Spesso su ecoblog abbiamo parlato dei labirinti. Molto particolare è il labirinto Kränzel a Cermes costruito all’interno della tenuta del conte e mecenate Franz Graf Pfeil. L’arte e la simbologia astrologica lo contraddistinguono facendolo diventare un occasione per perdersi non solo nella natura, tra le viti, ma anche tra le opere d’arte che sono ospitate. Accanto al labirinto, la casa di legno in cui si trovano le etichette dei vini tirolesi. Più in la il ristorante Miil, il Mulino dove con lo chef Othmar Raich, abbiamo raccolto le erbette che vedete nelle foto e che già ci erano state illustrate da Dora e Anni. Con lo spinacio selvatico, gallina grassa o lassana comune, fiori di trifoglio selvatico, piantaggine lunga e altre di cui non conosco il nome ma di cui vi lascio le foto abbiamo preparato la base per i canederli alle erbe selvatiche. Le medesime erbe erano state usate da Othmar per la cena della sera precedente. L’entrée, infatti, lo aveva preparato con queste piante formando una fresca insalata condita con aceto di mele.
Grazie a Othmar ho compreso che anche un gesto molto semplice, come quello di raccogliere erbe selvatiche da usare in cucina, rappresenta non solo una posibilità di recupero di sapori perduti in cucina, ma un vero e proprio gesto ecologico che aiuta a sostenere e divulgare concretamente la biodiversità e i prodotti naturali che ci sono nei nostri boschi. Infine, un piccolo trucco che Othmar ci ha svelato: usare i prodotti del territorio in una sorta di upcycle culinario. Infatti, i capperi, ad esempio, sono un prodotto inesistente vicino le Alpi, ma la creatività di Othmar lo ha portato a prendere i fiori ancora non sbocciati del sambuco (almeno ho capito che fossero quelli i boccioli ancora verdi) e di trasformarli in capperi…di montagna!
I canederli sono di fatto un piatto povero della splendida cucina tirolese che recupera dal territorio il necessario: pane secco tagliato a piccoli cubetti, poco latte, 1 uovo e le erbe selvatiche appena colte, velocemente pulite sotto l’acqua corrente e tritate finemente. Ebbene è molto semplice prepararli, si tratta di impastare tutti gli ingredienti e di formare delle polpette. I canederli non hanno una misura standard, sono grandi quanto la mano del cuoco. Vanno poi immersi nell’acqua bollente salata e si attende la cottura che avviene quando risalgono a galla.
Ho conosciuto due donne straordinarie a Merano, si chiamano Anni Schwarz e Dora Somvi (nella foto a sinistra con il suo zainetto ricolmo di piante officinali appena raccolte). Anni è il direttore dell’Ufficio gestione del verde e ambientale del Comune di Merano e segue tra le tante cose il Giardino botanico della Passeggiata Tappeiner. Merano è in una conca tra le Alpi che le dona un clima pressoché mediterraneo. Nel Giardino botanico, grazie all’esotismo che conquistò i tedeschi di fine ottocento, cespugli di gelsomino, palme provenienti dal Sichuan e una incredibile pianta di Fichi d’india, che però non riesce a fare frutti, che si inerpica sulla roccia calcarea alpina.
Anni ci mostra tra le tante piante anche l’orto pubblico in cui sono piantate piante officinali semplici come la salvia, la maggiorana, il timo, vari tipi di assenzio curate dai giardinieri comunali ma a disposizione del pubblico che può liberamente entrare e raccoglierle. Ovviamente le aiuole destinate sono piccoline. La passeggiata oltre che salutare è istruttiva e infatti molte le scolaresche che ci passano e a cui viene dato un DVD che profuma di citronella e che raccoglie tutta la parte didattica destinata ai ragazzi, appunto per divulgare l’uso delle piante officinali.
Durante il tour Merano FeelGood2010 ho avuto la fortuna di visitare il piccolo complesso Esserhof,, di Barbara Unterholzner nel Comune di Lana composto da tre case costruite in legno e balle di paglia.
