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Tutti gli articoli con tag golfo del messico

Il Ministro Prestigiacomo chiede la moratoria per le trivellazioni off shore della Bp in Libia

pubblicato da Marina

Stefania Prestigiacomo chiede la moratoria alle trivellazioni off shore in Libia Mentre il Ministro Stefania Prestigiacomo, lo ricordo al dicastero dell’Ambiente, chiede con forza che si proceda con la costruzione delle centrali nucleari in Italia, si dice però preoccupata dalle trivellazioni off shore di Bp in Libia.

Ohibò e perché lo sarebbe? La Libia affaccia nel Mar Mediterraneo e dunque un incidente simile a quello accorso nel Golfo del Messico potrebbe distruggere il nostro mare poiché chiuso e non aperto come l’Oceano.

Condivide il Ministro Prestigiacomo le preoccupazioni per un Mediterraneo probabilmente inquinato da un probabile incidente della Bp con il Senatore Antonio D’Alì, presidente della Commissione Ambiente e con Franco Frattini Ministro degli Esteri. Di certo, in quanto a inquinamento la Sicilia che affaccia al di qua della Libia può dirsi soddisfatta: il triangolo dei veleni Priolo, Augusta, Melisi soddisfa parecchi requisiti di invivibilità. Eppoi noi in Italia abbiamo proprio a Pozzallo la piattaforma di estrazione Vega di Edison che è sicura e non crea problemi.

Riferisce Marsala.it:

D’Alì ha anche rilevato che un eventuale incidente potrebbe tramutarsi in un “disastro irreversibile per tutti i paesi del Mediterraneo” che è un mare chiuso e già pesantemente inquinato dall’azione antropica. Il presidente D’Alì ha salutato con soddisfazione l’intervento del ministro Prestigiacomo perché “conferma la presa di coscienza del governo italiano dopo gli allarmi da me lanciati in Parlamento e ripresi anche dalla stampa internazionale. Confidiamo ora, dopo gli interventi sia del ministro Frattini, sia del ministro Prestigiacomo, che le azioni auspicate dalla commissione Ambiente del Senato possano trovare attuazione”. D’Alì si riferisce alle recenti mozioni approvate in Senato che di fatto costituiscono delle vere e proprie moratorie alle trivellazioni nelle acque italiane ma ribadisce anche che “il comune obiettivo deve esser bloccare le autorizzazioni alle trivellazioni in qualunque parte del Mediterraneo” a cominciare da quelle “pregresse italiane per le quali ci attendiamo coerentemente dal governo nei prossimi giorni una dichiarazione di immediata moratoria e una successiva revoca. Infatti perdurano alcune operazioni di ricerca nelle acque del Canale di Sicilia e segnatamente nelle vicinanze dell’isola di Pantelleria che stanno destando ’sospetti’ e allarme nelle popolazioni interessati e in tutta la Sicilia”.

Foto |Piazzagrande

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Marea nera nel Mar rosso: insabbiata causa business?

pubblicato da Marina

OggiScienza ha pubblicato un inchiesta sull’incidente avvenuto agli inizi di luglio a Hurghada una delle mete turistiche più rinomate del Mar Rosso. La notizia è stata, probabilmente insabbiata, così come ipotizza Al Jazeera nel suo servizio (in alto il video). E ancora oggi si fanno ipotesi su cosa sia accaduto realmente, da dove sia fuoriuscito il petrolio e quale sia l’entità dei danni ambientali.

Scrive ScienzaOggi:

una chiazza di greggio ha stretto con il suo abbraccio viscido 50 km di costa da El-Gouna, a nord di Hurghada, giù fino a Sahl Hasheesh. In questo caso, a differenza di quello che sta accadendo nel golfo del Messico che è sotto l’occhio vigile di tutto l’Occidente, è difficile stabilire con precisione cosa sia successo e quando.

Ed andiamo di ipotesi: probabilmente l’incidente si è verificato il 16 giugno, non si conosce a chi appartenga la piattaforma; se si tratti di una piattaforma; non si conosce l’impatto ambientale di tale incidente.

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Bp colpisce ancora: soldi agli scienziati per il silenzio sulla merea nera

pubblicato da Peppe Croce

Bp colpisce ancora: soldi agli scienziati per il silenzio sulla merea nera

Se non fosse chè Bp ci ha ormai abituati a tutto, persino alle foto taroccate, questa sarebbe una notizia bomba che dura un mese. Ma la società britannica del petrolio e dell’energia ormai è in grado di spararsene una al giorno. L’ultima: Bp sta offrendo contratti blindati ai maggiori esperti americani di ambiente marino.

