
Pubblica oggi il Corriere del mezzogiorno a pag. 2 la notizia del possibile acquisto dell’immondizia di Napoli da parte del comune di Oslo. Nella fredda città norvegese occorre combustibile per alimentare l’inceneritore di Mortensrud. Il titolo in alto dice: “Vuoi comprare immondizia da Napoli”.
Secondo quanto riferisce Noblad sono stati a Napoli due rappresentanti del comune di Oslo a discutere di un possibile contratto che prevede la fornitura di 200mila tonnellate di spazzatura da portare anche in Svezia. Il costo dell’operazione, per il Comune di Napoli, sarebbe di 90 euro a tonnellata. Avrebbe confermato la circostanza Gerner Bjerkås responsabile della comunicazione del Agenzia per l’energia atomica (EGE) del Comune Oslo, alla Tv NRK (qui il video) precisando che l’acquisto sarebbe potuto avvenire anche attraverso broker.
Ma a leggere i due comunicati sul sito della Agenzia per l’energia del Comune di Oslo si capisce che le cose sono un po’ diverse. La prima precisazione riguarda il fatto che a Oslo non si paga nessuno per acquistare rifiuti e scrivono:
semmai sono coloro che devono sbarazzarsi dei rifiuti devono pagare noi per incenerirli.
Continua a leggere: L'immondizia di Napoli a Oslo? Solo una delle tante idee
Paul Connett è un professore di chimica al St. Lawrence University ed è anche un convinto sostenitore della raccolta differenziata, del riciclo e dell’abolizione degli inceneritori. Grazie a Fabio A. sono venuta a conoscenza del video che vedete in alto e che vi propongo. E’ spettacolare e al tempo stesso assolutamente geniale.
E’ stato girato ieri a Salerno in occasione della manifestazione del Movimento rifiuti zero-no inceneritore.
Purtroppo la filosofia zero waste di Connett non è in linea con le attuali idee istituzionali in merito. Ma come si dice dalle mie parti: “addà venì baffone!”.
Secondo Ferdinando Bonessio, presidente regionale dei Verdi per la Costituente ecologista, l’emergenza rifiuti che sta vivendo la Campania, potrebbe a breve toccare anche il Lazio. Perché Bonessio è così preoccupato? Scrive in un comunicato stampa:
Domani rischiamo di vedere demolita l’immagine di Roma e di veder sommerso il Colosseo di rifiuti, se si continua in questa direzione. La situazione Campania che sta riesplodendo in tutta la sua drammaticità in questi giorni non ha insegnato niente. Lo dimostra la gestione dissennata dei rifiuti che Alemanno e Polverini stanno mettendo in atto.
A cosa si riferisce Bonessio? Al fatto che sia il sindaco di Roma Alemanno, sia il Governatore Polverini annunciano novità riguardo alla discarica Malagrotta. Il punto è che non lo fanno nella medesima direzione. Secondo Polverini Malagrotta non rientrerà nel nuovo Piano rifiuti; secondo Alemanno una proroga per la discarica è possibile.
In mezzo l’inceneritore di Albano, siamo nei Castelli Romani, per cui domani è prevista una manifestazione dei cittadini che non vogliono l’ecomostro sul loro territorio. Anzi di inceneritori ne dovrebbero sorgere, secondo il nuovo Piano rifiuti altri 5 per un totale di 9 inceneritori da dislocare su tutta la regione inclusa una discarica interprovinciale.
Spiega Bonessio che mentre la politica decide i rifiuti continuano a aumentare e scrive:
Il Lazio ha già 3 impianti di incenerimento di rifiuti, Malagrotta, Colleferro e San Vittore che se fatti funzionare a pieno regime soddisfano la quota parte massima che questa regione può sopportare come incenerimento che dovrà ecomunque essere abbassata in futuro. L’unico sistema per risolvere il problema è la differenziata porta a porta. Per questo motivo aderiamo alla manifestazione di domani di Albano, per dire no all’incenerimento e alle scelte calate dall’alto sulla pelle dei cittadini.
