
Difficile che sia per moda, più probabile che si stia spargendo la notizia: la lotta biologica alle zanzare funziona, per farle fuori ci vogliono i pipistrelli. D’altronde se la natura li ha creati per mangiare zanzare, perchè non approfittarne?
Secondo quanto riporta il Corriere del Veneto nel profondo nord est del nostro paese sarebbero in molti ad aver scelto questa soluzione: nei negozi, infatti, le bat box vanno a ruba. Queste semplicissime scatolette di legno offrono una tana ai pipistrelli che, appena ne trovano una, la utilizzano come rifugio diurno.
Ma la notte si mettono al lavoro: altro che insettidici, i pipistrelli vanno ad una media dalle 500 alle 1000 zanzare a notte. Difficile che i prodotti chimici riescano a raggiungere questi risultati. Anzi, la chimica non risolve il problema perchè, solitamente, le varie piastrine e diffusori altro non fanno che allontanare le zanzare, quando ci riescono. Mentre i pipistrelli le zanzare se le mangiano e le tolgono di torno definitivamente.
Dopo Asti, pioniere tra i comuni italiani che hanno sposato la lotta ecocompatibile alle zanzare, anche altri municipi come Treviso, Verona e Vicenza hanno scelto la stessa soluzione.
I cittadini, evidentemente, vedendole in giro si saranno chiesti cosa sono e si è sparsa la voce. Ecco, allora, l’assalto allo scaffale: nei grandi magazzini del Veneto le bat box vanno a ruba. Un ottimo affare per chi le vende, ma anche per l’ambiente.
Via | Corriere del Veneto
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Prendo spunto dal post di Missunderstanding relativo alla lotta biologica alle zanzare tigre e dai vostri commenti e telefono a Fabio Grattarola tecnico agronomo all’Assessorato all’Ambiente del Comune di Aqui Terme e gli chiedo come funziona esattamente la lotta biologica alla zanzara tigre adottata dal suo comune.
Mi spiega Grattarola che è molto semplice:
Per una ovitrappola è sufficiente un bicchiere di plastica nero riempito per metà di acqua e lasciato nel terreno per non più di 5 giorni. E’ così possibile attrarre la femmina che depone le sue uova. Dopo 5 giorni si svuota l’acqua nel terreno e le uova che vi sono state deposte o le larve che si sono formate al contatto con il suolo e senza acqua muoiono.
D.: Non si deve aggiungere alcuna sostanza chimica?
R.: No nulla basta della semplice acqua.
D.: Ma è così facile combattere la zanzara tigre?
R.: Si se se seguono queste semplici procedure. La zanzara tigre è un insetto stanziale, percorre al massimo nella sua vita 150-200 mt e dunque è facile attirarla in una ovitrappola.
D.: I comuni dovrebbero organizzarsi e concordare tra di loro una strategia integrata per combattere le zanzare?
R.: Possono anche non farlo. Se si adotta una strategia di questo tipo comune lo si fa perché si usa lo stesso tipo di bicchiere, con le stesse dimensioni che contiene la stessa quantità di acqua e che va vuotato entro un certo numero di giorni. Questo apppunto per assicurare che sia una trappola per catturare uova e non per produrre zanzare.
D.: Come si possono combattere le altre zanzare?
R.: Si può usare lo stesso metodo magari aggiungendo nell’acqua delle pasticche di bacillus thurinsiesis israelensis per combattere anche le altre larve o uova. Il batterio è attivo per tre/quattro giorni, quindi il bicchiere va comunque svuotato e mi raccomando non nei tombini ma nel terreno.
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Acqui Terme ha avviato nel 2002 una campagna di lotta biologica contro la zanzara tigre, arrivata da noi attraverso il commercio di pneumatici usati dal Sud America. La campagna, giunta ad un passo decisivo, prevede di debellare la zanzare tigre attraverso l’impiego di ovitrappole distribuite capillarmente su tutto il territorio.
Nel centro di Acqui Terme, la battaglia biologica contro la zanzara tigre combattuta tombino dopo tombino, sembra aver portato i suoi buoni frutti: la riproduzione della zanzara tigre è stata limitata e le compresse antilarvali hanno funzionato. Appena ci si allontana dal centro, però, le acqua stagnanti di orti e giardini si trasformano nella dimora prediletta delle zanzare tigre.
Ma al comune hanno deciso di fornire la soluzione a tutti i cittadini: 700 bicchieri di plastica neri, le ovitrappole, sono pronte ad essere consegnate gratuitamente a tutti coloro che le richiederanno. L’ovitappola altro non è che un bicchiere di plastica per metà contenente delle sostanze chimiche, da riempire d’acqua per l’altra metà, che diviene esca perfetta per le zanzare che vi depongono le uova. Svuotando l’acqua del bicchiere ogni 5 giorni le uova finiscono nel terreno e non possono più schiudersi.
Con questo metodo il Comune di Acqui Terme ha impedito lo schiudersi di circa 35.000 uova usando 90 ovitrappole. La soluzione, dicono gli esperti di Acqui Terme, non è tanto nell’impiego delle ovitrappole, quanto nell’uso capillare e nella distribuzione delle stesse. Per debellare la zanzare tigre da Acqui Terme c’è bisogno della collaborazione dei cittadini, per fare una cosa simile in Italia cominciamo dalla condivisione delle informazioni.
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Il cinipide galligeno del castagno (Dryocosmus kuriphilus) è un imenottero originario della Cina e che si è diffuso anche in Giappone e Stati Uniti. Il cinipide produce delle galle nelle piante attaccate il che porta a notevoli danni , in massima parte economici, soprattutto se riguarda i frutti o nuovi germogli.
Per fare il punto sulla questione e sulla più corretta modalità di lotta lunedì 20 aprile si è svolto il Convegno nazionale sul cinipide galligeno del castagno, un incontro di studiosi e personale del settore. Diverse le regioni interessate dal problema tra cui Piemonte, Lombardia, Emilia Romagna, Lazio, Toscana, Sardegna.
Dal convegno partiranno delle attività volte ad aumentare le attività di monitoraggio, ricerca e controllo nei confronti di questo patogeno. Al momento la difesa biologica sembra essere una delle migliori armi a disposizione grazie all’utilizzo del Torymus sinensis.
L’utilizzo di questo parassitoide è già realtà in provincia di Cuneo, in cui si stanno notando i primi risultati dopo che, nel 2007 il Torymus è riuscito ad insediarsi. Il suo utilizzo rimane comunque monitorato poichè si teme che, nonostante sia monofago, possa attaccare altri cinipedi delle querce alterando gli equilibri naturali.
Via | Arsia, Agricoltura italiana online
Foto | it1315922
L’Australia sta combattendo da diverso tempo con i periodi siccitosi. Strano quindi che alcuni anfibi riescano a produrre danni in quanto specie invasive, tanto più se consideriamo che, tra le specie maggiormente a rischio estinzione, questa classe è una delle più rappresentate proprio a causa della scomparsa dei loro habitat.
Non è tuttavia il caso del Bufo marinus che rappresenta una delle maggiori specie invasive presenti sul territorio australiano soprattutto per la difficoltà di lotta che necessita una specificità elevata per tutelare le rane locali.
Questa specie è stata introdotta dall’America per cercare di contenere alcuni insetti infestanti ma, come spesso accade, la soluzione è stata peggiore del danno stesso ed ha portato alla riduzione di un elevato numero di specie. La causa di tutto è da ricercare nell’elevata prolificità del Bufo marinus e dalla produzione di bufotossina in grado di uccidere i predatori.
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