Greenpeace difende il tonno rosso dall’estinzione pubblicando una classifica, la Rompiscatole, particolarmente utile, per imparare ad acquistare scatolette di tonno prodotte secondo un criterio di pesca sostenibile. La classifica è disponibile sul sito tonnointrappola, che per ogni marchio fornisce la scheda di rilevazione e qui in pdf.
Spiega Greenpeace:
Abbiamo valutato 14 dei marchi di tonno in scatola più famosi in Italia e ben 11 finiscono “in rosso” perché non sono in grado di garantire la sostenibilità del proprio prodotto. Zero in pagella per MareAperto STAR, Consorcio e Nostromo. Meglio per Coop, ASdoMar e Mare Blu!
Greenpeace ha inviato alle aziende un questionario in cui, appunto, richiedeva informazioni sui metodi di pesca adottati o tollerati e sulle qualità di tonno usate per conoscere l’effettiva sostenibilità del prodotto. Le sorprese, ovviamente non sono mancate e alcune aziende non conoscevano l’origine del tonno che poi inscatolavano.
Continua a leggere: Tonno in scatola: scopri quello sostenibile

Riferisce il Ministro Luca Zaia dal suo blog:
Ho appena commissariato il Consorzio di tutela della Mozzarella di Bufala perché durante i controlli lo stesso presidente del Consorzio è stato sorpreso annacquare il latte. Ho gia’ firmato un Decreto in cui ho nominato quattro uomini di mia fiducia, che controlleranno, con la lente di ingrandimento, anche questo grave caso di contraffazione. Da due anni a oggi la mia politica di tolleranza zero ha portato alla scoperta di molti casi di contraffazione di prodotti alimentari. A novembre i numerosi controlli nella Grande Distribuzione hanno rivelato che nel 25% dei campioni analizzati, le mozzarelle non erano vere Mozzarelle di Bufala poiché contenevano almeno il 30% di latte di vacca.
Dunque dopo le mozzarelle alla diossina dello scorso anno, che causarono sia danni economici sia danni d’immagine, arriva prepotente una nuova mazzata. A essere coinvolto direttamente proprio il Presidente del Consorzio di tutela. Riferisce una notra stampa de Le Iene Show, in onda domani su Italia1:
Nel servizio in onda nella puntata di domani, mercoledì 20 gennaio 2010, Giulio Golia fa luce su alcune analisi giunte in busta anonima nella redazione del programma in cui risulta che, tra diversi caseifici certificati che producevano mozzarella di bufala con latte vaccino, è presente anche quello di proprietà di Luigi Chianese, presidente del Consorzio Tutela Mozzarella di Bufala Campana D.O.P.
Foto | Flickr
Mi scrive Luca Zaia e mi informa, attraverso un intervista preparata dal suo ufficio stampa, che il progetto Rinascimento Verde è pronto per partire. In pratica, l’attuale Ministro per l’agricoltura, come annunciato qualche mese fa, intende dare in affitto terre demaniali a giovani che vogliono diventare agricoltori. Facile a dirsi ma complicato a farsi. E infatti, proprio su La Sicilia di oggi c’è un articolo di Giorgio Petta che mostra tutto lo scetticismo possibile.
Secondo La Sicilia, ad esempio, per i giovani siciliani ci sarebbero a disposizione 4096 ettari, secondo i dati dell’ESA, Ente sviluppo agricolo, (ottobre 2005), rientrati nella disponibilità per mancanza di eredi o abbandono, a cui si aggiungerebbero 15mila ettari non ancora sbloccati.
Scrive La Sicilia:
Quanto ai terreni demaniali, più o meno 500mila ettari, 330mila sono nella disponibilità dell’Azienda Foreste, mentre i restanti 170mila potrebbero rientrare nel programma “terre e giovani”. Ma occorre fare una premessa: generalmente si tratta di terreni marginali, oppure del tutto inadeguati a qualsiasi tipo di coltivazione agricola o agroforestale. Insomma si tratta di terreni difficilmente destinabili all’agricoltura.
Il Ministro Zaia, però non spiega come economicamente un giovane debba metter su una neo-azienda agricola e infatti anche La Sicilia, si chiede: ma chi ci mette i soldi?
Carenza cronica di strutture e infrastrutture nelle aree agricole; credito agrario zoppicante; linee di credito per l’acquisto di attrezzature agricole inesistenti; mutui agevolati e fiondi di rotazione da rilanciare; competenze professionali da recuperare; mercati da realizzare; rapporti con i consumatori e la grande distribuzione da rifondare ex novo. E tutto ciò in una fase economica in cui non c’è un comparto dell’agricoltura siciliana- dalla viti-vinicoltura, alla cerealicoltura, dall’agrumicoltura, all’orticoltura, frutticoltura, ovicoltura- che si salvi dalla crisi.
