Logo Blogo

Tutti gli articoli con tag industria

La Nuova Zelanda vara il nuovo progamma per le emissioni, prima dell'Australia

pubblicato da missunderstanding

nuova zelanda

I Kiwis battono gli Aussies. Così titolava ieri mattina l’Herald di Sydney a proposito dell’approvazione, da parte del parlamento neozelandese, della nuova legge sulle emissioni. La Nuova Zelanda si è dotata di un piano di regolamentazione delle emissioni dei diversi dettori del mercato, prima dell’Australia.

In vista dell’incontro di Copenaghen la legge neozelandese è stata approvata dopo mesi di discussioni, grazie ad un’allenza del partito di maggioranza con quello dei Maori che in cambio dei voti hanno ottenuto la possibilità di partecipare a progetti sulla conservazione delle foreste, e di guadagnarci su. Ha visto opporsi i Verdi, i Labouristi e i Progressisti.

Per alcuni la legge protegge le industrie neozelandesi, così come lascia libero di operare il settore agricolo, fino al 2015, quando poi dovranno adeguarsi alle limitazioni imposte per limitare le emissioni di CO2. Per altri la legge è troppo pesante per quanto riguarda le imposizioni ai grandi dell’industria. Vedremo, ora, cosa proporrà l’Australia.

Foto | Flickr

....
condividi 3 Commenti

Shopping: le catene di negozi attente alle buone pratiche ecologiche ci sono

pubblicato da missunderstanding

catene di negozi pratiche ecologiche

Con il Natale che arriva portando con sè l’abitudine a scambiarsi regali, più di qualcuno andrà a far compere. E se proprio bisogna consumare e acquistare, allora è meglio sapere dove e perchè.

Uno studio internazionale, che ha visto collaborare insieme i ricercatori dell’Università francese di Metz, dell’Università scozzese di Stirling, dell’Università Hitotsubashi in Giappone e della spagnola Esade ha stilato una classifica delle catene di negozi più verdi. Il successo dei negozi che adottano buone pratiche ecologiche per differenziare le proprie attività è basato su una politica di riduzione dei costi o di ricerca fondi, sulla riduzione delle emissioni di CO2. Lo studio ha evidenziato anche quali sono le barriere più comuni che impediscono ad una catena di negozi di scegliere una strada ecosostenibile.

I gruppi di studio si sono concentrati su 15 catene di vendita al dettaglio, dall’America all’Europa, passando per Asia e Australia per scovare le migliori pratiche ecologiche che possono aiutare l’industria a contribuire ecologicamente e a migliorare i propri ritorni economici. In Canada sono ben piazzati in classifica la catena Mountain Equipment Co-op ch evende articoli e attrezzature sport, al secondo IKEA e al terzo Walmart, una catena di elettronica. In Europa le catene Lush e Carrefour, di nazionalità una inglese e una francese, presenti anche in Italia.

Foto | Flickr

....
condividi 4 Commenti

Le donne sono più attente all'ambiente, ma soffriranno di più i cambiamenti climatici

pubblicato da missunderstanding

donne cambiamenti climaticiCome reagiscono uomini e donne di fronte ai cambiamenti climatici? Chi si interessa di più all’ambiente e alle sorti del pianeta? Chi, tra uomini e donne riuscirà ad adattarsi meglio ai cambiamenti climatici?

La risposta a tutte queste domande, fornita dal rapporto delle Nazioni Unite sullo Stato della Popolazione 2009, è la stessa: le donne sono più attente alle questioni ambientali e saranno quelle maggiormente colpite dai cambiamenti climatici, ma riusciranno ad adattarsi meglio alle conseguenze e alle circostanze.

Le donne hanno comportamenti più ecologici: guidano meno degli uomini e prendono l’aereo molto meno, riciclano di più degli uomini e propendono per acquisti eco-sostenibili. Per quanto riguarda i consumi, le donne sono molto attente e hanno una gestione improntata al risparmio energetico. A tavola le donne mangiano più verdure e vegetali e molta meno carne rispetto agli uomini: i consumi delle donne ed il loro regime alimentare sono meno impatttanti rispetto ai consumi degli uomini. E ciò per i paesi industrializzati.

Per quanto riguarda i paesi in via di Sviluppo, le donne saranno le più colpite dai cambiamenti climatici perchè vivono in uno stato di dipendenza economica che non permette loro di adattarsi facilmente ai cambiamenti. In più, a causa dei cambiamenti climatici, sarà più difficile per le donne trovare cibo, acqua e risorse per sè stesse ed i propri figli.

