
L’International Union for Conservation of Nature (IUCN) ha pubblicato i messaggi di sensibilizzazione alla tutela del Pianeta di alcuni dei suoi collaboratori e sostenitori più celebri.
Appelli rivolti alle delegazioni riunite a Durban in questi giorni per la Conferenza sul Clima da persone che hanno fatto della conservazione della biodiversità la loro missione di vita.
Tra questi quello di Pierre-Yves Cousteau, figlio di Jacques-Yves Cousteau e fondatore della Cousteau Divers, associazione non profit a tutela della biodiversità marina.
Pierre-Yves Cousteau ha ricordato che salvare gli oceani e contrastare il riscaldamento globale è questione di sopravvivenza. La nostra, prima di tutto.

L’antilope saiga è al centro di un dramma ecologico in Kazakhstan: di questo animale in via d’estinzione, nel 2009, se ne contavano appena ventiseimila esemplari ma nelle ultime settimane ne sono morti ben dodicimila. Una vera e propria strage.
A lanciare l’allarme è stata la International Union for Conservation of Nature (IUCN): questa particolare antilope, a partire dalla caduta dell’impero sovietico, è stata oggetto di un pesante bracconaggio che ne ha ridotto la popolazione ai minimi termini. Ora, però, a minacciarne la definitiva scomparsa non è la caccia indiscriminata e illegale ma un batterio.
Tutti gli esemplari morti, infatti, sono risultati affetti da Pasteurellosi, una infezione dovuta ad un batterio che normalmente vive nelle vie respiratorie di molti animali senza creare grossi problemi di salute.
Continua a leggere: Strage di antilopi in Kazakhstan: 12.000 esemplari morti su 26.000
Dare una chance ai bisonti perché possano ripopolare le praterie americane e perché venga loro riconosciuto lo status di animale selvatico e non da macello, come invece vorrebbe imporre, tra gli altri, Ted Turner, magnate dei media e propietario di una catena di bison burger restaurant negli Usa. E’ quello che vorrebbero ottenere le decine di biologi ed etologi esperti in bisonti che hanno collaborato alla stesura di una road map di recupero per la specie sottolineandone l’importanza ecologica ai fini della conservazione delle grandi praterie americane.
Oggi la percentuale di popolazione di bisonti allo stato brado è residuale (31.000 individui) e stretta all’interno dei confini del parco nazionale di Yellowstone. Eppure, in tempi non troppo lontani, questi animali si muovevano a milioni, migrando e pascolando dall’Alaska al Messico settentrionale e rappresentando l’emblema vivente della libertà e della natura selvaggia. Indubbiamente, nell’ultimo secolo gli sforzi portati avanti per tutelare questa specie sono stati notevoli e funzionali a scongiurare un’estinzione già data per scontata e prodotta da massiccie battute di caccia volte a rimpinguare il mercato delle pelli. Purtroppo, però, sebbene non più a rischio, i bisonti sembrano quanto mai lontani da quelle caratteristiche di forza, bellezza ecc. che li ponevano al centro di innumerevoli storie e racconti. Tristemente, infatti, essi si configurano sempre più come carne da macello che come animali selvatici da tutelare.
Per questi motivi, gli scienziati che hanno lavorato allo studio, collaborando con la Iucn, postulano la necessità di recuperare i bisonti nella loro intera complessità biologica, riconsegnado quegli spazi che ne garantiscono la sopravvivenza e la vitalità, anche in un’ottica di lungo raggio, attraverso l’ausilio di politiche governative lungimiranti e transnazionali che possano incidere sull’atteggiamento pubblico che investe questi animali.
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La commissione permanente del Consiglio d’Europa sta cercando una soluzione al delicato problema della prevaricazione in Italia dello sciurus carolinensis sullo sciurus vulgaris, altrimenti noti come lo scoiattolo grigio americano e quello rosso europeo. La discussione s’inserisce nell’ambito dell’azione di monitoraggio, effettuata dallo stesso Consiglio d’Europa, sull’applicazione della Convenzione di Berna - finalizzata alla conservazione della flora, della fauna e degli habitat - da parte degli stati firmatari, tra cui anche l’Italia.