Dopo il salto l’auto intervista del Ministro Zaia. In alto il video promo del TG5.
E’ da giovedì sera che in Francia agricoltori e allevatori hanno incrociato le braccia e smesso di consegnare i loro prodotti alla GDO. La protesta è scattata dopo che gli allevatori si sono visti abbassare ulteriormente il prezzo del latte. Ma i cali sui margini di guadagno riguardano anche tutti gli altri alimenti consegnati alla Grande distribuzione tra cui ortaggi, uova, carni.
In pratica i contadini e gli allevatori chiedono trasparenza sui prezzi e sui margini di guadagno perché non è possibile che a loro i prodotti siano pagati sempre meno mentre sugli scaffali i prezzi lievitano anche del 300-400%.
Ha detto Luc Chatel Segretario di Stato per l’Industria e consumatori:
Il nostro motto è quello di mettere i gendarmi della concorrenza sugli scaffali dei supermercati, così come abbiamo messo la polizia sulle strade.
Michel Barnier Ministro per l’agricoltura ha assicurato il suo sostegno agli agricoltori e ha chiarito che dopo gli accordi sul prezzo della carne di maiale arriveranno anche quelli su latte e verdure.

La grande distribuzione di Firenze, stufa di aspettare la decisione del governo sulle buste ecocompatibili, che viene rimandata dal 2007, si muove da sola: dal 29 maggio, nei quasi 100 punti vendita di Unicoop Firenze, al posto dei comuni sacchetti di plastica per la spesa arriveranno i sacchetti biodegradabili.
Come leggiamo su Repubblica, la Coop parte da Firenze sostituendo 60 milioni di buste di plastica con i sacchetti in Mater-Bi che possono essere utilizzati anche per la raccolta differenziata dell’organico, per diventare poi compost, per poi diffondere l’iniziativa agli altri centri Coop d’Italia.
La scelta del Mater-Bi, accanto alla distribuzione già in atto di borse di cotone riutilizzabili, premia la creatività italiana: le buste in plastica biodegradabile che viene dal mais sono un brevetto di Novamont, un’azienda italiana attenta all’ambiente.
Foto | Flickr
Domani 12 maggio, tutte le piazze del Veneto ospiteranno l’iniziativa “Latte fresco a km zero: mobilitazione e salvaguardia del latte italiano”, promossa ed organizzata dalla Coldiretti. Il latte sarà offerto ai consumatori al prezzo di 0,50 centesimi di euro per litro, cioè venduto allo stesso prezzo che la grande distribuzione paga alle latterie, per immetterlo poi sul mercato ad un prezzo di 1,35 - 1,60 euro.
Gli allevatori del Nord Italia, che già avevano protestato simbolicamente bruciando il Decreto Zaia, si avvicinano alla cittadinanza vendendo direttamente il latte nelle piazze, così da portare il problema delle quote direttamente sulle tavole degli italiani, affinchè diventino consumatori attivi e consapevoli.
Giorgio Piazza, presidente della Coldiretti Veneto, spiega così l’iniziativa al quotidiano Oggitreviso:
Foto | Flickr
![]()
Si sta tenendo in queste ore al Palalottomatica di Roma il convegno di Coldiretti, incontro importante dal punto di vista agricolo perchè dopo il G8 voluto dal Minustro Zaia vede un nuovo confronto tra gli agricoltori. Il settore un po’ per una PAC poco propensa ai mercati del Made in Italy, un po’ per la crisi economica mondiale, un po’ per l’avvento dei biocarburanti versa in un impasse pesante. L’idea di Coldiretti è di lanciare una filiera agricola tutta italiana, cioè distribuire esclusivamente prodotto nazionale, dai cereali agli ortaggi evitando di passare per i mercati esteri. Una sorta di autarchia agricola che consenta agli agricoltori di bypassare la grande distribuzione e con “Campagna amica” rete distributiva tutta italiana fa penetrare il prodotto italiano.
12:05. Sul palco si alternano i rappresentanti della filiera italiana. Produttori di olio, vino, tipicità che portano la loro esperienza e si dicono d’accordo con il valorozzare sulle tavole italiane il prodotto italiano.
12:08. Sta per salire sul palco il Ministro Luca Zaia presentato da Sergio Marini, Presidente nazionale di Coldiretti, che preannuncia che attende di ascoltare il discorso del Ministro per esprimere il proprio giudizio a proposito delle aprole che pronuncerà sulla filiera agricola italiana.
Intanto viene letto il manifesto per una fliera agricola tutta italiana e alla fine della lettura i partecipanti esprimeranno il loro consenso o meno sventolando un cartellino giallo. Nel manifesto viene premesso che l’agricoltura è un bene comune e che la promozione e l’immagine dell’Italia nel mondo viaggia anche per la diversità dei suoi prodotti agroalimentari.
