Che siate d’accordo o no con l’acquisto di prodotti alimentari a Km zero, sappiate che a Genova, a pochi giorni dal Natale è esploso l’acquisto di carni a Km zero. Il “Pacco Carne” è una idea del Centro allevamento zootecnico Vallestura e si prenota on line su www.lacarnedigenova.com gestito dall’Associazione provinciale degli allevatori di Genova.
Spiega Marco Parodi presidente dell’associazione provinciale degli allevatori di Genova:
Significa che la carne delle nostre valli è apprezzata e, soprattutto, che la nostra iniziativa funziona. I numeri lo dimostrano. In tre anni le bestie macellate sono passate da 150 a 350. I clienti sono aumentati, sempre più attratti dalla qualità della carne, dalla convenienza dei prezzi e dalla possibilità di passare direttamente dal produttore al consumatore, in un discorso di filiera diretta.
I “Pacchi di carne” sono di due tipi, uno da 5Kg e uno da 10 Kg e provengono da bestie macellate tra i 16 e i 18 mesi e in base agli stalli e alle prenotazioni la carne è confezionata in pacchi che contengono diversi tagli tra cui bistecche, arrosto, bollito, spezzatino al costo di 11 euro al chilo. Dal sito è possibile scegliere i tagli preferiti e prenotare nel giorno di macellazione.
Ricordo che su ecoblog, per coloro che preferiscono non usare la carne per nutrirsi, abbiamo pubblicato le ricette di MeatOut per un Natale vegetariano.
Via | Il Secolo XIX
Foto | La Carne di Genova
Acquistare prodotti e alimenti a chilometri zero è una delle indicazioni più importanti data al fine di ridurre le emissioni di CO2. Ecoblog già in altre occasioni ha dato voce a coloro, nel caso la CIA, Confederazione italiana agricoltori, che sostengono che non sia questa la giusta strada per contribuire alla riduzione di emissioni di CO2.
Della medesima opinione la Confeuro che in un comunicato stampa a propositi della paventata iniziativa del Governo di incentivare tutti quei prodotti agricoli commercializzati entro i 70 Km dal luogo di produzione scrive:
La Confeuro ritiene la misura un’ulteriore danno ad un comparto agro-alimentare già duramente colpito dal proseguire della crisi economica. L’iniziativa del Governo porterà l’esecutivo ad aumentare le tasse dei cittadini, fonte economica necessaria per convincere gli imprenditori agricoli ad arare terreni da usare per una vendita di 70 km al massimo. Se l’operazione fosse stata conveniente gli attori del settore l’avrebbero già realizzata, e se ora decidessero di farlo sarebbe solo per ottenere i finanziamenti governativi, ovvero dei cittadini italiani. E’ inoltre importante sottolineare che una procedura di questo tipo incrementerebbe a dismisura la mole di mezzi di trasporto nelle piccole zone rurali, rappresentando un vero e proprio schiaffo al simultaneo vertice ambientale in corso a Copenaghen.
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Il sistema canadese della produzione e distribuzione del cibo è totalmente sbilanciato dalla parte delle importazioni, a discapito delle produzioni locali e di un regime alimentare sano ed equilibrato. Per questo è stata lanciata la campagna Eat real. Eat Local, affinchè i canadesi si rendano conto di quanti km fa il cibo che giunge sulle loro tavole e delle condizioni in cui viene conservato, e del perchè dovrebbero scegliere cibi a km zero. E tu, lo sai da dove viene il cibo che mangi?
La Svezia fa ancora un passo nella direzione della sostenibilità, lanciando sul mercato la certificazione a marchio Climate friendly per tutti i cibi che rispettano l’ambiente nel processo di produzione, dal produttore fino alla tavola dei consumatori.
Il protocollo nasce da un’iniziativa degli agricoltori svedesi, capitanati da Anna Richert, intenzionati a far coincidere i bisogni dei consumatori con quelli dei produttori, per offrire un mercato qualitativamente più competitivo, cibo più sano e allo stesso tempo ridurre le emissioni. Da una parte i consumatori potranno fare delle scelte consapevoli, dall’altra le aziende si accaparreranno il target di nicchia dei consumatori attenti e sostenibili.
