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Tutti gli articoli con tag investimenti

Corea del Sud, laboratorio della green economy

pubblicato da alessandra

Dal 2008, la Corea del Sud ha intrapreso un progetto di crescita sostenibile estremamente ambizioso che non accenna a perdere colpi malgrado la crisi internazionale. Ne sia esempio, la decisione posta in essere dal governo di Seoul di destinare una quota annuale pari al 2% del PIL a progetti specifici nel settore della greeen economy. E questo, malgrado la profluvie di investimenti privati (stranieri e non) già presenti sul mercato. Non da ultimo, poi, è da annoverare la costituzione - qualche mesa fa - dell’Istituto Globale sulla crescita verde, di respiro internazionale, che ha lo scopo di trovare soluzioni per la protezione dell’ambiente e lo sviluppo economico. In questo consesso, proprio ieri, trenta fra le maggiori aziende sudcoreane hanno fatto sapere alla Nazione che intendono investire 22.400 miliardi di won (18 miliardi di dollari circa) entro il 2013 per trovare tagliare le emissioni di C02 entro il 2020 al 30% e favorire, contestualmente, la crescita interna del mercato del lavoro. Le somme stanziate si dovrebbero così ripartire: 8.900miliardi per l’energia pulita, 5.300 miliardi per lo sviluppo di auto ecologiche, 4.300 miliardi per dispositivi elettrici di nuova generazione.

Tra tutti i progetti più folli o avveneristici, poi,che in questi ultimi anni affollano la mente dei sudcoreani ce n’è uno decisamente singolare, funzionale ad azzerare il traffico veicolare nella caotica capitale: la U-Smartway di Seoul. Ovvero: l’autostrada sotterranea che dovrebbe prevedere una gestione automatica del traffico a una velocità non superiore ai 30 km orari in modo da collegare i due punti estremi della capitale in meno di mezz’ora. Ad un costo complessivo di 11.200 miliardi di wons (7,51 miliardi di eruo). Secondo il disegno concepito, che dovrebbe vedere i natali nel 2017 e ritenersi completamente concluso nel 2020, le vetture - una volte immesse nella rete sottorrenea - dovrebbere essere autoguidate su un’autostrada di almeno 700 km suddivisa in 6 assi differenti con conseguente riduzione del traffico in superficie e aumento della sicurezza. Non è, tuttavia, ancora chiaro quale sarà fonte energetica di riferimento per questa grande opera….

Via | transportdufuture ; agoravox
Foto | Flickr

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Petrolio: la Cina investe in Nigeria per tre raffinerie

pubblicato da Peppe Croce

Petrolio: la Cina investe in Nigeria per tre raffinerie

La Cina ha sempre più fame di energia: il gigante asiatico, infatti, è ormai il primo investitore al mondo nel settore dell’energia rinnovabile ma il suo sviluppo economico galoppante, e la conseguente motorizzazione di massa, hanno bisogno di carburante.

Non stupisce, per questo, il maxi accordo da 23 miliardi di dollari tra Cina e Nigeria per la costruzione, nel paese africano, di tre grandi raffinerie che serviranno a riempire i serbatoi cinesi.

La Nigeria, già da anni, è tra i big mondiali della produzione e raffinazione del petrolio con pesanti conseguenze sull’ambiente anche a causa del comportamento, spesso poco corretto, delle multinazionali come la Shell.

L’arrivo dei cinesi nel settore, con investimenti diretti e senza intermediari, non farà altro che confermare il futuro petrolifero della Nigeria.

Via | Asca-Afp
Foto | Flickr

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Accordo Enel-Sharp-Stm su fotovoltaico a Catania: Saglia ha visto le carte. Ma la firma slitta...

pubblicato da Peppe Croce

Accordo Enel-Sharp-Stm su fotovoltaico a Catania: Saglia ha visto le carte. Ma la firma slitta...

