Sette torce della raffineria di Brindisi, due della Basell Chimica e cinque della Polimeri Europa (Eni), sono state sequestrate dalla Digos che sospetta che siano state a lungo usate per smaltire illegalmente gas tossici.
Tutto inizia nel 2008 quando, a causa di ripetuti black out che fermarono la raffineria, i sistemi che mandano i gas di processo dell’impianto alle torce per bruciarli e limitare i pericoli entrarono più volte in funzione. Ciò attirò l’attenzione delle autorità e soprattutto causò l’ira del Comandante della Guardia di Finanza di Brindisi che ebbe ben 63 uomini intossicati durante una esercitazione nei pressi della raffineria proprio mentre le torce erano in funzione.
Dall’attenzione all’inchiesta delle forze dell’ordine non ci volle molto vista la frequenza con la quale si accendono (a dire il vero non solo a Brindisi ma in tutte le raffinerie del mondo) le torce. Questi camini, infatti, dovrebbero entrare in funzione solo in caso di pericolo e per evitare accumulo di gas pericolosi ed esplosioni ma, in realtà, non c’è skyline di raffineria che non vanti le sue torce accese.

Per fortuna la Guardia di Finanza, ogni tanto, riesce a beccare qualche “furbetto del pannellino” che vuole fare la cresta sull’energia rinnovabile. In questo caso il fattaccio è successo a Siracusa, dove la Finanza ha scoperto una presunta truffa ai danni della Regione Sicilia da circa 6 milioni di euro.
Il trucchetto sarebbe sempre il solito: si presenta il progetto alla Regione, si ottiene il finanziamento per la costruzione dell’impianto ma, alla fine, i pannelli non si montano o i parchi fotovoltaici non si allacciano alla rete elettrica.
La Guardia di Finanza di Siracusa ha sequestrato, per questo, tre parchi realizzati da due società: Eric Srl e Aretusa Yachting Srl. Le aziende avevano ottenuto un finanziamento regionale da dieci milioni di euro, sei dei quali già erogati. Ma, secondo l’ipotesi investigativa della Procura siracusana, i pannelli fotovoltaici comprati con quei sei milioni sarebbero stati utilizzati per realizzare altri impianti, persino in abitazioni private.
Spetterà ora alla magistratura fare chiarezza su questa vicenda che dimostra come, purtroppo, il rischio di truffe agli enti pubblici interessi anche il settore dell’energia pulita.
Via | Il Giornale di Siracusa
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Una maxi truffa organizzata dal clan Sarno di Napoli è stata scoperta dalla Guardia di Finanza e dalla Procura di Napoli. Questa volta, oggetto dei traffici illegali della camorra, erano i carburanti. Le fiamme gialle, infatti, hanno scoperto un giro da almeno 16 milioni di litri di gasolio adulterato (500.000 dei quali sono stati sequestrati), hanno arrestato 57 persone (44 ai domiciliari, i restanti in carcere) e ne hanno denunciato in totale 150.
L’operazione, chiamata Dirty Oil, ha messo in luce un clamoroso traffico internazionale di “olio farmaceutico” (in pratica vasellina o poco più) proveniente da Stati Uniti e Slovenia che poi veniva miscelato al normale gasolio. Il risultato era un carburante di pessima qualità, totalmente fuori da ogni standard internazionale, che faceva malissimo ai motori delle auto e, soprattutto, all’ambiente.
Ben poco, infatti, potevano i catalizzatori e i filtri antiparticolato delle auto che erano costrette a “digerire” questo carburante tanto economico quanto taroccato. Alla fine andava tutto in atmosfera contribuendo ad avvelenare, come se ce ne fosse stato bisogno, l’aria di Napoli che quanto a smog sta già messa bene.
Via | Tele Capri News
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La Guardia di finanza ha sequestrato sei impianti eolici tra Carlentini, Siracusa e Palermo e uno a Ploaghe in Sardegna, mentre finiscono sotto inchiesta 12 società con sede a Avellino e in Sicilia che hanno beneficiato dei contributi per la costruzione dei parchi eolici. In tototale sono state fermate 185 pale eoliche per un valore di circa 153 mila euro. Gli impianti sequestrati sono a Carlentini (Sr) con 57 turbine; in provincia di Catania a Militello Val di Catania (Ct) con 18 turbine; a Mineo con 11 turbine e a Vizzini con 30 turbine; a Ploaghe (Ss) con 26 turbine; in provincia di Palermo a Camporeale con 24 turbine e a Partinico e Monreale con 19 turbine.
