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Groenlandia: 15% dei ghiacci persi in 12 anni? Scoppia la polemica

pubblicato da Nestor Carnevali


Cambiamenti climatici, ghiacci che si sciolgono: argomenti correlati nella percezione dell’opinione pubblica, ma inevitabilmente al centro di polemiche fra scienziati e ricercatori. L’ultima occasione deriva dalla presentazione della 13° edizione del prestigioso Times Atlas, l’atlante del quotidiano inglese The Times. Il punto forte della comunicazione in vista della pubblicazione era stato semplice e diretto: dal 1999, anno di uscita della 10° edizione, ad oggi la Groenlandia ha perso il 15% della sua superficie ricorda da ghiacci.

Nessun riferimento diretto alle responsabilità - non è stato detto che questo scioglimento era colpa delle emissioni di gas serra, per essere chiari - ma il dato nudo e crudo messo lì. La prudenza non è bastata, evidentemente, perché nel mondo accademico del Regno Unito non tutti sono d’accordo con le cifre. La tesi è che, semplicemente, non sia affatto vero.

I ricercatori dello Scott Polar Research Institute sostengono che, se è vero che i ghiacci si stanno ritirando, questo calo non supera lo 0,1% del totale negli ultimi 12 anni, almeno se si considera i loro confini (sullo spessore c’è maggiore prudenza):

Una diminuzione del 15% a copertura di ghiaccio permanente, dalla pubblicazione del precedente atlante 12 anni fa, è sia errata sia fuorviante. Numerosi ghiacciai si sono ritirati negli ultimi dieci anni, è vero, ma non al ritmo indicato. Le più recenti immagini satellitari immagini satellitari della Groenlandia chiariscono che ci sono ancora numerosi ghiacciai e copertura di ghiaccio permanente proprio nelle aree in cui il Times Atlas sostiene siano emerse nuove terre.

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Progetto per una miniera di uranio in Groenlandia

pubblicato da viviana

Progetti per estrarre uranio in Groenlandia Una compagnia di estrazioni australiana ha annunciato pochi giorni fa di avere in cantiere un progetto per aprire una enorme miniera di uranio in Groenlandia. E qual è la notizia? Che in Groenlandia questa attività è stata vietata più di venti anni fa, e quindi questo progetto preoccupa non poco gli ambientalisti. Sia per l’impatto ambientale in una regione delicata e già gravemente minacciata dai cambiamenti climatici, sia per l’impennarsi della corsa al nucleare, che a quanto pare sta riprendendo non solo da noi.

La notizia mi arriva da una mailing list Anti-nuclear di cui fanno parte ricercatori e ambientalisti provenienti soprattutto dei paesi del nord europa. La persona che ha fatto la segnalazione ha allegato articoli in danese, ma non ho trovato niente in lingue a me più comprensibili. Però, cercando su internet la “Greenland Minerals and Energy”, la compagnia australiana in questione che per l’occasione ha cambiato nome, in effetti oltre ai progetti in Australia sbandiera questo “grandioso progetto” in Groenlandia.

Il progetto riguarda la piccola città di Narsaq, nel sud della Groenlandia. La compagnia ha ottenuto la licenza per fare indagini in un’area di 82 kmq per studiare tre intrusioni rocciose e il contentuo di uranio, litio, berillio, zirconio e elementi rari. Una licenza per una attività di estrazione illegale? “Ni”, perchè nei prossimi giorni il governo ha messo in programma la discussione di togliere questo divieto (dopo aver già dato l’incarico), causando ovviamente le proteste della popolazione, preoccupate anche per l’impatto sull’economia della zona, basata su pesca e turismo.

Foto | nick_russill

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90 paperelle di gomma per provare lo scioglimento dei ghiacci

pubblicato da PiccoloSocrate

Rimedi empirici

Come dimostrare empiricamente lo scioglimento dei ghiacchi perenni dovuto ai cambiamenti climatici? Alberto Behar in genere si occupa di piccoli robot da esplorazione al Jet Propulsion Laboratory della Nasa e stavolta, in barba a tutte le migliori strumentazioni tecnologiche per lo studio dei fenomeni naturali, ha buttato in un crepaccio della Groenladia particolarmente colpito dallo scioglimento del ghiaccio, novanta papere gialle, modello vasca da bagno.

Su ognuna ha scritto “Esperimento scientifico - Ricompensa ” e l’indirizzo dove consegnarle. In questo modo Behar potrà verificare direttamente dove, quando e in che condizioni sono state ritrovate le papere e capire esattamente la morfologia delle lunghissime fenditure del ghiaccio e quale strada hanno percorso sin dal giorno dell’abbandono nel crepaccio. Per ufficializzare il tutto l’ingegnere ha aggiunto una sonda collegata via GPS a far compagnia alle colorate paperelle. Rileverà temperatura esterna, velocità ed accelerazioni dei sui spostamenti.

Probabilmente, trasportate dalle correnti, dovrebbero arrivare tutte nella Baia di Baffin, nel nordovest del Canada e anche se per il momento non si è fatto vivo nessuno, Alberto Behar ci scherza su affermando “nessuno va a far due passi da quelle parti”. L’esperimento cui sta lavorando è stato commissionato dal Consiglio Artico, federazione di tutti i paesi che si affacciano sul circolo polare, per fornire il maggior numero di dati possibili alla conferenza internazionale sui cambiamenti climatici di Copenaghen di fine 2009. Il metodo sarà poco ortodosso, ma se quelle papere arrivano a destinazione è solo perché il ghiaccio che fino a poco tempo fa era considerato perenne, probabilmente ha perso tale connotazione.

Via | Repubblica.it

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