Lo smog continua ad appestare l’aria di Milano e i bambini milanesi iniziano a subirne le conseguenze. Secondo Susanna Esposito, direttore della Clinica pediatrica I dell’università Statale di Milano, e Maria Francesca Patria dell’Ambulatorio di pneumologia pediatrica, la differenza tra la frequenza delle malattie respiratorie nei bambini di Milano e quelli del centro-sud è enorme: 30-35% in più. Secondo la Esposito
I bimbi milanesi contraggono patologie respiratorie in media 6-7 volte nei primi 3 anni di vita, e altre 4-5 negli anni successivi. Tonsilliti, bronchiti e otiti sono spesso frutto della combinazione inquinamento-allergie, e nei giorni di livelli alti di smog gli accessi di casi gravi al pronto soccorso aumentano di un 4-5%
Questi problemi di salute sono acuiti dalla tendenza dei genitori ad esagerare con gli antibiotici:
L’ansia dei genitori nel cercare di anticipare il più possibile la guarigione li spinge a ricorrere all’antibiotico prima del tempo o addirittura quando non serve, sia facendo pressione sul pediatra sia ricorrendo al fai-da-te. Nel 60% dei casi (e nel 70% al di sotto dei 3 anni) l’infezione non è batterica, bensì virale, quindi l’antibiotico è del tutto inefficace e l’uso eccessivo o scorretto degli antibiotici favorisce la diffusione di batteri resistenti
Basterà abbassare la temperatura dei termosifoni, o sarà necessario abbassare anche la velocità delle automobili come hanno fatto a Saronno?

Lo smog d’estate è più “cattivo”, specie con i bambini. Lo dicono un gruppo di scienziati dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca, i quali hanno scoperto un “effetto estate” che rende le polveri sottili Pm10 più aggressive durante la bella stagione.
In questo modo aumenta il rischio di ricoveri in ospedale legati alle malattie respiratorie, in particolare per i più piccoli, tra i quali sono aumentate le allergie respiratorie estive. I ricercatori del centro Polaris (Polveri in ambiente e rischio per la salute) del Dipartimento di scienze dell’ambiente e del territorio della Bicocca, coordinati da Marina Camatini, spiegano:
L’inquinamento da Pm10 estivo produce, sulle cellule alveolari dei polmoni, tossicità e infiammazione più rilevanti rispetto al Pm10 invernale. Mentre il Pm2.5, con particelle più piccole, sia invernale che estivo, induce una risposta infiammatoria meno importante rispetto al Pm10.
Insomma, il particolato estivo è più dannoso e ciò accade perché nei mesi fra marzo e ottobre queste particelle assorbono più facilmente i batteri presenti a elevate concentrazioni nell’aria, dove restano in sospensione a causa di condizioni meteorologiche più favorevoli. Il progetto che studia queste differenze si chiama Tosca (Tossicità del particolato atmosferico e marker molecolari di rischio), è partito nel luglio scorso e dovrebbe durare tre anni: dopo i primi studi di tossicità in vitro e in vivo, gli scienziati passeranno “sotto la lente” 15 mila ricoveri e 1,5 milioni di prescrizioni di farmaci attivi su cuore e respiro, così da misurare l’impatto reale dello smog sulla salute.
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Dando il benvenuto a Terra, il nuovo quotidiano ecologista che dedica un approfondimento alla pericolosità delle polveri sottili nelle metropoli, rispolvero la questione del Pm10, il killer silenzioso che uccide circa 8000 italiani all’anno, senza che nessuno se ne preoccupi. Diversi studi epidemiologici hanno accertato la correlazione tra le polveri di Pm10 e un incremento dei decessi dovuti a malattie cardio-repiratorie, quali infarti, ictus, casi di cancro al polmone.
Secondo i dati di uno studio dell’Apat e dell’Oms del 2006, che ha analizzato gli effetti a lungo termine dell’esposizione dell’essere umano alla polveri di Pm10, nelle città italiane il Pm10 è la causa della morte di circa 8 mila persone all’anno, stroncate da patologie croniche dell’apparato respiratorio o da improvvisi problemi del sistema cardio-circolatorio: tra i più colpiti, bambini ed anziani. L’inquinamento da polveri sottili uccide, eccome se uccide. Le polveri Pm10 sono molto sottili e rimangono nell’aria per diversi giorni: sono composte da alcune sostanze tossiche e cancerogene che non vengono filtrate dalle narici, finendo nei bronchi e arrivando negli alveoli.
D’altra parte, le stesse ricerche indicano anche il trend positivo, ovvero l’allungamento dell’aspettativa di vita direttamente proporzionale alla riduzione della concentrazione di Pm10: ad ogni riduzione di 10 microgrammi per metro cubo di Pm10, corrisponde un aumento dell’aspettativa di vita di circa sei mesi. Lo stesso dato, visto al contrario dovrebbe far scattare l’allarmismo generale e destare l’attenzione del mondo politico, affinché ci si attenga ai limiti di legge europei e si limitino le emissioni di Pm10, l’assassino a cui nessuno fa caso.
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