Lo denuncia l’Associazione americana dei docenti universitari: molti professori sono stati contattai con l’offerta di un contratto capestro, ma ben pagato, che non permette loro diffondere le informazioni acquisite per almeno tre anni o fino al momento in cui l’amministrazione Obama non abbia dato l’ok definitivo al piano aziendale di ripulitura del massacrato Golfo del Messico.

Qualcuno ha accettato, qualcuno no. Come Bob Shipp, titolare del dipartimento di Scienze marine all’università del South Alabama:

Si sono messi in contatto con me dicendo di voler collaborare con il nostro dipartimento per sviluppare il migliore programma di ripristino possibile alla fuoriuscita di petrolio. Noi abbiamo stabilito i principi di base, che tutta la ricerca adotta, noi avremmo avuto il controllo totale dei dati, ci sarebbe stata trasparenza avremmo messo i dati a disposizione di altri scienziati per il peer review. Se ne sono andati e non li abbiamo più visti

Via | Economic Times
Foto | Flickr

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Marea nera, la campana non regge e si apre una nuova falla

pubblicato da Marina

Bob Dudley Non finiscono i guai per Bp: dopo aver posizionato una seconda campana contenitiva che sembrava molto più resistente della prima, ecco sbucare una perdita imprevista. La campana probabilmente non è così efficace come sembrava. A tre mesi dall’esplosione della piattaforma di estrazione Deepwater Horizon della Bp, e dalla fuoriuscita giornaliera di almeno 60mila barili di petrolio che si disperdono nelle acque del Golfo del Messico, non si riesce più a venire a capo di questa immane tragedia ambientale.

I funzionari del Governo degli Stati Uniti hanno perciò chiesto a Bp sia spiegazioni sia nuovi test con una lettera indirizzata a Bob Dudley (nella foto a sinistra), amministratore delegato di BP. Thad Allen del National Incident Commander che ha firmato la missiva chiede spiegazioni in merito ai test che hanno constatato diverse anomalie. Per Ora Bp non ha annunciato decisioni in merito.

Via | Trueslant, Usa Today
Foto | Bp

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Marea nera: il disastro è made in China?

pubblicato da Peppe Croce

Marea nera: il disastro è made in China?Per trovare risposte all’incredibile disastro della Deepwater Horizon, e alla conseguente marea nera, si batte la pista cinese. Secondo la stampa inglese, infatti, Bp avrebbe mandato a ispezionare in Cina il famoso blow-up preventer, cioè l’ultima valvola di sicurezza anti-disastro.

Proprio la valvola che non ha funzionato, causando la terribile fuoriuscita di petrolio nel Golfo del Messico. A quanto pare, inoltre, non si tratterebbe di un episodio isolato ma di una pratica assai diffusa nel settore petrolifero. Inutile dire che i motivi sono prettamente economici: tutto in Cina costa meno, persino i controlli ingegneristici.

Se non fosse che, poi, il detto “chi più spende meno spende” ha sempre ragione: di pochi giorni fa, infatti, la notizia che Bp sta vendendo i gioielli di famiglia per pagare i debiti causati dal disastro. Riguardo ai controlli agli impianti di sicurezza, poi, già due mesi fa l’Huffington Post mise in luce i meccanismi del tutto opachi che regolano (o meglio, “deregolano”) l’industria petrolifera americana: controllori e controllati che coincidono, con buona pace della sicurezza.

Via | Guardian
Foto | Flickr

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Bp ha tappato il buco? Di certo non quello economico: vende mezzo giacimento in Alaska per 11 miliardi di dollari

pubblicato da Peppe Croce

Bp ha tappato il buco? Di certo non quello economico: vende mezzo giacimento in Alaska per 11 miliardi di dollariBp ha annunciato che l’ultima versione del tappo-sifone posizionato sul buco dal quale, ormai da due mesi, escono decine di migliaia di barili di petrolio al giorno sta funzionando.

Installato l’altro ieri, quest’ultimo tappo a 48 ore di distanza sembra reggere la pressione e potrebbe durare a lungo risolvendo quasi del tutto il problema. Ma è quanto meno obbligatorio mettere un enorme punto interrogativo su questa soluzione, visto che Bp ci ha ormai abituato a buone notizie che scadono in giornata…

Dovrebbe durare un po’ di più, per la precisione fino al 27 luglio, la notizia che Bp (ormai con le pezze nel sedere e piena di debiti viste le cifre incalcolabili che dovrà risarcire a mezzo Golfo del Messico) stia pensando a vendere qualcosa per fare cassa. Secondo quanto riporta Bloomberg, infatti, ci sarebbe una trattativa ben avviata per cedere il 50% della propria quota del giacimento di Prudhoe Bay ad Apache.

