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Tutti gli articoli con tag global warming

Cancun, la Cina apre sui tagli alla CO2: miracolo o bufala?

pubblicato da Peppe Croce

Conferenza di Cancun Cina

Alla conferenza di Cancun la Cina apre ai tagli alle emissioni di CO2 e spiazza tutti. E tutti cercano di capire come, e perché, il gigante asiatico sia stato fulminato sulla via di Damasco. Con la Cina non si scherza, si sa…

Iniziamo a capire cosa promette Pechino: accordi vincolanti, ma su base volontaria e se tutti gli altri grandi emettitori , Stati Uniti in testa, si accodano. Altrimenti niente accordi e niente tagli all’anidride carbonica. Dopo un decennio buono di chiusura totale ad ogni forma di lotta ai cambiamenti climatici la Cina si scopre paladina dell’anti global warming?

Difficile da credere, ma è una speranza alla quale tutti si trovano costretti ad aggrapparsi. E la Cina ci guadagna: a guidare i negoziati, a questo punto, diventa lei con un clamoroso cambio di fronte. Tutto questo, guarda caso, proprio mentre Obama l’americano deve fare i conti con la nuova maggioranza repubblicana, che di tagli alle emissioni non ne vuole proprio sapere.

Alla fine potrebbe andare a finire anche con una fotocopia rovesciata di Copenhagen: l’accordo non si fa perché è mancata l’intesa tra i due big Stati Uniti e Cina. Ma con i primi a chiudere ai secondi, che ne escono da paladini. Misteri della diplomazia, ma resta il fatto che se accordo ci sarà (e la sola prospettiva rende di colpo, e clamorosamente, interessante il vertice messicano sul clima) la Cina si potrà candidare a nuova locomotiva dell’industria verde.

Industria verde che, c’è da scommettere, guiderà con le stesse regole con le quali guida l’industria nera, quella inquinante e ad alte emissioni trainata dalle centrali a carbone. Sul fatto che i cinesi abbiano realmente intenzione di trovare un accordo con gli Stati Uniti, e viceversa, pesano però i recenti screzi sui sussidi statali alle rinnovabili.

Via | Equo

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Conferenza Cop 16 di Cancun, si parte. Ma dove arriverà?

pubblicato da Peppe Croce

Conferenza di Cancun, si parte. Ma dove arriverà?

La nuova speranza nella lotta ai cambiamenti climatici si chiama Cop 16 di Cancun. Ma, onestamente, non è una grande speranza. I leader del mondo sono arrivati ieri nella cittadina messicana per partecipare alla conferenza, portandosi dietro crisi economiche, crisi politiche, documenti rivelati dagli hacker e quanto altro può remare contro il buon esito di questi dieci giorni di lavori sul clima.

Il pessimismo, dopo la fallimentare conclusione della conferenza di Copenaghen, è il punto di partenza: troppi problemi sono ritenuti prioritari rispetto al clima dall’attuale classe politica in mezzo mondo. Forse solo i paesi africani, alle prese con la deforestazione e la desertificazione, hanno qualche stimolo in più. Ma tra i centoventi presenti contano assai poco.

Nulla, rispetto agli Stati Uniti di Barack Obama, che pure si è presentato ambientalista in campagna elettorale e, ancora oggi, deve dimostrare di esserlo. Assai poco rispetto ad una Europa che per combattere il global warming punta troppo sulla cattura del carbonio. Per non parlare della Russia, che campa di gas naturale e petrolio, e della Cina, che brilla nelle rinnovabili tanto quanto nel carbone.

Per non parlare della guerra aperta tra Usa e Cina per i sussidi alle rinnovabili e dell’Italia che si presenta con un Direttore del Ministero per l’Ambiente, Corrado Clini, che ha già messo le mani avanti. La speranza è l’ultima a morire, ma a morir disperato potrebbe essere il pianeta intero.

