EDF ha annunciato da poco l’arresto della fuga di acqua proveniente dal circuito di raffreddamento del reattore nr.2 della centrale nucleare di Penly (Seine-Maritime) assicurando che:
l’incidente non avrà conseguenze sull’ambiente. da almeno 4 ore non ci sono più perdite di acqua dalla pompa. Il rinetro alla normalità sul circuito di raffreddamento ha permesso di sospendere l’emergenza alle 5:15 di stamane.
Ieri alle 13,15 l’intervento dei vigili del fuoco chiamati a spegnere un incendio alla centrale nucleare di Penly che si è sviluppato nel circuito dell’impianto di raffreddamento.L’incidente è stato classificato dall’Autorità per la sicurezza nazionale al livello 1 della scala INES.
Il reattore è stato dunque arrestato a freddo e resterà in questa condizione per più giorni così come ha riferito Dominique Minière direttore del parco nucleare di EDF. Secondo il colosso francese dell’energia il primo passo sarà riparare la pompa del circuito primario del reattore per:
comprendere nel dettaglio cosa sia accaduto.
Giungono rassicurazioni circa la non contaminazione delle 29 persone che sono entrate nell’edificio del reattore per spegnere le fiamme.
Seguiranno aggiornamenti.
Via | Le Parisien, Le Figaro, Le Telegramme

Qualche conto non torna nella Centrale nucleare di Fukushima Daiichi dove sembra sia ancora in atto l’incidente nucleare scatenatosi dopo il terremoto e lo tsunami dell’11 marzo 2011. Radiazioni elevate e assenza di acqua fanno presagire uno scenario sconosciuto: la sindrome cinese, ossia la temuta perdita di combustibile nucleare nell’ambiente.
I livelli di radiazione all’interno del reattore nr.2 sembrano essere divenuti incontrollabili. Neanche i robot della serie Quince progettati dall’ingegnere Eyiki Koyanagi sono in grado di lavorare per più di 3 ore in un ambiente estremamente radioattivo, pari a 73 Sieverts/h, come si legge su Japan Times. Spiega Tepco:
L’esposizione a 73 Sieverts/h per un minuto porta nausea e dopo 7 minuti la morte nel giro di 1 mese.
Ma all’interno del reattore si è verificata una condizione pericolosissima: praticamente l’assenza di acqua. Infatti, dopo il tentativo fallito del 19 gennaio 2012 per cercare di misurare il livello dell’acqua nel recinto del reattore n ° 2, Tepco ha fatto un secondo tentativo qualche giorno fa, che ha avuto successo. Ma le notizie sono pessime: l’acqua di raffreddamento giunge fino a 60 cm e non nei 3 mt. previsti.
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Un anno dopo l’incidente nucleare di Fukushima Daiichi l’80% dei giapponesi si dice favorevole all’abbandono dell’energia nucleare; contrari il 16%. In mezzo il 53% accetta che i reattori nucleari siano usati ma ancora per poco tempo finché vi sono necessità energetiche. Il sondaggio condotto su 3000 intervistati, è stato pubblicato ieri dal Tokyo Shimbun e cade proprio nel periodo che precede la chiusura degli ultimi due reattori e la possibile riapertura delle centrali della Prefettura di Fukui che contano 14 reattori nucleari.
Il fatto curioso è che questo sondaggio smentisce uno precedente pubblicato la scorsa settimana dall’Asahi Shimbun secondo cui il 57% dei giapponesi sono ostili al riavvio delle centrali nucleari.
Il video in alto si riferisce alla giornata di commemorazione non ufficiale dell’11 marzo a Tokyo a cui hanno preso parte oltre 15mila persone che hanno protestato davanti la sede della Tepco e del Parlamento giapponese.

Ad un anno dall’incidente nucleare di Fukushima, sui giornali si contendono i morti, a suon di cifre. È successo anche con Chernobyl. Un pallottoliere macabro, quasi come se un migliaio di vite in più o in meno potessero davvero cambiare l’entità di una tragedia così devastante. Non sono mica mille i morti, sono solo tre. Che vuoi che sia… e tre magari è il numero dei membri della tua famiglia. E allora parliamo delle vittime vive, perché un disastro simile fa male a chi se ne va, ma fa male ancor di più a chi resta e deve fare i conti con ferite e traumi psicologici tanto invisibili ai più quanto dolorose. Scientific American riporta che l’incidente nucleare di Fukushima farà più vittime per attacchi di cuore e depressione che a causa delle radiazioni.
