
Dopo aver analizzato i criteri che ci consentono di avere un’illuminazione efficiente e dunque a basse emissioni di CO2 e con considerevole risparmio sulla bolletta energetica, passo ad analizzare le caratteristiche dei nuovi tipi di lampadine con i criteri per ottimizzare risparmi e emissioni.
Facciamo innanzitutto due brevi considerazioni:
Uno dei parametri più importanti, nella scelta delle lampade a basso consumo è l’efficienza luminosa che è si esprime in lumen/watt: il parametro definito dal rapporto tra il flusso luminoso emesso (in lumen) e la potenza elettrica assorbita (in watt). Questo parametro definisce il rendimento e di seguito i consumi energetici. Ad esempio, le vecchie lampade ad incandescenza, le più diffuse nel civile hanno una bassissima efficienza: una lampadina da 150 watt emette circa 2.000 lumen, ovvero 2.000:150 = 13 lumen per ogni watt assorbito.
Dopo il salto i valori e l’analisi delle diverse lampadine.
Continua a leggere: Breve guida all'illuminazione efficiente: lampade a risparmio energetico

Nelle nostre case la luce è la condizione dell’esistenza, come per l’architettura. In generale un buon comportamento sarebbe quello di creare una luce soffusa in tutto l’ambiente e intervenire con fonti luminose più intense nelle zone destinate a particolari attività come la sala da pranzo che ha bisogno di concentrare la luce sul tavolo e destinare ai locali come ingresso, cantina e garage, lampade fluorescenti con interruttori temporizzati. Adoperare correttamente le luci significa sia consumare meno energia, sia contribuire alla riduzione delle emissioni di CO2. Vediamo come.
Se vogliamo calcolare la quantità di luce da installare nella nostra casa, dobbiamo prima di tutto tenere in considerazione dei criteri logici, come quello di illuminare adeguatamente alle proprie esigenze e bisogni effettivi, come il nostro comfort visivo da non sottovalutare. Meglio utilizzare lampade ad elevata efficienza energetica e ad elevata tecnologia favorendo il minor impatto ambientale, ottimizzando al contempo gli impianti di casa e il risparmio sulla bolletta.
Proprio il 1° settembre è diventata obbligatoria la V3 della norma CEI 64-8, che fornisce le indicazioni per realizzare impianti elettrici residenziali con standard di sicurezza più elevati e prescrive quali siano le caratteristiche che il nostro impianto deve possedere in fatto di prestazioni, risparmio energetico e comfort abitativo.
Continua a leggere: Breve guida all'illuminazione efficiente degli spazi interni

In California, patria del referendum sulla legalizzazione della marijuana, poi perso, viene reso noto uno studio sugli effetti negativi della coltivazione indoor di questa canapa. Infatti, sebbene, non sia legale, i californiani amano coltivare indoor questa pianta il che però, non è proprio sostenibile come si crederebbe: viene usata troppa energia elettrica.
La ricerca ha il titolo di The Carboon footprint of indoor cannabis production ed è stato redatto dal prof. Evan Mills docente alla University of California a Berkeley e ricercatore per l’ U.S. Department of Energy, dove spiega che l’uso massiccio di lampade per favorire la crescita al chiuso della cannabis si rivela una potente bomba ecologica. Spiega Mills:
L’utilizzo di energia elettrica aggiunto è pari al consumo di circa 30 frigoriferi e dunque per far crescere una pianta si emette CO2 pari a 3000 volte il suo peso.
Infatti l’uso massivo di energia elettrica è dovuto alle lampade UV necessarie a far crescere la marijuana. Queste fonti producono circa 500 volte più luce di quanto necessario, ad esempio, per leggere un libro. Inoltre restano accese per moltissime ore. Considerando altri fattori, quali la ventilazione e l’uso di acqua, mediamente una pianta necessita, per crescere, di circa 13.000 chilowattora all’anno. In alcune case sono messe a disposizione della marijuana almeno 10 stanze, il che fornisce in parte la dimensione del problema.
In totale, conclude Mills, l’energia utilizzata per coltivare marijuana in casa è pari all’1% del consumo di elettricità della nazione e al 2% del consumo domestico di energia elettrica - paragonabile alla produzione di 7 grandi impianti di energia elettrica .
Via | News Discovery
Foto | DailyCal
Il designer canadese Nolan Herbut ha creato una serie di lampade denominate Elias Keyboards riutilizzando vecchie tastiere. Nolan ha provato vari materiali per le sue lampade rendendo il suo lavoro davvero affascinante.
Via | GreenDiary

Il Consorzio Recupero Vetro ha diffuso una serie di regole per aiutare i cittadini a comportarsi con i rifiuti in vetro o contenenti vetro.
La prima regola sembra scontata ma non lo è per tutti: togliere i sacchetti di plastica o altri materiali quando si butta il vetro nella campana o nel sacco condominiale.Svuotare gli imballaggi in vetro da eventuali residui.
Non è necessario eliminare dalle bottiglie di vetro le etichette che non vengono via facilmente, togli invece tappi o altre componenti che non siano in vetro.
Ceramica, vetroceramica (pyrex) e cristallo non sono vetro non vanno quindi gettati nello stesso posto. Altri materiali da tenere separati dal vetro sono: lampadine, lampade a scarica (neon) e specchi.

