Ieri Alessandra ci parlava della campagna Lush contro la vivisezione: Fighting Animal Testing. Nell’ambito delle proteste un’attrice, Jacqueline Traide, 24 anni, si è sottoposta (una simulazione) ai test che vengono effettuati sugli animali nella vetrina di uno store della Lush a Londra.
Una forma di protesta estrema che ha scioccato i passanti, attirando sicuramente l’attenzione su quello che sono costretti a subire gli animali per testare i cosmetici. Il prezzo di un mascara. Tamsin Omond, coordinatore della campagna Lush, ha dichiarato:
La cosa ironica è che se in vetrina ci fosse stato un Beagle e gli avessimo fatto le stesse cose, la polizia e la RSPCA si sarebbe precipitate qui in pochi minuti.
Eppure questo genere di test avviene ogni giorno nei laboratori, lontano dalle vetrine dove invece vengono esposti i prodotti testati sugli animali.
Via | Daily Mail
Produrre meno rifiuti usando un dentifricio solido? Si può, grazie al lavadenti in pasticche che consente di usare la classica pasta dentifricia, a base di bicarbonato di sodio, ma confezionata in cartone e sotto forma di 40 caramelle per 6 gusti e al costo di 4,95 euro.
L’uso è leggermente diverso dal classico dentifricio e aiuta anche a non sprecare acqua. Infatti come spiega Lush:
Mettere una pasticca a scelta in bocca, masticare, impugnare lo spazzolino, spazzolare, risciacquare sputazzando come al solito. Ricordarsi di pulire il lavandino per la pax familiare (il tubetto lasciato aperto da oggi non è più un problema!).
Via | Consoglobe

La catena di negozi di Lush, l’azienda che produce e commercializza cosmetici naturali ed ecologici, lancia una mobilitazione europea contro lo sfruttamento delle Tar Sands. Fare pressione sui media, far prendere coscienza ai consumatori dell’ennesimo scempio ambientale perpetrato da compagnie petrolifere come la BP che vogliono sfruttare anche le sabbie bituminose della regione di Alberta, in Canada, per estrarre il loro “oro nero”.
Della questione Tar Sands vi avevamo già parlato in passato. Greenpeace ha dimostrato che i processi di estrazione del petrolio da queste particolari sabbie comportano un danno ambientale semplicemente inaccettabile. L’emissione di Co2 connessa alla lavorazione delle Tar Sands è quattro volte superiore a quella dell’estrazione petrolifera tradizionale. Per ogni ogni barile di petrolio estratto sono necessari dai 3 ai 5 barili di acqua che risulta pesantemente inquinata e contaminata alla fine del processo. Un vero e proprio scandalo rispetto al quale Lush ha deciso di avviare una campagna.
Sabato 18 giugno, alle 15, le bottegaie di Lush in tutta Europa verranno simbolicamente ricoperte di “petrolio”. Si spera naturalmente che l’iniziativa accenda i riflettori dei media come successo anni fa quando la stessa azienda si batteva per la riduzione del packaging. In contemporanea verrà messo in vendita un gel doccia speciale: “Oro nero“. L’intero ricavato, esclusa l’IVA, andrà all’organizzazione non profit IEN - Indigenous Environmental Network che si batte in maniera pacifica per proteggere l’ambiente dalle scellerate pratiche delle corporation, compresa quella dello sfruttamento delle Tar Sands.

Con il Natale che arriva portando con sè l’abitudine a scambiarsi regali, più di qualcuno andrà a far compere. E se proprio bisogna consumare e acquistare, allora è meglio sapere dove e perchè.
Uno studio internazionale, che ha visto collaborare insieme i ricercatori dell’Università francese di Metz, dell’Università scozzese di Stirling, dell’Università Hitotsubashi in Giappone e della spagnola Esade ha stilato una classifica delle catene di negozi più verdi. Il successo dei negozi che adottano buone pratiche ecologiche per differenziare le proprie attività è basato su una politica di riduzione dei costi o di ricerca fondi, sulla riduzione delle emissioni di CO2. Lo studio ha evidenziato anche quali sono le barriere più comuni che impediscono ad una catena di negozi di scegliere una strada ecosostenibile.
I gruppi di studio si sono concentrati su 15 catene di vendita al dettaglio, dall’America all’Europa, passando per Asia e Australia per scovare le migliori pratiche ecologiche che possono aiutare l’industria a contribuire ecologicamente e a migliorare i propri ritorni economici. In Canada sono ben piazzati in classifica la catena Mountain Equipment Co-op ch evende articoli e attrezzature sport, al secondo IKEA e al terzo Walmart, una catena di elettronica. In Europa le catene Lush e Carrefour, di nazionalità una inglese e una francese, presenti anche in Italia.
Foto | Flickr
Tra due giorni, il 12 settembre, si celebra in tutto il mondo la prima edizione del Plastic Beg Free Day, cioè la giornata senza sacchetti di plastica, ideata da MCS, un’associazione che si occupa della tutela e della salvaguardia degli ecosistemi.