Solo immaginare cosa si prova mette i brividi. Qualcosa di più grande ti interrompe la vita ma sei ancora vivo, sospeso, senza una casa, senza una terra, senza i tuoi effetti personali. I bambini sono rimasti senza i loro giochi. La perdita di quel senso di appartenenza e possesso che ci rende umani. Ho sempre ammirato la capacità dei bambini di prendersi cura di un orsetto di pezza con assoluta devozione, non lasciarlo mai solo, abbandonato a se stesso, impedire ad ogni costo e con ogni mezzo che qualcuno glielo rubi. Sarebbe bello fare lo stesso con il nostro futuro, decidere come vanno le cose, puntare i piedi come fanno loro e non chiudere occhio alla sera finché non è al sicuro.
Le mamme di Fukushima hanno ringraziato chi ha costruito delle aree giochi per i bambini. Valgono più del cibo, hanno detto. E così mi è tornata in mente una centrale nucleare in Germania, mai entrata in funzione, una centrale abbandonata, restituita ai bambini. È diventata un immenso parco giochi. Ma da benvenuti a Fukushima a benvenuti a Wunderland ci sono in mezzo i giochi dei grandi, giochi più grandi, c’è in mezzo quell’energia malata che muove il mondo e che ci contamina tutti. Una giostra per adulti su cui salgono anche i bambini. Un anno fa è toccato a quelli di Fukushima, prima ancora a quelli di Chernobyl. La ruota atomica gira, gira, ancora e ancora. Stanno costruendo altre 63 giostre. Sono queste le cifre da capogiro.
Foto | Wunderland

Un anno dopo Fukushima ci si interroga sull’impatto dell’incidente in Giappone, nelle città più colpite, ma anche sull’incidenza del disastro nucleare sui piani energetici dei diversi Paesi del mondo.
Il World Energy Council (WEC) nei giorni scorsi ha pubblicato un rapporto, World Energy Perspective: Nuclear Energy One Year After Fukushima, che dimostra come nei Paesi non-OCSE i programmi nucleari proseguano, in virtù della maggiore richiesta di energia proveniente dalle economie emergenti. E ad oggi manca una maggiore azione di governance internazionale sulla sicurezza nucleare. Scrive Pierre Gadonneix, Presidente del World Energy Council:
Dal rapporto emerge con chiarezza che l’energia nucleare giocherà un importante ruolo nel futuro mix energetico, soprattutto nei Paesi in via di sviluppo, a condizione che la sicurezza nucleare e la trasparenza siano continuamente rafforzate. Sono certo che per i nostri leader mondiali si presenti una reale opportunità per promuovere una soluzione consensuale su questo tema e dimostrare, di conseguenza, che un’effettiva governance internazionale, dove le economie emergenti partecipano nel modo più ampio possibile, può avere successo.
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In alto le immagini eccezionalmente limpide di quel che resta a Fukushima Daiichi girate da ANN-News lo scorso 28 febbraio.
Domani sarà un anno dal terremoto, tsunami e incidente nucleare ancora in atto a Fukushima Daiichi. Abbandono parole quali: disastro, tragedia, emergenza, catastrofe perché ci vorrebbe un neologismo per rendere chiare le dimensioni dell’evento naturale unito a un incidente nucleare che ha toccato il Giappone l’11 marzo 2011. Dopo l’esplosione di 3 dei sei reattori nucleari presenti a Fukushima Daiichi a causa dello tsunami, innescatosi dopo terremoto scala 8.9 Richter, che ha inondato la centrale nucleare, un pericolo di esplosione non è a oggi affatto scongiurato. Lo sostiene e a ragion veduta Roland Desbordes, presidente della Commission de Recherche et d’Information Indépendantes sur la Radioactivité (Criirad) che in una intervista a L’Express dice:
Giungono poche informazioni da TEPCO. Al momento le autorità giapponesi sembrano attendere che il sito sia meno esposto per agire. Possiamo dunque presupporre degli scenati più o meno ottimisti. Nel migliore dei casi i noccioli si raffredderanno da soli e ciò richiederà dei mesi; di contro l’esplosione della centrale è ancora possibile poiché sono presenti combustibili in grande quantità.