Ogni tanto parlare male della politica italiana porta qualche risultato. Giusto ieri riportavamo l’allarme, veicolato dal Sole 24 Ore, sulla possibilità che Sharp abbandonasse il progetto di una grande fabbrica di pannelli fotovoltaici a Catania, in joint venture con Enel e St Microelectronics.

Il problema, a detta dei giapponesi, era l’immobilismo del Comitato Interministeriale per la Programmazione economica (Cipe), che perdeva tempo nell’esaminare la pratica per l’erogazione dei 200 milioni di incentivi pubblici previsti.

Il sottosegretario allo sviluppo economico, Stefano Saglia, ha reso noto oggi che il Cipe ha esaminato le carte:

È stato esaminato, durante la riunione del CIPE, il Contratto di Programma Stmicroelectronics. L’esame del Contratto di Programma rappresenta un passo in avanti nel sostegno ad alcuni investimenti di grande importanza. Il Governo sostiene convintamente il programma poiché coincide con la politica industriale orientata all’innovazione e alla realizzazione di una fabbrica delle rinnovabili

Strano solo che il sicilianissimo sottosegretario con delega al Cipe, gianfranco Miccichè non abbia proferito parola sulla questione, ma poco importa: l’importante è il risultato, chiunque l’ottenga.

A proposito di risultato, va detto che ancora non è stato ottenuto: il Cipe ha visto le carte, mica le ha firmate:

Il contratto di programma sarà approvato in una prossima riunione del CIPE al termine delle necessarie verifiche di finanza pubblica

Via | Ministero Sviluppo economico
Foto | Flickr

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Ginevra: la Green Economy è l'unica soluzione alla crisi mondiale?

pubblicato da missunderstanding

green economy

Si è conclusa ieri a Ginevra la trentesima edizione dell’incontro annuale delle Nazioni Unite, International Association for Impact Asessment, incentrata quest’anno sulla transizione verso la Green Economy e sulle conseguenze per la Società e l’Ambiente.

L’economia mondiale è in crisi sotto molti punti di vista e l’obiettivo della conferenza di Ginevra è stato proprio quello di trovare e discutere alternative possibili dello sviluppo economico futuro, miranti alla crescita economica in un’ottica di sostenibilità e tutela dell’ambiente. Il programma della conferenza internazionale è stato incentrato sulla definizione dei principi della Green Economy per aiutare i governi a ripensare politiche ed investimenti da un punto di vista ecologico.

Gli esperti di 75 paesi hanno discusso dell’impatto sociale della transizione all’economia verde, mentre 600 delegati di tutto il mondo hanno esaminato le possibilità di investimento nei 5 settori cardine dell’economia: Industria, Agricoltura, Turismo, Città e Trasporti.

Per la conferenza mondiale questo è il momento di agire e di muoversi verso la Green Economy, vista come soluzione possibile alla risoluzione della crisi mondiale, ma affinché le società si possano muovere in questa direzione di sviluppo, ci dovrà essere l’intesa tra operatori privati e governi. Riusciranno realmente i Paesi e muoversi verso uno sviluppo economico sostenibile? Riuscirà la Green Economy a salvarci dalla crisi?

Foto | Flickr

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Per Assomineraria con i giacimenti di gas si potrebbero risparmiare 100 miliardi sulle bollette

pubblicato da missunderstanding

impianto

Durante il convegno su Risorse naturali, occupazione e comunità locali, tenutosi a Frascati, si sono discusse proposte e linee d’azione per fronteggiare e superare la crisi in Italia sia dal punto di vista delle risorse che dell’occupazione. E’ intervenuto il presidente di Assomineraria, Claudio Descalzi, che ha parlato di riserve residue che potrebbero diventare significative per creare nuove opportunità in Italia:

“(…) Si tratta di 200 miliardi di metri cubi di gas, pari al 25% delle riserve già scoperte, e 1 miliardo di barili di olio, pari al 55% delle riserve già scoperte. Si tratta di un potenziale che se dovesse rimanere inespresso costituirebbe uno spreco per il Paese in termini di bolletta energetica, di attrazione di investimenti, di indotto e di fiscalità perché, nell’arco di 25 anni, il risparmio della bolletta energetica potrebbe essere quantificato in circa 100 miliardi di euro, agli attuali livelli di prezzo del petrolio”.

