Piccole azioni quotidiane per inquinare meno e sopratutto per pesare meno nell’economia delle risorse naturali. Pensare alle generazioni future ai nostri figli per lasciare loro in eredità un Pianeta che non sia stato depredato e impoverito di ogni materia prima.
Parte la campagna Inizia da te, voluta da Green Cross che ha scelto come testimonial Claudia Gerini. Lo strumento attraverso cui intraprendere buone azioni per il Pianeta e sostanzialmente per noi stessi inizia dal conteggio della propria carbon footprint, si prosegue poi con la messa in atto delle piccole azioni del tipo: riciclo degli abiti, consumo mirato dell’acqua o acquisto di prodotti bio.
Spiega Elio Pacilio presidente Green Cross:
La campagna nasce da una convinzione: per ridurre l’impatto degli attuali modelli di società e mitigare gli effetti dei cambiamenti climatici è necessario l’impegno concreto di tutti, singoli, famiglie, imprese, governi. E nessuno può più girarsi dall’altra parte, dire di non vedere e non sapere. Con le nostre scelte, le nostre azioni, i nostri acquisti possiamo dare il nostro apporto per ridurre l’impronta ecologica, da spettatori diventare attori protagonisti del cambiamento.

Parte nei prossimi giorni a New York una grande campagna informativa contro le maxi porzioni servite nei fast food. A dichiarare guerra all’abuso di cibo il Dipartimento della Salute di N.Y. preoccupato per il dilagare dell’obesità e delle malattie derivate quali diabete di tipo 2 e cardiovascolari.
Negli ultimi 50 anni le quantità di ingredienti e i volumi di un panino con hamburger, ad esempio, sono triplicati ed è quadruplicato lo zucchero contenuto nelle bevande. Non solo: si spreca anche tantissimo di questo cibo che viene acquistato non solo in porzioni gigantesche, ma anche per più volte e inutilmente. Se poi andiamo a guardare l‘impronta ecologica di questo genere di alimentazione a base di carne e grassi di origine animale scopriamo che è elevatissima. Vogliamo parlare dell’olio in cui sono fritte le patatine servite in porzioni da 300 grammi? in genere è quell’olio di palma che costa pochissimo e ottenuto da deforestazione selvaggia.
Infine, un ultimo agghiacciante dato fornito proprio dal Dipartimento per la salute di N.Y a proposito delle conseguenze di una alimentazione così smodata e errata. Guardate bene la foto accanto: il ragazzo ha una gamba amputata. Nel 2006 ci sono state 3000 amputazioni a causa del diabete di tipo2.
Via | Il Fatto alimentare, NYC Dep.
Foto | NYC Dep.

Un eBook è più ecologico di un libro di carta? Qual è di fatto la loro impronta ecologica?
Facciamo due conti: negli Stati Uniti dal 2008 a oggi i mercato dei libri digitali è passato dallo 0,6% al 6,8%. Amazon detiene il 70% dei fruitori di eBook, la libreria virtuale vanta 950mila titoli e tra i generi più venduti i romanzi in versione elettronica che nel 2010 hanno rappresentato il 13,6% delle vendite contro il 25,7% della versione cartacea. Un mercato in crescita che inizia a avere un impatto anche ambientale. Ma quale?
Se si prende in considerazione tutta la filiera di produzione di un libro di carta si arriva alla emissione di 7,5 Kg di CO2, secondo le stime di Cleantech. Incide moltissimo il trasporto, ovviamente. Sempre secondo Cleantech un Ipad costa in temini ambientali l’equivalente di 130 Kg di CO2 mentre un Kindle l’equivalente di 168 Kg. Per pareggiare la spesa in carbonio di un Ipad bisognerebbe leggere almeno 18 eBook e 23 su Kindle.
Continua a leggere: eBook Vs. libro in carta: qual è il più ecologico?

L’impronta ecologica è “la quantità di territorio produttivo consumato per sostenere il consumo di risorse e la richiesta di assimilazione di rifiuti di una determinata popolazione“. Il concetto è largamente connesso a quello della sostenibilità ed è un fatto noto che la popolazione mondiale, in particolar modo quella dell’occidente industrializzato, adotta uno stile di vita lontanissimo da quello che responsabilmente dovrebbe avere.
Mangiare troppa carne o troppo pesce, non preferire alimenti a “Km zero“, non fare la raccolta differenziata, ma anche consumare troppa energia, sia per muoversi sia per riscaldarsi. Lo facciamo tutti, anche chi crede di essere un fervente ecologista spesso porta con sé un’impronta ecologica tale che ci sarebbe bisogno di 3 o 4 pianeti come il nostro per assorbirla se tutti adottassimo un identico stile di vita.
Per avviare un cambiamento virtuoso è fondamentale conoscere i propri limiti ed in questo senso ci viene incontro il sito del Global Footprint Network che ha sviluppato un breve questionario, anche in italiano, per calcolare la nostra impronta ecologica. Lo trovate qui. Va detto che di questo tema ne avevamo scritto già nel 2005, ne abbiamo scritto negli anni successivi, eppure sembra rimanere sempre lì, immutato aldilà dei risultati. Lo abbiamo provato e abbiamo capito, ma ci ha aiutato realmente? Sembra di no. In ogni caso, una bella ripassata non fa mai male e dunque ricalcoliamo la nostra impronta ecologica e vediamo se, davvero, saremo in grado di mettere in pratica quei piccoli gesti che ci aiutano ad avere un ambiente più sano.