Più in dettaglio, l’articolo 22 b della Direttiva dell’Unione Europea (92/43 EC) sulla Conservazione degli Habitat Naturali e della Fauna e Flora Selvatiche richiede agli stati membri di:
assicurare che l’introduzione in natura di ogni specie non indigena del territorio sia regolata in modo da non pregiudicare gli habitat naturali delle specie selvatiche all’interno dei loro areale distributivo o le loro specie stesse, se necessario proibendo tali introduzioni
Nel nostro paese, la lotta per la sopravvivenza tra le due specie “sorelle” riguarda in particolare il Piemonte, la Liguria e la Lombardia. E il problema non è di poco conto se si pensa che lo sciurus vulgaris, una volta diffusissimo in tutta Europa, è dal 2006 conteggiato dalla IUCN (The World Conservation Union) fra le 16.199 specie a rischio. La questione, già estremamente allarmante in Gran Bretagna, rischia di diventare molto seria anche qui da noi. Lo scoiattolo grigio, poi, risulta essere particolarmente pericoloso e virulento per via della pratica dello scortecciamento degli alberi così tanto diffusa tra gli individui di questa specie da porre in pericolo l’esistenza stessa di numerose specie arboree a corteccia morbida assolutamente vitali per lo scoiattolo europeo. Se a questo, poi, si aggiungono le maggiori dimensioni, rapidità di filiazione e resistenza a molte malattie il quadro è quasi del tutto chiaro. Eppure, come risolvere la questione senza incorrere in metodologie violente contro la specie alloctona, peraltro giunta qui da noi agli inizi del secolo scorso suo malgrado? La discussione rimane aperta…
Via | ilsecoloxix.it
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Tutti gli eco - paladini che hanno fatto del proprio credo la propria professione saranno forse interessati a questo concorso: la Commissione mondiale sulle aree protette della IUCN e la federazione internazionale dei rangers, in collaborazione con Parks Victoria e con la George Wright Society hanno inaugurato l’edizione 2010 dello Young conservationist award per valorizzare e sostenere quanti lavorano nei campi della tutela e della gestione delle aree protette. Guardie forestali, interpreti, ricercatori, amministratori o attivisti di associazioni non governative sono tutti chiamati in causa.
L’obiettivo dello Young conservationist award, oltre a quello di gratificare i sostenitori silenziosi delle Aree protette, è quello di contribuire a creare una rete tra i soggetti, aventi meno di 35 anni, professionisti nel settore della protezione della Natura mettendo a disposizione strumenti e sinergie utili al raggiungimento di obiettivi comuni. Il vincitore di quest’anno sarà invitato a partecipare alla conferenza internazionale sul tema Healthy Parks - Healthy People in programma il prossimo aprile a Melbourne. Agli interessati, si richiede semplicemente di compilare online la scheda di partecipazione sul sito georgewright.org allegando il proprio curriculumvitae. Il termine ultimo per la presentazione delle candidature è il 1° dicembre 2009.
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Hanno avuto inizio nella giornata di ieri e proseguiranno fino al 23 ottobre i lavori nell’ambito della tredicesima edizione del Congresso Mondiale delle Foreste che si svolge dal 1926, ogni 6 anni, oggi sotto l’egida della FAO, allo scopo di definire lo stato generale di salute internazionale delle foreste e di proporre nuove metodologie concertate di protezione.
Nonostante gli accordi finali, definiti al termine delle 6 giornate, abbiano solo un valore programmatico generale e non siano sottoposti ad alcun vincolo giuridico, resta l’importanza dell’evento, soprattutto a poche settimane dall’incontro di Copenaghen e dal Countdown 2010. In particolare, è stato lo stesso direttore generale della Fao, Jacques Diouf, a porre l’accento sull’essenzialità della tutela delle foreste a fronte dei sempre più gravi processi di desertificazione e distruzione selvaggia delle stesse.
Gli interventi saranno divisi in differenti aree tematiche (foresta e biodiversità; implementazione e sviluppo; la foresta al servizio delle genti; la tutela delle foreste; l’uomo e la foresta in armonia..) che vedranno la partecipazione di esponenti di primo livello del mondo scientifico e politico. Tra gli altri: Jane Goodall, etologa di spicco che non ha certamente bisogno di presentazioni in particolare per l’impegno profuso nella protezione dei grandi primati; Rodney Taylor, presidente del WWF International e William Jackson della IUCN, responsabile del conservation programme.
