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Tutti gli articoli con tag materie prime

Picco degli oggetti e picco del petrolio: stop ai consumi

pubblicato da Marina

Fine del petrolio fine del consumismo

Il picco degli oggetti è legato al picco del petrolio: ossia se finisce il secondo terminano anche i primi. Il ragionamento è semplice: se la nostra economia si basa su petrolio, terminando questo terminano anche gli oggetti prodotti con esso. Non solo siamo in una fase in cui iniziano a scarseggiare anche le materie prime (ferro, zinco,argento, platino ecc.) ne scrivevo qui . Il che non vorrà dire non avere più un economia, bensì averne una nuova basata sull’uso e non più sul possesso di oggetti.

L’esempio è dato dalla Curva di Kuznets per cui si passa da una prima fase di industrializzazione dove si scialano risorse a una seconda fase dove le risorse sono gestite più efficacemente. Per qualcuno invece vince l‘Effetto Rebound per cui l’economia delle energie sono compensate, parzialmente o completamente da una più grande produttività.

Ma qualunque sia la visione resta un dato di fatto: la limitata disponibilità di materie prime il che porta necessariamente a rivedere i consumi e il sistema economico su essi imperniato. Si giunge quindi al consumo collaborativo, ossia consumare non implicherà più necessariamente la produzione. Si preferirà l’uso al possesso, il baratto, il leasing al mero acquisto. E le premesse sembrano esserci tutte.

Via | Transition-Energie
Foto | Flickr

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Europa, l'industria del riciclo ci salverà dalla crisi economica

pubblicato da Marina

volumi di riciclo in Europa

L’Europa è chiara: smettiamola di svendere alla Cina e al resto dell’Asia materie prime da riciclare. Teniamocele in Europa e avviamo un ciclo virtuoso di recupero come perno della Green economy: l’industria del riciclo può davvero risollevare l’economia europea.

L’analisi è pesante e è contenuta nel Rapporto Earnings, jobs and innovation: the role of recycling in a green economy redatto dall’Agenzia Europea per l’Ambiente EEA. Si legge che i ricavi dal riciclo sono elevati e veloci e reggono la botta della crisi che stiamo vivendo:

Dal 2004 al 2008 il fatturato delle sette principali categorie di rifiuti riciclabili è quasi raddoppiata arrivando a oltre 60 miliardi di euro nell’Unione europea. A causa di un calo della domanda e di prezzo delle materie prime durante la recessione economica il fatturato del riciclo è diminuito stabilizzandosi alla fine del 2008 e nella prima metà del 2009. Il recupero è però iniziato.

Il riciclo è una procedura particolarmente preziosa per assicurare la fornitura di risorse critiche come i metalli rari, essenziali per l’UE, pioniere di nuove tecnologie. Le importazioni di rifiuti di metallo prezioso in Europa sono aumentate del 50% tra il 2000 e il 2009 – l’unico gruppo di materiali riciclabili, che e cresciuto notevolmente durante questo periodo.

Tuttavia ne sprechiamo ancora troppi e dunque accanto al riciclo diviene necessario un uso più razionale e ragionato di queste risorse.

Via | EEA
Foto | EEA

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L'Europa vende troppi rifiuti alla Cina e perde materie prime

pubblicato da Marina

l'europèa manda troppi rifiuti in cina

Malgrado le iniziative da Bruxelles per promuovere i rifiuti come risorsa preziosa questi sono spesso spediti via mare in Asia e verso le economie in forte espansione. Invece di essere riutilizzati in Europa.

Portiamo in Cina, India e Indonesia sopratutto plastica, vetro e carta e non solo, come spesso viene denunciato, materiali pericolosi e rifiuti elettronici. Dal 1995 al 2005 le esportazioni di carta da macero sono passate dagli 1,2 milioni di tonnellate ai 7,8 milioni di tonnellate e nella sola Cina si è passati da 0 tonnellate a 4,5 milioni di tonnellate; le esportazioni di rifiuti di plastica sono aumentate da 0,2 a 1,6 milioni di tonnellate, di cui la metà finiscono in Cina e a Hong Kong.