Foto | Cop 16 Cancun

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Jurassic Park Vs Global Warming

pubblicato da Peppe Croce

Jurassic Park Vs Global WarmingCi sono uomini ai quali piacciono le grandi sfide. Sergei Zimov è uno di questi: sta cercando di combattere il global warming bloccando lo scioglimento del permafrost in Siberia. E lo sta facendo in un modo quasi incredibile: reintroducendo la fauna del pleistocene.

No, niente dinosauri. Ma quel che resta dei mammiferi di quell’era geologica sì: cavallo della Yakuzia, alce, bue muschiato e renna già sono presenti nel suo personalissimo bioparco. Zimov spera di introdurre anche bisonte canadese, tigre siberiana, lupo e leopardo tutti in un’area di circa 160 chilometri quadrati circondata da altri 600 chilometri quadrati di territorio vergine.

E’ un grande esperimento, decisamente visionario, che mira a riportare in equilibrio quei 160 chilometri in modo da far rinascere nella tundra l’originario manto erboso. Ciò rallenterebbe lo scioglimento del permafrost che causa, ogni anno, l’immissione di decine di milioni di tonnellate di CO2 nell’atmosfera. In bocca al lupo, Sergei.

Via | Oggi Scienza
Foto | Flickr

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Secondo il climatologo James Hansen le tempeste devasteranno il Pianeta

pubblicato da Marina

James Hansen presenta il suo libro, Tempeste, per i miei nipoti ed. ambiente Tra qualche giorno, il prossimo lunedì per l’esattezza a Cancun inizieranno i lavori del Cop16, dove 196 paesi si confronteranno su cambiamenti climatici e riscaldamento globale. Dopo il Climategate cavalcato dai climanegazionisti e poi smentito, si torna a discutere di economia, ma dal punto di vista del global warming.

Ebbene James Hansen è proprio in questi giorni a Milano (il 2 dicembre alla Rotonda della Besana) e a Roma (il 4 dicembre alla Fiera della piccola editoria) per presentare il suo libro Tempeste (per i miei nipoti) ed. Ambiente, in cui fotografa l’attuale scenario, le conseguenze e presenta anche le soluzioni.

Precisa che a Cancun:

Nei prossimi negoziati si parlerà soprattutto di meccanismi di compensazione e di finanza climatica, si parlerà di CDM, REDD+, tutti sistemi per scambiare emissioni in cambio di soldi. Tutto questo è green-washing, un inganno dipinto di verde, un tentativo per aggirare la vera questione.

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Per la festa dell'albero piantati migliaia di arbusti in tutta Italia

pubblicato da alessandra

La festa dell’albero è una cerimonia atavica per secoli celebrata, con ritmi differenti, dalle popolazioni di tutta Europa allo scopo di rendere omaggio alle forze della natura e al “ciclo dell’eterno ritorno” che garantisce la vita. Ai giorni nostri, invece, questa ricorrenza acquista un nuovo valore legato alle problematiche del dissesto idrogeologico e del global warming tanto da risultare al centro di un disegno di legge “Norme per lo sviluppo degli spazi verdi urbani” proposto dal Ministero dell’Ambiente e approvato dal Consiglio dei Ministri nella primavera scorsa consegnando agli alberi la festa loro dedicata e prevista per il 21 novembre di ogni anno. Il Dicastero dell’Ambiente, quindi, in collaborazionbe con gli enti locali e il Corpo Forestale dello Stato ha provveduto a dotare i comuni che ne hanno fatto richiesta di un numero di alberi proporzionale ai nati nell’anno in corso. Per tutto lo Stivale, ieri, è stato un fiorire - letterale e nonostante il tempo inclemente- di piantumazione di arbusti e fiori per ribadire la bellezza dell’ambiente e la sua importanza - anche dal punto di vista associativo - all’interno del tessuto urbano.

Al di là delle iniziative istituzionali,inoltre, è dasegnalare anche l’attività di “guerrilla gardening”, promossa da privati cittadini che, sotto l’egida di Legambiente -da 16 anni promotrice di iniziative similari - armati di semi, arbusti, e guanti da giardinaggio hanno piantato , nella notte, migliaia di specie arboree nelle aree urbane maggiormente sottoposte al degrado.

