Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag gazprom

Eni, emergenza gas: "Rassicuriamo tutti". Ma riaprono le centrali a olio combustibile

pubblicato da Marina

E' emergenza freddo o emergenza consumi di gas?

La decisione di riavviare le centrali a olio combustibile (inquinantissime!) arriva dal Comitato per il monitoraggio e l’emergenza gas del ministero dello Sviluppo che come riporta il comunicato stampa emesso ieri, per far fronte al picco di consumi, 460milioni di metri cubi:

in considerazione dell’eccezionale ondata di freddo, del connesso picco storico nei consumi di gas e del livello ridotto di forniture dalla Russia si è dunque stabilito di avviare la messa in esercizio di centrali elettriche ad olio combustibile, che consentiranno di contenere i consumi di gas a uso termoelettrico.

Insomma, le centrali di Piombino, 1.280 megawatt e Livorno sono state già attivate mentre apriranno Porto Tolle ( qui il perché fu chiusa come ricorda Stefania Divertito) e Montalto di Castro da circa 1300 megawatt ognuna, fino al 16 febbraio e tutto in nome dell’emergenza freddo o panico da consumi, non si è capito. Giusto per avere un’idea della posizione da “piccola fiammiferaia” dell’Italia, (scelta, eh! non imposta), vi consiglio di leggere il bel post di Matteo Zola su EastJournal. In ogni caso proprio stamane Ilsole24ore pubblica un articolo oggi in cui ENI asmentisce di fatto l’emergenza ravvisata dal Ministero per lo Sviluppo e cavalcata da Enel:

Possiamo tranquillamente rassicurare tutti. Oggi (ieri per chi legge, ndr) – ha spiegato Gianni Di Giovanni, direttore della comunicazione di Eni ai microfoni di Sky Tg24 – abbiamo registrato un incremento del gas che ci arriva dalla Russia, anche perché le condizioni meteo lì stanno migliorando». Se tutto va avanti così, ha quindi precisato Di Giovanni, «abbiamo scorte per altri 20 giorni, ma ci auguriamo che da qui a 20 giorni il freddo sarà ovviamente diminuito. Siamo confidenti che tutto andrà per il meglio».

Perciò le centrali a olio combustibile che inquinano dannatamente potrebbero farci risparmiare 20milioni di metri cubi di gas al giorno; ENEL ci guadagna, ENI pure e noi ci siamo riscaldati. Certo pagheremo bollette salatissime e avremo inquinamento in più, semmai ve ne fosse stato bisogno. Eppoi, perché scegliere di dipendere così tanto dalla Russia piuttosto che puntare sul gasdotto Nabucco? La Turchia non ci piace?

Foto | Flickr

....
condividi 2 Commenti

In Italia abbiamo il gas ma Tajani riapre il piagnisteo sul nucleare

pubblicato da Marina

Antonio Tajani

Io non so che senso abbia rispolverare il piagnisteo sul nucleare: un referendum popolare abrogativo ne ha sancito l’uscita lo scorso giugno. Ma Antonio Tajani vicepresidente della Commissione europea e responsabile per la politica industriale, sembra non farsene una ragione e con la gran cassa de Il Sole24ore sempre probo a questo genere di informazione ci dice:

Sul problema dell’approvvigionamento del gas all’Italia bisogna dire la verità senza fare dell’allarmismo, ma mi sembra che ora sulla scelta del nucleare una riflessione vada fatta. L’incidente alla centrale di Chernobyl fu la fine del comunismo e il disastro alla centrale atomica di Fukushima in Giappone è stato più un problema legato allo tsunami.

Debora Billi su Petrolio ci informa che il flusso di gas dalla Russia, secondo quanto riferisce Gazprom sarebbe tornato normale. In sostanza qual’è il problema? Che con questo freddo sono aumentati i consumi di gas. Noi, attraverso ENI ci riforniamo dalla Russia e da Gazprom, figli di Putin in quanto a politica economica, e che qualche giorno fa avevano annunciato con il solito giochetto del tira e molla, che avrebbero tagliato le forniture del 10%. Alché la marmellata mediatica del mainstream si è gettata sulla notizia senza neanche degnarsi di capire cosa stesse succedendo e se ci sarebbero state reali conseguenze.