Per quanto riguarda i metalli portiamo in Cina acciaio, rame, alluminio e nickel. Tuttavia, più materiali sono esportati sotto forma di rifiuti elettronici, come telefoni e computer portatili. Le esportazioni di rottami di ferro e acciaio sono aumentate di 6,7-8,1 milioni di tonnellate, mentre le esportazioni di rame, alluminio e nickel dall’UE dei Venticinque ha raggiunto quasi 1,6 milioni di tonnellate nel 2005.

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Il riscaldamento globale fa aumentare i prezzi del cibo

pubblicato da Nestor Carnevali

Il riscaldamento globale impatta sui prezzi del grano
La rivista scientifica Science ha pubblicato uno studio che lega l’aumento dei prezzi del cibo degli ultimi anni agli effetti del riscaldamento globale. Gli aumenti della temperatura riducono la produzione di queste materie prime con un’inevitabile ricaduta sui prezzi che, cercando di tenere presente che si tratta di fenomeni che hanno effetti globali, finiscono per divenire decisivo acceleratore per l’instabilità politica nelle regioni più povere del mondo. Questo senza considerare la crescita esponenziale degli affamati del terzo mondo, i primi ad essere colpiti da una variazione positiva del prezzo del grano.

I cambiamenti climatici, secondo questo studio, hanno avuto un impatto negativo sulla produzione del grano e del mais quantificabile fra il 3% e il 6% nelle ultime tre decadi. Questa riduzione, combinata con l’aumento della domanda e i fenomeni speculativi, ha portato ad un aumento medio dei prezzi del 20%. Il climate change ha di fatto assorbito un decimo di quanto il progresso nelle tecniche di coltivazione avrebbe permesso di raggiungere in termini di aumenti dei raccolti.

Il paese maggiormente colpito è la Russia dove l’aumento delle temperature e le variazioni della piovosità hanno portato un -15% nella produzione di grano. Gli studiosi della Stanford University e della Columbia University hanno evidenziato che questa riduzione equivale all’intero raccolto di un paese come la Francia, il più grande produttore dell’Unione europea. Per ridurre questi effetti negativi si possono adottare delle contromisure, ma di fatto i modelli mostrano che senza i cambiamenti climatici la produzione sarebbe potuta aumentare attenuando l’aumento dei prezzi connesso portato dalla crescita della domanda.

[Via | Euroactiv]

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Nessuna risorsa è eterna: neanche il ferro

pubblicato da Marina

minerali del ferro E’ stato calcolato che tra circa 80 anni le riserve mondiali di minerali del ferro saranno esaurite, se prosegue il ritmo attuale di estrazione. Il ferro è uno dei minerali più abbondanti sul nostro Pianeta, ma ciò no toglie e nel 2087 si esaurirà. Previsioni catastrofiste? O avvisi rispetto al fatto che dobbiamo imparare che non abbiamo a nostra disposizione risorse eterne?

Da qualche anno estraiamo più ferro del solito: 1.588.000.000 tonnellate sono state estratte nel 2010 nel mondo contro l’1,3miliardi di tonnellate estratti nel 2005. Il consumo di ferro è rimasto stabile fino al 1990 ma è esploso dal 2000 in poi dopato dalla crescita della siderurgia cinese che produce 1/3 dell’acciaio mondiale e importa la metà del ferro estratto nel mondo. Il ferro dunque in futuro non solo sarà più difficile da estrarre ma anche più costoso. I dati sono riscontrabili sullo studio The Iron Ore market 2009-2011 del UNCTAD.

Tra le materie prime destinate a esaurirsi ci sono anche la criolite, terbio, afnio, argento e antimonio (2022); palladio, oro, zinco e indio (2023-2025); stagno, piombo, rame e tantalio (2028-2039); uranio, zinco, petrolio, nickel e platino (2040-2064); gas naturale (2072). Su Consoglobe un particolare contatore misura in tempo reale quanto ferro si estrae ogni secondo che passa.