Più in dettaglio, a Reggio Calabria un gruppo di giovani legambientini unitamente all’Unione degli Studenti e al gruppo “I Piantagrano” hanno realizzato nuovi spazi verdi sul lungomare, nella zona delle Mura Greche. Analoghe iniziative si sono svolte anche ad Avellino, nei pressi di alcune discariche a cielo aperto, a Roma, Torino, Potenza, Modena - dove sono sorte le piantine della protesta a Marzaglia lungo il tracciato della futura autostrada Campogliano - Sassuolo…

Via | Legambiente, l’eco dalle città

Foto | Flickr

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Global warming, Mosca brucia mentre il Sud del Pianeta congela: perché non emigriamo?

pubblicato da Marina

Le foto degli incendi in Russia dal satellite

Le immagini di Mosca avvolta dalle fiamme sono ovunque. I Tg ci aggiornano sulla situazione climatica e ci dicono che a rischio c’è tutta la parte occidentale della Russia. Il caldo anomalo tocca anche l’Ucraina e le fiamme lambiscono oramai la centrale di Chernobyl mentre Putin a causa della gravità della situazione (e della interessante speculazione che potrebbe profilarsi) decide di sospendere le esportazioni di grano. Ovunque le polveri sottili sprigionate dagli incendi rendono l’aria velenosa.

La domanda che si pongono ora gli scienziati è: a cosa è dovuta questa ondata anomala di caldo, temperature che sforano quelle normali per questo periodo di 10-15 gradi e che interessano in maniera grave un area particolarmente estesa?

Rileva Il meteo giornale che sebbene sia tipico dei climi continentali una ampiezza di estremi termici, l’evento in questione è però di portata storica. Diversa la situazione nel Sud del Pianeta dove lo scorso luglio di sono verificate anomale nevicate nella pampa argentina :

Nel frattempo, nel Sud del Globo l’inverno è rigido, le aree costiere del Continente Antartico, anche grazie all’aumento globale della temperatura, hanno avuto maggiori nevicate e quindi un’estensione via via superiore dell’estensione dei ghiacci. Dalle regioni polari continuano a sprigionarsi bolle d’aria molto fredda che in questi giorni hanno interessato anche il Brasile, con insolite nevicate quasi a latitudini tropicali. Allo stesso tempo, però, rammenterete quanto fu terribilmente calda l’ultima estate in varie zone dell’emisfero, con evento di caldo di portata storica in Australia, dove regioni dal clima mite furono interessate per settimane da temperature di oltre 40 gradi.

La risposta per ora non c’è e probabilmente non sarà neanche immediata. Trovo però interessante una considerazione fatta da Il meteo giornale:

Di sicuro la Società Moderna è molto vulnerabile ai cambiamenti climatici, più dei nostri antenati, che seppur con minori risorse, quando il clima diveniva ostile migravano verso terre più ospitali.

Foto | NASA

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Il Giornale crede che il fotovoltaico non sorpasserà il nucleare a causa del climategate

pubblicato da Marina

climategate

A Il Giornale l’idea che l’energia fotovoltaica possa risultare meno costosa dell’energia nucleare proprio non piace. A scagliarsi contro la ricerca Solar e nuclear costs- The historic crossover, del prof. John Blackburn è Paolo Granzotto, che già in altre occasioni ha scritto della sua avversione per tutte le forme di energia rinnovabile.

Eppure la ricerca dimostra dati alla mano che:

Se nel 2002 per costruire una centrale nucleare ci volevano in media circa due miliardi di dollari, per fare lo stesso impianto oggi ce ne vogliono quasi dieci. E, poiché nel nucleare il grosso del costo del Kwh kWh deriva dalla costruzione dell’impianto, ne deriva che i conti dell’atomo stanno saltando con il caso limite dei due reattori di Atomic Energy of Canada a Darlington che sono stati cancellati a causa della crescita del costo per singolo reattore dagli iniziali 3,48 miliardi ai 12,96.

