governo punti più in alto

pubblicato da Peppe Croce

Wwf, Greenpeace e Legambiente: sulle rinnovabili il Governo punti pi�¹ in alto

Le tre associazioni ambientaliste, insieme, si rivolgono al Governo per chiedere un impegno maggiore in favore delle energie rinnovabili. L’obbiettivo al 2020 fissato dal Governo, infatti, potrebbe essere abbondantemente superato.

Secondo Wwf, Legambiente e Greenpeace, infatti, mentre l’esecutivo punta al 17% del totale dei consumi italiani coperti da fonti rinnovabili (cioè quanto chiede l’Ue), il potenziale sfruttabile nel nostro paese permetterebbe di raggiungere dal 41,5% al 48%.

Decisamente altri numeri, illustrati in conferenza stampa tramite tre scenari:

Se i consumi finali di energia elettrica dell’Italia si attestassero dunque a 366 TWh al 2020, così come stimato dal Governo nel Piano d’Azione, le rinnovabili potrebbero coprire addirittura il 41,5% del consumo finale di elettricità già nel 2020, mentre nel caso dello scenario a maggiore efficienza energetica la quota salirebbe al 45%. Se poi si assumono tutti i valori massimi presentati dalle diverse associazioni industriali di settore la quota delle rinnovabili salirebbe a oltre il 48%

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Consumo di carne e allevamenti intensivi: la voce di chi li difende

pubblicato da Marina

Allevamenti intensivi: la voce di chi li difende

Su Ecoblog abbiamo spesso scritto di come il consumo di carne sia legato ad uno sfruttamento delle risorse piuttosto pesante per il nostro ecosistema. Abbiamo anche invitato a non mangiare carne, derivati e pesce per una volta a settimana, come contributo e in fondo piccolo sacrificio a contenere i consumi e dunque lo spreco di risorse.

Ebbene mi scrive il buon caro dottor Costa, Clayco, veterinario che punto per punto ribatte che non sono gli allevamenti intensivi una delle cause del global warming, nè dell’inquinamento, nè di ogni sfruttamento di risorsa. E’ giusto, ovviamente dare voce anche all’altra campana. Punta il dito Costa contro Carrello della spesa virtuale, l’iniziativa del WWF in cui attraverso la simulazione di una spesa tipo, è calcolata l’impronta ecologica di un nucleo familiare.

Spiega nel suo articolo, tra l’altro pubblicato su Climate Monitor che è sbagliato accusare gli allevamenti di essere fonte di emissioni di metano, gas serra, che contribuisce al riscaldamento del Pianeta, perché:

Il metano zoogenico non determina ulteriore riscaldamento perché non si accumula in atmosfera, ma è in ciclo, quello di oggi sostituisce quello di 4-12 anni fa senza alterare la concentrazione globale quindi senza provocare ulteriore riscaldamento. Mentre se lo si trasforma in CO2 equivalente si incorre nell’errore di valutare come aggiuntiva la CO2 equivalente e quindi causa di riscaldamento. Lo stesso vale per il protossido di azoto zoogenico che è sempre in ciclo anche se la sua lifetime è più alta e si accumula, però il protossido di azoto proviene dalle fonti azotate nell’ordine del 2% sull’azoto presente siano essi concimi minerali o reflui zootecnici. Gli agricoltori che utilizzano i reflui zootecnici correttamente non usano i concimi minerali quindi nulla cambia per le emissioni di protossido in atmosfera. Inoltre, sempre secondo l’IPCC. il GWP va preso in considerazione per 100 anni e non per 20 come fa il WWI e tanti altri, perchè si presume che il CO2 abbia un’azione riscaldante per 100 anni che è il tempo di accumulo medio del CO2 in atmosfera secondo l’IPCC, se invece fosse 20 anni l’accumulo medio del CO2 le proiezioni di riscaldamento a fine secolo dovrebbero essere molto più basse.

Il resto dell’intervento dopo il salto.

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Nel 2050 metà della Foresta Amazzonica sarà un deserto

pubblicato da missunderstanding

deforestazione amazzonia

Uno studio dell’INPE, l’istituto Nazionale brasiliano per le ricerche speciali, ha stabilito che la foresta amazzonica potrebbe essere dimezzata nel 2050, ridotta per la metà ad un deserto tropicale, individuando nello stato della foresta tra 40 anni il punto di non ritorno. Dopo di che non sarà possibile tornare indietro e la Foresta Amazzonica scomparirà del tutto in ancora meno tempo.

Secondo lo studio, quello sopra descritto è lo scenario peggiore, ma anche il più probabile, se le regioni dell’Amazzonia non dovessero intervenire con leggi severe ed efficaci per ridurre la deforestazione, così come ha fatto il Brasile. Se non si interviene con tempestività. la deforestazione, gli incendi, e le emissioni di gas serra ridurranno metà dell’Amazzonia ad una savana tropicale.

Gli anni a venire saranno cruciali per la vegetazione della foresta amazzonica, che risentirà dell’aumento delle temperature, della deforestazione continua e dei roghi. Poiché la vegetazione della foresta ha un ruolo cruciale nel regolare il clima mondiale, la perdita di vegetazione contribuirà ad accelerare la velocità dei cambiamenti climatici e l’ulteriore perdita di vegetazione perché ci sarà sempre meno foresta a regolarli. In un processo che diventerà sempre più veloce, le regioni del Sud e del Sud-Est del Brasile riceveranno sempre meno acqua e perderanno la foresta, divenendo più vulnerabili agli incendi.

Secondo lo studio, il circolo della perdita di Foresta Amazzonica sarà più veloce se si continuano a perdere aree di foresta, la terra sarà più secca e gli incendi attecchiranno meglio. Fino al 2050, quando il livello di foresta perduta sarà tale da non poter più tornare indietro e la desertificazione sarà ormai a metà di quello che oggi possiamo ancora chiamare Foresta Amazzonica.

Foto | Flickr

via | Treehugger

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