Il rapporto si conclude con la seguente affermazione:

I cambiamenti climatici, non solo metteranno a rischio vite umane e mineranno la disponibilità dei mezzi di sostentamento, ma renderanno più evidente il gap tra ricchi e poveri ed amplificheranno le inequità tra uomini e donne.

via | Treehugger

Foto | Flickr

....
condividi 1 Commenti

Sondaggio: tu che tipo di ecologista sei?

pubblicato da missunderstanding

ecologia poveriVi riporto da meteogiornale un articolo di Aldo sugli ambientalismi, in base ai quali si può analizzare una società e capire il valore dell’ecologia e delle risorse per la comunità di riferimento. L’articolo si basa sulla lettura del libro di Joan Martinez Alier, Ecologia dei Poveri.

Il primo tipo di ecologismo è basato sul culto della Natura, sull’amore per gli spazi incontaminati e per l’essenza selvaggia, purchè l’uomo sia assente dall’oggetto dell’amore. Lo scopo è la conservazione dell’ambiente e la strategia per ottenerlo è l’allontanamento dell’uomo. Questo tipo di ecologismo è tipico dei paesi industrializzati e ne sono espressione i Parchi nazionali e le Aree Protette.

Il secondo tipo di ambientalismo è più giovane, ha come mantra l’ecoefficienza e spesso è in opposizione con il precedente. Nell’ambientalismo orientato all’ecoefficienza tutto è scienza e tecnologia, tutto si basa sul controllo razionale e matematico del rapporto tra inquinamento e risparmio energetico, tra risorse ed emissioni, tra materie prime e impatto ambientale. All’estremo di questo ambientalismo c’è sarebbe la volontà a far pagare in anticipo l’impatto ambientale connesso all’acquisto o all’uso di un bene.

Entrambi gli ambientalismi precedenti si sviluppano nell’ottica di paesi occidentali e industrializzati, mentre ai paesi in via di sviluppo si applica l’Ecologia dei poveri. L’ultima nata tra le forme di ambientalismo, difende con tutti i mezzi, leciti e illeciti, gli ambienti in cui l’uomo è inserito, ma che sono minacciati per la disponibilità di risorse.

....
condividi 1 Commenti

L'accusa di Blasi alla Copersalento non si ferma

pubblicato da missunderstanding

Nemmeno il secondo avviso per diffamazione inviatogli dall’amministratore delegato di Copersalento fermerà Blasi, sindaco di Melpignano, contro l’industria salentina, il sansificio di Maglie che brucia rifiuti di diverso genere. Copersalento inquina l’aria circostante, come attestato da diverse analisi, molte delle quali ferme al 2003, prima della denuncia di Blasi alla Regione, da cui è conseguita a marzo la chiusura della Copersalento per emissioni di diossina.

....
condividi 0 Commenti

Amnesty chiede chiarezza sull'impatto del petrolio nel delta del Niger

pubblicato da missunderstanding

amnesty shell delta niger

Né la morte di Saro Wiva e la condanna al risarcimento, né il sabotaggio degli oleodotti sono serviti alla Shell ad avviare le bonifiche e a comunicare con maggior chiarezza e trasparenza le sue operazioni nel delta del Niger. Adesso arriva l’appello di Amnesty International, perchè ai danni ambientali causati dalla Shell che opera con il consenso del governo nigeriano, si aggiungono i danni sociali alla popolazione.

Le fuoriuscite di petrolio, lo scarico di rifiuti e le torce di gas che si ottengono quando il gas è separato dal petrolio e viene per la maggior parte bruciato come scarto, sono ormai endemici nel delta del Niger. Questo tipo di inquinamento colpisce l’area da decenni, danneggiando il suolo e la qualità dell’acqua e dell’aria.

Gli effetti di tale inquinamento, oltre che devastare il territorio, ricadono su centinaia di migliaia di persone che dipendono da mezzi di sussistenza tradizionali come la pesca e l’agricoltura. Leggo dall’appello di Amnesty al governo nigeriano e alla Shell che spesso le comunità del delta del Niger non hanno neppure accesso alle informazioni di base sull’impatto determinato dall’industria del petrolio sul loro territorio e sulle loro vite, per questo si chiede ai die giganti chiarezza e trasparenza nelle operazioni.

....
condividi 0 Commenti

Fotovoltaico: grid parity tra il 2015 e il 2018

pubblicato da missunderstanding

fotovoltaico grid parity 2018

Si è da poco concluso a Roma il convegno La fiscalità del fotovoltaico, incontro per illustrare e discutere dello stato e del futuro del fotovoltaico in Italia.

Per la stima potenziale e lo studio dell’evolversi del mercato italiano del fotovoltaico ci si è serviti di un approccio di marketing e di uno strutturale, per giungere a risultati simili indicanti che vi è l’effettiva possibilità per l’Italia di raggiungere i paesi grandi produttori e il grid parity entro il 2018.