Tratto in arresto Oreste Vigorito che come scrive TV7 Benevento:
Sessantadue anni, avvocato di origini irpino-napoletane, insieme al fratello Ciro, Oreste Vigorito ha costruito nel corso degli anni un vero e proprio impero. Stimato presidente dell’Enav, l’associazione industriale del settore eolico, proprietario della società di calcio del Benevento, ma soprattutto deus ex machina della Ivpc, il gruppo che gestisce gran parte delle centrali ad energia eolica installate in quasi tutte le regioni italiane. I primi impianti vengono realizzati a Montefalcone, in provincia di Benevento: dodici generatori da seicento chilowatt ciascuno. Successivamente, cresce il numero dei parchi eolici e, con essi, le società che entreranno nel gruppo Ivpc nel quale Vigorito è sempre presente in veste di proprietario, gestore o manutentore degli impianti. Precursore della “green economy”, il gruppo di Vigorito fattura 250 milioni di euro l’anno, con 420 dipendenti e un altro migliaio di posti di lavoro impegnati nell’indotto: un settore di grande redditività economica, quello dell’energia eolica, che in pochi anni ha visto aumentare i ricavi di oltre 43 punti percentuali. Il sogno di Vigorito, al quale stava lavorando alacremente, era il collocamento in Borsa della Italian Vento Power Corporation.
La Procura di Crotone ha aperto un fascicolo d’inchiesta e consegnato 16 avvisi di garanzia per presunti illeciti relativi alle due centrali a turbogas: una a Scandale in provincia di Crotone e l’altra a Rizziconi in provincia di Reggio Calabria. Oggetto dell’inchiesta del sostituto procuratore della Repubblica Pierpaolo Bruni, lo sperpero di denaro pubblico e i reati che potrebbero essere contestati vanno da associazione per delinquere finalizzata alla concussione,falso, riciclaggio di denaro e abuso d’ufficio.
Scrive Tele Reggio Calabria in merito alle indagini condotte dai Carabinieri della Compagnia di Crotone e dalla Guardia di Finanza:
Per quanto riguarda la centrale di Scandale, gli inquirenti ipotizzano che l’ex sottosegretario alle Attività produttive Giuseppe Galati e l’ex presidente della Regione, Giuseppe Chiaravalloti, d’intesa con Roberto Mercuri e Annunziato Scordo, amministratori della società Pianimpianti, tutti considerati soci occulti delle società anonime di diritto lussemburghese Finindint e Fecoffee, e Aldo Bonaldi, ritenuto l’amministratore di fatto della Eurosviluppo Elettrica e della sua controllante Societe Financiere Cremonese di diritto lussemburghese e amministratore di fatto del Consorzio Eurosviluppo Scarl, avrebbero favorito l’ottenimento, nel maggio 2004, dell’autorizzazione unica alla realizzazione ed all’esercizio della centrale a turbogas di Scandale nei confronti della società Eurosviluppo Elettrica. Gli indagati, secondo l’accusa, avrebbero lucrato “indebitamente 28,6 milioni di euro quale anticipazione sul prezzo totale di 38,6 mln, dalla vendita della Eurosviluppo Elettrica, prezzo oggetto di attività di spartizione tra gli associati attraverso la cessione alla S.F.C. di Bonaldi, di pacchetti azionari della Eurosviluppo Elettrica posseduti dalla Finindint e dalla Fecoffee”. In merito alla centrale di Rizziconi, secondo l’accusa, sarebbe stato stravolto un parere espresso il 15 dicembre 2004 dal Nucleo valutazione impatto ambientale regionale a favore del progetto di costruzione di centrale presentato da Calabria Energia in favore del progetto presentato da Rizziconi Energia, che aveva avuto una valutazione di non compatibilità con l’ambiente e il territorio.
Mentre scrivevo il post sotto sulle dichiarazioni del Premier sull”emergenza rifiuti in Campania, che nonostante proclami è tutta li, la Dia e la Guardia di Finanza hanno arrestato stamane 15 persone tra cui Aniello Cimitile, Presidente della Provincia di Benevento perché coinvolte, secondo le indagini condotte dai Pm Giuseppe Noviello e Paolo Firleo, che hanno anche firmato i mandati d’arresto, in diversi illeciti relativi alla gestione e smaltimento del CDR, meglio conosciute come ecoballe (nella foto il sito di stoccaggio di Taverna del Re).
Infatti, l’operazione “Green” ha portato alla luce diversi illeciti effettuati a vario titolo, l’accusa è di falso ideologico, relativi all’ idoneità degli impianti ex Cdr, oggi riconvertiti in impianti per la tritovagliatura, di Giugliano e Caivano e di Casalduni mentre erano ancora sotto sequestro. In pratica, docenti e amministratori avevano garantito con le loro firme che il CDR rispondeva agli standard di conformità.
Per Aniello Cimitile, come riferisce èCostiera, i capi d’accusa sono i seguenti:
Avrebbe attestato il falso, alcuni anni fa, in qualità di docente universitario di ingegneria, sull’idoneità degli impianti di Cdr (combustibile da rifiuti) e la conformità del prodotto rispetto a quanto stabilito nel contratto che ne regolava il funzionamento. Cimitile, originario di Pomigliano d’Arco, prima di essere eletto nel Partito Democratico, nel 2008, presidente della Rocca dei Rettori, è stato a lungo rettore dell’Università del Sannio.
