
Temperature in picchiata e neve sulle strade, tempo da lupi, lo abbiamo scritto. Ma per consentire la viabilità sicura al trasporto su gomma si spargono tonnellate di sale sulle strade (qui i segreti del sale antighiaccio). Ma sale e biodiversità non vanno d’accordo e allora quali saranno le conseguenze di questo sistema che serve solo a consentire a auto e camion di viaggiare nonostante neve e ghiaccio?
Diciamo subito che sulle strade non viene sparso solo cloruro di sodio, ma secondo contesto e necessità anche glicole etilenico, metanolo, alcol etilico o cloruro di calcio (CaCl2), solfati e nitrati. E i metalli pesanti contenuti nei pneumatici vengono rilasciati per reazione chimica in contatto con il sale e diffusi in natura attraverso irrigazione e gocciolamento. Insomma una mistura altamente inquinante che non appena arriva il bel tempo si scioglie nell’ambiente circostante causando l’avvelenamento di flora e fauna. Nella migliore delle ipotesi il sale frammisto a terriccio e neve viene accantonato ai bordi delle strade nell’attesa di essere raccolto e smaltito adeguatamente. Ma nel frattempo continua a sciogliersi.
Spiega Michel Dubromel responsabile trasporti di France Nature Environnement:
La sicurezza stradale è fondamentale ma non può essere un pretesto per una dispersione incontrollata di sostanze chimiche e tossiche nell’ambiente.
Continua a leggere: Emergenza neve: il sale sulle strade inquina l'ambiente

Gli orsi polari non se la passano bene a causa del sempre maggiore fenomeno dello scioglimento dei ghiacci e più volte lo abbiamo raccontato. Oggi in atto c’è un progetto molto divertente e funzionale il Polar Bear Cam ossia web cam che osservano in loco gli orsi polari, quando naturalmente sono nei paraggi delle telecamere.
L’associazione che ha provveduto a installare le cam è la Polar Bears International che conta così non solo di monitorare da lontano ma nel loro habitat gli orsi polari, ma anche di coinvolgere e appassionare gli internettiani del Pianeta alla tutela dell’orso.
Barbara Nielsen responsabile della comuncazione per PBI dichiarato alla Envi:
Le persone che seguono le immagini registrate dalla web-cam sono colpite dalla bellezza degli orsi e del loro habitat. Molti hanno anche notato, oltretutto, che la maggior parte degli orsi sono sottopeso. Infatti, fino a pochi giorni fa, la neve sulla tundra era molto scarsa e nessuna copertura di ghiaccio era ancora apparsa nell’intera Hudson Bay impedendo di fatto agli orsi di spostarsi in luoghi dove potersi nutrire. Fino a solo trenta anni fa, il congelamento della baia avveniva tipicamente nella prima o seconda settimana di novembre. L’utilizzo della web-cam permette quindi di constatare con i propri occhi l’effetto del riscaldamento globale sull’Artico. Uno dei visitatori del nostro sito ci ha scritto di aver trovato “spezza cuore” le immagini degli orsi particolarmente dimagriti in attesa che si formi la calotta di ghiaccio necessaria alla loro migrazione verso zone più ricche di cibo. Il suo commento continua poi sottolineando come, proprio per le immagini così significative che trasmette, la web-cam sia uno strumento altamente persuasivo in tema di riscaldamento globale.
Via | Envi
Foto | Polarwebcam

