Dalle foto della Nasa, diffuse ogni giorno attraverso il sito web dell’agenzia, emergono chiaramente le dimensioni del disastro ambientale della piattaforma petrolifera della BP affondata nei giorni scorsi. Dalle reazioni della politica americana, invece, emerge la difficoltà di porre un argine al problema.
L’ipotesi di bruciare il petrolio in mare, per evitare che devasti centinaia di chilometri di coste, è al vaglio ora dell’amministrazione Obama che ha chiesto l’intervento delle forze armate e ha inviato sul posto tre ministri di peso: il Segretario degli Interni Ken Salazar, il Segretario della Sicurezza Nazionale Janet Napolitano e l’amministratore per la protezione ambientale Lisa Jackson.
Nel frattempo, però, Obama ha chiesto e ottenuto che i costi economici della bonifica vengano pagati da BP, responsabile del disastro. Secondo il Washington Post, però, il disastro del Golfo del Messico potrebbe ripercuotersi sul piano nazionale di perforazioni off shore che l’amministrazione Obama aveva lanciato poche settimane fa.
E’ passato invano, al momento, il secco “no” - purtroppo non vincolante - già espresso dalla Regione Puglia riguardo alla possibilità di effettuare trivellazioni, da parte della Peroceltic Elsa, nel tratto di mare compreso tra il parco nazionale del Gargano e le Isole Tremiti, che ne costituiscono l’inestimabile riserva marina. E’ passato invano, perché l’ufficio Valutazione di impatto ambientale del ministero dell’Ambiente non ha espresso alcun dubbio in merito e dunque le trivellazioni, in un tratto di mare tanto delicato, potrebbero avere presto inizio. Ma Giandiego Gatta, il commissario straordinario del parco, promette battaglia:
Sono contrario a che il sottosuolo delle Tremiti sia sottoposto a progetti di ricerca di combustibili.. Queste isole sono una perla che non può essere assolutamente scheggiata da simili interventi
L’unico limite concreto alle trivellazioni, ad oggi, è la mancanza della firma del ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo, necessaria per rendere esecutivo l’atto. Ma se questa dovesse essere apposta le attività di perlustrazione dei fondali potrebbero non incontrerebbero limiti. L’unica richiesta eventualmente avanzata dal Ministero alla Peroceltic è quella di dotare le navi di ricognizione di un sistema di avvistamento dei cetacei onde evitare, nel caso, di mettere in funzione sonar che potrebbero costituire un fattore di disturbo esecrabile per la vita degli animali. Del resto, è ancora forte l’eco della vicenda dei nove capodogli spiaggiati, non più di qualche mese fa, sulla spiaggia di Capoiale, un’area prospicente a quella in cui rischiano di avvenire le indagini…
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Dopo circa quattro anni di braccio di ferro e di tira e molla, ieri a Palermo in Conferenza dei servizi è stato approvato il progetto del rigassificatore all’interno del polo petrolchimico di Priolo-Melilli-Augusa, in provincia di Siracusa, uno dei territori più inquinati d’Italia. O meglio, questa è la notizia che la stampa regionale siciliana ha diffuso. In realtà la cosa non è affatto chiara e persino l’avvocato Mario Giarrusso, legale del Comitato Melillese “No rigassificatore”, presente all’incontro decisorio (o istruttorio?), non ha ben capito quale sia la decisione presa, come spiega perfettamente nell’intervista che potete vedere, pubblicata da Priolo News.
Il discorso, in estrema sintesi è questo: la Regione Sicilia ha affermato che il rigassificatore si può fare solo seguendo una sfilza infinita di prescrizioni che, se venissero tutte rispettate, porterebbero alla neutralizzazione del pericolo per l’ambiente e per i cittadini residenti nei pressi dell’impianto. Cioè i cittadini dei comuni di Augusta, Priolo e Melilli ma anche quelli di mezza provincia di Siracusa e una parte della provincia di Catania.
I rischi, infatti, sono enormi: quelli ambientali consistono nello stato di enorme inquinamento della rada di Augusta, oggetto di una recentissima sentenza della Corte europea di giustizia che ha ribadito che le aziende che per anni hanno sversato idrocarburi e metalli pesanti in mare devono ora pagare la bonifica.