Via | Consoglobe
Foto | Consoglobe

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Conosci il tuo pasto: gli eco-chef si alleano con gli agricoltori biologici

pubblicato da Marina

conosci il tuo pasto Lunedì a Senigallia sarà presentato il Manifesto di Conosci il tuo pasto. In pratica gli eco-chef che aderiscono al progetto e gli agricoltori biologici di Cia Confederazione italiana degli agricoltori si sono alleati per produrre menù e guide in cui sia chiaramente indicato che genere di materie prime sono utilizzate nelle cucine dei ristoranti.

L’idea nasce dall’IMC Istituto Mediterraneo di Certificazione e il progetto è interessante poiché rende noti al pubblico il tipo di ingredienti utilizzati, che devono essere sempre di qualità, dunque Doc, IGp o biologici, legati al territorio e di stagione. In taluni casi si prevedono anche prodotti dal commercio equo-solidale.

Dunque, accanto ai classici galletti (uno, due,tre) che finora hanno contraddistinto i ristoranti di “Conosci il tuo pasto” ci sarà anche la foglia verde (una,due,tre) che assegnerà il punteggio per l’uso di particolari attenzioni ambientali. Spiega l’IMC:

L’assegnazione delle Foglie Verdi (una, due o tre) indica il percorso compiuto dagli alimenti misurato dal KMOK® e il metodo di calcolo Eco Chef Food Print® messi a punto dall’Istituto Mediterraneo di Certificazione di Senigallia in collaborazione con il Consorzio per la Ricerca e la formazione sulla sicurezza alimentare (RIFOSAL) e un’equipe di esperti dell’Università della Tuscia di Viterbo.

Via | IMC

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MATREC, banca dati italiana gratuita di eco-design per materiali riciclati

pubblicato da Marina

Matrec banca dati materie prime riciclate

Ecco uno di quei link da tenere sempre a mente: Matrec ossia Material Recycling, prima banca dati gratuita e pubblica italiana che raccoglie eco-materiali, eco-prodotti e eco-design ottenuti esclusivamente da materie prime riciclate.

Insomma, una vera e propria miniera sia per chi acquista, sia per chi produce o come designer o come imprenditore. E dunque ecco che sul territorio sono presenti già cinque centri (qui la nostra presentazione del centro di Milano a cui poi si sono aggiunti quello , Roma, Udine, Ascoli Piceno e Reggio Calabria) dove:

Materiali riciclati da bottiglie, lattine, giornali, pneumatici, abiti, mobili, CD, divani ed altro ancora ora si possono vedere, toccare e annusare. Materiali riciclati che diventano sedute, pavimentazioni, mobili, pannelli isolanti, lampade e altro ancora per rendere i prodotti più innovativi, ma soprattutto ecocompatibili.

Infine a coloro che usano i materiali segnalati dal Matrec viene chiesto di inviare un campione del prodotto per esposizione.
Via | Matrec
Foto | Matrec Milano

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Da ICEA il primo standard per prodotti da materiali riciclati

pubblicato da Marina

materiali riciclari, arriva lo standard di Icea Il riciclo è una risorsa e serve non solo contrarre l’uso di risorse naturali, ma anche risparmiare energia e a diminuire i rifiuti da smaltire. Dunque, Icea, organismo di certificazione etica e ambientale ha rilasciato i primi standard per la certificazione dei prodotti realizzati con materiali da riciclo. Effettivamente un passo necessario considerato che sul mercato si trovano sempre più spesso prodotti derivati appunto non più da materie prime ma da materiali di riciclo. E non è detto che siano sempre rispettosi dell’ambiente.

Lo standard coinvolge una serie di prodotti che vanno dal tessile, agli imballaggi, ai materiali per bioedilizia, arredamento ecc. e il procedimento è comunque applicabile anche a diverse altre categorie. Spiegano all’ICEA:

Lo schema di certificazione analizza i flussi di materia ed energia al fine di determinare il contributo di ciascun prodotto per materie prime vergini risparmiate, riduzione dei consumi energetici e riduzione dei rifiuti. La valutazione si estende all’intero ciclo di vita del prodotto e si basa sulla metodologia Life Cycle Assessment (LCA), attraverso la quale I flussi di materia e di energia identificati lungo l’arco dell’intero ciclo di vita del prodotto vengono ordinati, classificati ed aggregati in diverse categorie di impatto ambientale, tecnicamente detti indicatori aggregati di impatto.