La storia delle case di Barbara è particolare come d’altronde la protagonista. Barbara è un donna minuta ma dal carattere di acciaio e ha coltivato un sogno, quello di costruire case naturali. La destinazione d’uso di questi mini appartamenti è di carattere turistico, infatti Barbara le affitta. Ma attenzione: sceglie personalmente chi ci può soggiornare e il profilo del suo cliente tipo è quantomeno originale: sono persone che arrivano da situazioni di stress ma che hanno manifestato la volontà maturare, crescere, aprirsi alla consapevolezza che una visione della vita diversa è possibile. Non è perciò un business ma come dice lei amabilmente: “E’ il mio hobby”. Dunque, sulla scorta di questa idea nasce la progettazione delle tre case che Barbara ha prima percepito come in un sogno e che poi ha tradotto, grazie all’intervento dell’architetto, in realtà.
Le case sono tutte costruite come un semicerchio i cui bordi però si aprono a formare una sorta di utero che accoglie l’ospite e lo protegge. Si è nella casa, ma contemporaneamente si vive l’esterno restando però al sicuro nel ventre della casa in paglia.

Sono a Merano invitata dal Consorzio turistico di Merano per l’evento Merano FeelGood 2010, blogger alla scoperta del Sud Tirolo. In questa zona d’Italia l’attenzione all’ambiente e all’ecologia è quasi uno standard e affonda le radici nella cultura montanara e contadina. Tra le tante esperienze fatte e di cui vi racconterò, ieri la visita alla piscina comunale di Gargazzone. E’ una piscina naturale, costruita come un piccolo ecosistema in grado di fornire acqua pulita senza l’uso di cloro.
La cosa che ho trovato interessante è che appunto, un simile progetto, sia stato sposato dal Comune di Gargazzone e che sia fruibile facilmente dalle persone a prezzi bassissimi. La piscina è davvero bella, molto grande, circondata dai prati. Le vasche sono divise in due zone: la prima è quella destinata alla balneazione con un area profonda un metro e venti per i bimbi, una più profonda per gli adulti e lo spazio per lo scivolo e i tuffi; la seconda area, invece, è quella denominata Nettuno, cioè il filtro della piscina. Corre lungo tutto il perimetro della piscina ed è piena di alghe, piante acquatiche e sassi che costituiscono il filtro. Il fondo è coperto di ghiaietta il che rende piacevole la discesa in acqua, poiché la sensazione è di morbidezza.
Fare il bagno in una piscina di acqua naturale è un po’ come entrare nell’acqua di mare, poiché non si ha né l’impatto con la puzza di cloro né la pesantezza dell’acqua tipica della piscina. La sensazione è che l’acqua sia più leggera e che sia più facile muoversi. I sassolini sul fondo, che d’altronde fanno parte del sistema di filtraggio rendono l’esperienza ancora più simile al mare.
I prezzi davvero ridicoli: per la mia entrata pomeridiana ho speso solo 3 euro che mi hanno dato diritto a usufruire delle docce calde e fredde, all’area phon, di un armadietto personale; di una cabina per spogliarmi. I bagni e tutti i servizi in comune sono non pulitissimi, ma immacolati. Intorno aree destinate al pic nic, alla ricreazione con i tavoli da ping pong, il campo di beach volley e calcetto; per i bambini sono a disposizione le tavolette e i tubi in gomma per stare in acqua in sicurezza; due bagnini sorvegliano le piscine. Infine, accanto alla struttura c’è la stazione ferroviaria e la pista ciclabile che parte da Bolzano. Ovviamente a disposizione anche un bel parcheggio. Ma ho notato comunque che le biciclette parcheggiate erano tantissime.
Il filtro Nettuno della piscina naturale di Gargazzone
C’erano a Merano con me:
Luca Sirianni di viaggiando.blogosfere.it, Vincenzo Cosenza di Vinocos, Mauro Martinelli di Forum Viaggiatori, Roberta Randazzo e Giorgia di Cisonostato.it, Alessandro Alicandri di Goolliver, Luca Guidi di Dietaland e Giuseppe Piro di Turismoblognetwork.