Prudhoe Bay, per chi non lo sapesse, per Bp non è proprio quello che si definisce un gioiello di famiglia. E’ persino di più: una figlia femmina. E’ il più grosso giacimento statunitense, roba da oltre 400 mila barili al giorno estratti (da vari pozzi, di varie società). Bene, la parte posseduta da Bp potrebbe ora passare di mano (entro il 27 luglio, giorno di presentazione dei risultati economici dell’azienda nel secondo trimestre) per coprire i debiti tropicali causati dalla marea nera. Bp comincia a realizzare, almeno economicamente, che sorta di danno ha combinato…

Via | Bloomberg
Foto | Flickr

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Saipem: nuovi contratti nell'off shore per un miliardo di euro. Giallo sul Golfo del Messico...

pubblicato da Peppe Croce

Saipem: nuovi contratti nell'off shore per un miliardo di euro. Anche nel golfo del Messico...

Saipem, società del gruppo Eni specializzata nella realizzazione di pozzi petroliferi on shore e off shore e nell’erogazione di servizi alle imprese operanti nel settore petrolio e gas, ha annunciato di essersi aggiudicata una serie di importanti commesse all’estero per un valore totale di circa un miliardo di euro.

Le aree interessate dai contratti sono il Caspio, Kazako ed Azero, il Brasile, il Medio Oriente, l’Africa Occidentale, il Mare del Nord e il Messico. I lavori vengono ben descritti da un comunicato stampa ufficiale dell’azienda ma, stranamente, non vi sono dettagli sui contratti riguardanti il Messico.

Ancora più strano che l’agenzia Agi Energia, di proprietà dell’Eni, del comunicato trasmetta solo una stringatissima sintesi (seguita da tre puntini di sospensione) mentre di solito procede al classico copia e incolla dell’intero comunicato stampa. Che tipo di attività svolgerà Saipem in Messico? Si sa solo che saranno off shore, cioè nel golfo

Via | Saipem, Agi Energia
Foto | Flickr

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Come misurare l'area della marea nera nel Golfo del Messico

pubblicato da Alberto

Marea nera Golfo del Messico

Abbiamo già parlato della marea nera su Ecoblog, ma quello che può sfuggire è la grande area interessata da questo disastro ambientale. Il sito “If it was my home“, dal chiaro titolo, permette di far comprendere a chiunque la portata e l’ampiezza territoriale di un simile inquinamento: basta inserire il nome di una qualsiasi città del mondo per rendersi conto dell’importanza e della serietà di questa vicenda.

E come potete vedere voi stessi dalla foto, inserendo Milano, tocca Innsbruck e arriva persino in Svizzera e Francia…

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Marea nera, altri video: come togliere il petrolio? Con peli, capelli e fieno...

pubblicato da Peppe Croce

Ricorderete di sicuro il video pubblicato da Marina in cui si prendono in giro i vari, e vani, tentativi di Bp di mettere un argine alla drammatica marea nera che sta riempiendo di petrolio mezzo Golfo del Messico. Bene, visto che è piaciuto molto, ne pubblichiamo altri due.

Uno riguarda l’idea, a detta di chi l’ha partorita geniale, di catturare il petrolio fuoriuscito con il fieno. Con tanto di video in cucina, davanti i fornelli, armati di padelle, acqua, olio minerale e fieno, due aitanti cittadini statunitensi mostrano come sia possibile in pochi minuti assorbire l’inquinante petrolio. Buona fortuna.

L’altro video, invece, mostra la “filiera del capello”, dalle spalle alla falla, che l’associazione Matter of Trust ha messo in piedi per far fronte alle fuoriuscite di petrolio. Non si tratta di una proposta casareccia come la prima, ma di un vero e proprio progetto con tanto di donatori del capello (e del pelo animale, che è equivalente) e annessa logistica. Il risultato è un salsicciotto di pelo che assorbe gli inquinanti e può essere in seguito asportato dal pelo dell’acqua (mai termine è caduto più a fagiolo) e ripulito.

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BP e la fuoriuscita di caffè, il video

pubblicato da Marina

E’uno tra i video più visti del momento e si intitola: BP e la fuoriuscita di caffè. E’ stato pubblicato a UCBComedy come produzione originale.

E’ decisamente più che una parodia e il filmato ricostruisce in via satirica la vicenda per certi versi tragicamente comica della incontrollabile fuoriuscita di petrolio dal pozzo a 1500 metri di profondità nel Golfo del Messico che ha coinvolto la BP dopo l’esplosione della sua piattaforma di estrazione la Deepwater Horizon. La Lousiana è lo stato che sta maggiormente subendo le conseguenze del disastro ambientale e l’economia è in ginocchio.

Già i ristoratori locali hanno piantato 101 croci in memoria di tutte le cose belle che la marea nera si sta portando via. Ora il tragico sfottò.

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