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Mantova, dopo la grandine si temono le tossine cancerogene nel mais. Gli esperti: utilizzatelo per la produzione di energia

pubblicato da Peppe Croce

Mantova, dopo la grandine si temono le tossine cancerogene nel mais. Gli esperti: utilizzatelo per la produzione di energia

Dall’Associazione Provinciale Imprese di Meccanizzazione Agricola (Apima) di Mantova arriva un allarme aflotossine nel mais: a causa dei recenti eventi meteo che hanno colpito l’alto mantovano (trombe d’aria e grandine in particolare) si potrebbe verificare un’invasione di tossine causate da un fungo. Tossine che rendono inutilizzabile il raccolto per scopi alimentari umani poiché sono cancerogene.

L’Apima, per questo, da alcuni consigli agli agricoltori su come limitare il rischio aflatossine:

Non bisognerà aspettare che il mais sia troppo secco ma sarà importante raccoglierlo quando l’umidità del prodotto sarà intorno al 22-23%, per poi essiccarlo immediatamente. Il mais, inoltre, non dovrà rimanere ammucchiato sui piazzali per più di 24 ore dalla raccolta, ma andrà essiccato quanto prima. Anche la fase di pre-essiccazione è cruciale per avere un buon prodotto, immune da aflatossine. Più si aspetta, più si innescano fenomeni di fermentazione, che danneggiano irreversibilmente il prodotto

Qualora non si riuscisse a fermare l’infezione, continua l’associazione mantovana, sarà meglio destinare il prodotto all’alimentazione bovina o, meglio ancora, alla produzione di energia: l’ideale, conclude Apima, è produrre energia elettrica con la digestione anaerobica del biogas come integrazione dei reflui zootecnici.

Via | Agricoltura on web
Foto | Flickr

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Incendiata una colonia di aironi

pubblicato da lumachina

Brucia il canneto nel Parco del MincioNidi, uova, pulcini e canneto sono stati divorati dalle fiamme, appiccate appositamente alla garzaia del lago Superiore, nel Parco del Mincio, in provincia di Mantova. Il 90% della garzaia è finito in cenere.

I piromani hanno innescato l’incendio da diversi punti del canneto, muovendosi con delle barche. La garzaia non era accessibile da terra: ci sono andati apposta.

Gli aironi cinerini (Ardea cinerea) erano in cova e i primi pulcini erano già usciti dalle uova. Gli aironi avevano scelto quella zona del lago, perché protetta dai cavi dell’alta tensione, che impedivano gli attacchi dall’alto dei rapaci.

L’Airone cinerino si nutre di pesci, rane, girini, bisce d’acqua e invertebrati, in minor misura anche di piccoli mammiferi. Viene considerato (a torto) un concorrente dei pescatori, che nella loro ignoranza pensano di incrementare il pescato eliminando un predatore. Vari studi hanno pero dimostrato che gli equilibri naturali hanno bisogno dei predatori per mantenere in buona salute le popolazioni delle prede, che altrimenti diminuirebbero in taglia media e si ammalerebbero con maggiore facilità.

Il Parco del Mincio ha deciso di reagire invitando la gente e le autorità locali ad andare a vedere di persona che cosa resta della garzaia dopo l’incendio. Il Parco ha deciso di combattere l’ignoranza alla base di questo gesto diffondendo tra la gente la conoscenza della Natura.

Via | Parco del Mincio