Via | Teatro Naturale
Foto | Flickr

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In Francia Actimel, Activia, Danacol e biscotti Mulino Bianco sono OGM. E in Italia?

pubblicato da Marina

La lista dei prodotti OGM in vendita nella GDO in Francia Greenpeace in Francia ha pubblicato una utile guida per scansare gli alimenti OGM o presunti tali. Infatti nella lista compilata dall’associazione ambientalista compaiono famosi marchi tra cui gli yogurt Actimel e Activia sospettati di contenere percentuali di OGM. Almeno in Francia. E in Italia? Ci sono nei nostri supermercati gli stessi prodotti dei francesi o c’è qualche differenza rispetto alle materie prime usate? (se ci sono conferme o smentite da parte dei produttori le accolgo e pubblico ben volentieri NdR)

Greenpeace per compilare la sua lista di prodotti ha inviato alle aziende interessate dall’indagine un questionario in cui, in una sorta di autocertificazione, chiedeva che tipo di alimentazione avessero ricevuto gli animali da cui sono derivati i prodotti in esame. Non solo: i détectives OGM hanno scandagliato tutti i supermercati e ipermercati francesi segnalando in un immenso database, quartiere per quartiere e regione per regione, chi vende e quali prodotti contaminati da OGM.

Il punto è questo: molti allevamenti nel mondo nutrono gli animali con mangimi OGM. Di conseguenza tutti i sottoprodotti, come latte, uova, carne ecc. sono perciò contaminati da OGM che entrano così nella catena alimentare umana. Il fatto che poi questa percentuale di OGM non sia dichiarata in etichetta deriva dal fatto che essa è inferiore allo 0,9% (0,9 grammi per chilo), tanto è il limite di tollerabilità negli alimenti convenzionali stabilito da una direttiva comunitaria.

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Gianni Minoli intervista Fulvio Conti, AD Enel e alfiere delle centrali nucleari

pubblicato da Marina

Il tragico incidente di Chernobyl, secondo Fulvio Conti, amministratore delegato Enel, è la causa del cattivo rapporto che gli italiani hanno con l’atomo. Lui che ama definirsi a Gianni Minoli durante l’intervista per “La storia stiamo noi” l’alfiere del nucleare piuttosto che il sacerdote (etichetta che gli ha cucito Greenpeace), crede che l’unico costo sociale del nucleare sia la diseconomia, cioè il fatto che l’Italia sia costretta ad acquisire energia o materie prime per la produzione di energia dall’estero.

Il ragionamento è semplice: se acquistiamo energia nucleare dalla Francia perché non dobbiamo iniziare ad autoprodurla? E ancora: con il nucleare non ci sono emissioni di CO2; Ha detto Conti: “il nucleare non è la soluzione ma senza nucleare non c’è soluzione” per cui sono necessarie anche le rinnovabili con il fine di creare un mix di energie in grado di rendere possibile sia l’autonomia energetica, sia di coprire il fabbisogno energetico e last but non least, sganciare la produzione dal petrolio; il nucleare sarà il patto con le future generazioni.

A Minoli vorrei dire che la sua intervista è stata costruita come una deliziosa promenade pubblicitaria che mi puzza molto di spot. Possibile che a Minoli non sia saltato in mente di chiedere a Conti se le generazioni future saranno felici di accollarsi le scorie nucleari? Se è proprio sicuro che l’impresa valga la spesa? Se l’Italia non possa davvero contare su una rete efficiente di risparmio energetico abbinato a energia prodotta da fonti rinnovabili.

Dopo il salto il resto dell’intervista. Grazie a ricangelici per la segnalazione.

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