Inoltre, il settore dà complessivamente lavoro a circa 65.000 persone, ma si scontra con i costi ed i tempi della burocrazia italiana che rendono difficile lo sblocco di nuovi progetti, che offrirebbero opportunità occupazionali a più persone.

Basterà l’espressione del potenziale dei giacimenti di gas a salvare l’Italia dalla crisi creando nuovi posti di lavoro e facendo sì risparmiare sui costi della bolletta energetica, come è successo in Basilicata, senza però preoccuparsi dell’impatto di pozzi, di piattaforme, di impianti e di centrali sul territorio e sull’ambiente?

via | e-gazzette

Foto | Flickr

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Cina, gigantesco greenwashing con l'eolico?

pubblicato da Peppe Croce

L'eolico cinese? Una mega bufala. Parola di vice ministro

L’eolico cinese? Una gigantesca bufala. O, al massimo, un “progetto di immagine” e non di sostanza. A pochi giorni dalla diffusione dei dati di EurObserv’ER, che incoronano la Cina reginetta dell’eolico, si diffonde una notizia che potrebbe rimettere tutto in discussione. China Daily, infatti, riporta le parole del vice ministro dell’Industria cinese, Miao Wei, che avrebbe affermato che l’eolico in Cina avrà vita breve.

Il problema starebbe nella sabbia, a quanto pare assai abbondante nel vento cinese, che accorcerebbe notevolmente la vita media delle torri eoliche a causa dell’erosione. Difficile, a quanto pare, che tali impianti possano raggiungere i 20 anni progettati. Ma, allora, per quale motivo tanti investimenti su questa fonte rinnovabile in Cina?

Greenwashing di Stato, niente di più e niente di meno. Gli immensi sforzi economici cinesi nel settore eolico altro non sarebbero se non un’operazione di immagine da spendere, principalmente, all’estero. Le torri eoliche, quindi, non rientrerebbero in una precisa e coerente strategia energetica cinese. La cosa, tra l’altro, è assolutamente plausibile visti gli investimenti, ancora più incredibili, della Cina nelle centrali a carbone. Il vice ministro, però, avrebbe anche detto che in altri paesi meno “sabbiosi” la situazione è differente.

Via | China Daily
Foto | Flickr

Finanziaria 2010: tagli ai biocarburanti

pubblicato da Simone Muscas

Stazione rifornimento biodieselI produttori di biocarburanti sul piede di guerra contro il governo italiano e, nel particolare, con la Finanziaria 2010. La presa di posizione è da ricercarsi sul drastico taglio che si intende apportare in tema di sovvenzioni: è previsto infatti un taglio di oltre il 90% sull’aliquota agevolata per i biocarburanti italiani che, qualora si applichi, passerebbe da 250.000 ad appena 18.000 tonnellate.

Per capirci meglio verrebbe ridotto (e pure parecchio) il contingente di prodotto assoggettato a questo vantaggio fiscale. Questa misura potrebbe causare un vero e proprio blocco degli investimenti (molti dei quali già pianificati dai produttori per il 2010) con conseguenze preoccupanti sull’occupazione.

L’allarme è dell’Unione Produttori Biodiesel, l’associazione aderente a Confindustria che riunisce e tutela i produttori italiani di biodiesel, secondo cui il taglio di oltre il 90% del contingente agevolato, oltre a ledere un diritto introdotto dalla Legge Finanziaria 2007 e confermato dalla Commissione Europea, inciderebbe pesantemente sulla produzione nazionale già esposta in maniera significativa alle importazioni di prodotto da Paesi quali l’Argentina e il Canada.