Ma l’11 marzo è sopratutto il giorno del ricordo per gli oltre 15mila morti causati dai due eventi naturali, a cui purtroppo se ne aggiungeranno molti altri che non ci è dato ancora sapere, a causa delle conseguenze delle radiazioni nucleari. Le città, i villaggi, nel raggio di 30 Km dalla centrale furono evacuati; una prima stima riferisce di 4766 lavoratori contaminati perché entrati a Fukushima Daiichi. Ma città come Futaba o Mimasoma risultano pesantemente contaminate e ancora oggi abitate.
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Video Message from Katsutaka Idogawa, Mayor of Futaba Town. from Atsushi Funahashi on Vimeo.
Il video che vedete su e che raccoglie la testimonianza di Katsutaka Idogawa sindaco di Futaba è stato presentato al Festival di Berlino come prologo alla pellicola Nuclear Nation documentario diretto da Atsushi Funahashi e girato nella città di Futaba prefettura di Fukushima, teatro dell’incidente nucleare della centrale di Fukushima Daiichi. In quella occasione altri due film hanno partecipato alla sezione Forum avant garde, experimental and unfamiliar cinematography: Friends after 3.11, diretto da Shunji Iwai e No Man’s Zone diretto da Toshifumi Fujiwara.
E’ il momento dei bilanci pe il Giappone e per il Pianeta a un anno dal terremoto e dallo tsunami che hanno sconvolto il Paese del sol Levante e innescato l’incidente nucleare a Fukushima Daiichi lo scorso 11 marzo. Di Futaba vi scrivevo qui all’indomani del reportage di Janick Magne.
Il discorso del sindaco Katsutaka Idogawa è stato tradotto qui e questo il succo del suo appello:
Dall’incidente la mia opinione è cambiata drasticamente. Il nostro Pianeta è piccolo. Quanto spazio dobbiamo lasciare per far assorbire la radioattività che abbiamo prodotto? Quale capacità di stoccaggio è necessaria per conservare le scorie nucleari? Finché non avremo soluzioni non ci potremo permettere l’energia nucleare.
Via | Asahi Shimbun, Nuclear Nation
Georges Baumgartner è un giornalista svizzero che vive in Giappone da moltissimi anni e è corrispondente per diverse testate radiotelevisive tra cui la Tv svizzera Romande. Dunque, l’altro ieri è andato in onda su TSR lo speciale che vedete in alto: Fukushima un anno dopo, reportage in cui Baumgartner racconta un po’ i retroscena dell’incidente nucleare (possiamo dire ancora in corso considerata l’attuale situazione al reattore nr.2 di Fukushima Daiichi).
Veniamo alle informazioni che emergono dal reportage e che fino a oggi non sono state fatte circolare:
A Fukushima Daiichi si sono alternati 18.000 lavoratori temporanei in un anno, ma non esiste una lista precisa dei lavoratori che sono entrati in contatto con la centrale.
Yukiteru Naka, uno degli ingegneri responsabili della costruzione della centrale nucleare dice:
L’incidente nucleare si sarebbe potuto evitare abbondantemente; decontaminare le zone marine è impossibile.
Baumgartner chiede:
Perché decontaminare il suolo nel momento in cui la centrale continua a rilasciare particelle radioattive nell’atmosfera?
Il nucleare è un buon mezzo per misurare il livello di maturità democratica in un paese. Un paese che si dota di un industria nucleare tende a divenire uno stato di polizia e non lascerà mai vedere cosa accade in una centrale.
A Koryama città di 300mila abitanti a 60 Km dalla centrale di Fukushima la radioattività misurata è la più elevata della zona.
Eisaku Sato ex governatore della Prefettura di Fukushima:
L’organismo di sorveglianza delle centrali nucleari resta sotto il METI, il ministero dell’industria, il promotore del nucleare. Il METI ha il potere di fermare le centrali e il sistema di collusione è intatto e più potente che mai. L’agenzia per la sicurezza nucleare ha una lunga tradizione di occultamento sugli incidenti nucleari. Ho potuto constatare da me queste dissimulazioni nel periodo in cui sono stato governatore. Dubito che questa agenzia possa garantire la sicurezza delle centrali.