Foto | CFM2009
Salviamo gli squali dall’estinzione. Non si può non ascoltare questo appello, visto che a chiederlo sono proprio le stesse vittime degli attacchi, riunitesi a Washington per chiedere al Congresso americano di mettere in atto misure protettive a favore di questi animali.
Nove sopravvissuti hanno raccontato le loro storie, spiegando le ragioni di questa richiesta: chi meglio di loro può far capire che questi predatori agiscono solo seguendo il loro istinto? E soprattutto, chi meglio di loro può attirare l’attenzione sui rischio dell’estinzione degli squali? La loro scomparsa, infatti, avrebbe come conseguenza che molte altre specie si riprodurrebbero senza controllo.
Sono necessarie dunque azioni immediate per salvarli. Secondo le stime dello IUCN Shark Specialist Group, un terzo degli squali che vivono negli oceani sono già in pericolo di estinzione, sia perché restano incastrati nelle reti, sia perché vengono pescati e dalle loro pinne viene ricavata una zuppa, considerata una prelibatezza sul mercato asiatico.
Foto | StormyDog
Secondo l’International union for conservation of nature (Iucn), i cambiamenti climatici e le catastrofi naturali che ne conseguono colpiscono soprattutto le donne dei Paesi in via di sviluppo. L’appello della Iucn è stato lanciato nel corso dell’United Nations Climate Change Conference che si concluderà il 12 dicembre a Poznan in Polonia e deriva dall’analisi portata avanti in 141 paesi dal 1981 al 2002 toccati da catastrofi naturali quali cicloni, uragani, inondazioni e ondate di calore.
Da questa ricerca è emerso che a morire sono più le donne e soprattutto in età più giovane rispetto ai maschi e che questo genera grossi conseguenze su tutta la comunità in cui queste vivono; basti pensare che in paesi come l´Africa subsahariana le donne hanno grosse responsabilità in termini di provviste di acqua e legna da ardere per cui la loro scomparsa causerebbe risvolti negativi sui bambini e gli stessi uomini che si occupano quasi esclusivamente di come e dove rimediare il cibo.
Il CTS propone per Natale - ma si può fare anche nel resto dell’anno - di contribuire alle attività dei suoi centri di ricerca sui delfini mediterranei - che la IUCN, tanto per cambiare inserisce nella Lista Rossa delle specie a rischio di estinzione - con un’adozione a distanza di delfini. Il contributo richiesto è di (26,00 euro per l’adozione, a cui vanno aggiunti 4,50 euro per le spese di spedizione. In cambio si riceve un attestato, foto, peluche, più materiale informativo sui Cetacei.
Il primo centro di ricerca è nato nel 2000 sull’isola di Caprera, mentre il secondo si trova a Lampedusa ed è arrivato un anno dopo. Si occupano di svolgere censimenti per determinare consistenza numerica e distribuzione dei delfini italiani. Nel periodo estivo sono impegnati anche in un’intensa attività di divulgazione ed educazione ambientale aperta a tutti.
Per scoprire dove vivono e cosa fanno i delfini da adottare basta andare sul sito dell’iniziativa. C’è pure una galleria multimediale sulle attività dei centri di ricerca.
Inserito nella Red List della IUCN, l’Unione Mondiale per la Conservazione della Natura, come animale da salvaguardare, il Dugong Dugon sta finalmente attirando l’attenzione di media, governi ed associazioni, che si stanno impegnando per evitarne la prematura scomparsa.
Recentemente è stata approvata, proprio dalla IUCN, una risoluzione che esorta i Governi a proteggere l’habitat di questo buffo mammifero, tutelando soprattutto la zona costiera di Okinawa. In quest’area, infatti, sta per essere costruita una base militare americana, che avrebbe effetti disastrosi sulla sopravvivenza del Dugong.
Diffuso soprattutto nel sud est asiatico, il Dugong è un grosso animale acquatico, la cui struttura fisica tozza e compatta, gli hanno fatto guadagnare soprannome di “mucca di mare”, sebbene alcune leggende narrino che gli antichi marinai mediterranei avessero scambiato i Dugong per le mitiche sirene, forse per l’abitudine di questi mammiferi di allattare i cuccioli reggendoli con le pinne anteriori!