Che l’inquinamento da polveri sottili (PM10) non facesse bene alla salute lo sapevano già tutti. Fino ad oggi, però, l’attenzione dei medici si era concentrata sulle vie respiratorie e le loro malattie, cancri al polmone compresi.
Adesso arriva un nuovo studio che mette, purtroppo ci sarebbe da aggiungere, altra carne al fuoco. Secondo Andrea Baccarelli, responsabile del Centro di epidemiologia molecolare e genetica del Policlinico di Milano e adjunct professor all’Harvard School of Public Health di Boston, infatti, anche il sistema circolatorio non gode molto con le polveri sottili.
Insieme al centro Trombosi della Fondazione ospedale Maggiore Beccarelli ha analizzato i dati di circa duemila persone arrivando a stabilire una assai probabile correlazione tra PM10 e trombosi venosa profonda. Una brutta bestia di cui potete vedere, anche se probabilmente non capire, una foto in alto a sinistra.
I dati che emergono dallo studio sono abbastanza allarmanti, come conferma lo stesso ricercatore:
Realizzata in Lombardia, coinvolgendo più di duemila persone, l’indagine ha evidenziato che, per ogni aumento di 10 microgrammi di PM10 per metro cubo d’aria, si ha un incremento del 70% del rischio di trombosi
A diffondere questo triste annuncio ci hanno pensato gli zelantissimi aderenti all’associazione Gestione Corretta dei Rifiuti di Parma che, dopo aver mostrato come l’inceneritore che qualcuno vorrebbe costruirgli in città sorgerebbe a due passi da aziende alimentari come la Barilla, ora saggiamente si chiedono: se già Parma sfora i limiti di PM10 con il solo traffico cittadino, cosa potrebbe accadere se realmente facessero l’inceneritore?

Palermo Energia Ambiente, la società posseduta che avrebbe dovuto costruire l’inceneritore all’interno della discarica palermitana di Bellolampo, è stata messa in liquidazione. L’assemblea dei soci si è riunita ieri e ha approvato la proposta dei commissari straordinari di Amia (l’azienda di igiene ambientale di Palermo) che, nel luglio scorso, avevano chiesto che si chiudesse anche formalmente con il vecchio piano dei rifiuti voluto da Cuffaro e ormai naufragato.
Pea è un raggruppamento temporaneo di imprese formato al 52% da Falck, Actelios, Epc Sicilia, Emit spa, Consorzio Asi e Safab e per il restante 48% dalla stessa Amia all’indomani dell’approvazione del contestatissimo piano Cuffaro che, nel 2002, impostò tutta la gestione dei rifiuti siciliani su quattro mega inceneritori da tre milioni di tonnellate l’anno. Cioè quanto si brucia attualmente in tutta Italia.
Cuffaro, alla vigilia dell’elezione di Romano Prodi a presidente del Consiglio dei Ministri, temette di essere revocato dalla carica di Commissario straordinario (e quindi gestore de facto) dell’emergenza rifiuti in Sicilia. Per questo trasferì tutta la gestione del sistema ad una agenzia appositamente creata, l’Agenzia regionale rifiuti e acque (Arra) in modo da poter far sopravvivere il suo piano all’alternanza dei governi nazionali.
Continua a leggere: Messa in liquidazione Pea, la società dell'inceneritore di Palermo
Si riapre l’emergenza rifiuti in Campania. Ve ne parla Peppe Croce nel post appena sotto. Questa volta, versione ufficiale vuole che la colpa sia dell’inceneritore di Acerra. Che, peraltro, non ha mai funzionato bene, sforando continuamente i limiti delle emissioni pericolose. Secondo Tommaso Sodano, consigliere provinciale della Federazione delle Sinistre, come dichiara a Il Corriere del Mezzogiorno di oggi questa è la situazione:
Fonti riservate mi dicono che si sono verificate vistose crepe in uno dei camini. Conseguenza, mi informa un tecnico, della pratica di bruciare non combustibile da rifiuto ma immondizia tritovagliata. Esperti mi dicono che questo determina sbalzi di temperatura e danneggia l’impianto. Prevedo che Acerra funzionerà a singhiozzo ancora per molte settimane.
