
E’ Haiti il Paese più esposto ai cambiamenti climatici. L’Italia è al 124° posto. A stilare la classifica il centro studi Maplecroft che ha analizzato l’esposizione ai cambiamenti climatici, più o meno elevata, dei diversi Paesi del mondo, focalizzandosi anche sulle città e le aree geografiche più a rischio. Da questa analisi è venuto fuori il Climate Change Vulnerability Index, una classifica delle nazioni più vulnerabili geograficamente ma anche economicamente.
Tra i parametri utilizzati per calcolare l’impatto del riscaldamento globale figurava infatti la capacità finanziaria di affrontare catastrofi naturali sempre più intense, l’innalzamento dei livelli del mare, la siccità, la desertificazione, la mancanza di risorse alimentari, le migrazioni climatiche, l’arrivo di piante invasive a distruggere la biodiversità autoctona.
Le città più a rischio sono Dhaka, capitale del Bangladesh e Manila, capitale delle Filippine. Se i Paesi sottosviluppati risultano più esposti in quanto incapaci di fronteggiare economicamente i danni subiti, anche le economie emergenti avranno non poco filo da torcere, con ripercussioni sugli equilibri sociopolitici ed economici di tutto il mondo. Spiega infatti Charlie Beldon, coordinatore del rapporto:
Città come Manila, Jakarta e Calcutta sono centri vitali dei mercati emergenti: ondate di calore, inondazioni e tempeste potrebbero avere conseguenze che vanno molto al di là delle economie nazionali, con un impatto sugli investitori in tutto il mondo.
Via | Maplecroft
Foto | Maplecroft

Un nuovo prototipo di abitazione antisismica, economica e studiata per dare un nuovo impulso alla ricostruzione di Haiti, l’isola colpita dal drammatico terremoto del 12 gennaio 2010. Ricercatori italiani stanno collaborando con la Scuola Superiore di architettura di Grenoble per verificare la resistenza di abitazioni costruite con uno speciale telaio in legno e una muratura in pietra che dia la possibilità agli abitanti dell’isola di avere nuovamente case sicure, economiche ed ecocompatibili.
L’Invalsi, l’Istituto per la valorizzazione del legno e delle specie arboree del CNR di San Michele all’Adige, sta effettuando in questi giorni le prove di resistenza sismica su una struttura ancora sperimentale. Lo spiega il direttore dell’Istituto Ario Ceccotti:
Finora non sono mai stati realizzati studi sul comportamento di strutture miste di questo tipo in caso di sisma: non esistono dati sperimentali né modelli a fortiori. I nostri test di misura delle prestazioni meccaniche saranno dunque la prima base scientifica per fornire gli strumenti tecnici con cui migliorare gli edifici esistenti e costruire quelli nuovi. Del resto il legno che noi studiamo è un materiale che rappresenta dei valori: è vivo, amico dell’ambiente e soprattutto sicuro. Che la nostra competenza si traduca in aiuto concreto per persone che hanno vissuto una catastrofe come quella di Haiti è un motivo di orgoglio.

Carbonfund.org ha lanciato un nuovo motore di ricerca assolutamente gratis da usare che utilizzerà i proventi della pubblicità per supportare programmi di riforestazione ad Haiti, in India e in USA.
Envirosearch.org è alimentato da Microsoft’s Bing, ma l’interfaccia è semplificata. Ci sono delle opzioni per personalizzarlo, per esempio potete scegliere tra cinque scenari naturali come sfondo e tra alcune categorie prima di cercare.
Chiunque sia interessato alla salute del pianeta può qundi fare un piccolo gesto e cambiare il suo motore di ricerca preferito.
Via | Earth911

Per aiutare la popolazione colpita dal terremoto di Haiti, si può adottare a distanza un bambino di Haiti, o si può dare il proprio contributo con un gesto ancora più piccolo e meno impegnativo: donare le proprie scarpe usate.
Le scarpe sono un accessorio fondamentale per i sopravvissuti, perché permettono loro di poter camminare nel fango e di poter scavare tra le macerie senza rischiare di tagliarsi o di ferirsi mentre si muovono tra i resti di palazzi crollati, metalli, vetri.
Foot Solutions, per conto di Soles4Souls, chiede a tutti di donare le proprie vecchie scarpe poco consumate, per aiutare la popolazione di Port-au-prince a sopravvivere e a camminare tra le macerie. In Italia non c’è nessun centro di raccolta, ma credo che i centri in Germania o in Inghilterra siano pronti a raccogliere anche le nostre scarpe.
Foto | Flickr

Il terremoto di Haiti, avvenuto nella giornata di ieri, sta offrendo al mondo intero uno spettacolo apocalittico con un bollettino delle vittime in costante aumento. Le ultime notizie ci informano che i morti potrebbero arrivare a circa mezzo milione. In alto nella foto della NASA i punti colpiti dal sisma e dalle scosse di assestamento, rappresentati dai cerchietti neri e in rosso le faglie.
La domanda è la seguente: ma un simile scempio di così enormi dimensioni poteva essere evitato? Per capirci, gli esperti possono avvertire di un imminente terremoto nello stesso modo che un meteorologo prevede una tempesta di ore o addirittura di giorni?
Convergono i migliori esperti del mondo nel dire che, con le conoscenze attuali, si è appena in grado di calcolare con buona approssimazione dove la scossa si verificherà nel lungo termine, tuttavia, nonostante i progressi in sismologia, gli effetti rimangono imprevedibili. L’unico modo certo per evitare danni così ingenti è quello di costruire gli edifici in modo sicuro ed evitare lo sviluppo urbano in zone potenzialmente ritenute a rischio.
Continua a leggere: La tragedia di Haiti si sarebbe potuta evitare?
Ieri sera alle 23 circa (ora italiana) un terremoto di magnitudo 7 della scala Richter ha devastato Haiti. La capitale è in ginocchio: dei 4 ospedali, 3 sono crollati e l’unico rimasto in piedi è pieno. In alto il video che testimonia l’avvenuto crollo del Palazzo presidenziale. Dalla Francia sono in partenza due arei con gli aiuti umanitari per soccorrere la popolazione.
Il sisma ha colpito uno tra i paesi più poveri dell’emisfero occidentale, con epicentro a pochi chilomentri da Port-au-Prince, capitale dell’isola, con profondità a circa 10 km, secondo i dati riportati dalProgramma di controllo sui terremoti americano. Il centro città è completamente distrutto, molti edifici pubblici sono crollati; anche la sede delle Nazioni Unite è distrutta. Si temono centinaia di vittime. La Farnesina sta verificando la presenza di italiani sull’isola.
Foto | Flickr