Neanche sull’Himalaya, a oltre 8mila metri di quota sembra esserci pace: EcoHimal, associazione ambientalista propone al Nepal di installare gabinetti chimici sul tetto del Mondo per preservarlo dall’inquinamento lasciato dagli alpinisti. Non è una novità che le spedizioni lasciano dietro di loro tonnellate di rifiuti di ogni genere e dunque va affrontato il problema. Ha calcolato Eco Everest Expedition, collettivo di associazioni, dopo aver raccolto oltre 13 tonnellate di rifiuti, che restano ancora da raccoglierne 10 tonnellate imprigionate sui fianchi dell’Everest.
Ha detto Phinjo Sherpa responsabile dell’associazione Eco Himal:
I rifiuti umani sono un problema evidentemente. Secondo noi sarebbero utili delle toilette pubbliche.
Molte spedizioni usano toilette portatili, ma la maggior parte dei turisti-alpinisti usano la neve come gabinetto. Secondo Phinjo Sherpa, i servizi igienici proposti saranno discussi con il governo nepalese come parte di un più ampio piano di gestione dei rifiuti nella regione. Ma alcuni alpinisti trovano l’idea un po ‘campata in aria. Spiega Wangchhu Sherpa, presidente di Everest Summiteers Association:
Il ghiaccio si muove molto durante l’anno. Se mettiamo una toilette in mezzo al ghiaccio questa rischia di scivolare via.
Certamente però le spedizioni alpinistiche dovrebbero prestare maggiore rispetto verso l’ambiente e la montagna.

Quella che vedete in alto è l’immagine catturata dalla NASA e oggetto di studio e pubblicazione di Brunt Kelly studioso della criosfera al Goddard Space Flight Center. Dopo lo tsunami dello scorso 11 marzo che ha seguito il devastante sisma in Giappone, si sono staccati diversi iceberg dalle coste dell’Antartide.
Kelly non si è limitato a registrare l’evento ma ha seguito l’evolversi degli effetti dell’onda sulla piattaforma di Sulzberger che da circa 46 anni era rimasta intatta. Per realizzare lo studio è ricorso alle immagini catturate da diversi satelliti della NASA e i risultati sono stati pubblicati sul Journal of Glaciology in cui si rimarca il legame tra tsunami e nascita di iceberg.
Il video della NASA dopo il salto.
Continua a leggere: Tsunami a Fukushima: gli effetti fino in Antartide
In Svizzera stanno pensando a sistemi di approvvigionamento energetico per compensare l’energia nucleare che sarà dismessa entro il 2034. I glaciologi stanno studiando come sfruttare l’acqua dei laghi che si formeranno a causa della fusione dei ghiacci. Le ricerche sono svolte dall’Institut de géographie de l’Université de Zurich, secondo quanto riporta il “SonntagsZeitung” e sostenute dal Programme national de recherche (PNR) 61, che studia gli effetti positivi della fusione dei ghiacciai e l’uso dei nuovi laghi per la produzione di energia o per turismo. Infatti, i ricercatori si attendono che una nuova serie di laghi, piccoli e grandi appaiano nelle Alpi nel corso di questo secolo.
Spiega Wilfried Haeberli detto, glaciologo e direttore dello studio:
Stimiamo che entro il 2050 quasi la metà dei ghiacciai esistenti nel 2000 si saranno sciolti. Alla fine del secolo saranno scomparsi quasi tutti e si saranno creati molti laghi.
Questi laghi tuttavia presentano dei pericoli da prenedere seriamente in considerazione, ossia la stabilità del terreno su cui si trovano. La vera sfida sarà giungere a un equilibrio tra le possibilità e i pericoli. Nell’analisi la capacità di contenimento dei laghi, il loro potenziale di produzione energetica, ma anche misure di protezione contro le esondazioni.
Doris Leuthard ministro svizzero per l’energia spiega che l’atomo non sarà preso in considerazione almeno fin quando non si avrà a che fare con la fusione nucleare:
Se si verificherà in 30 anni e se i vantaggi dell’atomo ritorneranno a essere prevalenti sarà possibile rivedere la legge. La decisione del Consiglio federale è stata presa sulla base delle conoscenze attuali che vanno contro nuovi investimenti nell’energia atomica.

Nonostante ormai la trappola della civilizzazione abbia fatto suo gran parte del suolo terrestre restano dei luoghi ancora poco contaminati dall’uomo.