Granzotto sostiene che i conti non tornano poiché mancano le spese di manutenzione degli impianti fotovoltaici (e quanto mai costeranno?) e che ci sono da calcolare le sovvenzioni statali (se è per questo anche il nucleare lo pagano i cittadini….) e che lo studio si riferisce alla situazione del North Carolina. In effetti è proprio dichiarato nella premessa allo studio che i dati riguardano il North Carolina e che sono indirizzati al Governatore Bev Perdue per spiegarle il perché attualmente non convenga far costruire una centrale nucleare nello Stato.

Ma in fondo, il mondo è pieno di scettici, ma ciò che sconcerta sono le argomentazioni trattate per smontare la ricerca: i cambiamenti climatici e il climategate.

Mi spiego meglio. Risponde Granzotto al lettore che chiedeva lumi sulla ricerca:

La patacca del North Carolina Warn non deve stupire, caro Bellia: la lobby ambientalista ha infatti la mano facile quando si tratta di dare un’aggiustatina alle cifre, fossero esse riferite al dollaro o alla temperatura. In fondo, la Grande Bufala del riscaldamento globale è finita nel dimenticatoio per la scoperta del «Mann-trick», del trucchetto di Michael Mann, il più influente esperto dell’Agenzia dell’Onu incaricata, appunto, di tener sotto controllo i progressi del global warming.

Perciò, per Granzotto è tutta colpa del climategate se il fotovoltaico non funziona quanto il nucleare.

Foto | Flickr

A qualcuno piace caldo: Marmotte più sane e longeve grazie al cambiamento climatico

pubblicato da alessandra

I cambiamenti climatici rappresentano una dura prova di sopravvivenza per moltissime specie animali e vegetali che nel destreggiarsi tra temperature sempre più alte, migrazione di specie alloctone ecc. spesso rischiano di scomparire per sempre dal nostro pianeta. Eppure, come al solito, vi sono animali per cui il riscaldamento globale è salutato come un’opportunità di crescita e riproduzione…E’ il caso della simpaticissima marmotta delle Montagne Rocciose (Colorado) che, a seguito di uno studio durato 33 anni da parte di un gruppo di ricercatori dell’Imperial College di Londra e pubblicato sulla rivista Nature in questi giorni, ha mostrato di sapersi adattare benissimo alle nuove condizioni atmosferiche incrementando il proprio peso e le proprie chances di affrontare parassiti, batteri e virus vari…

Questo divertentissimo roditore, infatti, noto per i letarghi molto lunghi - in media è sveglio per non più di 4-5 mesi all’anno - quando non dorme è impegnatissimo a recuperare il tempo perso barcamenandosi frettolosamente tra ricerca del cibo, accoppiamento, gestazione e crescita della prole, spesso impreparata - per dimensioni e riserve di grasso- a superare il lungo inverno, scontando tutto ciò con un’alto tasso di mortalità.

Nell’ultimo decennio in particolare, però, la marmotta ha evidenziato un considerevole aumento del peso corporeo passando da una media di 3,094 kg a 3,433 kg proprio grazie alla possibilità di uscire in anticipo dal letargo prolungando, così, la stagione “attiva” e conseguentemente conducendo anche i piccoli ad essere molto più pasciuti rispetto al passato… Forse potrebbe sembrare una buona notiza in realtà, tuttavia, essa è solo l’ennesima dimostrazione dei danni delle attività umane sugli ecosistemi e sull’importanza di fare qualcosa per mitigarli.. Al più presto.

Via | cbsnews
Foto | Flickr

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Consumo di carne e allevamenti intensivi: la voce di chi li difende

pubblicato da Marina

Allevamenti intensivi: la voce di chi li difende

Su Ecoblog abbiamo spesso scritto di come il consumo di carne sia legato ad uno sfruttamento delle risorse piuttosto pesante per il nostro ecosistema. Abbiamo anche invitato a non mangiare carne, derivati e pesce per una volta a settimana, come contributo e in fondo piccolo sacrificio a contenere i consumi e dunque lo spreco di risorse.