A ciò si aggiungano le linee guida emesse parallelamente all’iniziativa del marchio Climate Friendly dall’agenzia svedese per la protezione ambientale, affinchè i consumatori abbiano un riferimento da cui partire prima di fare la spesa. La guida consiglia di sostituire la carne con i vegetali, di diminuire il consumo del riso perchè il processo produttivo libera metano, di preferire i cibi a km zero e di evitare l’acqua in bottiglia.
Riusciranno, anche questa volta, gli svedesi a mantenere il primato di paese più ecologico d’Europa anche nei consumi alimentari, distanziando di almeno un anno luce il nostro bel paese?
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Da TerraFutura ci giungono alcuni dati sulla propensione degli italiani al turismo sostenibile: il 15,3% della popolazione italiana adulta, cioè circa 7,2 milioni di italiani, hanno fatto un’esperienza di turismo responsabile e la metà della popolazione conosce, almeno in linea teorica, il significato del viaggiare sostenibile.
Le donne italiane risultano più informate e hanno una miglior conoscenza, seguite dalle coppie senza figli e dai single. La ricerca, effettuata dal Cisv, dall’Istituto Nazionale Ricerche Turistiche ha messo in luca anche un interesse diffuso e generalizzato di tutto il campione intervistato verso il turismo responsabile.
Quando organizzate le vacanze, siete dei turisti responsabili, ovvero programmate la vostra vacanza secondo principi di giustizia sociale ed economica, nel pieno rispetto dell’ambiente, delle culture e delle comunità locali o vi rivolgete al primo tour operator declinando ogni responsabilità nei confronti dell’ambiente?
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Domani 12 maggio, tutte le piazze del Veneto ospiteranno l’iniziativa “Latte fresco a km zero: mobilitazione e salvaguardia del latte italiano”, promossa ed organizzata dalla Coldiretti. Il latte sarà offerto ai consumatori al prezzo di 0,50 centesimi di euro per litro, cioè venduto allo stesso prezzo che la grande distribuzione paga alle latterie, per immetterlo poi sul mercato ad un prezzo di 1,35 - 1,60 euro.
Gli allevatori del Nord Italia, che già avevano protestato simbolicamente bruciando il Decreto Zaia, si avvicinano alla cittadinanza vendendo direttamente il latte nelle piazze, così da portare il problema delle quote direttamente sulle tavole degli italiani, affinchè diventino consumatori attivi e consapevoli.
Giorgio Piazza, presidente della Coldiretti Veneto, spiega così l’iniziativa al quotidiano Oggitreviso:
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Ho scritto di abitudini alimentari varie e anche ecologicamente sane più volte su Ecoblog, abbiamo parlato di diventare locavori ad esempio, ovvero di prediligere i prodotti locali in modo da favorire prodotti che abbiano un impatto ambientale ridotto dovuto al ridotto numero di chilometri percorsi per arrivare fino a noi. E ci credo anche.
Però poi che succede? Vado al supermercato e vedo cose come quelle della foto che vi propongo. Che è di pessima qualità visto che l’ho fatta con il telefonino. Propone due tipi di noci sfuse, una italiana una californiana, differenza di prezzo (a sfavore di quella italiana) di due euro al chilo. E il dilemma dell’eco-consumatore sale sempre di più… Siamo pure in tempi di crisi… Sono disposta a spendere di più per restare fedele al mio principio?
In questo caso la risposta è stata facile: si trattava di noci, ricche di tanti elementi nurtritivi importanti, per me una delizia ma tutto sommato superflua (soprattutto dopo le abbuffate festive) e per questa volta non le ho prese. Ma per me è un esempio, uno spunto di riflessione. Che se volete si allarga a qualunque ambito della nostra spesa. Fino a quanto, in tempi di crisi, riusciamo a fare andare d’accordo il nostro portafoglio con i nostri principi?