Ma l’inceneritore di Acerra inquina anzi come si dice in linguaggio tecnico sfora. Dice Sodano:
I valori delle polveri sottili sono stati superati più di 250 giorni su 500 di funzionamento dell’impianto.
A martorizzare un territorio già devastato dai veleni ora ci pensa anche una strana patina untuosa che da qualche giorno ha preso a coprire frutteti e ortaggi. Assocampaniafelix, associazione di cittadini nata a tutela del territorio in cui abitano, ha girato il video in alto, in una zona a 1 Km dall’inceneritore. Questa la descrizione che ne danno su youtube:
Una inquietante coltre nera e untuosa ricopre le foglie e i frutti dell’intera zona prospiciente l’inceneritore di Acerra e la centrale a biomasse Friel SpA. I contadini: “Mai vista una cosa simile. Abbiamo paura per la nostra salute”.
Si attendono ora i risultati delle analisi che sta svolgendo il dott. Maffei.

Sarà che l’hanno fatto in fretta e furia, con le procedure accelerate della Protezione Civile permesse dallo stato di emergenza rifiuti, ma l’inceneritore di Acerra, dopo appena un anno e mezzo di funzionamento, a quanto pare è già da rottamare. Lo si apprende dal Mattino di Napoli che, oggi, pubblica la notizia che ben due forni dell’impianto sono già in tilt.
Scontato il ritorno dei cumuli di rifiuti nel comprensorio napoletano, secondo il giornale stiamo a 180 tonnellate sparse tra vie e vicoli. Meno scontato è il conto, salatissimo, per tornare alla “normalità termovalorizzata”: 10 milioni di euro e sei mesi di lavori.
Se quanto riporta il Mattino di Napoli è vero, soldi compresi, una riflessione è d’obbligo: qualunque cosa ne possiate pensare degli inceneritori, siete e siamo ancora così convinti della loro economicità? Non è che ad Acerra, sotto sotto, hanno fatto un impiantino che si rompe ad orologeria?
Pensare male è peccato, ma quasi sempre ci si azzecca. Anche perchè, come già più volte ha raccontato Marina, nel frattempo gli impianti veramente utili (cioè tutti quelli che servono la raccolta differenziata e per il ciclo integrato dei rifiuti) a Napoli e dintorni mica li hanno fatti: pensate solo che l’umido raccolto in Campania lo spediscono in Sicilia, a Grammichele in provincia di Catania.
Via | Il Mattino di Napoli
Foto | Flickr
In Emilia Romagna è in piedi da diversi mesi un’aspra battaglia conto gli 8 inceneritori. Ne è previsto uno nuovo che dovrebbe sorgere a Parma, la città del parmigiano e del prosciutto. Pomo della discordia il dossier Moniter presentato ieri in Regione
Ecco in sintesi cosa dice il portale della Regione Emilia Romagna:
Valori delle emissioni, per quanto riguarda diossine e furani, 100 volte più bassi rispetto ai limiti di legge; per gli idrocarburi policiclici aromatici, 1000 volte inferiori. Per quanto riguarda la natalità, i dati su gemellarità, piccoli per età gestazionale, nati pretermine, basso peso nei nati a termine non presentano differenze significative rispetto a quelli attesi secondo la media regionale per nessuno dei livelli di esposizione. Sulle nascite pretermine, da cui è emerso un modesto effetto nei confronti interni al gruppo, lo studio verrà replicato analizzando il periodo successivo.
Ma Giancarlo Pizza, presidente dell’Ordine dei medici regionale che ha diretto proprio lo studio Moniter legge diversamente i dati raccolti:
Non vi è dubbio come il futuro dello smaltimento dei rifiuti urbani non potrà essere quello dell’incenerimento, perché gli inceneritori non danno garanzia di sicurezza. Questo studio conferma alcuni aspetti. Nessuno studio può essere conclusivo, ma questo dimostra che i nati pretermine sono bambini che nascono prima perché le mamme hanno vissuto vicino agli inceneritori. Quindi c’è una conferma di alcuni esiti.
