
Villa Adriana non sarà sede di una discarica di rifiuti. La discarica a Corcolle non si farà e su questo sono d’accordo il premier Monti, il ministro per l’Ambiente Corrado Clini e il governo tutto. Perciò il Commissario Luigi Pecoraro, nominato durante il governo Berlusconi ha presentato le sue dimissioni, perché lui su Corcolle ci aveva creduto. Infati appena ieri dichiarava che la reale distanza della discarica da Villa Adriana era di 1000 metri dall’area di rispetto e di 2400 metri dall’entrata del sito archeologico:
Monti conosce bene tutti i dati. E a rassicurarlo c’è stato anche il parere del Dagl, il dipartimento affari legislativi e giuridici del governo, che confermano la correttezza del mio operato. Ricordiamoci sempre che c’è una autostrada fra la discarica, che sarà interrata, e Villa Adriana. Bisogna conoscere bene le carte. Verificare sulle mappe e visitando i luoghi come è realmente la situazione. Più volte ho parlato con persone scandalizzate per la presunta discarica a Villa Adriana, poi quando spiegavo loro la reale distanza cambiavano idea.
Della folle idea di fare un buco a pochi passi da Villa Adriana a Tivoli, ovvero a 700 metri che dal sito archeologico UNESCO patrimonio dell’umanità, dove andare a interrare i rifiuti dei romani ne scrivevo lo scorso gennaio, quando fu adottata l’ennesima proroga per ficcare rifiuti a Malagrotta. Proroga che con ogni probabilità sarà rinnovata il 1° giugno per altri sei mesi. Nel mentre a Roma dovrebbe partire una vera raccolta differenziata.
Via | Il Manifesto, Euractiv
Foto | Flickr
Sicuramente loro supereranno la prova costume meglio di quanto possa riuscirci io…
Battute a parte, ecco alcuni bradipi mentre vengono lavati ed educati ad arrampicarsi, come tenersi appesi con le loro zampe, fino all’età adulta, quando saranno in grado di salire senza difficoltà su un albero.
Il tempo passa, loro crescono e noi ci incantiamo a vederli, proprio come in questo video… Buona visione!

Vi raccontavo lo scorso anno del fallimento dello Zoo di Napoli. Oggi l’idea per aiutarlo e che forse non basterà a salvarlo, si chiama zoowall. Ovvero acquistare attraverso una donazione di 10 euro uno dei 20mila pixel-mattoncino di un muro virtuale per sfamare uno dei 290 animali dello zoo.
Il versamento va in favore della Fallimento Parks and Leisure srl, la società che attualmente gestisce lo zoo trasformato in parco. Per ora anche se la situazione è molto complessa è difficile resta intatta la volontà di venirne fuori e di proteggere comunque gli animali. Sono stati organizzati campi estivi dedicati ai bambini per giugno e luglio e visite didattiche.
Scrive Fabrizio Reale su laboratorio Napoli:
Non servirà probabilmente a salvare lo zoo di Napoli dal triste declino ma potrà portare un po’ di sollievo ad una struttura che necessita di continue spese per foraggiare e curare gli animali. Dall’inizio di questa nuova crisi economica sono diversi gli animali di fatto “spariti”, magari venduti, come i due orsi dal collare, ancora dati per presenti sul sito ufficiali ma che da mesi oramai non vivono più nel giardino zoologico partenopeo. Al contempo sono tante, fra gli erbivori, le nuove nascite.
Via | Il Mattino, Laboratorio Napoletano
Foto | Flickr
Ho un debole per le foto che hanno come soggetto gli animali in qualche loro posa strana o semplicemente immortalati in un momento qualsiasi. Ancora di più per scatti come questi, con cuccioli insieme alla loro mamma.
Vi avevamo già mostrato foto di piccoli insieme alla propria madre e oggi aggiungiamo anche altre foto. Perchè ognuna di queste merita di essere vista e ammirata.
Nella loro semplicità e dolcezza.
Stupino è una città della Russia Europea centrale, con un’economia che si basa principalmente a livello industriale attraverso stabilimenti metallurgici, chimici e meccanici.
Ed è proprio questa città a regalarci queste immagini decisamente non usuali: ecco alcuni lupi a spasso con il proprio padrone.
Nelle immagini, li vediamo teneramente coccolati dalla loro padrona, immersi nella neve.
Raccolgo l’appello lanciato da un’azienda che produce parmigiano colpita dal sisma del 20 maggio scorso. Il caseificio sociale La Cappelletta sta vendendo il parmigiano caduto a causa del terremoto, il formaggio è di diverse stagionature e l’iniziativa è stata riconosciuta dal Consorzio parmigiano reggiano. Questa la mail:
qui siamo vivi e vogliamo andare avanti…..
chiediamo a tutti non una mano, ma l’opportunità di rialzarci con il nostro lavoro…..
la mia stalla, come altre venti, porta il latte alla COOPERATIVA SOCIALE LA CAPPELLETTA, grazie alla quale produciamo centinaia di forme al giorno di PARMIGIANO REGGIANO: che è simbolo della nostra tradizione e con grande sforzo anche oggi vorremmo continuare a farlo.
