
Dopo tre anni di studio su carote di ghiaccio prelevate dalle vette del Medaccio sullo Stelvio l’incredibile e casuale scoperta: esiste un microrganismo capace in condizioni estreme di nutrirsi di idrocarburi policiclici aromatici e policlorobifenili, ossia sostanze derivate dalla combustione e presenti nello smog. Già sconcertante scoprire che l’inquinamento è arrivato sui ghiacci a oltre 3mila metri di altezza, ma altrettanto sconcertante è stato scoprire che ci sono microrganismi estremofili che ci vivono benissimo.
La ricerca è stata condotta dai microbiologi della facoltà di Agraria dell’Università Cattolica di Piacenza coordinati da Fabrizio Cappa e Pier Sandro Cocconcelli che dichiara:
I risultati che si stanno ottenendo sono sorprendenti. L`acqua che si ottiene dalla fusione delle carote di ghiaccio, prelevate a 3.150 metri di quota, contiene una ricca comunità batterica caratterizzata da una elevata biodiversità.
E aggiunge Cappa:
In questi campioni di ghiaccio è stato isolato un microrganismo che è in grado, anche a basse temperature, di nutrirsi e degradare questi composti organici inquinanti. Ora bisognerà capire, con le adeguate prove di laboratorio, quali siano le potenzialità di questo microrganismo nel risanamento (bioremediation) di ambienti inquinati.
Via | Parks, Cattolica News
Foto | Cattolica News

Papa Benedetto XVI è seriamente preoccupato per il riscaldamento globale, cambiamenti climatici e per le conseguenze che potrebbero ricadere sullo scioglimento dei ghiacciai. Ha, perciò chiesto, attraverso la Pontificia accademia delle scienze, uno studio ai più brillanti scienziati per conoscerne lo stato di degrado. Il documento dal titolo Destino dei Ghiacciai di Montagna nell’Antropocene lo si può scaricare dal sito Vaticano.
Il gruppo degli studiosi tra cui il Nobel Carlo Rubbia e Nobel Carlo e Sandro Fuzzi, esperto sui processi del clima dell’Istituto di scienze dell’atmosfera e del clima del Consiglio nazionale delle ricerche (Isac-Cnr) è stato presieduto dal Nobel Paul Crutzen e da Veerabhadran Ramanathan della Scripps Institution dell’Università della California e da Lennart Bengtsson, ex direttore del Centro europeo per le previsioni meteorologiche. Bene, le conclusioni rimarcano la necessità di non inquinare il Pianeta:
Noi invitiamo tutti i popoli e le nazioni a una nuova consapevolezza degli impatti, seri e potenzialmente irreversibili, del riscaldamento globale causato dall’emissione di gas serra e di altri inquinanti da parte dell’uomo e dai cambiamenti nell’uso del territorio. Invitiamo tutte le nazioni a sviluppare e ad implementare, senza ritardi, politiche efficienti ed eque per ridurre le cause e gli impatti del cambiamento climatico sulle comunità e sugli ecosistemi consapevoli che viviamo tutti in una stessa casa. Agendo subito, nello spirito di una responsabilità comune ma diversificata, accettiamo il nostro dovere verso il prossimo e verso la custodia di un pianeta benedetto dal dono della vita. Siamo tenuti ad assicurare che tutti gli abitanti del pianeta abbiano accesso al loro pane quotidiano, ad aria pulita da respirare ed acqua pulita da bere, essendo noi consapevoli che, se vogliamo giustizia e pace, dobbiamo proteggere l’habitat che ci sostiene.
Via | Comunicato stampa
Foto | Flickr
Dopo 200 anni il vulcano del ghiacciaio Eyja-fjalla-joekull, in Islanda, si è svegliato, eruttando tra i ghiacci e regalando uno spettacolo naturale incredibile: lava e ghiaccio, lapilli rosso fuoco su uno sfondo bianco e candido.
Per precauzione circa 600 persone hanno dovuto lasciare le proprie case, per farvi poi ritorno in tarda serata. Rimane lo stato di allerta ma la situazione è sotto controllo: non c’è il rischio di inondazione e l’eruzione di Eyja-fjalla-joekul è stata soprattutto uno spettacolo naturale ineguagliabile.

