Dopo 200 anni il vulcano del ghiacciaio Eyja-fjalla-joekull, in Islanda, si è svegliato, eruttando tra i ghiacci e regalando uno spettacolo naturale incredibile: lava e ghiaccio, lapilli rosso fuoco su uno sfondo bianco e candido.
Per precauzione circa 600 persone hanno dovuto lasciare le proprie case, per farvi poi ritorno in tarda serata. Rimane lo stato di allerta ma la situazione è sotto controllo: non c’è il rischio di inondazione e l’eruzione di Eyja-fjalla-joekul è stata soprattutto uno spettacolo naturale ineguagliabile.
Sotto le acque ghiacciate dell’Antartide, in un luogo tanto inospitale quanto meraviglioso, c’è vita, così come testimoniano le ricerche condotte dalla Bas e le fotografie di esseri viventi meravigliosi.
I ricercatori della Bas, inviati a studiare le diverse forme di vita nelle acque del mar di Bellingshausen in Antartide, hanno scoperto sotto le acque ghiacciate degli esemplari rarissimi di flora e fauna marine. Là dove le temperature degli oceani salgono più rapidamente, il fotografo Peter Bucktrout ha fotografato gli esemplari incontrati ad uno ad uno.
I ricercatori hanno scoperto, fotografato e catalogato fiori dei fondali, stelle marine, pesci, alghe ed altri esseri viventi dalle caratteristiche particolari, prima tra tutte quella di poter vivere ed adattarsi ai freddi fondali dell’Antartide. Molte delle specie fotografate sono molto sensibili ai cambiamenti di temperatura, e con l’innalzamento della stessa, l’ecosistema e la biodiversità delle acque antartiche sono a rischio.
via | bas
Lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale fa paura, così tanta paura che l’amministrazione Bush ha tenuto nascoste le foto che provavano i cambiamenti dei ghiacciai nel tempo, finchè qualcuno all’Osservatorio geologico le ha fatte spuntare, ed ora sono on-line, disponibili per la consultazione sul sito dell’agenzia governativa USGS.
Nelle foto, a risoluzione altissima, si vedono chiaramente gli effetti dei cambiamenti climatici, o meglio, non si vede nulla perchè i ghiacciai si sono sciolti. Scomparso il ghiacciaio di Barrow inghiottito dall’Artico, situato vicino al villaggio più a nord al mondo, sempre meno esteso quello di Bering.
Le foto sono spuntate a poche ore dall’allarme lanciato sul clima dall’Accademia nazionale delle scienze, in una mossa forse concordata con l’amministrazione Obama che, avendo fatto della lotta ai cambiamenti climatici il suo punto di forza, apprezzerà la scoperta.
Le notizie sui rapidi cambiamenti ambientali che il nostro pianeta sta attraversando vengono accolte in alcuni casi con un certo scetticismo, tuttavia questa notizia che arriva dal Perù sembrerebbe essere di quelle da tenere in particolare considerazione. La Cordigliera Bianca, ovvero più importante ghiacciaio delle Ande peruviane situato a 400 chilometri al nord della capitale Lima, sarebbe infatti arretrato del 27% dal 1970 ad oggi.
Lo afferma uno studio dell’Autorità Nazionale dell’Acqua (Ana), che sottolinea con preoccupazione il rapido e inesorabile processo di scioglimento della Cordigliera, che nel 1970 aveva una superficie di ghiaccio pari a 723 chilometri quadrati. Le percentuali sono sconvolgenti, tanto che fra il 1970 e il 1997 la massa di ghiaccio si sarebbe ridotta del 21% , mentre per quel che riguarda gli anni che vanno dal 1997 al 2003 gli stessi si sarebbero assottigliati di un ulteriore 11%.
Il responsabile dello studio, Marco Zapata, ha spiegato che il fenomeno è ancora più preoccupante se si tiene in conto del fatto che i ghiacciai del Perù sono situati in una zona tropicale, ovvero una fascia del pianeta ritenuta fra tutte molto sensibile ai cambiamenti climatici. Conclude Zapata spiegando che la preoccupazione cresce ulteriormente se si considera che i ghiacciai peruviani hanno perso sino al 1976 circa otto metri all’anno, mentre oggi starebbero retrocedendo di oltre 20 metri.