A causa del sisma,il magazzino di stagionatura ha subito gravi danni come potete vedere dalle foto che vi allego. Per poter ripristinare il magazzino è necessario vendere il parmigiano. Con questa e-mail chiediamo la vostra comprensione, solidarietà ma soprattutto un aiuto. Io inizio la raccolta di tutti gli ordini di chi volesse acquistare il nostro parmigiano:
E precisa ArciModena che sta gestendo i contatti e le consegne che avverranno o presso la sede dell’Arci o gestite direttamente con l’azienda:
Continua a leggere: Aiutiamo l'Emilia: compriamo il parmigiano caduto dopo il terremoto
Nel frigorifero di ogni famiglia si consuma il disastro dello spreco alimentare. Abbiamo un sistema economico che ci obbliga a comprare, conservare e consumare. Le etichette ci dicono quando un alimento scade. Ma le derrate che acquistiamo sono sempre troppe rispetto alla capacità di consumo e allora gettiamo via cibo. In tempi di crisi, in Europa, finisce nella spazzatura il 43% del cibo che acquistiamo. A volte a ragione altre volte no.
Lo spreco alimentare è una delle facce del disastro ambientale: per avere più cibo occorre servirsi di agricoltura intensiva, allevamenti intensivi, pesca intensiva, logistica intensiva, trasporti intensivi. Tradotto: consumiamo troppa acqua e impoveriamo i suoli agricoli e per renderli più fertili ricorriamo alla chimica del petrolio. E’ un sistema che necessariamente porta al collasso delle risorse e ambientale e siamo già in 7 miliardi sul Pianeta. Nel 2050 saremo in 9 miliardi: solo il risparmio alimentare garantirà cibo per tutti.
Molto cibo ad esempio frutta e verdura anche se buoni, finiscono nella spazzatura perché non sono belli. Infatti, avendo cibo a disposizione in grosse quantità il criterio che lo rende interessante nella GdO non è la sua qualità ma la sua bellezza: perciò troviamo cavolfiori, verze, mele e pere sempre perfette e lucenti sui banconi dei supermercati. La Gdo secondo questi standard getta via 238 mila tonnellate di cibo pari a 881 milioni di euro, ragione per cui 620mila persone potrebbero mangiare a colazione pranzo e cena ogni giorno. Oppure pensiamo a quel che accade nelle mense scolastiche, degli ospedali o aziendali: ma quanto cibo ancora buono viene gettato? Banco Alimentare con Siticibo si impegna a recuperarlo e a ridistribuirlo. Ma è una goccia nel mare.
Continua a leggere: Andrea Segrè: "Il frigorifero la tomba dello spreco alimentare"
Nuove specie scoperte e/o descritte per la prima volta nel 2011: l’International Institute for Species Exploration dell’Arizona State University ha stilato una top ten, diffusa non a caso ieri 23 maggio, in occasione dell’anniversario della nascita di Linneo, naturalista svedese a cui si deve l’attuale classificazione delle specie del regno animale e vegetale.
Di alcune di queste nuove specie ci eravamo occupati anche noi di Ecoblog. Nella foto in homepage le vedete tutte e dieci. Dopo il salto ve le presentiamo singolarmente in tutto il loro splendore.
Continua a leggere: La top ten delle nuove specie scoperte nel 2011
Siamo riconoscenti a Bill Adams, il fotografo che ha scattato queste immagini. Possiamo, infatti, grazie a lui, vedere queste affascinanti immagini della zebra bianca.
Il suo nome è Zoe e il colore è dovuto proprio per una questione di melanina. Come potete vedere ha delle strisce dorate in mezzo al bianco e splendidi occhi color ghiaccio.

Dopo essere riuscita a imporre dazi anti dumping in Usa la tedesca SolarWorld Ag sta organizzando una associazione sul modello del CASM americano a rappresentanza delle industrie del fotovoltaico europeo per chiedere all’Europa di adottare manovre anti dumping contro la Cina che sovvenziona fino al 2015 con 30 milioni di dollari le aziende del settore. La richiesta sarà presentata attraverso una petizione che dovrebbe partire a giorni e comunque essere pronta prima del 1°luglio e dalla presentazione l’Europa avrà appena 45 giorni per rispondere.
Ha detto Milan Nitzschke, vice presidente di SolarWorld:
Abbiamo fiducia nel successo della petizione poiché tutti nel settore manifatturiero subiscono i colpi dalla Cina quindi ci sarà una vasta coalizione due cifre da aziende della Ue.
Secondo John Clancy portavoce Ue per il commercio l’obiettivo è restituire un commercio equo e aperto:
E’ il nostro ruolo difendere la produzione europea contro le distorsioni del commercio internazionale, dopate da sovvenzioni o dumping, mediante l’applicazione di strumenti di difesa commerciale in conformità con la normativa UE e le norme del WTO. Ma prima di agire e prendere una qualunque decisione Bruxelles dovrà valutare se vi è la prova evidente e sufficiente che il danno sia stato causato ad una quota significativa del settore dell’energia solare in Europa.
Con al medesima procedura la SolarWorld è riuscita a convincere il Presidente Obama a imporre dazi salati, dal 30% al 250% sui pannelli fotovoltaici cinesi. La Cina si è detta estremamente insoddisfatta e non ha commentato oltre. Secondo Gregory Spanoudakis, rappresentate in Europa della Canadian Solar la manovra anti-dumping serve solo a tagliare posti di lavoro in Europa. Fa notare:
In Europa solo il 20% delle 300.000 persone impiegate nel settore dell’energia solare lavorano nelle manifatture. Fornitori di materie prime, produttori di attrezzature, sviluppatori di progetti, logistica, costruzione, installazione e manutenzione soffriranno di questo maldestro tentativo di proteggere la produzione, le attività sono attività già fortemente in outsourcing.