Le truppe militari americane in Iraq e Afghanistan spendono annualmente in aria condizionata 20,2 miliardi di dollari. E sono computate come spese extra. Rappresentano un vero e proprio budget che supera quello previsto per la NASA o quanto ha pagato BP per il disastro ambientale causato dall’esplosione della piattaforma di esrazione Deepwater Horizon o ancora la spesa prevista dal G8 per sostenere le nuove democrazie in Egitto e Tunisia.
Spiega Steven Anderson che ha lavorato alla Logistica in Afghanistan:
Per alimentare un condizionatore d’aria in un remoto avamposto in Afghanistan serve un gallone di carburante che deve essere spedito da Karachi, in Pakistan, quindi condotto per 800 miglia in 18 giorni per l’Afghanistan su strade che a volte sono poco più che “sentieri delle capre”. Senza considerare inoltre tutti i rischi associati allo spostare carburante su queste strade.
Infatti Anderson stima che oltre 1.000 militari sono morti su convogli che trasportavano carburante, considerati obiettivi primari per l’attacco.
Le spese non si abbatteranno neanche con il rientro di 30mila uomini perché comunque chi resterà in Iraq e Afghanistan continuerà a usare le risorse nella stessa identica maniera. Infatti i costi si annidano nelle strutture e non nelle truppe.
Foto | 25idl Army
Via | NPR

Nel sud dell’Anatolia, in Turchia, sorge il sito archologico di Hasankeyf, che sta per scomparire, destinato ad essere affogato dalla diga di Ilisu per volere di Ankara. A nulla, fino ad ora, sono valse le proteste di intellettuali, storici, ambientalisti di tutta Europa: la memoria e la testimonianza di 10.000 anni di storia scompariranno sotto la forza dell’acqua.
La diga di Ilisu fa parte del Grande Piano Anatolico, che prevede di incanalare in grandi infrastruttre - grazie all’appoggio di banche ed istituti di credito internazionali - le acque del Tigri, in una zona vicina ai confini caldi con la Siria e l’Iraq. Il governo turco continua, impassibile, il suo cammino, spalleggiato da Svizzera, Austria e Germania che sembrano intenzionate a prendere parte al progetto.
In difesa del sito archeologico di Hasakeyf si sono sollevate le più grandi personalità della cultura turca: il premio Nobel Orhan Pamuk, lo scrittore Yashar Kemal, il cantante Tarkan, perchè la memoria di Hasakeyf non può essere sommersa dalle acque. Il sito è un museo a cielo aperto, conserva la memoria di 10.000 anni di storia e di tutti i popoli che lo hanno attraversato e vi si sono insediati: Assiri, Parti, Romani, Bizantini, Arabi, Ottomani. Nella zona sorgono moschee e palazzi sospesi sulle acque del Tigri, ci sono grotte abitate scavate nella roccia, ci sono antichi cimiteri e resiste ancora un ponte sul Tigri costruito dagli Assiri. Come si può distruggere tutto questo per una diga?
Oltre ad Hasakeyf, la diga distruggerà ben 289 siti archeologici, patrimonio culturale di tutta la Mesopotamia, senza che né la protesta d’élite, né l’accordo delle reti dell’acqua durante il Forum mondiale sull’acqua a Istanbul, siano riuscite a fermare il dannoso progetto. Gli osservatori più acuti sospettano che la costruzione della diga sia un modo per ottenere il controllo sul territorio, là dove la questione dell’acqua si interseca con quella curda. Per saperne di più e per fermare la costruzione della diga in Turchia e salvare Hasankeyf, gli altri siti archeologici e gli abitanti della zona, Stop Ilisu!