Continua a leggere: Convention Coldiretti: Liveblogging del discorso del Ministro Zaia
I francesi hanno un’altra mentalità, c’è poco da fare:Greenpeace France regala via web la guida ai prodotti privi di OGM.
Da noi c’è la guida di Greenpeace Italia che però non mi sembra molto aggiornata ma che usa gli stessi criteri di distinzione: gli alimenti in rosso indicano che l’azienda non certifica che i prodotti animali o i prodotti utilizzati sono OGM-free; gli alimenti in arancione indicano che l’azienda ha avviato le procedure per eliminare prodotti e sottoprodotti contenenti OGM ma che non da altre garanzie di assenza; gli alimenti in verde indicano che l’azienda garantisce di non utilizzare prodotti animali o da animali nutriti con OGM.
Il fatto è questo, e più volte lo abbiamo ribadito qui, anche se da noi non è ancora concesso coltivare prodotti OGM questo non significa che non siano presenti negli alimenti che consumiamo.
Continua a leggere: Guida per un Natale senza OGM (con qualche sorpresa italiana)
Dopo il colpo di Greenpeace al sequestro di anidride carbonica (di cui Ecoblog vi ha dato conto) che dati alla mano, non risolve la riduzione del gas nell’atmosfera, arriva un altro duro colpo per le teorie ecologiste: la “spesa a chilometri zero” non contribuisce ad abbattere le emissioni di C02. Lo sostiene Dario Bressanini ricercatore presso l’Università di Como che circostanzia la sua tesi dalle pagine di le scienze blog. Secondo il ricercatore, acquistare alimenti che hanno percorso pochi chilometri non serve a ridurre l’impatto ambientale poiché studi recenti mostrano che le cose non sono così semplici e che i chilometri percorsi non sono un indicatore sensato della sua sostenibilità.
“Secondo il DEFRA (Department for enviroment, food and rural affairs) che ha commissionato lo studio ” The Validity of Food Miles as an Indicator of Sustainable Development “- scrive Bressanini - Una delle difficoltà risiede nel fatto che circa la metà del chilometraggio percorso, il 48%, è attribuibile al compratore. Da questo punto di vista è ecologicamente preferibile acquistare i prodotti in un supermercato centralizzato che non effettuare vari viaggi in negozi più piccoli. In più la grande distribuzione, continua il rapporto britannico, trasporta in modo più efficiente le merci, utilizzando meno autoveicoli pesanti al posto di un numero più elevato di veicoli più piccoli meno efficienti che verrebbero utilizzati da un sistema distributivo non centralizzato”.
In sostanza tutto il sistema di trasporto e acquisto va rivisto nell’ottica dell’”ecologia di scala”:” E’ stata trovata una correlazione tra le dimensioni dell’azienda e il consumo energetico - scrive Bressanini- aziende piccole sono meno efficienti dal punto di vista energetico, e questo si riflette sul prodotto finale. Nonostante gli oceani di mezzo per il trasporto via nave, serve meno energia per produrre carne d’agnello in una grande fattoria neozelandese e portarla via nave ad Amburgo, che produrla in una piccola fattoria in Germania”.
Continua a leggere: La spesa a chilometri zero non salva l'ambiente
Debutta nel mercato delle acque italiane minerali, dopo gli ottimi risultati della sperimentazione la prima bottiglia biodegradabile al 100% che si decompone completamente in 80 giorni. La bottiglia è realizzata con l’”ingeo” una plastica naturale derivata al 100% dalle piante. E sarà l’acqua “Sant’Anna”, marchio leader di Fonti di Vinadio, azienda a capitale interamente italiano, a mettere in commercio, prima assoluta in Italia e prima al mondo rivolta al mass market, una bottiglia realizzata interamente con una rivoluzionaria plastica naturale che si ricava dalla fermentazione degli zuccheri delle piante anziché dal petrolio.
L’imprenditore Alberto Bertone, CEO e Presidente di Fonti di Vinadio, sta definendo gli ultimi accordi con la grande distribuzione per la commercializzazione della biobottiglia anche all’estero:
“Un esempio concreto - dice Bertone - può spiegare con maggior chiarezza la rivoluzione di Ingeo: se consideriamo 50 milioni di biobottiglie del peso di 27 grammi ciascuna, rispetto alla stessa quantità di bottiglie prodotte in comune PET, risparmiamo 13.600 barili di petrolio, ovvero la stessa quantità di energia che serve a fornire elettricità a 40.000 persone per un intero mese! Inoltre, riduciamo le emissioni di anidride carbonica pari a quelle emesse da 3.000 auto che percorrono in un anno circa 10.000 chilometri ciascuna. A Vinadio siamo in grado di produrre 50 milioni di bottiglie in una settimana di lavoro. E oggi in Italia si devono smaltire ogni anno oltre 5 miliardi di bottiglie.”