Altro incidente negli impianti nucleari, questa volta in Svezia, a Ringhals. Si è sviluppato un piccolo incendio nella sala di una turbina dell’impianto, cosa di poco conto ma che assieme alle altre destano allarme tra la popolazione, specialmente in quella parte che il nucleare non lo vuole. L’incendio si è sviluppato in una sala adiacente al reattore, ben protetto da un muro spesso un metro.
Parlare di sicurezza sembra proprio essere superfluo, l’incidente è poca cosa tant’è che l’incendio è stato domato in pochi minuti. Nessun Chernobyl o nessuna deflagrazione devastante. Solo l’azione sconsiderata di alcuni tecnici che, lavorando con delle torce hanno involontariamente dato fuoco al tetto, distruggendolo. L’allarme si è poi propagato a causa del fumo che ha invaso i condotti di aerazione, ma niente di serio.
Il punto riguarda la sicurezza degli impianti che sempre più spesso devono spegnere i reattori, cosa che da un lato fa lievitare il prezzo dell’energia prodotta e dall’altro riduce la produzione delle centrali. Tant’è che l’impianto di Ringhals venne chiuso nel febbraio 2007 , mentre nel 2006 5 delle 10 centrali svedesi hanno subito la stessa sorte riducendo di un quinto la produzione elettrica del paese.
Via | The Local
Foto | Bistrosavage
L’Italia continua a collezionare bollini neri da parte dell’Europa in campo ambientale. Dopo la notizia di possibili procedure europee contro il nostro Paese per la situazione rifiuti in Campania e anche nel Lazio, arriva l’annuncio di una diffida da parte della Commissione per non aver rilasciato nuove autorizzazioni o aggiornato quelle esistenti per gli impianti industriali entro il termine previsto.
Secondo quanto prevede la direttiva 96/61/CEE sulla prevenzione e riduzione integrate dell’inquinamento, gli Stati membri devono rilasciare un’autorizzazione per tutte le attività industriali e agricole che presentano un notevole potenziale inquinante. Per poter ottenere una autorizzazione un impianto dovrà dimostrare di utilizzare tutte le misure possibili per evitare di inquinare, di adottare criteri di gestione e attività ispirati all’efficienza energetica, di impegnarsi nella prevenzione degli incidenti e limitazione delle eventuali conseguenze e nella bonifica dei siti al termine delle attività.
Gli Stati membri avrebbero dovuto rilasciare le autorizzazioni nuove o rivedere ed eventualmente aggiornare quelle esistenti entro il 30 ottobre 2007 per gli impianti industriali in esercizio prima del 30 ottobre 1999. Nel mirino non solo l’Italia. Anche altri otto paesi: Belgio, Bulgaria, Estonia, Grecia, Paesi Bassi, Portogallo, Slovenia e Spagna.
Via | Commissione Europea
Foto | paolo and the seven wonders
Pagherà l’Italia per la questione immondizia campana. A poche ore dalla ripresa dell’emergenza, come ha segnalato piccolosocrate nel post più sotto, sappiamo che pagherà la nazione, com’è giusto, per l’incapacità tra amministratori locali, nazionali, commissari ordinari e straordinari di mettere ordine nella filiera smaltimento rifiuti. Il passaggio formale si compie domani 6 maggio, per dare il tempo a Bruxelles di informare Roma sul deferimento dell’Italia alla Corte di Giustizia europea.
Mentre oggi si decide anche se aprire una nuova procedura sul caso del piano per la gestione dei rifiuti pericolosi nel Lazio, dopo che la Corte ha già condannato l’Italia. In arrivo, nel prossimo futuro, dunque multe salatissime per l’intero Paese per una questione non ancora risolta. E una certezza: in Italia non sappiamo, non vogliamo, non ci “conviene” gestire i rifiuti.
Per Bruxelles “il fattore chiave è l’evidente fallimento dell’applicazione della direttiva rifiuti e del piano regionale sulla gestione dei rifiuti della Campania del 1997 - e soprattutto - si sottolinea - non venivano date indicazioni sui tempi di attuazione riguardanti l’effettivo funzionamento degli impianti Rdf (Refuse Derived Fuel, ovvero i termovalorizzatori), gli inceneritori e le discariche”. “Possiamo concludere - si legge alla fine del documento - che gli elementi per attuare un effettivo sistema di gestione dei rifiuti sono ancora lungi dall’essere completati, e quindi si propone di adire la Corte di giustizia” contro l’Italia.
Con Walter Ganapini all’assessorato all’ambiente regionale e la proverbiale inventiva dei napoletani era evidente che, questione di tempo, qualche idea geniale sarebbe sbucata fuori, per bonificare i terreni inquinati dalla diossina nel triangolo della morte Acerra-Nola-Marigliano.
“Il Fondo del Dubai ci ha detto “dateci 3mila ettari e noi piantiamo la canna comune, l’Arundo Donax, per fare biogas”, ha spiegato Ganapini, secondo cui questa eventualità potrebbe verificarsi e non è da escludere che la parte organica recuperata anche dagli impianti di combustibile da rifiuti (Cdr) della Campania “si utilizzi su quei terreni, impiantando canne”.
“Ci sono evidenze in base alle quali la diossina, molecola complessa, in terreni poco contaminati può essere contrastata. Portando sostanze organiche - ha spiegato l’assessore Walter Ganapini - si riattiva e si arricchisce l’attività microbiologica dei suoli”.
Continua a leggere: Una canna salverà la Campania dalla diossina
Acerra, non ci sta più. E in merito alla questione rifiuti, inquinamento dei suoli , discariche abusive e inceneritore presenta, portandola direttamente a Bruxelles, una denuncia a carico di Romano Prodi e una richiesta di aiuto disperata alla Comunità Europea, attraverso una conferenza stampa aperta ai cittadini, perché intervenga direttamente nella bonifica dei suoli del “triangolo dei veleni” che assieme ad Acerra includono anche i comuni di Nola e Marigliano. La denuncia è stata presentata anche alle Procure di Napoli e Roma, in vista della prossima udienza, in programma per il 14 maggio, del processo contro Impregilo e l’ex commissario per l’emergenza rifiuti in Campania, Bassolino, per cui Acerra si è costituita parte civile.
“L’ordinanza di Prodi, per cui l’inceneritore debba bruciare tutte le balle di rifiuti, è illegale – dice Espedito Marletta sindaco di Acerra- La situazione del nostro territorio è diventata di estrema drammaticità dal punto di vista ambientale –continua il primo cittadino- Sulla vicenda, in 14 anni, i commissariati hanno sterilizzato le istituzioni, di fatto esautorandole. Questo è il vero dramma. Le bonifiche? Gli enti fanno fatica a farle ”.
E più inferocito che mai Marletta aggiunge: “E’ evidente che il fine non è quello di risolvere l’emergenza rifiuti bensì favorire la partecipazione alla gara per la gestione dell’inceneritore creando «convenienza economica» per le imprese partecipanti. Ricordo che l’onorevole Prodi era presidente della Commissione europea quando fu adottata la direttiva 77/2001 riferita all’utilizzo del Cdr a norma di legge e che il Parlamento italiano, non più di due mesi prima dell’adozione dell’ordinanza sul Cip6 da parte del presidente del Consiglio, aveva deciso di non applicare tale incentivo”.