Continua a leggere: In Italia abbiamo il gas ma Tajani riapre il piagnisteo sul nucleare

Gas, l'Ucraina blocca le forniture. L'Europa protesta

pubblicato da Marina

crisi del gas in ucraina Il rituale del blocco delle forniture di gas si ripete anche quest’anno: per ora la riduzione è di un terzo e per ora a non ricevere il metano sono Turchia, Romania e Grecia. Ovviamente è la Russia a diminuire il volume di gas fornito all’Ucraina che lo fornisce dai suoi gasdotti all’Europa. Motivo? Rivedere i contratti.

Insomma, fa freddo e il momento è buono per chiedere un aumento. Sporca speculazione. Il nostro Ministro Scajola qualche giorno fa si è affrettato a dire che per il 90% l’Italia è coperta nei suoi fabbisogni. Ciò non toglie che probabilmente ci saranno ritocchini sulle future bollette. Resta il problema di fondo che non siamo autonomi per quanto riguarda la produzione di energia, non investiamo abbastanza nelle energie rinnovabili, anzi gli incentivi vengono fatti saltare.

Intanto una delegazione europea è impegnata in un incontro a Kiev con i rappresentanti ucraini e russi.

Via | 20minutes
Foto | Kievukraine

....
condividi 3 Commenti

Prezzo del petrolio a $250 e paesi in via di sviluppo: ma davvero se pò ffa?

pubblicato da Matteo Razzanelli

Peak oil, prezzo petrolio e PVS - Fotomontaggio a partire da foto di polline e makeshiftlove su Flickr

Strano che Debora Billi di Petrolio non abbia commentato il recente editoriale di Giavazzi sul nuovo shock petrolifero, eppure sono convinto che Debora sarebbe completamente d’accordo a metà. Da una parte, si conferma la teoria di Debora, secondo cui ormai il peak oil sta lentamente, ma inesorabilmente, approdando sui media mainstream.

Stiamo parlando infatti - udite udite - della prima pagina del primo quotidiano italiano. Il sottotitolo del pezzo in questione e’ “La verità sulla crisi”. Apertura affidata al cap. XII dei Promessi Sposi di Alessandro Manzoni (nella citazione di Giavazzi qui di seguito, sono stati tagliati diversi passaggi contenuti nell’originale).

«La penuria si fece subito sentire, e con la penuria il rincaro. Ma quando questo arriva a un certo segno, nasce l’opinione che non ne sia cagione la scarsezza. Si suppone tutt’a un tratto che ci sia grano abbastanza, e che il male venga dal non vendersene abbastanza: supposizioni che non stanno né in cielo, né in terra; ma che lusingano a un tempo la collera e la speranza. […] La moltitudine attribuiva (il rincaro) alla debolezza dè rimedi, e ne sollecitava ad alte grida dè più generosi e decisivi. E per sua sventura, trovò l’uomo secondo il suo cuore […] il gran cancelliere Antonio Ferrer». [O Julio Tremonter?? mi chiedo io…].

Non penso però che Debora sottoscriverebbe la seconda parte dell’editoriale, secondo cui lo sviluppo di molti paesi del mondo attenuerà la contrazione dell’economia occidentale, grazie all’aumento dei consumi di beni e servizi principalmente in Asia (Russia e Cina). In questo caso, l’ovvia domanda è: ma questo sviluppo/aumento dei consumi, con quale energia dovrebbe realizzarsi? Come faranno quei PVS che non soddisfano internamente la propria domanda di energia a spendere soldi in beni e servizi se il petrolio arriverà - come prevedono dalla Gazprom - a $250/barile il prossimo anno? E in tutto questo come faremo NOI a convincere LORO a darci il LORO petrolio? Pagheremo $300? Invaderemo l’Iran? Oddio, forse mi sfugge un passaggio…. e temo sia questo (n.b. solo in inglese, sorry: però ne ho parlato anch’io tempo fa in italiano).

Foto | makeshiftlove e polline

....
condividi 4 Commenti

Gazprom vuole mettere il metano nelle auto europee

pubblicato da giancarlo

Gazprom vuole mettere il metano nelle nostre auto.Il gigante Russo del gas naturale, Gazprom, ha proposto di sviluppare una rete di stazioni di servizio a gas naturale compresso (CNG) per le auto in Europa. L’idea è stata lanciata al meeting degli azionisti dallo stesso Presidente di Gazprom, Alexei Miller, il 27 giugno scorso. Miller proporrà ai soci europei “un progetto congiunto per realizzare una vasta rete di stazioni di servizio a gas naturale in Europa”.