Un iceberg gigante, staccatosi dai ghiacci dell’Antartide, si muove adesso verso la parte occidentale dell’Australia. L’iceberg, noto come B17B, è lungo 19km e largo 8.
Secondo lo studioso Neal Young, dell’Australian Antarctic Division, l’iceberg è uno dei più grandi al mondo ad essere arrivato intatto così vicino a una costa: il ghiacciaio si trova ora a circa 1700km a Sud-Ovest della costa occidentale dell’Australia e si muove verso nord così come si muove la corrente prevalente nell’Oceano.
A causa delle temperatura dell’acqua il grande pezzo di ghiaccio inizierà pian piano a rompersi in pezzi più piccoli, così come è accaduto agli altri iceberg staccatisi dalla Barriera di Ross da una decina di anni a questa parte.
Via | news.com.au
Lo scioglimento dei ghiacciai dovuto al riscaldamento globale fa paura, così tanta paura che l’amministrazione Bush ha tenuto nascoste le foto che provavano i cambiamenti dei ghiacciai nel tempo, finchè qualcuno all’Osservatorio geologico le ha fatte spuntare, ed ora sono on-line, disponibili per la consultazione sul sito dell’agenzia governativa USGS.
Nelle foto, a risoluzione altissima, si vedono chiaramente gli effetti dei cambiamenti climatici, o meglio, non si vede nulla perchè i ghiacciai si sono sciolti. Scomparso il ghiacciaio di Barrow inghiottito dall’Artico, situato vicino al villaggio più a nord al mondo, sempre meno esteso quello di Bering.
Le foto sono spuntate a poche ore dall’allarme lanciato sul clima dall’Accademia nazionale delle scienze, in una mossa forse concordata con l’amministrazione Obama che, avendo fatto della lotta ai cambiamenti climatici il suo punto di forza, apprezzerà la scoperta.

Non tutti i ghiacciai reagiscono allo stesso modo ai cambiamenti climatici, e per fortuna ce n’è qualcuno che continua a crescere. E’ il caso del ghiacciaio di Perito Moreno in Argentina, che da cento anni mantiene un equilibrio perfetto.
Di anno in anno, il ghiacciaio si espande un po’, fino a toccare un lembo di terra sul lago Argentin, tagliando a metà uno dei laghi più grandi dell’Argentina. L’acqua del lago emerge di 60 metri sul livello normale del lago, fino a rompere il muro-ponte di ghiaccio, lasciando a bocca aperta centinaia di turisti giunti in Patagonia per osservare il fenomeno.
“E’ come se un edificio immenso crollasse all’improvviso”, così Javier D’Angelo, ranger del parco Los Glaciares, descrive il fenomeno, da lui osservato nel 1998 e nel 2008. Il fenomeno della rottura del muro di ghiaccio, per quanto spettacolare, è comunque un segno che il ghiacciaio di Perito Moreno è un ghiacciaio dinamico, che si muove e si rompe inaspettatamente, sebbene non reagisca ai cambiamenti climatici come tutti gli altri.
A seguito dell’interessante discussione sorta con il post di Roberto Bosio “La bufala del riscaldamento globale?” cerchiamo di approfondire la tematica, portando nuovo ossigeno al post con questo studio condotto da scienziati europei e pubblicata su Climate Dynamics in cui, secondo le previsioni dell’equipe coordinata da Aslak Grinsted geofisico presso l’Università di Copenaghen, nel prossimo secolo ci sarà un innalzamento di circa 80cm del livello del mare.
Questo il quadro prospettato se si considera un incremento medio della temperatura di 2°C, ipotesi considerata ottimistica, mentre con valori doppi, intorno ai 4,5°C il mare salirebbe di 135cm. Valori certamente non rassicuranti, come non rassicuranti sono le affermazioni del dr. Grinsted secondo il quale oramai abbiamo già superato il punto di non ritorno; infatti non solo non basterebbe fermare il surriscaldamento globale, ma addirittura dovremmo ridurre la temperatura di 0,6°C per bloccare l’innalzamento del mare.
