Il titolo non inganni. Non si è infatti ancora arrivati ad una decisione definitiva, tuttavia trapela dal vertice di Copenaghen come gli impegni degli Stati membri siano colmi di difficoltà. Ovvio, non potrebbe essere altrimenti, dato che in gioco ci sono gli interessi economici di tutti i Paesi del pianeta. Intanto però è interessante analizzare il quadro provvisorio del summit per cercare di capire quale sia la situazione degli Stati membri dopo che, nella giornata di ieri, è stata riportata la notizia delle difficoltà provocate da Tuvalu e l’associazione delle Isole del Pacifico.
Per quel che riguarda l’Unione Europea sembra che al momento non sia stata stabilita nessuna cifra sull’aiuto immediato per i Paesi sotto sviluppati oltre esserci delle serie difficoltà sul passaggio dal 20 al 30% dell’obiettivo di riduzione dei gas ad effetto serra entro il 2020, rispetto al 1990. A tal proposito la presidenza svedese di turno della Ue ha deciso di proseguire in nottata le trattative con i partner per raccogliere offerte per il fondo ‘fast start’ (avvio rapido), da destinare dal 2010 al 2012 ai Paesi più poveri per prepararli all’entrata in vigore di un nuovo trattato sul clima (un post-Kyoto) che dovrebbe partire dal gennaio 2013.
L’obiettivo a cui punta la presidenza è quello di raccogliere sei miliardi di euro spalmati in tre tranche da due miliardi ciascuna per il prossimo triennio 2010-2012. Al momento sarebbero dodici i Paesi che avrebbero dato il via libera alla concessione di contributi volontari, per un totale di circa 4,5 miliardi di euro. Francia, Germania e l’Italia non sono incluse in questo gruppo, anche se sembra che il Paese teutonico si starebbe orientando ad impegnare una cifra consistente. Ma al momento tutto sarebbe in fase di contrattazione.
L’organizzazione non governativa German Watch, con il suo Climate change performance index 2009, ha dato - come ogni anno - i voti ai paesi sugli interventi fatti per ridurre i gas serra. Com’era preventivabile, l’Italia si classifica negli ultimi posti tra i maggiori inquinatori: quarantaquattresima sui 57 Paesi che producono il 90% dei gas ad effetto serra.
La top ten nelle posizioni di testa vede la Svezia, la Germania e la Francia, seguiti da due sorprese come India e Brasile, mentre hanno fatto peggio di noi l’Arabia Saudita, gli Stati Uniti e il Canada. L’Italia nel 2007 era in un posizione migliore - 41esima -, e supera di poco due paesi conosciuti dipendenti dal carbone come la Polonia e la Cina.
Le ragioni di questa performance così scadente sono evidenti: non c’è una vera e propria strategia per abbattere i gas ad effetto serra, si punta ancora troppo sul carbone, e il trasfporto su gomma ha ancora un peso eccessivo. L´Italia è uno dei Paesi europei dove il CO2 è aumentato di più in rapporto al 1990. Praticamente il 10%, mentre il trattato di Kyoto imponeva una riduzione del 6,5%.
E come osserva Legambiente, alcune delle rare misure ambientaliste adottate negli ultimi anni, “come il conto energia per la promozione del fotovoltaico o gli incentivi del 55% per l’efficienza energetica” sono finite nel mirino del governo. Come si dice: errare è umano, ma perseverare è bestiale.
Via | Rainews 24, Greenreport.it
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