Riferisce Agi che sono finiti agli arresti domiciliari anche i docenti Oreste Greco, Vincenzo Naso, Rita Mastrullo e Filippo De Rossi, Vittorio Vacca attuale direttore del termovalorizzatore di Acerra e direttore, nel periodo relativo alle indagini, dei lavori CDR , Claudio De Biasio ex-subcommissario di Guido Bertolaso già indagato in precedenza e attulamente in Protezione Civile, Luigi Travaglione, Giuseppe Sica; Vittorio Colavita; Alfredo Nappo; Vitale Cardamone; Mario Cini e Francesco Scalingia.
Foto | rifiutizerocampania
L’Olaf (Ufficio europeo per la lotta anti-frode) ha scoperto che nel triangolo Odessa-Ceuta- Ginevra si svolge una delle più grosse frodi agroalimentari ai danni dei consumatori che ha per oggetto il formaggio. Con una buona mano da parte degli italiani.
Il formaggio avariato, in realtà si tratta di semilavorati che non ricevono alcun controllo, viaggia per tre continenti: Asia, Africa e Europa. Dalla Russia, Cina e India arriva al porto di Ceuta in Spagna, circa 500 tonnellate a settimana e finisce attraverso alcuni grossi marchi sulle tavole degli italiani.
Il cuore economico dei vari maneggiamenti, invece, è a Ginevra dove una società off-shore garantisce una fatturazione pulita di tutti i prodotti che arrivano dall’Asia mentre i contratti sono ripuliti da una società Olandese. La merce, sempre la stessa, ma con documenti puliti arriva così a Ceuta, come se fossero partiti dalla Svizzera.
Continua a leggere: Spagna: la truffa del formaggio avariato che piace ai grandi marchi
Dopo il sequestro della discarica abusiva a Trieste, tocca ora a Siracusa. La Guardia di Finanza ha sequestrato a Fontane Bianche una delle zone balneari più belle della Sicilia, una maxi discarica abusiva di oltre 20mila metri quadri nella quale sono stati depositati rifiuti di orni sorta, anche pericolosi.
Risale, invece al 13 maggio scorso, il sequestro di un’area di 115mila mq., in zona archeologica del castello Eurialo, usata come sversatoio per rifiuti speciali. Arrestati i tre proprietari, mentre altri sette siti nella città di Cassibile tra cui rientra anche la zona di Fontane Bianche sono stati sequestrati poiché erano stati accatastati sacchetti dell’immondizia e rifiuti vari.
Le zone poste sotto sequestro si trovano in aree particolarmente importanti dal punto di vista ambientale e paesaggistico e già strette nella morsa di Priolo e Augusta dove sorgono i siti industriali per la lavorazione del petrolio. Dunque all’inquinamento provocato dalle industrie si aggiunge quello dei rifiuti.
Già lo scorso anno la polizia sequestrò una discarica piena di lastre di Eternit, materiale di risulta, vetri, di circa 60mila metri quadri, nel quartiere “Mazzarrona”, zona di interesse archeologico per le “mura Dioniagiane” risalenti al tiranno Dionisio I.
Via| AdnKronos
Foto | Courtesy Sebastiano Pirtuzzello
Il Fumo uccide. E nel caso delle sigarette di contrabbando sequestrate stamane dalla Guardia di Finanza al Porto di Napoli, mai frase potrebbe essere più azzeccata. Dopo la mozzarella alla diossina, arrivano a Napoli, via Cina, le sigarette sospettate di essere anche radioattive.
La GdF allorché scoperto il carico di bionde, ha potuto constatare che non c’era solo tabacco all’interno delle sigarette, ma anche altro, forse paglia e ha immediatamente allertato i periti della Philippe Morris per i primi accertamenti.
E dalle prime analisi è emerso che la contraffazione era a dir poco perfetta, nella confezione e nei marchi, ma che nelle sigarette potrebbe non esserci solo tabacco. Durante la conferenza stampa i funzionari dell’Ufficio integrato dei rischi della GdF hanno sottolineato che essendo sconosciuta la provenienza del tabacco (e del contenuto anomalo ritrovato) diventa facile sospettare che non sia né di buona qualità né che sia stato coltivato a norma e che dunque non sia esente da pesticidi o altri agenti inquinanti. Legittimo, il sospetto, per gli agenti della Gdf che il carico possa essere così anche contaminato.
In totale sono state sequestrate 39.150 stecche per un valore di 1.700.00 euro e si attendono le analisi del tabacco che saranno effettuate presso i laboratori di Losanna della Philippe Morris.