Ieri sera, al Palazzo di vetro a New York, si è tenuto una importante riunione tra il Ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo e Ban Ki-Moon, il Segretario Generale delle Nazioni Unite. L’incontro, che si configura come uno dei momenti preparatori il prossimo vertice sul clima che si terrà a Cancun, in Messico, nel mese di dicembre, si è stretto intorno al tema della “governance ambientale” e della necessità di fare “sistema“, portando di conseguenza una sorta di programma comune, tra tutti quei paesi che, aderenti alla Cop, hanno maggiori responsabilità in termini di emissioni globali di Co2. Sono mancate, invece, le discussioni relative alle eventuali strategie da mettere in campo. Riferisce il Ministro:
Il nostro auspicio, è che si possa arrivare alla conferenza di dicembre a Cancun senza ripetere gli errori che sono stati commessi prima e durante la Cop di Copenhagen. Soprattutto è necessario che il negoziato metta insieme tutti i Paesi dentro un unico formato. Così come è importante che, a livello di governance ambientale, si arrivi ad una razionalizzazione delle strutture operanti
Eppure, anche questa volta, le speranze di ottenere dei risultati concreti nella lotta ai cambiamenti climatici paiono scarse anche allo stesso Segretario della United Nations Framework Convention on Climate Change, Yvo de Boer, ad oggi piuttosto scettico in merito alla possibilità di dare vita ad un trattato globale ma non sull’esito comunque ottimale del consesso internazionale…
Foto | Flickr
In Germania, il dipartimento agricolo dell’Università di Bonn si appresta a studiare le emissioni di metano delle mucche. Esattamente in un azienda agricola sperimentale di Riswick a 460 chilometri da Berlino. Il punto è questo, le mucche fanno un ruttino ogni 40 secondi e a fine giornata riescono a emettere circa 230 litri di metano, considerato uno dei più pericolosi gas serra. (Vi segnalo qui, chi sostiene la tesi opposta, ossia che le mucche non siano responsabili delle eccessive emissioni di metano)
Sotto accusa, dunque, ci sarebbero gli allevamenti intensivi, poiché secondo lo studio della FAO del 2006: Livestock’s Long Shadow: Environmental Issues and Options, gli allevamenti sarebbero responsabili del 18% delle emissioni mondiali, una percentuale superiore a quella dei trasporti. Gli scienziati di Bonn hanno stimato che in Germania la digestione di 4 milioni di vacche da latte ha immesso in atmosfera 450milioni di tonnellate di metano, pari al 2,1% delle intere emissioni di gas del paese.
Dunque, a essere studiate 144 mucche che saranno monitorate nelle loro emissioni. L’obiettivo è provare a ridurre la produzione di gas di circa il 40% variando la dieta ai bovini che sarà integrata con mais, olio di pesce e aglio.
In Danimarca, invece, si sta studiando come usare i liquami prodotti negli allevamenti intensivi di maiali per fertilizzare pomodori. La fattoria si chiama PigCity e si trova nella penisola dello Jutland. I liquami dei maiali sono densi di ammoniaca dunque a PigCity hanno strutturato dei filtri per separare i diversi componenti, come acqua, fertilizzanti e biogas da usare per produrre elettricità ,usati per alimentare una serra coltivata a pomodori.
Da ieri è possibile leggere sul sito dell’UNFCCC, i risultati di un’analisi della Deutsche Bank sulle politiche ambientali di 109 paesi finalizzata a individuare nuovi sbocchi di investimento in tutti i settori “green” dell’economia.
Il responso, per noi, è a dir poco agghiacciante: tra gli stati analizzati, solo l’Italia è stata classificata tra quelli a rischio maggiore, sui quali è meglio non fare affidamento. Ancora peggio, tuttavia, è la postilla, davvero imbarazzante, che fa da corollario alla ricerca effettuata:
Se state cercando opportunità di investimento collegate ai cambiamenti climatici, non mettete l’Italia in cima alla vostra lista, non essendo assolutamente chiaro che tipo di legislazione il suo primo ministro Silvio Berlusconi intenda adottare in proposito.
La Francia e la Germania, invece, spiccano, com’era ovvio, tra i paesi più redditizi per il settore legato al clima, promettendo non solo una certa facilità nel ricavare profitti non trascurabili ma anche - evidentemente -opportunità di miglioramento nelle condizioni di vita e sbocchi occupazionali che già stanno cercando di traghettare l’Europa ben oltre la tanto millantata crisi. Impossibile, poi, non citare Cina e Brasile che, nonostante le remore da questi manifestate nei confronti della riduzione della Co2, spiccano agilmente tra i paesi a più alto rendimento green avendo deciso di destinare una parte sempre maggiore dei propri PIL nella tutela ambientale…
Foto | Flickr