Sabato prossimo saremo tutti invitati, o saremo noi ad invitare, a non usare sacchetti di plastica, ma borse riutilizzabili per trasportare i nostri acquisti. Tra una vetrina e l’altra ci fermeremo a pensare ai danni derivanti dall’utilizzo dei sacchetti di plastica e accetteremo di fare la spesa soltanto nei negozi che adersicono all’iniziativa. Magari da domenica, più di uno di noi, deciderà di bandire per sempre le buste di plastica dalla spesa.
In Italia l’iniziativa di sensibilizzazione è promossa da Porta la Sporta, campagna promossa dai comuni virtuosi con il sostegno del WWF. Sul loro sito potete consultare l’elenco degli eventi dedicati alla spesa senza plastica e segnalarne degli altri.
Ieri a Fa’ la cosa giusta io e Pentolaccia ci siamo imbattuti in due ragazzi e una ragazza seminudi. Avevano le scarpe, le calze e un grembiule con su scritto “chiedimi perché sono nudo”. Per dovere di cronaca lo abbiamo fatto e la risposta è stata: siamo nudi per manifestare la volontà di Lush di ridurre gli imballaggi inutili”.
Lush produce e vende saponi, shampoo, creme varie e prodotti per il corpo cercando di minimizzare il packaging. Puoi entrare in uno dei loro negozi e chiedere 2 etti di sapone: te lo tagliano e, se vuoi, te lo incartano. Se non vuoi nemmeno la carta, puoi portarti da casa il tuo portasapone o puoi comprarne uno dei loro, in alluminio riciclabile. I commessi, in quel caso, come ti danno solo l’etichetta che ti spetta per legge.
Per i prodotti che vengono venduti nelle confezioni di plastica saranno utilizzate delle confezioni fatte totalmente di plastica riciclata. Quelli nella plastica sono i prodotti che non vengono preparati in Italia, ma che arrivano dal Regno Unito. Ci sono anche linee (come quelle per la doccia) che sono confezionate in PLA ovvero in plastica ricavata dal mais.
Continua a leggere: Commessi senza vestiti per prodotti senza packaging
Leggo su Blogeko la storia dei commessi Lush che vanno in giro per il negozio nudi (in realtà a sedere al vento, coperti per il resto dal grembiule).
Motivo: portare l’attenzione del pubblico sul fatto che i prodotti di Lush sono pressochè privi di packaging.
Risultato: come al solito in questi casi, giro di giostra gratis su tutti i media che non vedono l’ora di moltiplicare i lettori per N volte il numero di cm di pelle scoperta mostrati su una foto. E anche noi seguiamo a ruota, soprattutto però perchè Lush è effettivamente un catena di prodotti davvero attenta all’ambiente e per questo merita spazio anche sulle nostre pagine.
Volendo essere pignoli, si potrebbe anche notare come poco più di un mese fa l’Elave, altra azienda impegnata in prodotti per il corpo, aveva fatto una mossa simile mettendo tutti i dipendenti, compreso il capo, nudi e puri in giro per i laboratori della ditta per dimostrare che non “avevano nulla da nascondere”. Fa niente, tanto l’idea, non sarebbe stata originale comunque. L’importante in questo caso è che passi il messaggio antipackaging.
Dall’1 all’8 agosto, in tutti i negozi Lush d’Europa, sarà possibile trovare le cartoline da mandare al parlamento europeo per modificare una proposta di legge che vorrebbe rendere obbligatori i test sugli animali per molte sostanze chimiche.
La Comunità europea sta mettendo a punto un protocollo per regolare l’immissione di nuove sostanze chimiche sul mercato interno. Il programma si chiama REACH (Registration, Evaluation and Authorisation of Chemicals) e il suo scopo è quello di garantire la salute agli europei e all’ambiente.
Godersela, profumarsi, indulgere nel dedicarsi le migliori attenzioni: questa è la filosofia di Lush, la più famosa e profumata linea di coccole da bagno europea. Sono quelli che ti vendono il sapone a peso, tagliandolo da spettacolari torte alla frutta, in botteghe il cui profumo quasi stordisce.
Lush produce da ormai 10 anni cosmetici fatti a mano, utilizzando frutta fresca e prodotti naturali. Ha una linea di prodotti vegani, fatti cioè senza componenti animali di alcun tipo e senza test sugli animali. Utilizza spesso frutta e profumi biologici e talvolta pure ananas e banane solidali. La novità sono le gelatine da doccia: da tenere in frigo per darsi i brividi.
Io adoro i loro shampoo solidi (si usano come una saponetta, non paghi la confezione e non butti via la bottiglia di plastica quando finiscono) e l’olio da massaggio al cioccolato (si chiama libidine pura, non aggiungo altro…).
La cosa che più mi piace di loro è l’onestà con cui ospitano nel loro forum critiche violente ai loro prodotti. In particolare quelle sul Sodium Lauryl Solfate, che secondo alcuni è dannoso alla salute, secondo altri è una bufala Internet diffusa con le catene di Sant’Antonio. (Per leggere il loro forum occorre registrarsi)