Oggi inizia la Settimana vegetariana mondiale, giorni in cui si celebra la scelta di chi ha deciso di nutrirsi sono di vegetali. Il 4 ottobre, invece, oltre ad essere la Festa del patrono d’Italia S.Francesco è anche la Giornata Mondiale per gli animali.
L’obiettivo è sempre quello: diminuire fino a sospendere il consumo di carni, sia bianche sia rosse e dei derivati animali come latte e uova. Inclusi formaggi. Perché? Per molti buoni motivi, incluso quello salutistico: chi non mangia carne è sano e sta bene. Inoltre l’impronta ecologica di chi non consuma carne, si abbassa notevolmente. Insomma, non mangiare carne fa bene alle persone e fa bene al Pianeta.
Per partecipare ai vari eventi sparsi per la penisola o solo anche per accostarvi alla scelta vegan, ecco il calendario delle iniziative; qui trovate il sito della settimana vegetariana mondiale; qui le testimonianze di chi vi ha preso parte lo scorso anno. Se siete in vena di provare la cucina vegan ecco qui una miniera di ricette testate.
Dopo il salto un video con i Vip vegan.
Continua a leggere: 1-7 ottobre 2010: settimana vegetariana mondiale

Sabato 21 agosto cade l’ Earth Overshoot Day. Non è una bella data. In pratica l’umanità ha già consumato tutte le risorse che il Pianeta è in grado di produrre in un anno. Attualmente, noi umani consumiamo risorse oltre il 30% della possibilità che le stesse hanno di rigenerarsi. Insomma, per usare un termine caro alla politica, dal 21 agosto iniziamo a indebitarci con la Terra. Il problema è come coprire questo debito considerato che le risorse hanno dei tempi ben precisi per ritornare a essere disponibili.
Scrive Global Footprint Network, l’organismo che calcola e diffonde l’impronta ecologica, ossia quanto impatto hanno gli esseri umani sul Pianeta:
Oggi l’umanità usa l’equivalente di 1,3 pianeti ogni anno. Ciò significa che oggi la Terra ha bisogno di un anno e quattro mesi per rigenerare quello che usiamo in un anno. Scenari alquanto ottimisti delle Nazioni Unite suggeriscono che se il presente trend della popolazione e del consumo continuasse, entro il 2050 avremo bisogno dell’equivalente di due pianeti per il nostro sostentamento. E naturalmente ne disponiamo solo di uno. Trasformare le risorse in rifiuti più velocemente di quanto questi possano essere ritrasformati in risorse ci pone in una situazione di sovrasfuttamento ambientale, di esaurimento proprio di quelle risorse dalle quali la vita umana e la biodiversità dipendono.
Una prima soluzione è certamente consumare meno: evitiamo di usare indebitamente acqua, energia o cibo. Compriamo solo ciò che è necessario e che consumiamo senza sprecare nulla. Una seconda soluzione, diciamo da applicare su più larga scala, prevede che vi sia un controllo delle nascite: meno esseri umani = meno consumi. Ma insomma, è molto complessa da applicare e non sembra sia ben accetta da tutti gli organismi che poi dovrebbero promuoverla.
Le protezioni dell’ambiente e della salute umana dipendono sempre di più dai nostri consumi e dalle nostre scelte alimentari. E’ quanto è emerso nell’ambito del convegno “Alimentazione e Ambiente” della Barilla Center for Food and Nutrition in cui, alla presenza di luminari del settore (da Rifkin ad Andrea Boltho, docente presso l’Università di Oxford, a Mathis Wackernagel, presidente del Global Footprint Network) è stata presentata la “Doppia Piramide Alimentare” che mette in relazione, per ogni singolo alimento di cui è composta la nostra variegata dieta, l’apporto nutrizionale e l’impronta ecologica dello stesso prodotto calcolata nel suo intero arco di vita (dalla coltivazione/estrazione delle materie prime, alla lavorazione, al trasporto, alla distribuzione e allo smaltimento degli scarti) in relazione, prevalentemente, ai parametri di emissioni di gas serra, consumo di acqua dolce e sfruttamento del suolo.
In questo modo, si è potuto osservare che gli alimenti per i quali si consiglia un consumo più frequente (frutta e verdura di stagione, ad esempio) sono proprio quelli che producono l’impatto minore sull’ecosistema facendo facilmente coincidere gli aspetti - apparentementi slegati fra loro - di benessare/salute e tutela dell’ambiente.