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Non tutti i ghiacciai reagiscono allo stesso modo ai cambiamenti climatici, e per fortuna ce n’è qualcuno che continua a crescere. E’ il caso del ghiacciaio di Perito Moreno in Argentina, che da cento anni mantiene un equilibrio perfetto.
Di anno in anno, il ghiacciaio si espande un po’, fino a toccare un lembo di terra sul lago Argentin, tagliando a metà uno dei laghi più grandi dell’Argentina. L’acqua del lago emerge di 60 metri sul livello normale del lago, fino a rompere il muro-ponte di ghiaccio, lasciando a bocca aperta centinaia di turisti giunti in Patagonia per osservare il fenomeno.
“E’ come se un edificio immenso crollasse all’improvviso”, così Javier D’Angelo, ranger del parco Los Glaciares, descrive il fenomeno, da lui osservato nel 1998 e nel 2008. Il fenomeno della rottura del muro di ghiaccio, per quanto spettacolare, è comunque un segno che il ghiacciaio di Perito Moreno è un ghiacciaio dinamico, che si muove e si rompe inaspettatamente, sebbene non reagisca ai cambiamenti climatici come tutti gli altri.
L’analisi dei coralli fossili di Tahiti dimostra che le lastre di ghiaccio si sciolgono molto più velocemnente di quanto ipotizzato e fornisce una valutazione delle variazioni dell’innalzamento dei mari avvenute alla fine dell’ultima glaciazione. Perchè un’isola tropicale? Tahiti è un’isola vulcanica che si trova nell’Oceano Pacifico, distante da regioni che hanno subito glaciazioni in epoche passate e l’analisi della barriera corallina fornisce un archivio delle variazioni del livello del mare degli ultimi 20.000 anni, perchè i coralli sono sensibili ai cambiamenti climatici.
Lo studio, guidato dall’Università di Oxford, pubblicato su Science di Aprile, mostra come lo scioglimento dei ghiacci sia avvenuto a ritmi più veloci di quanto fino ad oggi supposto. Anche lo stupore di Alex Thomas, del Dipartimento di Scienze della Terra di Oxford, conferma la scoperta: “La velocità con cui lo scioglimento è avvenuto è stupefacente e altrettanto incredibile è la quantità di ghiacci implicata. Stiamo parlando di lastre di ghiaccio che più di 137.000 anni fa ricoprivano la superficie di Canada e USA, spessi più di 5km, che sono semplicemente scomparsi”.
I coralli fossili sensibili ai cambiamenti climatici sono stati analizzati e datati con una tecnica all’uranio: i dati relativi alle tempistiche mostrano che lo scioglimento di ghiacci è avvenuto in maniera più veloce di quanto fino ad oggi pensato relativamente all’ultima glaciazione e ciò significa che la Terra non è pronta, né preparata alla velocità di fluttuazione e scioglimento delle lastre di ghiaccio.
via | ScienceDaily
Foto | Flickr

A Nord dell’Antartide si è staccato uno dei più grandi iceberg, l’iceberg di Wilkins, lì da 10mila anni, legato da un ponte di ghiaccio che, assotigliatosi sempre di più, ha ceduto, liberando la calotta in mare.
Wilkins ha iniziato a restiringersi negli anni 90 a causa del riscaldamento globale, ma ultimamente la velocità dello scioglimento dei ghiacci era aumentata, tanto che il ponticello di ghiaccio, ridotto a 500 metri di larghezza, si è sciolto in soli tre giorni, secondo quanto testimoniato dal glaciologo inglese David Vaughan, che aveva percorso il ponte lo scorso gennaio.
Gli studiosi dell’Università di Munster, che monitorano le immagini inviate da Envisat, l’agenzia spaziale Europea, si dicono preoccupati per la velocità con cui il Polo Sud si riscalda, rilasciando in mare frammenti dio ghiaccio e iceberg. Soprattutto, si dicono preoccupati per il fatto che l’Antartide si riscaldi a velocità maggiore rispetto alle altre zone del mondo, per cause non ancora del tutto chiare. Ora che l’iceberg di Wilkins è libero in mare, aumenterà il flusso del ghiaccio che si scioglie alle sue spalle e si riversa nell’oceano a velocità sempre maggiore.