Il problema che i ricercatori pongono, porta con se una certa sicurezza del fatto che tali fenomeni contraddistingueranno questo secolo e probabilmente i prossimi, il che implica una revisione dei concetti urbanistici ed architettonici finora usati onde evitare un eccessivo numero di sfollati. Bisogna agire prima che si arrivi letteralmente con l’acqua alla gola. Ora lascio, come di consueto, libero sfogo ai vostri commenti.
Via | Cordis.Europa.eu
Foto | dal sito dell’Università di Copenaghen
L’Europa si sta riscaldando più velocemente rispetto al resto del mondo, questo quanto riportato dall’Agenzia Europea per l’Ambiente (European Environment Agency) che ha diffuso i risultati dell’ultimo rapporto sui cambiamenti climatici. I numeri, com’era lecito attendersi, sono particolarmente preoccupanti. Stando a questi dati si può osservare che l’aumento della temperatura media nel continente europeo è più marcato rispetto al resto del pianeta.
Nel vecchio continente infatti dall’epoca pre-industriale ad oggi è cresciuta di 1 grado rispetto agli 0,8 di quella mondiale. Le acque dei mari europei hanno inoltre avuto un riscaldamento medio di 1,2 gradi rispetto alla tendenza mondiale di 1,0. I possibili scenari indicano che entro la fine del secolo si avrà un aumento della temperatura di circa 5,5 gradi.
Le conseguenze di questo fenomeno avrà effetti sopratutto nelle regioni del sud del vecchio continente dove sono previsti aumenti di ondate di calore, della siccità, della desertificazione e del rischio incendi. Le aree più settentrionali avranno invece inverni meno freddi, tuttavia, con buona probabilità, vi saranno precipitazioni più violente.
Continua a leggere: I cambiamenti climatici riscaldano più l'Europa che non il resto del mondo

Il ghiaccio artico si scioglie a una velocità sempre più spaventosa. Il tasso di scioglimento dei ghiacciai è aumentato fino al 10% a decade. Il trend è tale che si avrà una situazione preoccupante in cui durante il periodo estivo il ghiaccio artico si scioglierà del tutto.
Chi ci rimette in prima “persona” sono gli orsi polari. Che sappiamo già essere in grave difficoltà. L’asottigliamento e la frammentazione del ghiaccio artico sta mettendo a dura prova la loro sopravvivenza, perchè dal ghiaccio dell’Artico dipendono totalmente per vivere, muoversi, cercare cibo, eccetera. Sono già stati registrati casi di annegamento e addirittura di cannibalismo, ultimo disperato tentativo per la sopravvivenza.
Via | Treehugger
Foto | IamSAM
Secondo un recente studio effettuato sul suolo artico del Nord America, da un gruppo di ricercatori americani guidati da Chien-Lu Ping della University of Alaska Fairbanks, la quantità di anidride carbonica conservata/stipata in questi enormi “contenitori ghiacciati” è considerevolmente alta. Il suolo artico contiene infatti oltre il 60% di anidride carbonica in più del previsto, quantità equivalente ad un sesto di quella presente nell’atmosfera.
Questa percentuale riguarda solo lo studio effettuato nel Nord America, dobbiamo però tener conto che la quantità di suolo ghiacciato presente nel Nord Europa e Russia è circa la stessa di quella americana e probabilmente contiene una quantità di anidride carbonica altrettanto simile.
Il rischio dello scioglimento dei ghiacci è un problema reale: si prevede un innalzamento delle temperature di circa 6 gradi Celsius (10,8 gradi Fahrenheit) nella regione artica entro la fine del secolo, zona ovviamente più sensibile agli effetti del riscaldamento globale rispetto al resto del pianeta. Il rilascio anche di una parte di questa anidride carbonica nell’atmosfera a causa dello scioglimento dei ghiacciai avrebbe un impatto davvero significativo sul clima terrestre.
Via | Terradaily.com
Foto | Flickr