Questa mattina, il Financial Times’, il Frankfurter Allgemeine Zeitung’ e ‘Le Monde’ hanno aperto con una richiesta ben precisa, rivolta a tutti i cugini europei e mossa rispettivamente dai ministri Chris Huhne (GB), Norbert Röttgen (Germania) e Jean-Louis Borloo: ridurre le emissioni di CO2 nell’UE dal 20% al 30%, entro il 2020. Per limitare l’aumento delle temperature di due gradi ma anche per impedire alle economie europee di essere sopraffatte da un contesto globale sempre più competitivo.
Immediato il richiamo al difficile momento storico che vede i 27 destreggiarsi tra misure sofferte e politiche coraggiose per uscire, nel migliore dei modi possibili, dalla recessione ma che non deve far perdere di vista, per nessun motivo, i modelli economici e di vita cui è necessario tendere. E che non possono prescindere dalla tutela ambientale. Senza uno sviluppo relamente sostenibile, infatti, l’Europa è condannata all’inceretezza con i prezzi dell’energia sempre più volatili. Inoltre, un clima instabile può far crollare molte delle economie della zona euro mentre una corsa mondiale verso un sistema produttivo di tipo durevole e con emissioni di carbone limitate è già cominciata. E perdere tempo, adesso, significherebbe non riuscire più - se non con enorme fatica - a competere con Paesi come la Cina, il Giappone e gli Stati Uniti.
Al contrario, avverte Le Monde, garantire un livello di emissione al 30% rispetto al 1990 rappresenterebbe una forte attrattiva per gli investitori con conseguente rilancio dell’occupazione e della crescita in tutta la zona euro. Le imprese europee, inoltre, sono in grado di trarre tutto il profitto necessario da una situazione siffatta, forti di una quota del 22% sul mercato internazionale di bene e servizi che è già una risposta. Impossibile, poi, omettere che proprio grazie alla recente crisi il costo annuo richiesto per il taglio delle emissioni al 20% si è ridotto di un terzo , passando da 78 a 40 miliardi d’euro. L’impegno profuso verso il traguardo più considerevole della riduzione al 30%, ad oggi, richiederebbe solo lo 0,1% dell’intero Pil dell’UE. Ma farebbe decollare il mercato del lavoro. Se anche queste motivazioni, in definitiva, non dovessero sembrare abbastanza convincenti basti pensare alla prevista galoppata verso l’alto del prezzo del greggio, specie a seguito del protrarsi di disastri ambientali come la Marea Nera nel Golgo del Messico… Ora, non resta che aspettare le risposte e le reazioni dei governi europei.

Non tutte le destre europee hanno la stessa politica sull’ambiente di quella italiana, a quanto pare. Ne è prova il fatto che, mentre la maggioranza di Governo italiana nega l’esistenza dei cambiamenti climatici e attacca Kyoto, quella francese guidata da Nicolas Sarkozy si prepara, forse spaventata dal trionfo dei Verdi alle ultime elezioni europee, a varare una Ecotassa.
La nuova imposta, che dovrebbe entrare in vigore nel 2011, graverà su chi genera emissioni di CO2 e tenterà di spingere ad un minor uso di fonti di energia fossili. La tassa, che il Governo francese chiama “contributo clima-energia”, vuole imporre un costo per l’uso di carburanti inquinanti, che sarà compensato da sgravi fiscali per mantenere il potere d’acquisto dei cittadini e la competitività delle imprese.
Il ministro dell’Ambiente, Jean-Louis Borloo, ha annunciato che la proposta dovrebbe essere parte delle cinque che costituiranno il “Patto ecologico” che il presidente della Repubblica, Nicolas Sarkozy, aveva promesso fin dal 2007, e che sarà lo stesso Sarkozy ad avere l’ultima parola in proposito. Gli ecologisti ritengono che fissare un prezzo per tonnellata di CO2 emessa in atmosfera sia una misura imprescindibile, per ridurre il consumo di energie fossili. Chissà se l’azione del governo d’oltralpe spingerà nella stessa direzione anche quello italiano, di colore politico simile ma di azioni, fino a questo momento, molto diverse.
Via | Europa Press
Foto | Flickr
Niente da fare per la più glamour dei nostri Ministri: l’Europa ha detto no alle richieste avanzate da Stefania Prestigiacomo, e dunque dal Governo Italiano, di uno sconto ( ma lei parla di flessibilità) sul Pacchetto clima 20-20-20.
I francesi, si sa, sono sono molto malleabili su certe questioni, specie con chi vuole rompere le regole faticosamente messe assieme e in pieno accordo. Per cui il Ministro all’Ecologia Jean-Louis Borloo (nella foto) ha dichiarato:
Non abbiamo avuto indicazioni nel cambiare il Pacchetto clima.
Per cui la Presidenza francese dell’Unione europea ha respinto la richiesta italiana di rinviare l’adozione definitiva del piano europeo per la lotta contro il riscaldamento globale nel 2009, anziché entro la fine di questo anno, come previsto.
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Se non puoi acquistare, risparmia. Sembra essere questa la filosofia, di buon senso, riservata al risparmio delle risorse energetiche applicata dal Ministro francese per l’Ecologia, Jean-Louis Borloo.
E il primo passo è stato quello di rimettere in sesto il parco auto, obbligando, in una certa misura, i francesi ad acquistare vetture a basso impatto ambientale, il che vuol dire veicoli che risparmiano carburante, grazie ad un doppio sistema di incentivi- tasse o bonus/malus riservato alle nuove immatricolazioni.
L’iniezione di euro a favore delle auto meno inquinanti, se ha ha dopato il mercato, ha comunque premiato non solo i consumatori, ma anche quei produttori che in maniera lungimirante avevano iniziato a posizionare i loro prodotti a basso impatto ambientale: in otto mesi sono state vendute il 45% di auto con emissioni di CO2 inferiore ai 130 g/km consentendo alla Francia un drastico taglio, (vale la pena rimarcarlo: da gennaio a oggi) del 9% delle emissioni.
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Le reazioni dei francesi al secondo incidente che vede una fuga di uranio non sono ovviamente positive. La stampa sottolinea come a questo punto sia necessario avere trasparenza e informazione per capire davvero che tipo di pericolo si sta correndo.
Intanto salta la prima testa, come riferisce Le Figaro, quella di Yves Andrè direttore della centrale di Tricastin rimosso da Anne Lauvergeon, presidente del consiglio di amministrazione di Areva (controllata da Socatri) che ha spiegato che se anche si tratta di un incidente di livello 1 (per classificare gli incidenti nucleari è usata la scala da 0 a 7) l’ audit interno ha rilevato le gravi disfunzioni nella gestione della centrale e dell’emergenza.
Le autorità, dal canto loro riescono solo a dire che va tutto bene ma non rassicurano proprio nessuno. Jean-Louis Borloo Ministro per l’ambiente e l’ecologia ha annunciato durante la conferenza stampa di oggi un “piano di controllo” dopo la scoperta della contaminazione più vecchia a Tricastin.