Perciò sotto tiro è finito Carlo Lusenti, assessore alla Sanità che si è beccato l’ira funesta dei due rappresentanti del Movimento 5 stelle (eh si, iniziano a farsi sentire…) Giovanni Favia e Raffaella Pirini che in un comunicato stampa congiunto dichiarano:
Come Movimento 5 Stelle incalzeremo Lusenti e l’assessore all’ambiente Freda sull’applicazione di serie politiche di riduzione rifiuti e di riciclo, incentivando la raccolta differenziata porta a porta affinché vengano seguite le indicazioni dell’Ordine dei Medici. Invece di cercare di giustificare politicamente l’incenerimento, Lusenti dovrebbe avere un approccio precauzionale come il presidente dell’ordine dei medici Pizza e tenere a mente il commento del professor David Kriebel (University of Massachusetts Lowel) allo studio Cordier del luglio 2010 che di chiara: “suscita serie preoccupazioni lo studio Cordier sui rischi per la salute dovuti alle emissioni d’impianti urbani di incenerimento dei rifiuti.(…) Infatti questi impianti oltre ad essere molto pericolosi per la salute provocano: a) la produzione di ceneri pesanti e scorie tossiche comunque da smaltire b) contribuiscono al riscaldamento globale c) impediscono la riduzione dei rifiuti ed il riciclaggio, poiché i gestori di tali impianti richiedono fonti sempre maggiori di rifiuti da bruciare.
Può un Governo che decide la rimozione di un sindaco virtuoso, capace di arrivare nel suo Comune a raccogliere il 65% di differenziata e di abbassare la tassa più odiata dagli italiani, la TARSU, promuovere strombazzando la settimana europea per la riduzione dei rifiuti (qui il sito italiano e qui quello europeo)?
La mia è ovviamente una domanda retorica: se la promuove evidentemente può. Questa edizione durerà dal 20 al 28 novembre e coinvolgerà molti stati europei certamente più coerenti di noi in fatto di rifiuti e di raccolta differenziata. Ricchi premi e cotillion (ovviamente riciclati e riciclabili) a chi vi prenderà parte. Leggo dal Comunicato stampa:
Le azioni che potranno svolgersi durante la “Settimana” saranno ispirate a cinque tematiche principali: troppi rifiuti, produzione eco-compatibile, consumi attenti e responsabili, vita più lunga dei prodotti, meno rifiuti gettati via. Le azioni proposte dai project developer, se rispondenti ai criteri europei, saranno validate dal Comitato promotore e potranno quindi ricevere la denominazione ufficiale di azione per la Settimana Europea per la Riduzione dei Rifiuti. Infine per premiare le azioni che si sono particolarmente distinte a livello europeo, è prevista la consegna degli “European Waste Reduction Awards” che si svolgerà a Bruxelles a febbraio 2011.

L’associazione Gestione Corretta dei Rifiuti, che si batte contro il progetto dell’inceneritore di Ugozzolo, frazione di Parma, proposto dalla Iren, ha rilasciato una nota molto interessante in cui, mappa alla mano, analizza la posizione scelta dall’azienda per l’impianto.
Una posizione poco felice: in piena zona artigianale, a due passi dall’area prevista per il termovalorizzatore di Parma ci sono l’Ikea, un grosso centro commerciale, numerosi capannoni e persino lo stabilimento della Barilla e tre caseifici che producono il pregiato Parmigiano Reggiano.
La zona viene definita nello studio di impatto ambientale “a bassa densità abitativa” e, probabilmente, dal punto di vista burocratico è anche vero: poche case, molti capannoni. Solo che nei capannoni c’è qualcuno che lavora otto ore al giorno, e l’Ikea genera un bel via vai di clienti…