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Se il mondo fosse alimentato solo con il solare

pubblicato da missunderstanding

superficie mondiale energia solare eolica

Secondo il dipartimento americano responsabile dell’energia, Energy Information Administration, il consumo mondiale di energia in tutte le sue forme subità un incremento del 44% rispetto alla richiesta del 2008.

Quelli di LandGenerator hanno preso i dati come una sfida, e hanno calcolato quali investimenti strutturali sarebbero necessari per provvedere a tale richiesta di energia, e quanta superficie dovrebbe essere impiegata per corpire il fabbisogno dell’intero globo, usando soltanto i pannelli solari.

A supporto della produzione di energia pulita dal sole si potrebbe usare anche quella prodotta dal vento, riducendo gli sprechi odierni, riducendo le emissioni di CO2, verso una scelta sostenibile e obbligata nel rispetto dell’ambiente.

Per conoscere numeri precisi e formule calcolate dai promotori del progetto per produrre l’energia sufficiente al mondo, soltanto con i pannelli solari, potete approfondire qui su Landartgenerator.

L'Ungheria vende la sua quota di C02

pubblicato da missunderstanding

emissions CO2 ungary

L’Ungheria è il primo paese europeo che ha deciso di vendere una parte della sua quota di emissioni di CO2, pari a otto milioni di tonnellate di anidride carbonica. La pratica della compravendita delle quote di CO2 è prevista dal protocollo di Kyoto e l’Ungheria, distrutta dalla crisi economica, ne ha astutamente approfittato.

Secondo quanto annunciato dal Ministro dell’Ambiente ungherese, Imre Szabo, e riporato da e-gazzette, l’Ungheria ha concluso accordi con la Spagna e il Belgio per circa 110 milioni di euro. Mentre il paese nìbalcanico spera di concludere altri accordi entro la fine dell’anno, Giappone e Portogallo bussano alle porte di Budapest come futuri acquirenti di quote.

Le associazioni verdi ungheresi spingono il governo a utilizzare il ricavato della vendita delle quote per investire in nuovi progetti ecologici e Szabo ha risposto loro che le entrate veranno utilizzate per migliorare l’isolamento delle case per risparmiare energia secondo i progetti govrnativi relativi agli investimenti verdi.

Rivoluzione verde? Anche in Australia c'è una forte opposizione

pubblicato da Simone Muscas

Bandiera AustraliaLa tanto auspicata rivoluzione verde mondiale sta iniziando a muovere i suoi passi nei Paesi economicamente più sviluppati, eppure le difficoltà e le reticenze all’interno dei governi proponenti non sono poche. Solo ieri parlavamo di quelle degli Stati Uniti nell’approvare la legge anti CO2 che ha come obiettivo la riduzione dei gas a effetto serra ed il passaggio dell’economia verso sistemi energeticamente più sostenibili. Ma lo Stato americano non è il solo, tanto che anche un altro importante Paese sta mostrando le stesse difficoltà.

Parliamo dell’Australia, storica alleata degli americani nel non accettare per alcuni anni il Protocollo di Kyoto. Il governo locale si è infatti posto come obiettivo quello di arrivare entro il 2020 al 20% del fabbisogno da fonti rinnovabili. A sottolineare l’importanza del piano vi è inoltre un rapporto del Clean Energy Council che indica come il raggiungimento di tale obiettivo permetterebbe la creazione di circa 28.000 nuovi posti di lavoro.

Il governo australiano per portare avanti il programma sta mettendo a punto un piano strategico che prevederà investimenti pari a circa 12,5 miliardi di euro su tecnologie rinnovabili. Come negli Stati Uniti non mancano però i problemi ad accettare la strategia. Il pomo della discordia sarebbe dovuto non tanto ai contenuti della proposta quanto alla creazione del mercato di emissioni australiano.

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