Tra poche settimane arriverà tra gli scaffali dell’ Ikea la nuova collezione di lampade e luci per interni ed esterni, arricchita quest’anno da un particolare: tutte le lampade della gamma Solig saranno alimentate ad energia solare.
Per illuminare le notti di primavera con bulbi a led e risparmiare energia, Ikea offre la classica gamma di colori e linee di luci decorative per la propria abitazione o il giardino, arricchendo però il suo catalogo con la nuova variante ecologica. Tutte le luci delle gamma Solig sfruttano la luce del sole per ricavarne elettricità e sono provviste di Led per il risparmio energetico. I prezzi e la qualità sono quelli soliti di Ikea, e chi ci va regolarmente ora sa quali lampade scegliere per la prossima stagione.
via | inhabitat

A Pasqua abbiamo condiviso su Ecoblog consigli su come e dove riciclare la carta delle uova di Pasqua, ed ora che Natale è passato, è giunto il tempo di sapere come riciclare la carta dei regali, o come impiegarla per creare oggetti e soluzioni creative.
La prima soluzione è la più ovvia: staccate i pezzettini di nastro adesivo, i nastri di stoffa ed i fiocchetti di materiale diverso dalla carta e buttate la carta nell’apposito contenitore. La seconda prevede che conserviate la carte dei regali, che la pieghiate per bene e la usiate per i prossimi regali o per foderare i cassetti e gli armadi.
La terza soluzione, consigliata tra le 5 di Inhabitots ha a che fare con il compost: tagliate la carta in piccole strisce e mettetene un po’ nel cestino del compostaggio con i vermi. La carta sembra essere un buon fertilizzante, anche se la presenza di coloranti non convince del tutto.
La quarta soluzione ha a che fare con la creatività e la comodità in casa: appallottolate la carta dei regali, tagliatela, accartocciatela, poi stipatela in un sacco fatto di tela, di vecchi stracci riciclati cuciti insieme, di vecchie coperte di pile che non usate più e trasformate la confezione dei pacchi regalo in una morbida seduta ecologica, stile Alessandro Acerra.
La quinta soluzione prende spunto dalla vostra fantasia e si basa sul riciclo creativo: avete a disposizione tanta carta colorate, che potete trasformare in lampade di carta origami, in fiori di carta per decorare la casa, in preziosi gioielli ed in tutto ciò che vi viene in mente.
Foto | Flickr

Se state cercando un’alternativa alle classiche lampade a bulbo fluorescenti, ma che sia accattivante e ancora più efficiente forse questo post vi può interessare.
Date un’occhiata alla lampada a LED di Frog Design; ha una classica forma a bulbo al contrario delle classiche lampade a LED che vedete in foto e, cosa che la rende ancora più appetibile, è fatta per durare 30 anni.
I LED di Frog Design LED assorbono una potenza inferiore ad una lampada a fluorescenza e sembra abbiano anche una piacevole luminescenza, inoltre, poiché il bulbo è di forma tradizionale può adattarsi ai più conosciuti socket per lampade.
Quanto alla sua notevole durata, è dovuta al fatto che il calore generato dal LED viene assorbito dalla sua base in alluminio, eliminando alla radice uno dei fattori che ne abbrevierebbe la vita.
Sembra ci sia un centro Frog Design anche in Italia, a Milano; qualcuno lo conosce o ci è mai stato?
Via | Frog Design
Foto | GreenHome.com

Stop definitivo per la lampadina a luminescenza in Nuova Zelanda entro la fine del 2009, lo ha annunciato martedì scorso il Ministro per l’Energia neozelandese David Parker, promettendo un taglio agli sprechi energetici del 20% entro il 2015. Ottima iniziativa non solo per l’ambiente, quanto per le tasche dei contribuenti visto che consentirà di risparmiare circa 370 milioni di euro in bolletta entro il 2020.
Lampade fluorescenti compatte e alogene a bassa tensione sono già disponibili sul mercato perché dunque non usarle? Secondo il rapporto del ministro, la domanda nazionale neozalandese di prodotti per sostituire le lampade a bulbo sarà garantita anche dalle importazioni. Insomma a tutti i costi il governo vuole ridurre le sue emissioni nell’atmosfera. Attualmente, solo per garantire l’illuminazione la Nuova Zelanda immette ogni anno 2,65 milioni di tonnellate di gas serra.
L’indipendenza dal carbone e del petrolio è il secondo fine della politica dei firmatari del protocollo di Kyoto della sinistra laburista del governo di Wellington che ha spinto ulteriormente anche sulle energie rinnovabili. Purtroppo il problema neozelandese delle emissioni non può esser ridotto all’osso per via dei 50 milioni tra ovini e bovini che hanno un ruolo chiave per l’economia del paese.
Via | Reuters
L’ombrellone Apsara è l’evoluzione in chiave ecologica del trinomio ombrellone, energia solare e praticità d’uso: di giorno il tessuto nella parte esposta al sole cattura energia che viene utilizzata di notte per illuminare le serata chic con lampade luminescenti. Il sistema non usa accumulatori esterni, l’energia viene raccolta e “conservata” nel tessuto facendone un prodotto maneggevole e trasportabile senza problemi.
Un’idea semplice ma allo stesso tempo pratica per sfruttare l’immensa energia che ci arriva ogni giorno dal sole. Piantato nella sabbia o al centro di un tavolo su un prato l’Apsara è un modello realizzato finora solo per il ristorante Apsara Asian Cuisine di Cincinnati: la produzione e la commercializzazione sono previste per l’anno prossimo.
Via | The Greener Grass