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"Per 100.000 euro il Governo rischia di tagliare le ali ai Colibrì" - L'intervista a Stefano Rimoli, presidente del Centro Colibrì di Miramare

pubblicato da alessandra

Come anticipato pochi giorni fa, pubblichiamo un’intervista rilasciata ad Ecoblog dal Dott. Stefano Rimoli, Presidente del Centro Colibrì di Trieste. Il Centro, baluardo per la tutela della biodiversità, in questi giorni rischia la chiusura. Definitiva. E non è tutto: esiste anche il fondato pericolo che i delicatissimi volatili finiscano (ammesso che riescano ad arrivarci) a languire in qualche zoo.

Prof. Rimoli, il Centro specialistico di Miramare è l’unico al mondo in cui sia stata possibile la riproduzione in cattività dei colibrì . Ci spiega perché è così importante questo progetto?

Nonostante tutte le specie di colibrì siano protette dalla Convenzione di Washington, solo una di esse è considerata ad “alto rischio” a causa, però, di un mancato aggiornamento degli allegati della CITES. Il Ministero dell’Ambiente colombiano, infatti, ha indicato che ben 19 specie di colibrì sono in imminente pericolo di estinzione nella sola Colombia. L’estinzione anche di una sola specie comporterebbe un inarrestabile processo di desertificazione in quanto molti alberi del sud America possono essere impollinati solo dai colibrì. Non siamo l’unico centro al mondo che li ha riprodotti, alcuni zoo sono riusciti ad avere delle rare e fortunate riproduzioni, ma non sono mai riusciti a mantenere una popolazione stabile e non hanno mai avviato un progetto scientifico tale da conoscere questo animale. Il nostro progetto è importante perché oltre a cercare di mantenere una popolazione stabile di “colibrì europei” è in grado di salvare, proteggere, riprodurre e reintrodurre i colibrì nel loro ambiente naturale grazie al protocollo scientifico di allevamento perfezionato nel Centro triestino.

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Inchiesta eolico e P3: Simone Togni dell'Anev difende il settore. E se la prende con Repubblica

pubblicato da Peppe Croce

Inchiesta eolico e P3: Simone Togni dell'Anev difende il settore. E se la prende con Repubblica

Simone Togni, segretario generale dell’Associazione italiana energia dal vento (Anev) rompe gli indugi e prende la parola per commentare l’inchiesta sulla presunta P3, l’eolico e la malapolitica. E commenta, soprattutto, il modo in cui la vicenda è stata raccontata. Lo fa rilasciando un’intervista a Terra, il quotidiano dei Verdi.

Inutile dire che Togni difende il settore, partendo dal fatto che nell’inchiesta sull’eolico sardo non ci sono imprenditori del vento indagati. Togni, poi, “mette i puntini sulle i” per togliere di mezzo la parola appalti:

L’eolico è un settore in cui non esistono appalti. Per fare un appalto occorre che ci sia un’opera pubblica che la pubblica amministrazione decide di affidare a un privato con una gara. Nelle rinnovabili non funziona così. La legge dice che il vento, come tutte le risorse ambientali, non è una risorsa disponibile. Inoltre, gli impianti non si possono neanche sovvenzionare: non ci sono meccanismi per cui io posso prendere soldi per installare una pala. L’eolico è un’altra cosa

Alla domanda di Simonetta Lombardi sulle possibili infiltrazioni mafiose nel settore dell’energia eolica Togni, assai onestamente, ammette:

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"Zecche sui treni: non è colpa dei cani". Intervista al Presidente della federazione nazionale ordini veterinari italiani, Gaetano Penocchio

pubblicato da Marina

Mi porti con te?

Qualche giorno fa le Ferrovie dello Stato hanno annunciato con una direttiva, che a bordo dei loro treni sarà vietato l’accesso a cani e gatti il cui peso supera i 6 chili. Tutti gli altri animali, di peso inferiore, potranno viaggiare nelle loro gabiette se accompagnati da un certificato che attesti l’assenza di parassitori del loro medico veterinario. Esentati i cani guida per ciechi. (Qui il post di Ecoblog e qui la direttiva FF.SS)

A non essere d’accordo con il criminalizzare gli animali che viaggiano proprio quei veterinari che dovrebbero produrre i certificati sanitari. Ne ho parlato con Gaetano Penocchio Presidente nazionale della FNOVI (Federazione nazionale ordini veterinari italiani) nonché dell’ Ordine dei veterinari di Brescia, che ha risposto alle mie domande via mail.

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