Secondo i riusultati emersi durante l’incontro, ad esempio, il consumo d’acqua giornaliero di una dieta ben equilibrata ricca di frutta, verdura e legumi, sarebbe compreso tra 1.500-2.600 litri complessivi, contro gli oltre 4.000/5.400 litri previsti per un’alimentazione troppo sbilanciata a favore della carne, in quanto necessari per ingrassare gli animali dalla nascita fino al momento della macellazione… Eppure, lamentano i presenti, non mancano le resistenze da parte di un’opinione pubblica sempre più restia a modificare abitudini alimentari scorrette e spesso sedimentate nel tempo. L’unica modalità attraverso la quale si potrebbe assitere ad un mutamento sostanziale di questo atteggiamento, reo di aumentare l’incidenza di obesità e malattie cardiovascolari nella popolazione mondiale, potrebbe essere costituita dalla tassazione, realizzata in modo da penalizzare certi consumi a vantaggio di altri, fa sapere Andrea Boltho, noto docente di economia presso l’Università di Oxford….
Foto | Flickr
I ricercatori delle Università di Dundee e Bath stanno lavorando con i ricercatori indiani per sviluppare un tipo di cemento ecologico che utilizzi la pula del riso. Il progetto UK-India Education & Research Initiative (UKIERI) che si pone come obiettivo di ridurre l’impronta ecologica della produzione di cemento che influisce per il 5% sulle emissioni mondiali di CO2.
Il cemento Portland, costituente principale del calcestruzzo formato da calcare con argilla, produce circa una tonnellata di CO2 per ogni tonnellata di cemento ottenuto. Dunque, secondo i ricercatori diventa interessante iniziare a usare altri materiali per la produzione del calcestruzzo.
La collaborazione con l’India nasce dal fatto che è il secondo produttore di cemento al mondo dopo la Cina. Spiega Kevin Paine, del Dipartimento di architettura e ingegneria civile dell’Università di Bath:
Non esiste un singolo sostituto perfetto per il cemento Portland. Stiamo invece cercando dei possibili materiali derivati da risorse localmente disponibili che siano usabili al posto del cemento. Nel Regno Unito, ad esempio, ci stiamo concentrando sull’uso della cenere del carbone.
Via | Dundee, GreenDiary
Foto | Flickr
Secondo Mark Pasternak del Devil’s Gulch ranch è meglio consumare conigli che polli. La questione verte sulla sostenibilità dell’allevamento di questi animali. Secondo Pasternak allevare conigli ha un impronta ecologica nettamente inferiore rispetto a altri animali e una resa migliore. Rispetto a una mucca, in proporzione, usano meno cibo e acqua, producendo più carne.
Il problema è convincere gli americani a mangiare carne di coniglio, perché questi animaletti non sono considerati cibo, come una gallina o un mucca, ma animali da compagnia, più o meno come un gatto. Qualche mese fa, Beppe Bigazzi, cultore dell’enogastronomia durante la trasmissione La Prova del cuoco, consigliò come cucinare un gatto secondo la migliore tradizione toscana. Certo, si riferiva a tempi passati, alla fame e alla guerra e alla mancanza di cibo.
Morale della favola Bigazzi fu sospeso dalla trasmissione perché secondo i Verdi aveva istigato a maltrattare animali da affezione. Un americano avrebbe avuto da ridire se al posto del gatto ci fosse stato il suo coniglietto.
Per quel che riguarda la lotta ai cambiamenti climatici mi ha particolarmente incuriosito l’iniziativa portata avanti, in tema di trasporto aereo, dal governo britannico. Riduzione del numero dei voli? Nuove tecnologie in arrivo? Nulla di tutto questo, il piano riduzione CO2 obbligherà infatti gli onorevoli d’oltremanica a ridimensionare i loro privilegi nel trasporto aereo per ridurre le emissioni di anidride carbonica.
Come? Si partirà da tutti i funzionari pubblici del Ministero degli Esteri (comprese le loro famiglie) che dovranno obbligatoriamente viaggiare in classe economica per i voli fino a cinque ore. Nel caso di più viaggi più lunghi si potrà invece optare di andare in prima classe, anche se sarà consigliabile in questo caso, scegliere per l’opzione più economica.
Questo programma, che obbliga quindi ad abbandonare il comfort offerto dalle classi “prima” e “business”, è parte di un piano di sostegno di una campagna per combattere i cambiamenti climatici che ha come obiettivo quello di ridurre le proprie emissioni del 10 %. Coinvolgerà circa 61.000 persone che lavorano al Ministero degli Esteri britannico. Ma davvero quest’iniziativa, oltre ovviamente all’aspetto economico, avrà importanti risvolti ambientali?