Secondo il rapporto State of the Arctic coast 2010 mancherebbero all’appello, in Artico, ogni anno anche 30 metri di ghiacci. Lo studio è stato prodotto da 30 scienziati di 10 paesi coordinati sotto l’ Associazione Helmholtz e l’ International Arctic Science Committee (IASC).
Il ritiro dei ghiacci, negli ultimi 10 anni è stato misurato in 1-2 metri all’anno, ma in alcune aree si è arrivati anche a 10-30 metri in meno. A essere maggiormente colpite le aree del Mare di Beaufort, Mare della Siberia Orientale e Mare di Laptev.
L’Artico è abitato da molte specie animali che stanno subendo il cambiamento del loro habitat. Lo scenario dell’evoluzione di queste modifiche ambientali è tutto da definire. Per ora sono stati analizzati 100mila chilometri di coste artiche dal 2000 in poi.
Via | Gaia News

Lo spazio aereo sui cieli d’Europa è stato aperto, ma ciò non vuol dire che le ceneri del vulcano di Eyjafjallajokull, con la loro piccola percentuale di particolato, siano scomparse. Secondo alcuni, potrebbero addirittura fare bene, se non alle compagnie aeree, almeno all’atmosfera e ai giardini d’Europa.
Per Colin Dale, orticultore del Notcutt Garden in Inghilterra, le ceneri del vulcano potrebbero essere dei buoni fertilizzanti naturali. In più, secondo quanto l’esperto ha riferito al Telegraph, la cenere del vulcano servirebbe a proteggere la terra dagli sbalzi di temperatura e manterrebbe più a lungo l’acqua, favorendo la crescita di batteri e semi, entrambi buoni per la crescita di piante e fiori.
Sebbene la quantità di ceneri che riesce a depositarsi al suolo sia talmente bassa da essere irrilevante per la rigenerazione dei terreni, la tesi di Colin Dale è confermata da Jon Davidson, professore all’Università di Durham, che afferma come già altri stati, come l’Indonesia, abbiano beneficiato in passato della fertilizzazione naturale dovuta a ceneri vulcaniche.
Tuttavia, se tra qualche mese vi dovesse capitare di vedere dei vasetti con le ceneri di Eyjafjallajokull spacciate per fertilizzante, controllate bene che non ci sia la British Airways come sponsor.
Foto | Flickr

A 15 anni c’è chi pensa a portare a termine la propria missione alla Play e chi la propria missione la deve compiere tra i ghiacci del Polo Nord, come Parker Liautaud, il ragazzino che vuole essere il più giovane ad aver raggiunto l’ultimo angolo del Polo Nord, per spronare gli adulti ad agire per la tutela dell’ambiente.
Presto Parker dovrebbe raggiungere sciando il Grado Zero del Polo, confermandosi come il primo ragazzino ad essersi spinto tanto lontano accompagnato solo da una guida: nel 2007 un dodicenne ed un quattordicenne riuscirono nell’impresa accompagnati dai genitori. Parker arriverà presto a destinazione, a seconda dello spostamento dei ghiacci e della strada in più che dovrà ripercorrere. Durante le due settimane di viaggio Parker e la sua guida, Doug Stoup, si sono dovuti tuffare nelle acque gelide per passare da una zolla all’altra, sfidando il rischio di collisione e dovendo cambiare spesso rotta a causa del movimento delle placche di ghiaccio.
Il giovane Parker ha deciso di intraprendere il viaggio al Polo Nord per informare i suoi coetanei sull’importanza dei cambiamenti climatici e per richiamare l’attenzione degli adulti. Di tanto in tanto Parker carica alcuni video della sua spedizione qui su TheLastDegreeFacebookPage e su Youtube, ed invita i suoi coetanei a fare altrettanto per attirare l’attenzione degli adulti sulle questioni ambientali. Chi volesse seguire la missione di Parker, ora sa come fare, per gridare con lui missione compiuta al Grado Zero.
Foto | Flickr
Dopo 200 anni il vulcano del ghiacciaio Eyja-fjalla-joekull, in Islanda, si è svegliato, eruttando tra i ghiacci e regalando uno spettacolo naturale incredibile: lava e ghiaccio, lapilli rosso fuoco su uno sfondo bianco e candido.
Per precauzione circa 600 persone hanno dovuto lasciare le proprie case, per farvi poi ritorno in tarda serata. Rimane lo stato di allerta ma la situazione è sotto controllo: non c’è il rischio di inondazione e l’eruzione di Eyja-fjalla-joekul è stata soprattutto uno spettacolo naturale ineguagliabile.