Ebbene mi scrive il buon caro dottor Costa, Clayco, veterinario che punto per punto ribatte che non sono gli allevamenti intensivi una delle cause del global warming, nè dell’inquinamento, nè di ogni sfruttamento di risorsa. E’ giusto, ovviamente dare voce anche all’altra campana. Punta il dito Costa contro Carrello della spesa virtuale, l’iniziativa del WWF in cui attraverso la simulazione di una spesa tipo, è calcolata l’impronta ecologica di un nucleo familiare.

Spiega nel suo articolo, tra l’altro pubblicato su Climate Monitor che è sbagliato accusare gli allevamenti di essere fonte di emissioni di metano, gas serra, che contribuisce al riscaldamento del Pianeta, perché:

Il metano zoogenico non determina ulteriore riscaldamento perché non si accumula in atmosfera, ma è in ciclo, quello di oggi sostituisce quello di 4-12 anni fa senza alterare la concentrazione globale quindi senza provocare ulteriore riscaldamento. Mentre se lo si trasforma in CO2 equivalente si incorre nell’errore di valutare come aggiuntiva la CO2 equivalente e quindi causa di riscaldamento. Lo stesso vale per il protossido di azoto zoogenico che è sempre in ciclo anche se la sua lifetime è più alta e si accumula, però il protossido di azoto proviene dalle fonti azotate nell’ordine del 2% sull’azoto presente siano essi concimi minerali o reflui zootecnici. Gli agricoltori che utilizzano i reflui zootecnici correttamente non usano i concimi minerali quindi nulla cambia per le emissioni di protossido in atmosfera. Inoltre, sempre secondo l’IPCC. il GWP va preso in considerazione per 100 anni e non per 20 come fa il WWI e tanti altri, perchè si presume che il CO2 abbia un’azione riscaldante per 100 anni che è il tempo di accumulo medio del CO2 in atmosfera secondo l’IPCC, se invece fosse 20 anni l’accumulo medio del CO2 le proiezioni di riscaldamento a fine secolo dovrebbero essere molto più basse.

Il resto dell’intervento dopo il salto.

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Una Europa 100% rinnovabile? Per PricewaterhouseCoopers è possibile

pubblicato da Peppe Croce

E' possibile un'Europa 100% rinnovabile?

PricewaterhouseCoopers (PWC), colosso mondiale nel settore dei servizi professionali alle aziende del settore energetico, delle utilities e minerario, ha diffuso un report molto ottimistico sul futuro dell’energia in Europa. La previsione di PWC è che, nel 2050, il vecchio continente possa produrre il 100% di energia elettrica da fonte rinnovabile, senza utilizzare petrolio, gas naturale nè la fonte nucleare.

L’orizzonte temporale è decisamente vicino, mentre l’obbiettivo lontano. Eppure, con le giuste strategie, PWC è convinta che la cosa sia fattibile. Il punto cardine di tutta la strategia è l’integrazione totale del mercato elettrico europeo e la sua stretta simbiosi con quello nord africano. Lunga vita al Desertec, quindi. Per ottenere questi primi due risultati molto si dovrà lavorare per ottimizzare le reti di trasmissione dell’energia, creando quella che PWC definisce “supersmartgrid”. In pratica una smart grid intercontinentale, in grado di far viaggiare anche corrente in alta tensione.

Ne consegue la necessità di unificare i mercati europei e collegarli con un unico mercato dell’energia nord africano, creando un unico, gigantesco, sistema di dispacciamento internazionale e un sistema di prezzi in tempo reale. Per quanto riguarda gli impianti di produzione vera e propria dell’energia, PWC chiede che si spinga l’acceleratore sui piccoli impianti domestici senza dimenticare, però, i grossi impianti industriali che faranno il grosso del lavoro nella strategia di riduzione delle emissioni di CO2:

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