Volendo, potete osservare qui su Envisat, dalla webcam satellitare, i movimenti dell’iceberg di Wilkins.
Foto | Flickr
Questa è la storia di un uomo che corre per un sogno, per un idea, per convincere il resto del mondo a combattere il cambiamento climatico. Francesco Galanzino è maratoneta e per Greenpeace ha unito l’amore per lo sport agli ideali ambientalisti.
Dice Francesco della sua scelta:
L’avventura con Greenpeace Italia è cominciata nel 2007 prima di partire per la gara “4 deserti”. Il Milione di passi. Mille chilometri nei più aridi, più caldi, più freddi, più ventosi luoghi del Pianeta: il Gobi in Cina, l’Atacama in Cile, il Sahara in Egitto e l’Antartide. Attraversando questi ecosistemi a rischio ho portato con me il messaggio di Greenpeace per combattere i cambiamenti climatici.
Ora sono in partenza per la “Rock and Ice Ultra”, una corsa sui laghi ghiacciati nei Territori del Nord Ovest Canadese. Sarà dura. Ci sono 36 gradi sotto zero, ma c’è anche l’aurora boreale. Una gara difficile nel nome di una sfida possibile: una Energy [R]evolution basata su fonti rinnovabili ed efficienza energetica. Buona strada a tutti!
Via | Greenpeace
Probabilmente non è la ricetta definitiva per bloccare lo scioglimento dei ghiacciai provocato dai cambiamenti climatici, fatto sta che quest’esperimento, data la sua originalità, appare particolarmente interessante. Un gruppo di ricercatori dell’Università di Milano (in collaborazione con l’azienda Levissima) ha infatti portato avanti uno studio in un ghiacciao sul quale è stato steso un particolare telo protettivo capace di preservare questo tipo di superfici dallo scioglimento.
La caratteristica del telo è quella di creare una vera e propria barriera fra i raggi solari e la neve del ghiaccio sottostante, limitandone lo scioglimento sopratutto durante il periodo estivo. La prova, coordinata dal Comitato Glaciologico Italiano, è stata condotta sul ghiacciaio Dosdè Orientale (Alta Valtellina, Lombardia), nel settore montuoso Piazzi-Dosdè.
La speciale “coperta” è stata capace nell’esperimento di apportare una protezione attiva su un’area di 150 metri quadri per il periodo di sei mesi. Alla fine dell’esperimento, che è stato portato a termine lo scorso ottobre, il ghiaccio sopravvissuto alla stagione estiva raggiungeva quasi due metri di altezza.
Secondo un recente studio effettuato sul suolo artico del Nord America, da un gruppo di ricercatori americani guidati da Chien-Lu Ping della University of Alaska Fairbanks, la quantità di anidride carbonica conservata/stipata in questi enormi “contenitori ghiacciati” è considerevolmente alta. Il suolo artico contiene infatti oltre il 60% di anidride carbonica in più del previsto, quantità equivalente ad un sesto di quella presente nell’atmosfera.
Questa percentuale riguarda solo lo studio effettuato nel Nord America, dobbiamo però tener conto che la quantità di suolo ghiacciato presente nel Nord Europa e Russia è circa la stessa di quella americana e probabilmente contiene una quantità di anidride carbonica altrettanto simile.
Il rischio dello scioglimento dei ghiacci è un problema reale: si prevede un innalzamento delle temperature di circa 6 gradi Celsius (10,8 gradi Fahrenheit) nella regione artica entro la fine del secolo, zona ovviamente più sensibile agli effetti del riscaldamento globale rispetto al resto del pianeta. Il rilascio anche di una parte di questa anidride carbonica nell’atmosfera a causa dello scioglimento dei ghiacciai avrebbe un impatto davvero significativo sul clima terrestre.
Via | Terradaily.com
Foto | Flickr