Il reportage è stato realizzato grazie anche alle collaborazioni di Sébastien Faure, Jeff Cooke, Laurent Jespersen e Pierre Bader.
Via | Le blog de Fukushima

Malgrado gli avvenimenti nucleari del 1945 il Giappone è una terra ben poco radioattiva; presenta una media nazionale pre-fukushima di 0,029 µSv/h su una media mondiale stimata a 0,05 µSv/h. Dunque per testare la radioattività a Tokyo il professore Yukio Hayakawa docente di geologia e vulcanologia all’università di Gunma ha percorso a piedi, munito di dosimetro e radiometro circa 7 Km nel quartiere di Kashiwa, nel nord -est della capitale giapponese. Le misurazioni, tappa per tappa sono disponibili qui. Ebbene la media rilevata dall’insieme delle misurazioni è stata di 0,30 µSv/h pari a 10 volte la media misurata nel 2010 e prima della catastrofe nucleare di Fukushima Daiichi
A Kashiwa appena fuori Tokyo e nella Prefettura di Chiba a novembre le analisi su terreno prelevato a 10 cm sotto il suolo davano 450.000 Bq/kg di cesio. Hayakawa inoltre ha pubblicato sul suo blog una carta comparativa tra le radiazioni di Fukushima Daiichi e quelle di Chernobyl, stabilendo che la dispersione di radio nuclidi è stata più importante a Fukushima nel 2011 che non a Chernobyl nel 1986.
Infine a tutto ciò si aggiunge la denuncia avanzata dal professore John Clammer che dalle pagine di oggi di The Hindu dichiara:
A un certo punto, il governo ha sostenuto che entro una certa quantità di radiazioni si era comunque al sicuro. Ma questo valore era di almeno 20 volte superiore alle quantità di radiazioni dichiarate come sicure o accettabili dall’Organizzazione Mondiale della Sanità . Il governo sta censurando informazioni, infatti, mentendoci costantemente. Essere a Tokyo era come essere in un film di fantascienza.
Merci à Pierre Fetet
Via | Gen4
Foto | Everytrail

Una breve premessa prima di raccontarvi del reportage ripreso da Pierre Fetet del blog Fukushima è necessaria. I francesi seguono, più di altri europei, la vicenda dell’incidente nucleare a Fukushima Daiichi in Giappone con ossessivo interesse per due motivi: il nocciolo degli antinuclearisti è molto forte; i politici hanno in Fukushima Daiichi il chiaro esempio di quel che potrebbe accadere a una delle 59 centrali nucleari presenti sul loro territorio. Il dibattito sull’abbandono del nucleare in Francia, nel mentre è in atto la campagna per le presidenziali, è accesissimo e i Verdi che sono spariti in Italia, hanno di contro la possibilità di veder eletto il loro primo presidente.
Per comprendere al meglio la tragedia vissuta dagli evacuati dalla zona interdetta di Fukushima, Janick Magne che vive in Giappone da 33 anni e candidata per gli EELV (i Verdi) per i francesi all’estero, ha visitato ieri Futaba, città fantasma a 1,5 Km dalla centrale di Fukushima Daiichi, in cui sembrerebbe in atto una fissione nel reattore nucleare nr.2. Magne ha lasciato una parte della sua testimonianza sia sulla pagina Fb sia sul suo blog. Spiega che il suo racconto è frutto della promessa fatta ai rifugiati di Futaba: diffondere al mondo intero lo stato in cui versano oggi i sopravvissuti a una catastrofe nucleare.
L’invito a Magne è giunto da una famiglia che ha abitato a Futaba fino al 12 marzo 2011, data dell’esplosione del reattore nr.1 e che l’ha invitata a fare un giro della città che a causa dell’intensa radioattività non ha potuto superare le 5 ore. Ovviamente il tour si è svolto nella massima sicurezza, incluse protezioni quali tuta e maschera e con il divieto di maneggiare oggetti che fossero entrati in contatto con il suolo a causa della forte radioattività: da 100 a 400 microsieverts/h (tasso normale a Tokyo: 0,08 microsieverts).
Continua a leggere: Reportage da Futaba città dell'area interdetta di Fukushima Daiichi