Attualmente, la maggior parte dei paesi Europei ottengono il gas naturale dai gasdotti che partono dalla Russia. Il gas naturale viene usato dall’industria per produrre elettricità e dai cittadini per cottura e riscaldamento, ma solo marginalmente per la mobilità. Il progetto implicherebbe un ampliamento della rete gas attuale per arrivare non solo nelle case, ma ai serbatoi delle auto.

Il metano, secondo Miller, rappresenta un’alternativa concreta alla crisi petrolifera, a differenza dei biocarburanti che fanno aumentare il prezzo del cibo. Attualmente infatti, il metano costa la metà di benzina e diesel in termini energetici ed ha ottime caratteristiche ambientali a causa di una combustione molto pulita, essendo priva di particolato ed ossidi di azoto. “Con i nuovi modelli di auto predisposte per il gas, si porterebbero al mercato veicoli con emissioni vicine a 90 grammi di CO2/km”, ha dichiarato Miller. Una liberalizzazione imprevista della rete dei carburanti?

Via | Autobloggreen
Foto | Gazprom

....
condividi 7 Commenti

La partita del petrolio: Stato - Multinazionali: 2 a 0

pubblicato da giancarlo

Petrolio, prezzo, quantità prodotte e consumate. Elaborazioni su dati EIA
Le compagnie nazionali di Russia e Brasile stanno vincendo la battaglia con le multinazionali dell’energia per il controllo dei giacimenti di gas e petrolio sul loro territorio. La Gazprom, che non ha mai veramente abbandonato una logica “sovietica”, ha costretto BP e Shell a cedere i diritti sulle riserve di gas naturale che riforniscono i paesi asiatici per i prossimi cinque anni, mentre la Petrobras si è aggiudicata ben 41 diritti di sfruttamento sul giacimento Tupi, scoperto a novembre.

Il fenomeno è dovuto agli alti prezzi raggiunti dal petrolio greggio, triplicato negli ultimi anni, ed è causa di crescente preoccupazione per le aziende ed i governi dei paesi consumatori poiché oltre alla perdita del controllo delle riserve di Russia, Brasile, cui vanno aggiunti il Venezuela di Chavez ed il Kazakistan (vedi trattativa Eni per Kashagan) si assiste ad una diminuzione delle riserve “facili” del Mare del Nord, del Golfo del Messico e dell’Alaska.

E le borse confermano: negli ultimi sei mesi Gazprom ha guadagnato il 12%, Petrobras il 46%, al contrario, Exxon Mobil ha perso il 5%, Shell l’8,6 e la BP il 6,5 percento. Attualmente, secondo le stime della BP, le riserve dei paesi dell’OPEC, unite a quelle di Russia, Kazakistan, Azerbaijan, Turkmenistan e Brasile rappresentano l’88% delle riserve globali (1 trilione di barili =10^18). Questi accordi incoraggiano l’OPEC a mantenere alti i prezzi mediante un controllo del petrolio prodotto: la scorsa settimana i ministri del Qatar, degli Emirati Arabi e dell’Iraq hanno dichiarato che alla prossima riunione OPEC del 1 febbraio voteranno per il mantenimento dalla produzione attuale.

Fonte | Bloomberg
Grafico | EIA

....
condividi 1 Commenti

Esplosione sul metanodotto ucraino: l’Europa è nuda

pubblicato da Matteo Razzanelli

Esplosione gasdotto ucraino

Uno scoppio lungo il tratto ucraino del gasdotto che porta il metano dalla Russia all’Europa ha interrotto ieri per una ventina di minuti le forniture di gas naturale verso il vecchio continente. L’esplosione ha distrutto circa 30 metri di gasdotto: il tubo, del diametro di 1,40 metri, ha sparato frammenti fino a 150 metri di distanza. Lo scoppio è avvenuto alle 12:30 ora italiana nella regione di Kiev – in un’area paludosa – ed ha causato un incendio che in mezz’ora si è divorato un ettaro di terreno, ma senza provocare vittime o danni.

Continua a leggere: Esplosione sul metanodotto ucraino: l’Europa è nuda

....
condividi 2 Commenti