Secondo uno studio dell’Università dell’Arizona, delle nuove isole si starebbero formando nell’Adriatico, che andrebbero ad aggiungersi alle 1185 già esistenti in Croazia. Il Prof. Richard Bennett insieme ad un’equipe di geologi croati ha creato una rete di rilevatori GPS tra l’Italia e la Croazia per studiare il movimento delle placche tettoniche dell’Adriatico.
Dai risultati emerge che Italia e Croazia si avvicinano ad una velocità di 4 millimetri l’anno. Non è molto e dovremo aspettare circa 60 milioni di anni prima che i due paesi si uniscano e che l’Adriatico divenga un mare chiuso. Il fenomeno è dovuto al fatto che l’Adriatico è, geologicamente, una penisola di placca africana circondata da tre lati da quella eurasiatica. Secondo Bennett, quest’ultima sta chiudendo la microplacca adriatica spingendo verso l’alto le isole della Dalmazia che si trovano proprio sul punto di contatto.
I ricercatori vogliono anche capire se la faglia adriatica stia scivolando dolcemente oppure vi sia un meccanismo di collisione, per dedurre la possibilità (e magnitudine) di eventuali terremoti nella regione in futuro.
Via | Newscientist
Foto | Bea Kotecka
» Eocene to present subduction of southern Adria mantle lithosphere
beneath the Dinarides
La Regione Toscana ha bocciato il progetto di estrarre bollicine (CO2) dal giacimento di Acquabolla, in provincia di Firenze.
La valutazione di impatto ambientale, paesaggistico e idrogeologico era favorevole all’estrazione della CO2, ma secondo l’assessore regionale all’ambiente Marino Artusa il processo per l’estrazione dell’anidride carbonica può aumentare il rischio di dissesto idrogeologico, avrebbe un importante impatto paesaggistico e non collimerebbe con gli obbiettivi della lotta ai cambiamenti climatici. Per queste ragioni il consiglio regionale ha votato all’unanimità per lasciare la CO2 di Acquabolla sottoterra.
Il Corpo forestale dello Stato ricorrerà all’ausilio della tecnologia e dell’esperienza dell’Istituto di Vulcanologia per contrastare lo smaltimento illegale di rifiuti tossici e nocivi nel sottosuolo.
L’INGV (Istituto Nazionale di Vulcanologia e Geofisica) ha gli strumenti (e gli uomini capaci di usarli) per individuare le discariche nel sottosuolo. La Forestale, una volta individuato il sito, può prelevare e analizzare i campioni di suolo per determinare il tipo e la dispersione degli inquinanti.
I movimenti tettonici che hanno cambiato la forma e la posizione dei continenti sulla faccia della Terra sono iniziati circa 4 miliardi di anni fa. Lo hanno dimostrato i ricercatori guidati da Harald Furnes, dell’università di Bergen in Norvegia, in un articolo pubblicato su Science.
Studiando i più antichi affioramenti esistenti di fondali marini, in Groenlandia, si è riusciti a trovare un antichissimo lembo di crosta oceanica. La corsta oceanica ha vita, geologicamente parlando, breve.