Posto che il governo sostenga la crescita del fotovoltaico in linea con gli obiettivi di Bruxelles e considerando che le prime cinque regioni da sole rappresentano il 48% della produzione nazionale, il grid parity sarà raggiunto in base al segmento di mercato: entro il 2015 per il segmento industriale, il 2016 per quello domestico ed il 2018 dalle centrali a terra.

via | casaeclima

Foto | Flickr

L'invenzione salva-ambiente che pulisce dall'olio l'acqua del mare

pubblicato da missunderstanding

macchina separa olioMichele Sanseverino è un 56enne barese che ha inventato una macchina che pulisce il mare, e che per farlo, ha investito tutti i risparmi della sua famiglia, aprendo una piccola azienda insieme alla moglie e quattro dipendenti, in nome della sua idea salva-ambiente.

Il macchinario pulisce il mare dalle chiazze d’olio, separando in modo netto l’olio dall’acqua. La soluzione permette così di ridurre l’inquinamento prodotto in mare dalle industrie, dagli scarichi delle navi cisterna e anche di far fronte, eventualmente, a possibili disastri ambientali che comportano notevoli quantità di olii in mare.

L’invenzione è frutto di un’idea e di tecniche fai-da-te, perchè il signor Sanseverino non ha ricevuto alcun fondo per la ricerca, nonostante l’importanza della sua invezione e gli sbocchi salva-ambiente che l’impiego dell’apparecchio separatore potrebbe avere, sia per la pulizia del mare, sia per le applicazioni industriali.

Continua a leggere: L'invenzione salva-ambiente che pulisce dall'olio l'acqua del mare

....
condividi 2 Commenti

Meno gas serra da impianti industriali europei, ma l'Italia supera il tetto

pubblicato da Orangeskies


Dopo i dati sulle emissioni in generale, arriva l’annuncio che calano in Italia ed Europa quelle di gas serra provenienti dai maggiori impianti industriali, che però nel nostro Paese rimangono oltre il tetto prestabilito, scendendo tra 2007 e 2008 di 6 milioni di tonnellate e fermandosi a 220 milioni 661 mila 994.

Il tetto per l’anno passato era però stato stabilito in 211 milioni 583mila 433 tonnellate, quindi siamo andati oltre il consentito, un po’ come in tutta Europa, anche se con i dovuti distinguo. In generale il calo è stato del 3%, ma ben otto paesi hanno aumentato le proprie emissioni industriali: si tratta di Gran Bretagna, Belgio, Olanda, Austria, Ungheria, Svezia, Slovacchia, Lituania, anche se alcuni di essi (gli ultimi tre della lista) sono rimasti sotto il tetto che dovevano rispettare nel 2008.

I più virtuosi, che hanno ridotto le emissioni e al tempo stesso sono rimasti sotto il tetto prefissato, sono Romania, Portogallo, Malta, Lussemburgo, Lettonia, Francia, Finlandia e Repubblica Ceca. Secondo il commissario europeo all’ambiente, Stavros Dimas, il calo è la dimostrazione del funzionamento del sistema ETS, che prevede un mercato di emissioni con conseguenti obblighi per le imprese (impianti) dei settori coinvolti. Di tutti gli impianti partecipanti, solo lo 0,9% non aveva acquistato entro la scadenza (primo maggio 2009) i diritti di emissione necessari per coprire l’eccedenza rispetto al proprio tetto. Questi impianti, va ricordato, dovranno pagare una sanzione di 100 euro per tonnellata di gas serra in eccedenza, oltre a dover comunque acquistare sul mercato i diritti di emissione mancanti.

Via | European Union
Foto | Flickr

....
condividi 0 Commenti

Il contributo pesante dell'industria all'inquinamento atmosferico. Taranto il simbolo negativo

pubblicato da viviana

Inquinamento atmosferico industriale a livelli record Inquinamento atmosferico in città: di solito pensiamo ai “classici” inquinanti da traffico (polveri sottili, NOx, SOx). Ma quanto contribuiscono le attività industriali alla qualità dell’aria che respiriamo? Tantissimo. Ce lo dice il rapporto di Legambiente “Mal’Aria
industriale” presentato oggi a Taranto per il lancio della storica campagna delle lenzuola bianche acchiappa-smog.

Secondo i dati Ispra (Istituto Superiore per la Protezione e Ricerca Ambientale), nel 2006 l’industria ha emesso il 95% dell’arsenico totale, il 90% del cromo, l’83% del piombo, il 75% del mercurio e il 61% del cadmio, per quanto riguarda i metalli pesanti. Idrocarburi come diossine, furani, policloro bifenili e ipa (idrocarburi policiclici aromatici) superano abbondantemente il 70%.

Anche gli inquinanti “tradizionali” provengono in grande parte dalle industrie, il78% di SOx ad esempio, percentuali minori ma comunque singificative per PM10 (28%) e NOx (25%). Mi viene quasi da dire, quando si superano i limiti previsti dalla legge forse non si dovrebbe bloccare solo il traffico ma anche le fabbriche… ma guai a bloccare la produzione industriale.

Continua a leggere: Il contributo pesante dell'industria all'inquinamento atmosferico. Taranto il simbolo negativo

....
condividi 2 Commenti